chiudo così

Blog foto: imagesBlog foto: imagesBlog foto: images
Domenica mattina, autostrada Verona-Bologna.

Stefano  con la sua Citroen segue  la Volvo di Max, chiacchiera con la moglie al suo fianco sul sedile accanto. Le sta raccontando il sogno della notte e per meglio rendere le sensazioni introduce  nel lettore il Cd Happy Sad del cantautore.
Neli  ascolta, rimane affascinata dalla terza traccia. 

Una lunga composizione morbida e sommessa d’incredibile delicatezza, il vibrafono immerge in un’atmosfera fantastica, un susseguirsi di ricordi cavalca il suono delle onde dell’oceano nero rischiarato da una flebile luce lunare sembra e si infrange sugli scogli mentre la chitarra di Lee Underwood ricama una melodia  struggente . 

“Che bella canzone, cosa dicono le parole,
le conosci, vero?

Sai tutto di Tim Buckley!”

“Ci provo, la mia traduzione non è perfetta,
ma renderà l’idea”

“Io ero persa senza una canzone
senza una melodia. 

Tu sei arrivato nell’hotel della mia vita,
hai fatto diventare la mia stanza una casa. 

Non sai quello che hai fatto!

Hai portato la luce del sole sulla città,
hai scaldato il mio cuore. 

Non vedi quello che hai fatto! 

Dimmi caro se quello che sento è sbagliato,
non sprecare un altro giorno. 

Signore, la cosa più triste che ho conosciuto
era vedere morire via i miei giorni, 

ora non mentire,
come posso trovare il ritmo e il tuo tempo
se non  mi canti le tue canzoni.

L’odore della tua dolce pelle intrappola i miei sogni. 

Oh potere stare ancora un po con te
e nutrirmi del tuo sguardo.

Potrai mai sapere quello che hai fatto,
hai scaldato il mio cuore quando ero così sola.

Ma  tutto ciò che voglio,
è venire e andare per sempre dentro il fiume del tempo,
dove tu mi hai trovato
e aspettarti per trovare la mia pace nella tua,
cosi ci possiamo amare ancora.

Io sento quello che tu senti,
se tu senti quello che io sento 

e vedo quello che vedi,
se tu vedi quello che vedo, 

e cosi  sempre più avanti,
è il mio e il tuo cuore,
è il nostro cuore insieme,
tu canti e io canto,
tutti e due ameremo insieme
e tutto questo crescerà,

tutto ciò che troverai
è la pace della mente e del cuore.

Neli appoggia delicatamente la testa sulla spalla di Stefano.

L’essere amata è per una donna un bisogno superiore a quello di amare.

 “ Sai, non pensavo di essere gelosa, invidio  l’atmosfera magica dei  tuoi momenti passati con quella donna.
Ho una strana sensazione nel profondo del mio cuore, non so dirti cosa sia, ma so che non andrà via. Succede ogni volta che ti do più di quanto  possieda,  ma adesso tutto quello di cui ho bisogno è soltanto un po’ di tempo, per ascoltare questa canzone e sono convinta che troveremo un modo per far sparire questa strana sensazione. 

 

 

Fine
…..almeno credo
Annunci

2007

 Blog foto: images2007

Neli è guarita, gli anni della malattia sono stati un apprendistato nell’arte della vita e dello spirito, è stata una lezione importante per imparare  a trarre profitto dal dolore e trasformarlo in gioia, da questa esperienza ne è uscita arricchita e molto forte e lo sta trasmettendo alle persone  che le stanno attorno. 

 Stefano lavora,  anche  i suoi figli adesso maggiorenni  lavorano. I  genitori sono sempre stati accanto ai ragazzi sia nei momenti gioiosi come nei momenti di difficoltà, cercando di aiutarli a crescere evitando gli errori che loro già avevano commesso. Il più piccolo, Mario, da qualche anno ha abbandonato il tetto paterno, gli stava un po’ stretta quella casa, è andato a vivere da solo. Nell’adolescenza ha fatto fatica a cogliere la loro vicinanza come un bene, spesso si è sentito oppresso  perciò ha cercato la felicità lontano da loro, è sempre in contatto con la famiglia, ma il lettino di fronte a quello di Daniele è vuoto. Quando sono piccoli i figli amano i genitori, crescendo imparano a conoscere i loro difetti,  cominciano a giudicarli e difficilmente  comprendono e perdonano i loro errori.

Un figlio dovrebbe abitare la casa dei genitori  come un estraneo avventuroso e felice, spesso i genitori non riescono a capire quanto annoiano i figli.

Blog foto: GardoneRivieraIlVittorialeStefano fatica a varcare la soglia della cameretta, un nodo gli stringe la gola quando guarda sulle pareti gialle le fotografie  del piccolo alla scuola materna con la macchinina tra le mani, il poster calendario del ’88, i giocattoli sulla mensola, gli orsacchiotti di peluche che la mamma non ha ancora spostato dal copriletto. Ha preso il volo l’aquilotto inesperto, quante cadute! ma deve farsi le ali, è  difficile planare negli spazi infiniti,  lanciarsi dalle balze impervie, sfruttare le correnti ascensionali, non dorme più nello stesso nido, ma le due aquile vigilano sempre su di lui, non mollano, non lo lasciano solo.

Tra i genitori e il figlio “lontano” c’è una comunione d’amore implicita che essi alimentano ogni giorno e non spengono mai, senza chiedere  di essere ricambiati. La forza dell’amore è tale che alla fine raggiunge la persona che non voleva essere amata. I genitori si accontentano che quel figlio difficile rimanga appartato in disparte dalla loro casa, ma sempre sotto il loro alone d’amore. La discrezione è uno dei modi più difficili di amare. Molte volte vorrebbero urlare, piangere  o ricattare con il loro amore, non lo costringono al ritorno ma neppure lo dimenticano, lo aspettano ogni sera con il loro amore silenzioso.Un uomo percorre tutte le strade del mondo per trovare ciò che gli serve, ma deve tornare a casa per scoprirlo.

Camminando lontano dai suoi, Mario sperimenta la miseria, la falsità, l’aggressione del mondo oltre le pareti della sua casa, comincia ad accorgersi quanto può contare sui suoi “amici” e quali sono i veri amici, perché dietro  la maschera  trova facce senza occhi ne orecchi.
Ha imparato una grande lezione, e quando si rende conto di aver sbagliato domanda perdono.

 “Non stancatevi mai di insegnarmi, di riprendermi quando sbaglio, le mie reazioni sono dure, di fronte ai vostri consigli spesso me la prendo, mi arrabbio, sbatto le porte, ma ho ancora tanto bisogno di voi”.                  

Blog foto: images-1Daniele vive molto più semplicemente, è innamorato, tranquillo, se ne sta come sempre in disparte, ma nel momento del bisogno non si tira indietro, è allegro e  da serenità, è un uomo ormai.

Il lettino vuoto gli ha dato una grande lezione: quando fai un errore non pensarci troppo, fattene una ragione  e guarda avanti. Gli errori sono lezioni di saggezza. Il passato non può essere cambiato, Il futuro è ancora in tuo potere.

cerniera tra la prima e seconda parte del racconto

Ottobre 1973

Un uomo  apre la porta dello studio; prima di arrivare a Bologna dove vive la sorella è  passato a Brescia come le aveva promesso,  per ritirare il  materiale elencato sul foglio dettatogli al telefono.

Una grande nostalgia per quello stanzone, sale al soppalco; la luce della finestra illumina l’asse vuota sul cavalletto, un pacco di fogli in ordine sul tavolino rettangolare, li guarda incuriosito, uno dopo l’altro. Ritratti di  volti e corpi, sempre lo stesso soggetto,  sembra un angelo, in fondo ad ogni disegno è riportata una data, in ordine cronologico dal novembre 71 a  marzo 72, mano a mano che scorrono i giorni le immagini  e i segni diradano, sembra vogliano sparire, dileguarsi, evaporare nell’aria.

Blog foto: imagesBlog foto: imagesBlog foto: imagesBlog foto: images

“Sono tanti, quanto tempo ha dedicato a questo soggetto?                                                   
E’ reale la persona raffigurata o è  il frutto dell’immaginazione di mia sorella?                  
Una bellezza interna sprigiona in questi lineamenti, chissà cosa vuole rappresentare? Ricomincerà a dedicarsi alla pittura?               
Lo spero tanto per lei, intanto raccolgo tutto e glielo porto a casa.”.                                        

Sulla strada per Bologna  quasi non vede il paesaggio che scorre veloce al finestrino della vettura, nel cielo sulla  pianura padana le nubi si allungano come ali d’angelo, simili alle figure disegnate sulla carta, le afferra con la mente  mentre si allungano e svaniscono, le incasella una ad una, le mette in fila, una dietro l’altra come i soldati  in adunata, i suoi alpini.

Ha un nuovo incarico, ora è il colonnello comandante del 5° reggimento alpini.

Giugno 1974, Pennes, campo scuola tiri per mortaisti.

C’è una lettera per Stefano, una busta d’ufficio, la gira, legge l’indirizzo del mittente:
è Mario di Bologna.
Un ragazzo della sua età, studente liceale al quarto anno, si sono contattati attraverso le pagine della rivista musicale Ciao 2001, è un’amicizia di carta che si consolida sempre più con lo scambio di testi  degli albums, di opinioni sulle bands, i solisti, i cantautori, consigli sui dischi da acquistare, concordano in fatto di gusti perciò si fidano  su quanto uno consiglia all’altro.

Parlano della loro vita di tutti i giorni,  le confidenze non vanno troppo in profondità. 

“ Ciao Stefano, ti ringrazio per i testi di Shawn Phillips e di Crosby, avevi ragione , continuo a farli girare sullo stereo, ti mando i testi di “ Happy Sad” del grande Tim Buckley, quelli di “Blue Afternoon” non li ho ancora recuperati, ma lo sai qui a Bologna è moto più facile che da voi, perciò continua a sperare,  anche a  me piace molto . Cosa ne pensi di Frank Zappa, e dei Soft Machine?      

Aspetto la tua opinione, nel tuo elenco vedo che hai i testi di “H to He”  dei Van der Graaf Generator, la prossima volta mandami quelli. Grazie ti saluto, ho poco tempo e un sacco di studio in arretrato. Pico.”                                   

Pico, lo chiamano così gli amici per la sua memoria, suona le tastiere in un piccolo gruppo bolognese, accompagnano spettacoli teatrali di avanguardia.

Rimarranno in contatto per alcuni anni, soprattutto nel periodo della naia di Stefano.

La produzione artistica di Stefano è stata scarsa, dopo la naia ha incominciato a lavorare, cinque anni in fonderie artistiche e poi nella forneria del padre e del fratello.
Comunque è orgoglioso dei suoi tre capolavori,  il primo Neli sposata nel ’78, con la quale ha dato vita a due splendide opere:
Daniele nell’80
e Mario ’84.

Dicembre 1972

Un altro incontro con l’arte bresciana.

Blog foto: imagesAnche Stefano ha cominciato a “sporcare la tela”. Prepara da solo i colori, terre rosse e ocra raccolte sui monti circostanti setacciate e mescolate con acqua e colla,  versate sulla tela abilmente e velocemente. Inclina in alto e in basso e destra e sinistra, raccoglie il colore liquido in esubero in una tazza e poi lo versa di nuovo sulla tela finchè appare l’idea della sua ispirazione. Quindi infila la tela nel forno del pane; operazione da effettuare il pomeriggio quando sono tutti a dormire altrimenti non lo lascerebbero fare, anche se non sporca assolutamente  la platea refrattaria. Dopo una decina di minuti sforna la sua opera, tesa ed asciutta, la lascia raffreddare e con un pennellino rifinisce a tempera  il quadro.

Blog foto: 17Blog foto: 17Blog foto: 17Blog foto: 17

E’ la volta dell’artista Ragni Enrico

Si sono conosciuti,  alla mostra di ottobre, Stefano ha chiesto al maestro d’arte Ragni il permesso di mostrargli alcune tele, hanno fissato l’appuntamento per oggi.
Lo studio del pittore, si trova nella stessa zona di quello di Fiessi e di Renata.
Con la sua tela avvolta in un foglio di carta da pacchi, entra nello stanzone, un magazzino, numerose tele allineate e coperte come una fila di soldati:

“Sono mie e di mia moglie Pierca, quella che stai osservando è sua.”

Una grande tela,  rosso e bianco imprigionano una  macchia nera sanguinante, rosso tramonto, sangue di un  cavallo incornato e  del toro trafitto dalla muleta del matador, un dramma colmo di passione denso di vibrazioni, un impulso di violenza e di passione. Rosso Spagna. Rosso come l’amore e la morte.
“Dai scarta il tuo pacco, mostrami la tua opera!  

Interessante, mi dici che è un albero. Non è importante dire cosa rappresenta, ma come si presenta, non dire mai cos’è, ma come è.L’opera d’arte ha autentici ordini di qualità e se i mezzi usati per realizzarla non sono banali, ma veri, avrà una vitalità al di fuori del soggetto più o meno rappresentato. Il vero significato di un’opera d’arte è una sintesi di espressioni riguardanti la composi-zione formale, il ritmo spaziale in una coerenza poetica con gli elementi colore e forma, plasmati mentalmente sui valori dello spirito.
Come hai realizzato questo impasto di colore?
Hai usato terre speciali?
Come le hai impastate e fissate sulla tela?
Non vuoi dirlo?
Hai ragione . E’ una tua tecnica di pittura. Mi piace!”

“Ha visto bene, è un albero di pietra, un albero che non vuole fiorire, niente più foglie né fiori tra i suoi rami, non ha più voglia di vivere”.

“Ha qualcosa a vedere con te  questo albero, stai forse passando un brutto momento ragazzo?

Fatti coraggio, guarda che ogni uomo sulla faccia della terra attraversa giorni di sconforto, giorni di tristezza, di noia, ma poi arrivano sempre le giornate di sole e ti portano la gioia che ti fa dimenticare tutti gli altri.
Io guardo il tuo quadro , questa piccola massa di colore , aspetta l’energia ne-cessaria per esplodere, per espandere un’enorme quantità di vita, spetta solo a te  liberarla, cosa aspetti!”

“Posso chiederle una informazione, conosce un’artista di nome Renata che lavorava in questa via?”

“Ho visto qualche volte una signora passare, portava con sé fogli arrotolati, ciuffi di pennelli sbucavano da una borsa a tracolla, ho capito che si trattava di schizzi e disegni, ho pensato fosse una pittrice. Non la conosco personalmente, non so chi sia, ne come si chiami, io non lavoro qui,  questo è il mio deposito, ci vengo di rado, L’ultima volta che l’ho vista, marzo o aprile, stava chiudendo il portone, aveva sottobraccio un rotolo di fogli, non so dire di più.
Perché quella espressione?”

 Non chiede  più niente, gli fa tenerezza quel ragazzo, gli da un piccolo scappellotto tra capo e collo:

“Continua a colorare, sperimenta le tue tecniche e mostramele ogni tanto, mi hai fatto una buona impressione, secondo me hai la stoffa dell’artista, vai avanti e su con la vita!”

Stefano ringrazia e scappa via, è commosso e non vuole mostrare gli occhi lucidi:

“E’ un grande,  quest’uomo, ma neanche lui mi può aiutare.”

Cammina veloce per le vie della città illuminata a festa, tra qualche giorno sarà Natale, dalla porta di una chiesa si eleva nell’aria  una musica, entra, si siede nell’oscurità della navata e ascolta le prove di un coro di voci:

 In dulci jubilo (musica di D.Buxtehude)

In dolce giubilo leviamo un lieto cantico
pien di gioia è il cuore
Egli splende come il sole
nelle braccia della Madre
Egli è l’alfa e l’omega.
Lontani dalla luce  a noi sono riservate
Le gioie del cielo.
Oh, quale carità!
Dove sono le gioie?
Ecco innalzano gli angeli, nel cielo,
nuovi canti.
Squillano le trombe nel regno dei cieli.
Oh, quale carità, quale carità.

Conosce Renata…..

“Conosce Renata, la pittrice, la restauratrice, abita nello studio  più avanti su questa via.”

 Il catenaccio, due colpi spaccano la via con un suono secco, la portina si apre, compare un vecchio, l’apparenza è quella, è impossibile dargli un’età, malvestito, sul viso i segni della sofferenza.

“Entra ragazzo,
perché quel tono di voce?
Stai soffrendo lo sento.”

Chi ha passati certi momenti lo capisce al volo.

Blog foto: s_fiessi5Un uomo semplice.
Si siedono al tavolo, una tovaglia di tela cerata, un fiasco di vino, una pagnotta stantia, una mela,  un bicchiere.
Lo riempie.

 “ Grazie, sono astemio”.

“Su dai, fammi compagnia,
raccontami le tue pene ed io ti racconterò le mie, versiamo un po’ di aceto sulle nostre ferite.
Conosco di vista la tua amica,
deve essere una persona per bene,
mi saluta sempre quando mi incontra.
Facciamo lo stesso lavoro lo avevo intuito ma non ci siamo mai parlati ne frequentati,  non la vedo da mesi, lo studio deve essere chiuso, non c’è più luce alle finestre e la tenda è sempre chiusa.
Ma è lei il motivo della tua sofferenza?.
Ha forse una figlia e non te la lascia frequentare?. 

Perché la stai cercando?…
Blog foto: s_fiessi5Sei innamorato di lei.
Ho colpito il bersaglio in pieno centro,
si vede stai sanguinando.
Scusa non volevo essere invadente…
lei è molto più grande di te.
Dimmi qualcosa sei venuto apposta per chiedere informazioni e ora non parli.
Sembri un cane bastonato. Sei…
Blog foto: s_fiessi5 come me…
non sai dove sbattere la testa.
Non sai a chi rivolgerti,
vorresti urlare al vento di portarsi via  il tuo male invece ti costringi a soffocarlo dentro.

 Mi fa  male non poter esserti di aiuto, non dormirò  pensando a te, ti  auguro  di trovare qualcuno che ti dia una mano a  trovare questa persona o a dimenticarla.
Blog foto: s_fiessi5Qualcuno troverà il codice segreto per aprire il tuo cuore, libererà il tuo dolore per lasciare il posto ad un altro amore, forse diverso, meno intenso, certamente più maturo e consapevole.

Hai gli occhi di chi cammina  con l’aria sotto i piedi,
noi siamo così,
tutti cercano di tirarci a terra,
ma le aquile sono animali del cielo,
create per volare,
e tu vola e sogna
continua a sognare ad occhi aperti,
non si fa male a nessuno, lo sai questo!
Non ci conosciamo ma sappiamo già tutto l’uno dell’altro.
Blog foto: s_fiessi5Adesso fai una cosa,
attaccati subito a ciò che più ti piace e goditelo, mettici dentro tutto te stesso. Hai una passione?…”

“Amo la musica, ascolto dischi di pop, rock, blues…”

“Finalmente hai riacquistato la parola.
Toh, prendi queste tremila lire, vai a prenderti un disco e corri a casa ad ascoltarlo.
Pensa che al mondo c’è sempre qualcuno più disperato di te e nonostante tutto va avanti nella nebbia aspettando un raggio di sole, uno spiraglio di luce.
Quando ti trovi nel buio, non temere, guarda in alto, lontano, un lumicino ti indicherà la strada per uscirne fuori.

 Ti voglio vedere felice, quindi non farti vedere fino allora, sei giovane hai davanti l’avvenire.
Arrivederci!”.

Si stringono le mani sulla porta.
Non tornerà da lui,  porterà stretto il ricordo di 
Fiessi Angelo,
un angelo caduto sulla terra,
una delicata pennellata sulla tela della vita.

Blog foto: s_fiessi5Blog foto: s_fiessi5Blog foto: s_fiessi5Blog foto: s_fiessi5

In una stradina dietro i grandi magazzini Coin c’è un negozio, sui vetri l’insegna Salmoiraghi. Il ragazzo entra, comincia a scartabellare tra le copertine colorate,  le sue dita si muovono come minuscole gambe di maratoneta, ogni tanto si fermano, afferrano un disco, l’occhio cattura le immagini, legge le parole, i titoli, i nomi dei musicisti, la mente comincia a inventare da sola suoni, armonie e melodie, intuizioni che gli servono per scegliere quello giusto da acquistare in quel preciso momento.
“ Tim Buckley”
ma come fanno ad averlo, non si trova in Italia, non ho mai sentito niente di lui, ho  letto alcune recensioni e mi sono appassionato .

 “Posso ascoltarlo in cabina?” 

La dodici corde impreziosisce una voce al massimo delle possibilità espressive, stupendamente modulata, sale e scende di tono in un batter di ciglia ed emoziona profondamente, disegnando la melodia dei brani arriva direttamente dall’anima  dell’artista una forza emotiva, coinvolgente, paurosamente affine all’anima del ragazzo.
– Blue afternoon.-
Pomeriggio blù. Un lavoro dai toni soffusi, triste e poetico, pomeriggio triste , l’atmosfera di questo giorno di novembre, ogni canzone è una sfaccettatura di questa giornata, non importano i testi. La musica riporta  l’umidità della nebbia, lo stato di abbandono, la stamberga del pittore, l’assenza di Renata, il vuoto della strada che porta allo studio, il fischio di un treno.

Ottobre 1972

Blog foto: images
Ottobre 1972

Il cugino Gianni ha organizzato  una mostra d’arte nel paese in Franciacorta:
I Pittori Bresciani Contemporanei.

Pedrali
Ragni
Pierca
Ghelfi
Bergomi
Garosio
Gatti
Repossi e
Fiessi.

Un critico d’arte che scrive sul Giornale di Brescia  ha fornito nomi e contatti  degli artisti, è una bella manifestazione, i ragazzi sono entusiasti.

Stefano segue il cugino nelle visite agli studi dei pittori, curiosa  tra tavole,  tele, schizzi, ama soprattutto osservare come ogni artista ha allestito l’ambiente di lavoro,  casa, colori, un  mondo particolare. 

Quando la manifestazione artistica chiude i battenti a Stefano tocca il  gradito compito di riconsegnare i quadri  o i soldi  ricavati dalle vendite ad alcuni  artisti, si occuperà di quelli della città.

In via Musei  la voce di Bergomi, da un anno tornato dall’Equador,  urla
dallo scalone in pietra un :

“Chi è là”
in questo ambiente  antico e austero queste parole  sembra arrivino direttamente dal medioevo, sembra scocciato dal disturbatore ma quando viene a sapere dei soldi cambia completamente timbro di voce, si fa garbato e lo fa accomodare nello studio.

C’è una grossa stufa a carbone che arde in mezzo alla stanza, un odore intenso di acquaragia mitigato da quello dei colori a olio sparsi in varie combinazioni di tinta su una grande tavolozza.

Blog foto: anni70maturitaIl ragazzo osserva i quadri e le piccole tavole di legno, indubbiamente è un artista di grande talento, la pittura è densa di tono, i personaggi sono rappresentati con una particolare intensità di espressione, narrati con maestria i sentimenti d’angoscia, serenità e  gioia.

Chiacchierano un po’, Stefano prova a chiedere se conosce un’artista, una restauratrice, la sua Renata :
“ E  chi è, non ho mai sentito questo nome, non è nel mio giro di conoscenze, e poi sono spesso a spasso per il mondo tra un mese parto per il Venezuela”. 
Il ragazzo si è subito pentito della domanda, meglio  lasciar perdere, non gli piace molto quest’uomo. Educatamente,velocemente e freddamente si salutano:
“A non più rivederti” pensa.

Novembre 1972

Ha in tasca altri soldi e un indirizzo, Fiessi Angelo. Il pittore appartiene al gruppo della “scapigliatura bresciana”, non è mai stato un buon mercante della sua opera.
Paesaggi dai toni delicati,  impressionisti.
Da lui non c’era stato con il cugino, legge  il nome della via, la conosce, da quelle parti c’è  lo studio di Renata.
Percorre tutto il tragitto con il cuore che sempre più accelera il ritmo, lo sente in gola, lo sente negli orecchi, bussa alla portina della stamberga…
Bussa più volte, ha visto una luce all’interno:

s_fiessi5“ Andate via, maledetti!
Mi avete portato via tutto!
Non c’è  più niente da prendere”.

“Si sbaglia, sono venuto per portare i soldi del quadro, si ricorda la mostra in Franciacorta, se non mi crede ora le passo la busta sotto la porta”. 

“ Grazie! Mi deve scusare. Ma me ne sono capitate di tutti i colori, non mi fido più di nessuno, non faccio entrare più nessuno. Grazie ancora , la saluto” 

“ Ancora una parola, la prego, devo chiederle una informazione”
la voce  di Stefano ha assunto un tono d’angoscia : 

“Conosce Renata, la pittrice,  la restauratrice, abita nello studio  più avanti su questa via”…

Giovedì alle metà del mese di febbraio 1972

Blog foto: images

“Un pensiero per te,
prendo questo vasetto di vetro”

lo porta accanto alla finestra e da un sacchetto estrae un mazzetto di fiori, sono denti di cane appena sbocciati ,  sei  petali bianchi che si apriranno all’indietro mostrando un cuore giallo ricamato con un filo d’oro dal quale sfilano sei lunghi stami  rosa-viola e un pistillo bianco;   una corona di foglie oblunghe, glauche, verde azzurro, macchiate bruno porpora raccoglie questo fresco pensiero immerso in un sacchetto di cellophane pieno d’acqua.

“Hanno una vita breve” . 

Blog foto: dente_di_caneBlog foto: dente_di_caneBlog foto: dente_di_caneBlog foto: dente_di_cane

“Ma sono bellissimi, grazie, sono fiori di bosco, io da ragazza raccoglievo i bucaneve in questa stagione, dove li hai presi?”

Il pomeriggio precedente Stefano calzati un paio di scarponi si era recato alle pendici del Monteorfano presso una valletta
la Valle d’oro
oro come il colore delle primule che ne tappezzavano il pendio, così l’aveva battezzata suo cugino Gianni dopo avergli fatto fare il giuramento con il quale si impegnava a non rivelare a nessuno il luogo incantato. Erano bambini! Vivevano in un mondo particolare, al confine del reale, Gianni, un anno più grande di lui  era il regista delle loro giornate, delle avventure, dei giochi, diversi di quelli degli altri coetanei, giochi in cui la poesia e la commedia facevano da scenografia , testi , costumi, un mondo che non avrebbero più abbandonato negli anni anche se le loro strade correvano  in vallate diverse .

La valle non è  più la stessa, un vigneto  ne ha chiuso lo sbocco sul prato , c’è ancora il reticolato che ne impedisce l’accesso, come allora la fretta di varcare la breccia aperta tra le piante gli ha  graffiato le mani. Sul tappeto di foglie secche dei castagni spuntano in febbraio questi delicatissimi fiori..Un immersione nelle fresche giornate d’inverno nei ricordi di un dolce trovarsi dopo aver cercato a lungo nel regno del cuore le cose amate da bambino.

La sua anima batte le ali come il pettirosso in quel luogo dove giocava e sognava con Gianni.

Sul tappeto  dello studio come  le foglie e fiori nel vaso di vetro, i due innamorati si abbracciano e si amano a lungo.

“ Sai Stefano, la dolcezza che porti in te è frutto  della sensibilità tua e  delle persone con le quali hai vissuto o  che hai scelto come compagni dei tuoi giorni, sono felice di aver varcata la breccia della valle d’oro, ora anche noi abbiamo la nostra valle, stiamo attenti il filo spinato potrebbe ferirci, facciamo un giuramento perché nessuno la possa scoprire e  violare.” 
Un bacio, un giuramento del corpo, una cicatrice che porteranno per sempre.

La tenda chiude gli occhi della finestra su Brescia.  Poi li riapre.