Ottobre 1972

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Autunno 1972

Il cugino Gianni ha coinvolto gli amici per organizzare in paese una mostra d’arte di Pittori Bresciani Contem-poranei: Pedrali, Ragni, Pierca, Ghelfi, Bergomi, Garosio, Gatti, Repossi e Fiessi. Un giornalista ha fornito nomi e contatti per ottenere le opere, è una bella impresa, sono tutti entusiasti. A fine ottobre la manifestazione artistica chiude i battenti; a Stefano tocca il compito di riconse-gnare i quadri o i soldi delle vendite agli artisti residenti in città. Il primo pittore a cui fa visita opera in via Musei.

Nell’androne di un antico e austero palazzo risuona un «Chi è là»,la voce di Bergomi, tornato da poco dall’Equa-dor pare arrivare direttamente dal medioevo. L’artista da l’impressione di essere scocciato dal disturbatore ma quando vede i soldi cambia timbro di voce e con garbo lo fa accomodare nello studio.

Una grossa stufa a carbone riscalda la stanza, l’odore intenso di acquaragia è mitigato da quello dei colori a olio sparsi in varie combinazioni di tinta su una grande tavolozza. Osservando i quadri e le piccole tavole di le-gno si nota il talento dell’artista, la sua pittura è densa di toni, i personaggi sono rappresentati con una particolare intensità di espressione che narra con maestria l’ango-scia, la serenità e la gioia.

Chiacchierano un po’, Stefano approfitta per chiedere se conosce Renata. Il pittore risponde scrollando la testa, non è nel suo giro di conoscenze, anche perchè spesso è in giro per il mondo, il mese a venire partirà per il Vene-zuela, sembra scocciato dalla domanda.

Il ragazzo lascia perdere, non gli piace quest’uomo, con educazione risponde al freddo “Arrivederci” e girando i tacchi lascia lo studio mormorando “A mai più”.

A metà novembre è il turno di Fiessi Angelo. Il pittore appartiene al gruppo della scapigliatura bresciana, non è mai stato un buon mercante dei suoi paesaggi dai toni delicati, un po’ impressionisti. Stefano legge il nome della via, la conosce, da quelle parti c’è lo studio di Re-nata, percorre il tragitto con i passi della nostalgia e il cuore a ritmo accelerato che pulsa in gola e negli orecchi. Bussa alla portina della stamberga, nessuno risponde, c’è una luce accesa all’interno, alla sua insistenza con le nocche sull’uscio, risponde una voce: «Andate via, ladri maledetti. Mi avete portato via tutto». «Mi apra per favore, sono venuto a portare i soldi del quadro, non ricorda la mostra in Franciacorta, le passo la busta sotto la porta, ecco qua».

Dall’interno un colpo di tosse schiarisce la voce:«Grazie. Mi deve scusare ma me ne sono capitate di tutti i colori, non mi fido più di nessuno, non faccio entrare più nessuno. Grazie ancora, la saluto».

La voce di Stefano assume un tono di supplica:

«Ancora una parola, la prego, devo chiederle una infor-mazione, conosce Renata, la pittrice, la restauratrice, abita nello studio più avanti nella via –.

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11 thoughts on “Ottobre 1972

  1. La storia d'amore continua e il caro ragazzo insegue la sua Renata, artista di fascino. Quando i sentimenti sono autentici e puri le difficoltà non contano.Bentornato è un piacere rileggerti.a prestoannamaria

  2. Accidenti Fausto, mi lasci sempre in sospeso!Metti un po' più di carne al fuoco…ho un buco nello stomaco…tutta colpa tua.Ma sei avaro eh?A presto, un abbracciofrantzisca

  3. A dire il vero, anch'io ci son rimasta un pò male per l'interruzione. Beh, una valida occasione per tornare a leggerti, mettiamola così. E poi parli di quadri, di pittori, mi tocchi nel vivo.Grazie per il commento doppio alla mia poesia, a presto, caro. Ti metto subito nella lista dei miei amici, se permetti. Scorro quella per commentare, non ho una buona memoria.Un abbraccio, Rossella

  4. ecco vedrai cricri la prossima volta ci sarà un seguito bellissimolo so lo sentodopo tanto tempo i due coloreranno una nuova stanza d'amore…almeno lo sperovorrei solo cose belle faustonon è un bel momento per mema la storia è tua e io sono quie ogni volta aspetto l'odore del tuo pane(è la cosa più bella che ricordo della vecchia piazza al mio paese)abbraccio

  5. Ah, questi benedetti artisti sempre squattrinati, eppure mangiano anche loro, gli arrivano le bollette da pagare e il conto del dentista. Qua ci vorrebbe Lorenzo il Magnifico ed una nuova corte di artisti.Hai una bella scrittura efficace.

  6. E' RISAPUTO CHE,fra  gli artisti  della "scapigiatura" ,soprattutto,non corre voce se non per soldi e osteria.E per RENATA non v'era scampo se non  per una sola verità.Quella di colui che amandola la conosceva al completo neravigliandosi che l'universo non ne cantasse tutti i colori.Ma…Ciao falconie.La dovevi proprio amare quella Renata,nespà?…Bianca 2007

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