Conosce Renata…..

Due colpi secchi del catenaccio, è il suono della porta della solitudine che si apre e presenta un uomo mal-vestito, vecchio all’apparenza, mostra sul viso i segni del-la sofferenza, è impossibile dargli un’età.

«Entra ragazzo, accomodati, dal tono della tua voce rie-sco a sentire il suono della passione; chi ha passato certi momenti lo capisce al volo». Si siedono al tavolo. Sulla tovaglia di tela cerata, c’è un fiasco, una pagnotta stantia, una mela, Fiessi lo fa sedere, versa il vino nei due bic-chieri e lo invita a condividere con lui il piacere di una bevuta. .

Il giovane scrolla la testa e dice: «Grazie, sono astemio». «Su coraggio, fammi compagnia, raccontami le tue pene ed io ti racconterò le mie, versiamo un po’ di aceto sulle nostre ferite. Conosco di vista la tua amica, mi pare una persona per bene, mi saluta sempre quando mi incontra. Facciamo lo stesso lavoro lo avevo intuito ma non ci sia-mo mai parlati nè frequentati, non la vedo da mesi, lo studio deve essere chiuso, non c’è più luce alle finestre e la tenda è sempre tesa. È lei il motivo della tua sofferen-za?Ha forse una figlia e non te la lascia frequentare?Per-ché la stai cercando?. Sei innamorato di lei. Ho colpito il bersaglio in pieno centro, si vede stai sanguinando. Scu-sa non volevo essere invadente. Lei è molto più grande di te. Dimmi qualcosa. Sei venuto apposta per chiedere informazioni e ora non parli. Sembri un cane bastonato. Sei come me, non sai dove sbattere la testa, non sai a chi rivolgerti, vorresti urlare al vento di spazzare via la tua pena e invece ti costringi a soffocarla dentro. Caro ragazzo confida la tua pena, perchè il dolore muto se arriva al cuore lo spezza. Lo sfogo spesso è lunica medicina alla sofferenza».

Stefano sentendo di aver incontrato un uomo che lo vuole ascoltare con sincerità, mostra le proprie ferite nascoste distillando in poche frasi la sofferenza che gli avvelena l’anima. Sentirsi ascoltato e forse compreso è un sollievo alla sua desolazione.

«Mi fa male non poter esserti di aiuto, non dormirò pensando a te, ti auguro di trovare qualcuno che ti dia una mano a trovare questa persona o a perderla. Qualcuno troverà il codice segreto per sciogliere il tuo dolore, e lasciare il posto ad un altro amore, forse diverso, meno intenso, certamente più maturo e consapevole. Hai gli occhi di chi cammina con l’aria sotto i piedi, noi siamo così, tutti cercano di trattenerci a terra, ma le aquile sono esseri del cielo, creati per volare, e tu vola e sogna. continua a sognare ad occhi aperti, non si fa male a nessuno, lo sai vero. Non ti conosco eppure è come se sapessi tutto di te, siamo anime simili. Il mio consiglio per uscire dallo stagno in cui stai affogando è di attaccarti a ciò che più ti piace e metterci dentro tutte le tue energie. Avrai una passione…».

«Amo la musica di questi anni, ascolto dischi di pop, rock, blues».

«Finalmente, hai riacquistato la parola, toh, prendi que-ste tremila lire, vai ad acquistare un disco e corri a casa ad ascoltarlo. Se vuoi pensa a me, pensa che al mondo c’è sempre qualcuno più disperato di te e nonostante tutto va avanti nella nebbia, aspettando un raggio di sole, uno spiraglio di luce. Quando ti trovi nel buio, non temere, guarda in alto, lontano, un lumicino ti indicherà la strada per uscirne fuori. Ti vorrei sapere felice, sei giovane hai davanti l’avvenire».

La stretta di mano sulla porta sigilla l’amicizia con Fiessi Angelo, un uomo fuori dal tempo, un angelo caduto sulla terra, una delicata pennellata sulla tela della vita.

In una stradina dietro i grandi magazzini Coin c’è un negozio di dischi, Stefano entra e comincia a scartabel-lare tra le copertine colorate, le sue dita si muovono ve-loci, ogni tanto si fermano, afferrano un disco, l’occhio cattura le immagini, legge le parole, i titoli, i nomi dei musicisti, la mente comincia a inventare da sola suoni, armonie, melodie; sono intuizioni per scegliere la musica giusta per quel preciso momento. Ha tra le mani un LP di Tim Buckley, non ha mai ascoltato niente di lui, ha letto alcune recensioni che lo hanno incuriosito e appas-sionato, fino a quel momento è stato impossibile trovare le sue produzioni in Italia. Si accomoda in cabina per l’ascolto. La dodici corde impreziosisce una voce stu-penda, modulata al massimo delle possibilità espressive che sale e scende di tono in un batter di ciglia creando una emoziona profonda, disegnando la melodia dei bra-ni arriva diretta dall’anima dell’artista una forza emotiva, coinvolgente, paurosamente affine all’anima del ragazzo. Blue afternoon. Pomeriggio blù. Un lavoro dai toni sof-fusi, triste e poetico. Pomeriggio triste, è l’atmosfera di quel giorno di novembre, ogni canzone è una sfaccetta-tura della giornata. La musica ripropone nell’umidità della nebbia, lo stato di abbandono, il vuoto della strada che porta allo studio, il treno, l’assenza di Renata.

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13 thoughts on “Conosce Renata…..

  1. Oggi ho trovato un briciolo di tempo per tornare da voi tutti, nelle vostre casette. E ritrovarvi, così differenti e onesti, ha scaldato il mio finire di settembre. Guarda la luna, come cresce, stasera.Grazie.

  2. @Infra, proprio quella,la mia dodici corde l'ho acquistata proprio per questa song, anche se non la suono più da tempo, se ne sta sempre lì sulla poltrona in vimini in attesa di essere accarezzata.

  3. allora fa compagnia alla mia EKO, restaurata perché non prenda freddo.C'è chi racconta per il piacere del bello stile, chi, come te, ama scavare nel profondo dei sentimenti, delle persone, e il raccontare diventa immedesimazione.Un caro salto Fausto

  4. Musica e sentimento…e arte…artisti dalla sensibilità che è sempre una "corda" tesa…in attesa di tocco…e basta un niente a scaturire note…Magnifico il vecchio artista…avrei voluto incontrare anch'io da ragazza uno come lui…ma ognuno ha i suoi incontri a farlo crescere…a me un vecchio sacerdote e la sua biblioteca opulenta,  piena di parole…la mia musica.Ciao Falco a prestofrantzisca

  5. Delicati ricordi che si tingono di blu e riportano alla luce passate emozioni, emozioni palpabili e amorevoli.Complimenti per la scrittura!un caro salutoannamaria

  6. andavo dal Penzo a Chioggia per i dischi vicino alla Standami portava mio padreavevo molti 45 giriLp pochissimima li ascoltavo dalla mia amicagrazie Faustonarri dolcemente ogni voltasi sta bene dopo averti lettoanche se sono impaziente di sapere di Renataciao

  7. caro fausto, anche se so, io leggo con lo stesso interesse e piacere e sempre gradevolmente colpita dal tuo scrivere.Sai però che cosa mi fa venire in mente ciò? la mia strana aspettativa ogni volta che rivedo un film già visto diverse volte: mi aspetto sempre che il finale cambi, quasi surreale, eh?…o forse ogni proiezione è possibile in una dimensione parallela… chissà…ciaoun abbracciocri

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