Blog foto: grammofono1701
9. SE MAI…

Il cartoncino bianco di partecipazione alle nozze:
-Mi sposo l’ultimo sabato di luglio e tu accanto a me sarai il testimone.
Ti aspettiamo.
Anna

Non le avevo più viste, il loro ricordo era stato sopraffatto dagli avvenimenti dell’età:  il diploma, la musica, gli amici, le ragazze.

Le ragazze, eh sì, ne avevo conosciute parecchie in quei tre anni, alcune mi avevano anche fatto perdere la testa ma non mi avevano sbloccato. Dopo il bacio di Marietta non ero più riuscito a baciare nessuna e così dopo avermi tentuto un po’ tra le braccia le ragazze mi mollavano deluse e convinte che non mi importasse molto di loro e quando miei amici mi prendevano in giro non mi preoccupavo più di tanto, le donne mi piacevano, dovevo solo trovare quella giusta, al momento mi bastava la musica per stare bene .

Fu facile anche per un autista imbranato come me arrivare alla chiesa.
Indossavo una camica di tela indiana dai toni verdi con qualche filo azzurro e bianco, un paio di calzoni di lino color avorio, mocassini morbidi come guanti,  i capelli toccavano le spalle, una leggera peluria  appena al di sopra del labbro superiore segnava i miei primi baffi.
Sul sagrato i miei occhi cercavano tra gli invitati i pochi volti conosciuti.
La Luigia -una bella mamma- dissero tutti, in effetti i suoi non ancora quarant’anni la mostravano in gran forma; non mi piacque il vestito, troppo vistoso, proprio come lei; il suo omino accanto era quasi invisibile.
-La sposa-
Incrociai i suoi occhi illuminati e commossi. Splendida. Una donna. In quel momento per me la più bella ragazza nel raggio di tutto l’interland milanese; tanto bella che non feci neanche caso al vestito bianco.
Il futuro marito si presentò:
– Mi chiamo come te, Anna vuole che l’accompagni tu all’altare.-
Sul tappeto rosso io e lei; avrei dovuto essere lo sposo invece l’accompagnavo a sposare un altro. Anna lesse nei miei occhi ciò che più di tutto occupava la mia mente in quel momento:
– La nonna ci aspetta in chiesa, sai che lei è un tipo schivo.-
Se non fosse stato per lo sguardo e un sorriso malinconico non avrei riconosciuto Marietta nell’ affascinante  poco più che cinquantenne donna seduta in un banco nelle ultime file.
Non era più lei. Senza ombra di dubbio la si poteva scambiare per la madre e non per la nonna, indossava un tubino blu con le spalle coperte da uno scialle in seta beige, le scarpe con un discreto tacco le davano un portamento elegante, un vaporoso chignon incorniciava la bellezza del viso truccato leggermente dalle mani abilissime di Anna.

Anna ci aveva assegnato i posti accanto al pranzo e così ebbi da lei tutte le informazioni sulla sua vita in città. La nipote le aveva fatto conoscere alcune clienti e così si prendeva cura del giardino di una, passeggiava con un’ altra e con un’altra ancora spesso la domenica andava in montagna per lunghe camminate.

-Tutto sommato non è male la città, vivo tra gli alberi e i fiori e ho trovato buone amicizie, mi manca il bosco dove ho vissuto gran parte della mia vita ma so di aver fatto bene a stare con Anna finché si fosse realizzata. Ora posso anche andarmene.-
-Tornerai a casa? .-
Il cuore che mi stava sobbalzando per la gioia ricevette un colpo mortale quasi una pugnalata:
-No, parto domani, raggiungo mio fratello in Francia e con lui andremo in Australia dove l’altro mio fratello ha fatto fortuna e ci vuole là. Siamo cresciuti dalle stesse radici, i nostri genitori spariti troppo presto hanno lasciato un buco nella memoria, vorrei provare a riempirlo, alimentare il lumicino dei miei ricordi con l’ossigeno dei loro . –
-Domani, l’avessi saputo …-

-Cosa avresti fatto! Dimmi piuttosto tu ce l’hai la ragazza? Sei fidanzato? Hai visto Anna che velocità! Quando penso che te la sei lasciata scappare….–
– Marietta lo sai come la penso e cosa penso di te!-
-Ancora!-
Abbassai gli occhi.
Arrivò Anna a togliermi, a  toglierci dall’imbarazzo e trascinandoci nelle danze mi chiese un favore :
-La porti tu domani mattina la nonna alla stazione? Ti fermi a dormire nel mio appartamento. Su mia madre non posso contare non so se hai visto ma non l’ha neanche guardata per  tutta la durata del pasto e poi ha deciso di tornare ancora stasera a Novi, io…. alla fine preferisco sia tu a darle l’ultimo saluto. Ho il presentimento che non la rivedrò più e questa cosa mi sta dando l’angoscia proprio in questo giorno che dovrebbe essere il più bello della mia vita .-
L’abbracciai, si unì anche Marietta ci strinse talmente forte come se volesse fonderci in una sola carne.
-Balliamo. –
Bevemmo un po’ quella sera  e facemmo festa.

Il bilocale di Anna  aveva una sola camera con tanto di letto matrimoniale.
La nonna lanciò  in aria le scarpe :

-Oooooh finalmente non ne potevo più di questa tortura.-
-Dove dormo?-
-Qui, nel letto con me hai paura?.
Dammi una mano, a tirar giù la cerniera di questo abito che mi manca il fiato. –

Si sedette a bordo letto. Inginocchiato dietro lei le abbassai lo zip sulla schiena nuda, infilai le dita nelle spalline del vestito e del reggiseno; scivolando dolcemente le mie mani arrivarono giù fino ad accarezzare le coppe del seno, mi soffermai disegnando sulle due punte .

Un sospiro di piacere contenuto.
Marietta corse in bagno ed io spegnendo la luce, in un attimo mi sbarazzai dei pochi indumenti,  m’infilai sotto il lenzuolo e affondai la testa sul cuscino.

Il pensiero e il desiderio di quell’attesa mi diedero un leggero torpore quasi un mancamento, mi sembrò che il soffitto roteasse sopra di me, toccavo il cielo, i miei piedi non erano più sulla terra.

La scala, il bosco, il ballo, il bacio, la pozza del lupo, un’immersione da sogno. 

Un raggio di luce annunciò l’arrivo del giorno; allungai la mano, Marietta non c’era. La porta del bagno era aperta. Sentendo il gorgoglìo ripetei le parole di Anna bambina:
-Senti il canto della bernarda.-
Una risata soffocata e poi una melodia ummata a bocca chiusa, la musica di Chaplin – Smile- Un delicato esercizio di intonazione, una  vibrazione sonora che colloca l’armonia del pensiero sul trono del cuore.

Marietta vestita da viaggio affacciata sulla porta. Io nudo senza un minimo di pudore, raccolsi i miei indumenti sparsi qua e là sul pavimento.
-Passata bene la notte?- 
-Un sogno.-
-Vestiti dai, il treno non aspetta.-

La commozione sulla banchina straripava dagli occhi. 
-Tornerai?…
Dammi un bacio.-Appoggiò la mano sulla mia bocca e con voce bassa mi sussurrò le parole della canzone ummata al risveglio:

Se mai ti parlassero di me chi lo

sa se in fondo a te

troverai un sorriso per me

anche se c’é da troppo tempo ormai

il silenzio tra di noi

io ti penso ancora sai

Se caso mai ti parlassero di me

spero che ricorderai

quello che sono stata per te

anche se hai sofferto quanto me

spero che ti riuscirà di sorridere per me

Se mai………….

“Ciascuno è in grado di raggiungere la conoscenza attraverso la prova della verità semplice e grandiosa che si cela dietro di essa”
F       I       N      E
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Il canto della bernarda

Riprendo dopo la pausa estiva il racconto del Canto della Bernarda.

 Blog foto: grammofono1701   6. FUOCO / FIRE

Ottobre arrivò improvviso con il vento del cambiamento che sparpagliava le foglie dei platani nei viali della città dove  frequentavo il primo anno dell'Istituto Tecnico Industriale  Statale;  grandi novità , la scuola, la città, la corriera. Partivo all'alba e ritornavo che era  già buio, un salto al mio  stile di vita, ma mi  piaceva.

 La sera  con la testa appoggiata  al finestrino  guardavo  i filari di platani scorrere lungo la statale, mi incuriosivano quelle  donne con minigonne vertiginose,  in piedi lungo i bordi della strada di periferia.
Chiesi ad un operaio seduto accanto a me : 

-Come mai sono lì tutte le sere quelle signore, non vedo  fermate di autobus?-. 
L'uomo si mise a ridere :

– Quelle sono puttane-
 e vedendo la mia faccia sempre più intontita mi spiego l'ABC di quell'arte e mestiere.
 Non sapevo niente,  ero proprio un ingenuo, rimasi piuttosto turbato  soprattutto perché quella parola "PUTTANA"  mi penetrò nella mente come una pallottola, l'avevo già sentita e mi ricordai  anche quando e dove. 

La Luigia durante una visita alla madre le aveva urlato quella parola e poi sbattendo la porta se ne era andata, lasciando Marietta  in fondo al portico ad asciugarsi gli occhi nel grembiule.

Marietta una puttana ma come era possibile!  Non l'avevo mai vista con un uomo. Perché sua figlia le aveva indirizzato  una ingiuria simile.
La nonna di Anna era sempre stata la protagonista unica dei miei pensieri e sogni erotici e adesso l'avrei dovuta dividere con altri uomini? Il solo pensiero mi faceva stare male. Dovevo dimenticarla, non pensare più a lei , non pensare più ad Anna. 

L'ondata del 68 mi sorprese con le sue  grandi novità , sopra tutte e più di tutte……. la musica.

Sì la musica entrò nella mia vita e si prese il posto principale. 
Un fuoco. 
Marietta un falò.

 

Anna era un ricordo lontano, una fiammella che si stava spegnendo, finché nel novembre del '70 una splendida ragazza mi sbarrò il passo  all'entrata del cortile.

Anna  vestita e truccata all'ultima moda era quasi irriconoscibile. 
Io avevo adottato un nuovo look, capelli alle spalle, maglioni scuri a collo alto e jeans che scendevano affusolati lungo le gambe fino a coprire gli stivaletti col tacco. 

Sì , ero un bel ragazzo anch'io. 
Mi buttò le braccia al collo: 

-Ma ti ricordi ancora di me?-.

Mi raccontò della sua vita  a Milano, il suo lavoro presso un salone di bellezza, la scuola serale per estetiste. 
-Mi fermo fino a domani, vieni stasera qui dalla nonna, ho bisogno di parlarti, organizzo una festa per noi due, se hai dei dischi portali che balliamo un po', sai ballare vero?-.

AURORALIA

La mia speranza è sempre  quella di stupire me stesso
 Jerry Uelsmann

Blog foto: piccola    AURORALIA

"Ho sempre pensato che le fotografie di Uelsmann fossero parole trasformate in immagini. Ho sempre avuto l'impressione che racchiudessero racconti in attesa di venire alla luce e che parlassero a ciascuno di noi in modo diverso, a seconda della sensibilità di ognuno"  Gaja Cenciarelli

50 momenti d'attesa

Blog foto: piccola
.
SILVIA ANCORDI
anime in attesa di nascere…con tenerezza ho visto una bolla destinata a me e non so se avrò mai il coraggio e la forza di accoglierla in questa dimensione .

.MARIA GABRIELLA BARTOCCI
passava spesso i suoi pomeriggi affacciata alla terrazza che dava sulla via trafficata
guardava il mondo e non capiva

.MARIO BIANCO
a me adesso soltanto interessa uscire di qui
al più presto

.ISABELLA BORGHESE
mi innamorerò di nuovo anche io devo solo avere pazienza
la vita sembra volerci insegnare che bisogna abituarsi a tutto, anche a soffrire 
alle mancanze che ci propone

a veder qualcuno andar via per sempre o per poi tornare

.MARIO BORGHI
inevitabilmente,
arriva anche oggi l’imbrunire

un altro giorno è trascorso, uno di meno alla mia vita, uno di meno in questo inferno, forse
l’ultimo battito del mio cuore, io so cosa proverò in quel momento
l’ultimo battito di ciglia, l’ultimo respiro
é finito tutto per oggi, forse resisto fino a domani.

Blog foto: piccola

.CRISTINA BOVE
invece ancora vivo
e ancora spero
nell'apparente stasi di un disegno
che il pittore dipinga le mie ali.

. ANDREA BRUNI
desiderai accarezzarle le labbra
i sorrisi di chi mai incontrerò

. ELISABETTA BUCCIARELLI
si era fermata davanti al banco della frutta
si erano regalati sguardi
un brivido
un'emozione.

. CARLO CANNELLA
resto’ a Detroit cinque anni, si acquartiero’ sotto la casa di Jerry Uelsmann, acciambellato fra rifiuti di ogni genere e teloni di plastica che usava come coperte per dormire, in attesa di una risposta

.EVA CARRIEGO
la sveglia squilla alle sette, come tutte le mattine
sono a un passo dalla soluzione.

Blog foto: piccola
. ALEX CARTONI
cerca invece di sentire il vento
un giorno ci rivedremo madre e ci parleremo sulla riva del lago e mi pettinerai i capelli come facevi quando ero bambina

. MELANIA CECCARELLI
Stava però succedendo qualcosa perché era già da qualche minuto che sentivo il rumore in crescendo
ecco, sento il mormorio aumentare devo andare anch’ io a vedere che cosa sta succedendo

.GAJA CENCIARELLI
osservava…
gli occhi li portava sempre con sé,
non se ne separava mai

voleva sentire cosa le stava dicendo la persona seduta accanto a lei
voleva sentire quella mano strana su di sé

. ENZO CIAMPI
alla fine,
qualcuno avrebbe aperto lo spiraglio.

. FABIO CIRIACHI
in ogni azione, gesto, movimento, c'è un attimo, e uno solo, in cui l'anima di ciò che sta accadendo si mostra, perché la verità è ovunque e non serve cercarla dove la vita fa la voce grossa.

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. GAIA CONVENTI
queste situazioni di stallo mi mettono di pessimo umore…
valuto e li guardo, attraverso il buco, loro si aspettano una mia mossa e sembrano piuttosto sulle spine…
continuo a rimanere qui impalata, valuto la situazione

. ANNA COSTALONGA
ad sidera…verso le stelle…
verso il freddo di astri lontanissimi, lucenti di uno splendore così algido, che chi li raggiunge diventa pietra nella pietra, ghiaccio nel ghiaccio…
fino a morirne.

.LAURA COSTANTINI e LOREDANA FALCONE
lei è già nuda e pronta a tuffarsi su di lui…
sono giorni che aspetta questo momento

. CORDULA DE PREY
noi ferme, in piedi nella luce di pomeriggio a viale Trastevere che ci abbaglia dopo il buio ermetico della camera…
passano dieci minuti e una mano, o più spesso due, si allungano

.PASQUALE ESPOSITO
ho imparato che nulla è essenziale se non l’amore, per esso dovremmo serbare ogni nostra parola
l’esaltazione della vita materiale
è un inutile spreco

tuttavia spendiamo ogni istante, ogni nostro pensiero per decantare inutili bisogni

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. CRISTIANA DANILA FORMETTA
vediamo come vanno le cose,
vediamo se funziona

. GEMMA GAETANI
file interminabili davanti al suo sportello
mi portavano di fronte a lei

. GIOVANNA GIORDANI
Egli accoglieva il vento sempre con favore
perché il suo arrivo ravvivava in lui una segreta speranza, un suo grande antico sogno fin da quando era nato
 
ebbe la certezza che qualcosa di importante stava accadendo in lui.

. ENRICO GREGORI
sarai per sempre un aquilone
legato al mio polso con il filo della devozione
dove il vento ti spingerà, io ti seguirò coi miei pesanti passi
mentre tu, leggera, spazierai nel nostro sogno

. FRANZ KRAUSPENHAAR
questa ragazza mi accompagna all’ultimo stadio, al primo grado di separazione con la morte…una specie di acquitrino di lusso
come se fosse stato composto per l’occasione miracolosa da un giardiniere dell’acqua

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.SILVIA LEONARDI
planare su quel mare,
invece che nuotarci come fanno tutti…

un volo a sfioro per sentirlo appena
quel bagnato salato che lambisce il corpo

. FIAMMA LOLLI
L’ho sognato, singhiozzato e riso, accudito,
lanciato al cielo, accolto prima che ricadesse
con un tonfo di piume e carne molle tra le mie braccia

.ANDREINA LOMBARDI BOM
alzando la testa per vedere le rondini
loro volano da un paese all’altro,
senza nessuno che le raduni in un posto
dove bisogna restare seduti
e ci sarà pure una grondaia, da qualche parte.

. DOMENICA LUISE
era da anni che aveva una poesia in testa
una poesia senza parole…
la libertà fuori dalle finestre della sua casa.

.ANNA MALLAMO
silenzio macinato fine tra le galassie
nemmeno il tenue rumore d’ingranaggio
che facevano le vite, gli atomi, l’attesa.

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. SABRINA MANFREDI
nell'ultima ora, quella che precede il risveglio
quando le voci tacciono e le membra riposano
quando il rapimento è sublime e l'inconscio straripa dai sensi…
ho visto

. CARMINE MANGONE
speravi di uscire dal labirinto con le tue gambe, hai nutrito la speranza di scarcerare gli occhi restando sulla terra che avevi corso senza calpestare

. ROSSANA MASSA
e noi tutti, al di là, a guardare.

. NINA MAROCCOLO
Concediti questo viaggio, così la tua mano, apparentata alle Cose Di Sempre smetterà di tremare…
preferendo un’esistenza convenzionale,
sicuramente meno rivelatoria nell’economia del rito quotidiano.

.MASSIMO MAUGERI
Così rimango qui, intabarrata in questo immaginario burqa di regali, abiti firmati, servitù d’altri tempi, ostaggio di questa prigione lussureggiante che esplode di verde, di statue, di spazi, di ricca miseria

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. STEFANO MAZZONI
lasciati andare…  guarda…   sei già in volo

. ISABELLA MORONI
La guardavano
con lo sguardo che s'offre alle dee

alzando le braccia sottili come rami d'una foresta di dolore verso il corpo che aveva raggiunto il desiderio di ognuna: volare
a costo della vita.

. PAOLA PIOPPI
Voleva solo smettere di sentire il rumore delle voci conosciute, del telefono di casa, delle solite storie ripetute fino allo sfinimento, sostituirlo con il calore del sole pesante, fitto, annientante…
uno di quei momenti che, da lì in avanti segnano un prima e un dopo…
la percezione palpabile della distanza, del distacco, della sospensione
un attimo di nulla assoluto
desiderato da sempre a mai ottenuto.

. MASSIMO RAINALDI
pregusto il sapore acidulo dell'eternità.

. GIUSEPPE SELO
attese…
dopo dieci minuti una minuscola croce dorata si stagliò sull’azzurro verso oriente

Blog foto: piccola
.
FRANCESCA SERAFINI

Lo spazio concavo, sotto,
mi raccoglieva nell’attesa
è lì che ho sentito il cigno arrivare
ho resistito alle sue ronde,
restando fermo 
nel vuoto conquistato,
a figurarne la bellezza.

. MARCO SIMONELLI
Lecco ostie contraffatte, sgranocchio piante grasse, faccio l'aereosol con le foglie profumate…
in attesa di volare

. CARLO SIROTTI
si fermò accanto ad un radura vicina ad uno stagno, accese una sigaretta e si guardò intorno, il cielo era nuvolo, il sole stava per tramontare, ma così coperto probabilmente non si sarebbe neanche visto
in quel breve attimo ebbe la percezione di un corpo femminile bellissimo, quasi perfetto.

.SIMONE TEMPIA
non conta se stai per entrare in acqua
o se stai per sfracellarti sull'asfalto
quello che conta è la bellezza del tuffo.

. LUCIA TOSI
avvertì una presenza sopra di sé
come una nuvola che passasse davanti al sole
per volare non aveva bisogno delle gambe
era bello e splendente come il giorno dell’addio e la stava aspettando
sarebbero rimasti insieme,
finalmente uguali, con il loro segreto.

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.GIUSTO N. TRAINA
davanti al video del PC scopre una cosa non cercata e imprevista mentre ne sta cercando un'altra

. CHIARA VALERIO
si è acquattato dietro i sassi e aspetta che qualcuno lo legga..

MONICA VIOLA
Mi accoglierai nel tuo abbraccio quando finirà il mio, sciolto in uno splash senza eco e senza amore?

.ALESSANDRO ZANNONI
le sue braccia sono spalancate non nell’atto di volare, come fanno i bambini, nello sforzo sovrumano di abbracciare e contenere tutto quello che c’è
sta girando il mondo per vedere e conoscere,
e poter poi scegliere il meglio
attende sia la Terra a gettarsi nel suo abbraccio.

.GIOVANNA ZUNICA
in attesa del tuono che annuncia il suo ritorno

Blog foto: piccola         e adesso…
proverò a scrivere  il mio momento d'attesa

 

 

 

 

 

 

 

 

La corsa e l’attesa

Questo il racconto scritto in coppia con Cristina Bove per il 4 mani sul blog di Remo Bassini.
Cristina con la  gentilezza di sempre ha accettato di prestare la sua voce a mia moglie ( che quando ha letto le liriche si è commossa e con voce spezzata ha  detto : -ma come ha fatto? ).
La corsa invece è stata scritta da me con l’aiuto del cantautore americano Bruce Springsteen che ha intrecciato alle mie parole alcune frasi del suo album  “Burn to run” che ritengo il migliore.

La corsa e l’attesa

Il telepass ha fatto alzare la sbarra, sono in autostrada.
Sterzando al silenzio per evitare i pensieri che da giorni non mi lasciano dormire, pigio il tasto on del lettore CD dell’autoradio alzando il volume quanto basta.
Un dischetto audio in policarbonato incastrato lì da anni diffonde musica e parole che conosco quasi a memoria, Bruce Springsteen mi accompagnerà fino all’uscita del casello di Bergamo. The boss canta di uomini “on the road”, vagabondi perduti per le strade, come prima di lui il giovane Dylan e prima ancora Woody Guthrie.

“Born to run” nato per correre, non è il mio caso, ho sempre odiato guidare ma devo fare in fretta, non voglio farti stare in pena in quel letto bianco d’ospedale. Terrò il mio piede destro incollato all’acceleratore fino al limite della velocità consentita, non ci sono segnali di stop qui, nessuno riuscirà a farmi rallentare.

 Sembra così bizzarro questo tempo             
d’attesa in una stanza
 io che stavo al volante
 mentre lui raccontava le sue storie
insieme ad ascoltare bella musica.
Lo immagino alla guida
distratto tra le nuvole e il paesaggio
e prego Dio che lo conduca attento
che me lo lasci accanto.

Sono tutto solo, solo con me stesso, come ogni vagabondo, su questo serpente d’asfalto, non posso tornare indietro.
Seduto al volante stringo la fiducia fra i denti per cercare di imparare a camminare come gli eroi che pensavo sarei potuto diventare, dopo tutto questo tempo in cui ho scoperto di essere proprio come tutti gli altri.

Uno stormo di gabbiani reali incrociando la mia corsa, sorvola il ponte sul fiume seguendo la traccia grigioverde dell’acqua inquinata di veleni e scarichi urbani. Un’altra triste realtà della moderna quotidianità, queste creature del mare hanno scoperto l’inesauribile risorsa alimentare rappresentata dall’immondizia prodotta dall’uomo. Pendolari del cielo, ogni giorno percorrono la stessa rotta dal lago alla discarica e ritorno.
Se avessi le loro ali…

Il motore dell’anima corre su questa strada per un bacio senza fine, fino alla stanza d’isolamento, dove tu prigioniera aspetti me, il tuo barbiere.
Mi sembra di sentire piangere l’intera città, incolpando la verità che ci ha buttati a terra.
Leucemia.
Raserò il tuo cranio prima della cura, sezionerò il tuo dolore.
Come un angelo sfinito abbandonerai la testa sulla mia spalla, mentre sono io che ho estremo bisogno di te. 
Mi aggrappo alla tua vita, sono innamorato con tutta la magia che comporta.

 Arriverà con il suo amore intenso
principe della nostra consuetudine
 azzurro che colora la speranza
e la tragedia vincerà per due.
Non sarà certamente uno qualunque
 l’eroe che la sua donna vedrà bella
 anche quando sarà senza capelli.
 Io mi abbandonerò sulla sua spalla
alla sua forza che sorregge entrambi.

L’autostrada prende fuoco, esplode di eroi a pezzi alla guida della loro ultima possibilità. Una trappola per topi invasori in un circuito pieno da scoppiare.
Ognuno è lì che corre fuori dal mio finestrino.
Evasi dalle loro tane di provincia, lanciati verso Milano, una trappola mortale, un invito al suicidio. Cerchioni cromati, motori a iniezione, diesel di muratori viaggiano a cavallo della linea di mezzeria. Ogni muscolo del mio corpo è in tensione, questa corsa mi strappa i tendini.

Starà correndo sull’asfalto ardente
per essermi vicino a consolare
quando intorno al mio viso
non ricadranno più le chiome bionde.
Ma lui che sa ogni cosa
della mia vita, d’ogni spina e rosa,
conosce le parole necessarie
 i gesti nati dalla tenerezza
e pure nel dolore mi sa amare.

Correrò ogni giorno fino a che non cadrò, non tornerò senza di te, camminerò con te sul filo del rasoio perché sono un viaggiatore solitario e impaurito ma devo sapere cosa si prova.
Il sorriso è una ferita di un pallido rosa sulle tue labbra, la chemioterapia sta uccidendo il tuo sangue malato.
Vorrei morire con te stamattina, ma devo trovare il modo di arrivare presto all’interno del reparto di ematologia e andrà tutto bene, andrà tutto bene.
Mi stai aspettando, lacrime versate sulla città.

               L’attesa è un orologio che va piano
               ma lui chissà quanto si sente solo
               vorrei che fosse già passato tutto
               che mano nella mano
               percorressimo ancora tanta vita
               che finisse al più presto questa prova
               che ci tiene lontani
               a volte disperati, a volte soli
               ma guarirò, per abbracciarlo ancora.

Una fila ininterrotta di forze motrici con le ruote enormi occupa la prima corsia.
Non riesco a trovare spazio per muovermi velocemente, farebbero tutti meglio a scansarsi, perché sto correndo sulla corsia di emergenza.
Con la fede nella mia piccola utilitaria sto gridando il tuo nome nel freddo solitario mattino di marzo, sento il motore che romba.
Beh, io non sono proprio un eroe, tutto quello che posso fare è tirare il collo a questi sporchi cavalli, con la speranza di arrivare in qualche modo senza fare danni.
Mi manca l’aria, abbasso il finestrino.

               Sta correndo, lo so, starà sperando
               che nessuno gli ostacoli il sorpasso.
               Forse vorrebbe avere tra le mani
               la cloche d’una Ferrari
               o meglio ancora due potenti ali.
               Ma giungerà per tempo
               con lacrime nascoste nel sorriso.
               Gli dirò ch’è l’eroe della mia storia
               il dono più prezioso della vita.

Ti guardo nel portafoto di metallo. Sei così bella che mi perdo tra le ultime luci della notte. Fuori la strada è in fiamme in un vero valzer di morte.
Freccia a destra, la sbarra mi apre le porte della città. Respiro veleno, rialzo il vetro.
Fermo la musica, non sono nato per correre.

Il ghepardo e la mela

 

Blog foto: farfalle da   "Sostanzialmente gay"
 

Quest'anno non vado in ferie fisicamente, quindi ho pensato di mandare in ferie almeno il mio cervello(che si è già portato avanti con le valigie) per questo ho sospeso la continuazione del racconto del canto della bernarda che dovrebbe proseguire in settembre. 
Posto qui un paio di racconti scritti per il gioco di Morena Fanti apparso sul suo blog "Solo io e il silenzio" un paio di mesi fa del quale è stato fatto un e-book dal titolo un incipit per tutti.
Morena ha fornito 5 incipit e i partecipanti al gioco hanno continuato il racconto (max 6000 battute).
Questo stesso incipit è stato scelto da altre persone a me sono piaciuti tantissimo quello di Cristina Bove e Carlo Sirotti.
Ecco il primo racconto preceduto dall'incipit n° 2

                Il ghepardo e la mela

L’8 gennaio 2011 l’ascensore mi sputò all’ultimo piano del grattacielo Pirelli.La finestra in fondo all’atrio mi risucchiò come fosse l’oblò di un aereo.Lontano, molto lontano, c’era la città.Non pensai neanche che avrei dovuto presentarmi in segreteria. A dire la verità, per la testa non mi passava nessun pensiero, nient’altro che l’attrazione per il vuoto, per quella vetrata.

Il naso incollato ai vetri ammiravo le guglie della Madonnina e poi la Torre Velasca e lo Stadio di San Siro, tutto ciò che conosco di Milano oltre alla torre di trentuno piani.

Quella mattina avevo un colloquio con il responsabile dell'azienda, a quanto pare i disegni che avevo inviato insieme al curriculum erano piaciuti a qualcuno.
Forse avrei avuto l’opportunità di lavorare nel posto che domina la più grande metropoli del nord Italia.
La segretaria mi invitò gentilmente ad accomodarmi, il direttore sarebbe arrivato a momenti.
Sulla scrivania una mela verde in un piatto.
Come un sasso scagliato da una fionda mi ritrovai di colpo in una scena vissuta una quindicina di anni prima, i giochi sportivi studenteschi.

Al mattino si erano svolte le eliminatorie nel campo sportivo dell'istituto dei Salesiani che offriva, come sempre, anche il pranzo ai giovani atleti.
Mi ero incantato a parlare con una delle ragazze che erano lì per fare il tifo, quando arrivai nel refettorio fui accolto da un brusio: il ghepardo, il ghepardo! L'anno precedente avevo stracciato gli avversari, tre giri nell'ultima posizione e, al suono della campanella, uno scatto fulminante come il felino della savana.

Non trovavo un posto libero nella sala da pranzo e un ragazzo mi fece posto al suo tavolo. Con modi da rozzo bifolco di campagna abbassai la testa nel piatto finché della pastasciutta rimase solo una scia sbiadita color pomodoro. Mi trovai la mela verde sul piatto con due posate e cominciai a sudare; osservai gli altri ragazzi che  discorrendo del più e del meno tornivano il loro frutto coi ferri del mestiere ricavandone un unico truciolo, quasi un nastro verde.
Io non sapevo come maneggiare le posate, il pomo mi stava ipnotizzando, il ragazzo capì al volo il mio disagio, afferrò la mela con le mani, le diede un morso e schiacciando l'occhio me la porse dicendo:

Sul podio uno di noi due-.

 

Il mio avversario diretto era il rampollo di una delle famiglie più facoltose della città. –

Ci sarà mio padre oggi, ha detto che vuole applaudire la mia vittoria, lui é stato campione ai suoi tempi in questa specialità e io non posso rompere la tradizione di famiglia, non devo deluderlo, in verità il nonno mi ha confidato che suo figlio pagava gli avversari perché lo lasciassero vincere-.

Alle 17 iniziò la gara, in coda al gruppo dei fondisti avevo sotto controllo la corsa, alla fine del terzo giro al passaggio davanti ai miei compagni sentii il grido: Vai ghepardo, allunga la tua zampata. Partii come un fulmine, superando uno ad uno tutti i concorrenti, davanti a me a cento metri dal traguardo solo il figlio di papà, lo affiancai, teneva duro con la disperazione della sconfitta negli occhi, una potenza esplodeva nelle mie gambe, lo avrei stracciato, umiliato davanti a suo padre.
Il mio guardava dal cielo, non avevo niente da perdere. A venti metri dal traguardo alzai la punta del piede destro incrociandola sul polpaccio sinistro, una carambola, la faccia nella polvere seguita da un “Oooh” di delusione dei miei compagni e il grido di trionfo dei liceali.
L'allenatore mi accolse con un “l'hai fatto apposta”, seguito da qualche fischio e, mentre a testa bassa mi avviavo negli spogliatoi, qualcuno urlò una frase che mi fece male:

Atalanta ha raccolto le mele d'oro di Ippomene-.

Sotto lo scroscio della doccia incrociai lo sguardo del nuovo campione:

Ti sanguina un ginocchio… aspetta che ti sciacquo la ferita… mi hai lasciato vincere… ti ha pagato mio padre?

Sono caduto, tutto qui, può capitare a tutti no? Tuo padre non l'ho mai incontrato anche se il mio ha perso la vita nella vostra azienda.-

Le sue mani lisciavano il mio corpo, non mi stava solo sciacquando, erano carezze di un adolescente ad un altro, in piena tempesta ormonale.

-Fermati, ma cosa stai facendo, non sarai mica…

Gay?… può darsi.

Non volevo dire questo, scusa, comunque a me piacciono le ragazze… dopo questa gara non mi faranno più correre i 1500 metri…. machissenefrega.

Ti ho lasciato vincere e questo tu lo sai! Mi basta! Sei stato gentile durante il pranzo, il sapore di quella mela ha fatto perdere la gara al ghepardo. Probabilmente non ci incontreremo più, qua la mano, sono Marco Faustini, il tuo nome lo conosco.

*“Come saprò chi sei, se non consumando il tempo della gara?
E sarebbe vittoria. Sconfitta è questa corsa incatenata che ad ogni passo mi fa sempre più schiavo della distanza”

L'8 gennaio 2011, il giovane direttore dal volto déjà-vu stringendomi la mano sorrise dicendo:

Ho il piacere di annunciarle che lei farà parte del nostro team, congratulazioni!

E ora, Ghepardo fammi vedere come addenti la mela, correremo insieme, vieni, ti mostro in anteprima il Belvedere, il sogno di Giò Ponti finalmente coronato, una piazza aperta sulla città al 31°piano.

Mi voltò la mano e disse:

Brilla una vera sul tuo anulare. Io invece sono rimasto quello che sono-.

 

 

*da Atalanta e Ippomene di Lucetta Frisa

il canto della bernarda

5 . FIAMMATE 
Come  un vortice di tornado il suono della radio entrando dalla finestra della cucina mi risucchiò fino alla sua origine, il portico di Marietta.

Seduta sui gradini  sconnessi  che fiancheg-giando il vecchio pozzo portano alla loggia in legno e alle camere, c'era lei, la dodicenne.

I capelli neri tagliati alla maschio lasciavano scoperto il collo esile ed elegante di  Anna   che togliendo le conchiglie da una scatola di cartone per le scarpe le allineava per tipo e dimensioni sui gradini di pietra grigia  di Sarnico.

 

 La musica dei  Beatles la conoscevo  al primo ascolto e quando il breve giro di accordi  delle chitarre di Harrison e Lennon accompagnato dal basso di Paul e batteria di Ringo terminò, cominciai a cantare :

-Michelle ma belle sont le mots qui vont très bien ensemble , très bien ensemble..

  Mostrandomi un sorriso alzò lo sguardo  e continuò.

I love you, I love you,  I love you ,its all I want to say…

e dopo aver appoggiato il contenitore tintinnante  si alzò buttandomi  le braccia al collo  stringendomi forte. 

-Quanto tempo….. come sei diventato grande, come sei cambiato.-

-Anche tu… –

Una vampa di calore dal profondo dello stomaco mi arrivò in faccia con la velocità di un' esplosione facendomi arrossire come una fiamma.

-Parli l'inglese –

– Sì,  è il primo anno-

– Noi invece francese…ti hanno mollato finalmente…come mai dopo tutto questo tempo?

Anna abbassò il volume della radio e mi fece posto accanto a lei sul gradino.

Si stava bene in quelle ore pomeridiane estive all'ombra del pozzo.

-Mio padre è gravemente ammalato,  la mamma su mia pressante insistenza,  invece di mandarmi in colonia ancora con le suore, mi lascerà passare l'estate con la nonna.  Non c'è più niente da fare  per mio padre, la malattia lo porterà in breve tempo alla morte.-

-Mi spiace, stai soffrendo…

-Sarò sincera, ho frequentato talmente poco quell'uomo che non provo affetto per lui, anche se come dice la mamma è mio padre, non c'è stato nessun rapporto tra noi. Strappata dalle braccia dalla nonna e da questo paese dove vivevo serena pensavo di stare con loro, invece mi hanno  chiusa in collegio. Abbiamo passato insieme  poche  domeniche, perfino d'estate trovavano un  posto  per mandarmi in vacanza,  ma sempre lontano da loro. 

Come avrei voluto tornare qui… 

ma la mamma diceva sempre  non voglio che ti succeda quello che è successo alla  nonna,  perciò prima di venire qua  le ho promesso  che non andrò assolutamente  sul monte né con la nonna  né con nessun altro. 

 

I miei occhi guardavano verso il basso, il tempo aveva lavorato anche sul suo corpo. Dai cortissimi calzoncini in tela rossi sbucavano due gambe abbronzate e affusolate lisce come il velluto che ti veniva voglia di accarezzarle. Percorrendo il suo corpo verso l'alto, sulla la maglietta  bianca di cotone le punte dei seni scolpivano due  collinette.

L'ormone della seduzione  agiva  con  labbra carnose, occhi grandi e  nuovo timbro di voce.

Tornando con gli occhi su quel principio di seno incrociai il suo sguardo.

Un'altra fiammata.

-Lo hai notato anche tu che sto diventando grande vero?-

 Continuando  a parlare  con la stessa confidenza come se  fosse passata solo una notte dai cinque anni che ci avevano separato,  Anna mi  disse che era da poco tempo  diventata donna .

– Ho visto il sangue sai cosa significa?.-

 Annuii, lo sapevo. 

Il mio compagno di banco, figlio di un medico,  mi aveva mostrato un libro che spiegava chiaramente anche con illustrazioni molto esplicite le cose principali sul sesso.

 – Anche io sono diventato uomo sai cosa significa? 

 Lei sorrise.

– Sì , sì,  ho imparato tante cose in collegio dalle ragazze più grandi di me, lo so cosa fanno i ragazzi  per sfogare lo loro voglie. Siamo entrati nel mondo dei grandi….

In quel momento passò la nonna  :

– Guardali qua i due morosini  di nuovo insieme, sei felice Anna?-

I  fianchi della donna calamitarono il mio sguardo, immaginavo sotto i suoi vestiti  quello che avevo visto nella pozza del lupo e mentre lasciava il portico per andare nell'orto a portare il granoturco alle galline chiesi alla mia amica:

– Ma quanti anni ha tua nonna?-

– Non lasciarti ingannare da come si veste e come si pettina, lei si trascura ma ha un corpo ancora molto in forma, dovresti vedere quando si spoglia,  io l'ho notata ieri sera prima di andare a letto… carne soda.-

Anna aveva un linguaggio già molto più avanti delle ragazzine che conoscevo, le amicizie di collegio e di città l'avevano smaliziata.

Arrossii di nuovo imbarazzato, allungando il labbro inferiore soffiai per raffreddare il viso e vincere l'imbarazzo creato da un'altra vampata .

– La nonna e la mamma hanno partorito prima dei diciotto anni,  aggiungi i miei dodici, totale  Marietta ha meno di 50 anni, si dovesse tenere un po' come le signore di Milano farebbe girare la testa a molti uomini.

Mi scappò un ti credo bene. 

 

Passammo qualche pomeriggio a infilare collane forando  telline, patelle,  reginelle e torciglioni.

  Quando giunse la notizia della morte del padre, Anna  accompagnata dalla nonna tornò a Milano. 

Dopo qualche giorno Marietta tornò sola.

il canto della bernarda

   Blog foto: grammofono1701     3 .   CIELI NERI

La scoperta della differenza dei sessi non turbò minimamente il prosieguo di quell'estate, avevo altro per la mente ora che la via del bosco si era aperta davanti a me.
Seguivo Marietta come un'ombra per  scoprire i suoi  "posti segreti": il bruck delle eriche dove si trovavano i migliori porcini, il piantone dei marroni più grossi , la radura delle mazze di tamburo, la lunghissima siepe di rovi carichi di more succose, i noccioli e perfino l'albero del nespolo selvatico dai  frutti  pelosi,  bronzei, aspri, da far maturare in inverno nella paglia,  immangiabili appena colti,  "legano la lingua".

Anna sempre con noi anche se spesso  quando  la nonna ed io ci inoltravamo nella boscaglia si fermava ad aspettarci all'ombra dei castagni, giocando di volta in volta con una lucertola, una lumaca, dei ricci vuoti di castagne o fingendo di cucinare piatti prelibati con foglie e sassolini colorati.
Il giorno che il cielo si oscurò per l'arrivo del temporale estivo,  quando i diavoli cominciarono a giocare a bocce tra le nuvole, cominciò a chiamarci ad alta voce e quando la raggiungemmo, grossi goccioloni si stavano già abbattendo su di noi. Marietta di corsa ci fece raggiungere un capanno nascosto tra gli alberi. Nonostante la corsa eravamo  inzuppati e tremanti per il freddo,  quel cielo nero  sembrava volesse scaricare sopra di noi tutta l'acqua dell'oceano.
Anna si  lasciò prendere dalla paura e cominciò a piangere, io  che ho sempre adorato i temporali  non ero  affatto preoccupato e  per consolarla la tenevo abbracciata. La nonna ci guardava divertita e diceva alla nipote: 

–  Il tuo cavaliere ti protegge e quando sarete grandi diventerai la sua donna.-
La bambina dai capelli neri si rasserenò,  cominciò a sorridere e darmi piccoli baci sulla guancia,  finimmo tutti e due tra le braccia della nonna che con infinita tenerezza, in preda ad una  commozione mai vista fino ad allora  come se  avesse avuto paura di perderci per sempre, non ci voleva più lasciare andare.  

Per la prima volta sentii  le morbidezze del corpo di una donna e questo mi piacque.
Il temporale passò alla svelta come tutti i temporali d'estate ma  ci attendevano altri cieli neri.

Sul viottolo di casa, dietro a noi di qualche passo, Marietta continuava a pulirsi gli occhi col fazzoletto.
 Non erano gocce di pioggia quelle che scivolavano dai suoi occhi.
Lei sapeva.
In fondo al portico di casa, appena arrivati da Milano, c'erano ad aspettarci i genitori di Anna: la Luigia e il suo uomo, il padre di Anna, del quale non  conoscevo neppure il nome visto che non lo  si nominava mai.

Mi spaventò  e non mi piacque da subito quell'uomo dalla cera gialla, la  sua faccia butterata sembrava sfregiata, probabilmente era malato, ma a me diede l'impressione di chi  é stato in prigione,  un uomo cresciuto in cattività, la pensavo proprio così. Dal suo sguardo duro capii che lì ero di troppo  ed era meglio tagliare la corda. Incrociai lo sguardo della nonna, sui suoi occhi era calato di colpo il velo di tristezza  che il tempo a venire non avrebbe più portato via. 

Lei sapeva.

 

Il giorno dopo Anna  mi comunicò che i genitori avevano deciso di portarla a vivere con loro a Milano, lontano dalla nonna che l'aveva cresciuta  libera e selvaggia.
Lontana da me.