Fruit tree

Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo”

“Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia. 
Un gesto come questo si prepara nel silenzio del cuore, allo stesso modo che una grande opera. L’uomo stesso lo ignora; ma, una sera, si spara o si annega,raramente ci si uccide per riflessione. Ciò che scatena la crisi è quasi sempre incontrollabile. 
Ma se è difficile fissare l’istante preciso, il sottile processo per cui lo spirito ha puntato sulla morte, è più facile trarre dal gesto stesso le conseguenze che questo presuppone. Uccidersi, in un certo senso, è confessare: confessare che si è superati dalla vita o che non la si è compresa; confessare che non vale la pena. Vivere, naturalmente, non è mai facile. Si continua a fare i gesti che l’esistenza comanda, per molte ragioni, la prima delle quali è l’abitudine. Morire volontariamente presuppone che si sia riconosciuto, anche istintivamente, il carattere inconsistente di tale abitudine, la mancanza di ogni profonda ragione di vivere, l’indole insensata di questa quotidiana agitazione e l’inutilità della sofferenza. Nell’attaccamento di un uomo alla vita vi è qualcosa di più forte di tutte le miserie del mondo. Il giudizio del corpo vale quanto quello dello spirito, e il corpo indietreggia davanti all’annientamento. Noi prendiamo l’abitudine di vivere prima di acquistare quella di pensare. Nella corsa che ci precipita ogni giorno un po’ più verso la morte, il corpo conserva questo irreparabile vantaggio.”                   Albert Camus 

Il suicidio non è filosoficamente e umanamente ammissibile per Camus perché il sopprimere questa vita – l’unica che l’uomo possiede – equivale a un affronto fatto a se stessi, alla propria natura. Un’atroce offesa alla vita. L’”uomo in rivolta” di Camus è Sisifo, dunque, metafora mitologica del destino umano. La sua disperata rassegnazione cosciente nello spingere sopra la montagna il macigno per rivederlo ogni volta rotolare in basso è l’equivalente dell’inquietante calma malinconica di Nick Drake. A Camus, di Sisifo non interessava tanto l’atto della spinta, quanto i pensieri connessi al suo ennesimo ritorno a valle, dove lo attendeva ancora una volta il masso.                       (Luca Ferrari)

“Vedo quell’uomo ridiscendere con passo pesante, ma uguale, verso il tormento del quale non conoscerà la fine. Quest’ora, che è come un respiro, e che ricorre con la stessa sicurezza della sua sciagura, quest’ora è quella della coscienza. In ciascun istante, durante il quale egli lascia la cima e si immerge a poco a poco nelle spelonche degli dèi, egli è superiore al proprio destino. E’ più forte del suo macigno. Se questo mito è tragico è perché il suo eroe è cosciente. In che consisterebbe, infatti, la pena se, ad ogni passo, fosse sostenuto dalla speranza di riuscire?”. 

Il destino della  musica di Nick Drake è un po’ come quello che succede alle radici di quegli alberi che soffocate dalle necessità di una strada asfaltata, erompono poco più in là testimoniando una drammatica volontà di vita.

Albero da frutto

La fama non è che un albero da frutto gravemente malato

non potrà mai fiorire finché il suo fusto rimarrà piantato al suolo.

Per questo grandi uomini non riescono a trovare una strada

finché il tempo non è volato lontano dal giorno della loro morte.

Dimenticato mentre sei qui, ricordato per un po’.

Una rovina così aggiornata di una classe così antiquata.

La vita non è che un ricordo di un tempo molto lontano

un teatro colmo di tristezza per un lungo spettacolo dimenticato.

Sembra così facile lasciar stare e andare avanti

finché non ti fermi e pensi perché non ci hai mai pensato.

Al riparo di una notte senza fine

scopri che dal buio può nascere la luce più intensa

al riparo nel tuo posto sotto terra.

Allora sapranno che valevi.

Albero da frutto, albero da frutto

nessuno ti conosce, solo la pioggia e l’aria

non preoccuparti si fermeranno ad ammirarti quando te ne sarai andato.

Albero da frutto, albero da frutto

apri i tuoi occhi a un nuovo anno

loro tutti sapranno che eri qui quando te ne sarai andato.

Una successione di note espressive, un intarsio di chitarra introduce Fruit tree , il capolavoro che riassume lo stile di Drake. Fa rabbividire la tristezza del messaggio presagio che regala vertici insuperati di lirismo, dolente come un bacio mai dato, angosciante come il non saper ritrovare la strada in una notte di nebbia novembrina. E’ come se Nick conoscesse già il suo destino e fosse al corrente della sua fine precoce, accettandola di buon grado. Una confessione autentica, che ha pochi altri esempi nella storia della musica.

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19 thoughts on “Fruit tree

  1. canzone troppo bella, la morte chiunque la può presagire poichè inevitabile e certa conclusione… ma non tutti riescono a prendere fra le braccia quest’idea cullandola con una ninna nanna dolcissima

    (siamo quasi tutti su iobloggo… tu che fai? resti qui?)

  2. UH CHE ARGOMENTO INTERESSANTE!
    Falconier!
    D’accordo con Camus sino a metà che,chi,lucidamente e consapevolmente decide di sè nulla gli può interessare se non la “scelta” che fa consegnandola al SILENZIO e alla certa MISERICORDIA di chi in assoluto sà e ha “scrutato” sino in fondo anche le più nascoste motivazioni che ne hanno accompagnato il gesto difficile quanto il scegliere il viaggio della vita.
    Complimenti per come hai creato questo tuo nuovo spazio che col tempo approfondirò.
    Io continuerò a scrivere su Splinder sino alla sua fine (annunciata) mentre in contemporanea proverò a capire le difficoltà che incontro su una nuova casa.

    wwwdelviaggio.blogspot.com

    Ciao.Un grande abbraccio,Mirka (Bianca 2007)

  3. Ti leggo stamattina, dopo una serata con Seneca: alcuni miei ex allievi sono alle prese con quella cosa magnifica che è il De brevitate vitae. E con Seneca penso che la morte non ci stia di fronte, ma abiti alle nostre spalle, sia il tempo già passato.
    Lungo o breve che sia il rimanente viaggio che ci aspetta, preferisco pensarlo come vita. Il suicidio è quasi un sorpasso del passato che va ad occupare il futuro…
    Un grande post, Falconiere.
    e un saluto d’affetto.
    zena
    (hai visto che condividiamo lo stesso formato di blog:)?)

    • Zena , io la penso come te, sono sempre per la vita, certo come forse lo avrai capito per me il passato è molto importante, forse troppo, dovrei riuscire a staccarmene un po’, ma penso che sia cronica questa cosa, non guarirò più. Un caro saluto!

      • Pensando col magone a Lucio Magri, mi dico che il passato senza uno slancio, senza una inarcatura anche piccola e fiduciosa nel domani, forse non basta, forse non salva. ciao falconiere. un caro saluto anche a te.
        z.

  4. Bello, luminoso e d’ampio respiro il tuo nuovo spazio, mi piace tantissimo.
    L’argomento che hai proposto è estremamente interessante e fonte dalla notte dei tempi d’interrogativi, che spesso non hanno nessuna risposta valida, tranne che per ognuno di noi…ognuno di noi cerca la sua verità, la sua dimensione e fa una scelta…io come avrai capito sono una di quelle “la vita a tutti costi, nonostante tutto ciò che di brutto può accadere” e tu sai quanto di brutto mi è accaduto…ma sono anche una che capisce e non giudica scelte diverse.
    Splendido post

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