Estate 1993. Panico a Cala Mesquida

Incastonato nel verde della pineta in uno splendido e incontaminato paesaggio a nord dell’isola di Maiorca : il villaggio vacanze di Cala Mesquida.

Le dune ricoperte da ciuffi di erba riparano la striscia di spiaggia che appare come una fascia tesa tra opposti gruppi di scogli.

Poche persone sul bagnasciuga, ombrelloni chiusi. Giornata grigia, il sole è oscurato da nuvole grigie. Vento forte.

Le onde sbattono fragorosamente sugli scogli sberle d’acqua, altre arrivano a riva a ritmo regolare come sullo schermo di un oscilloscopio, sinusoidi lanciate dal centro del mare agitato,  ideali per fare surf, non sono alte come quelle dell’oceano ma c’è qualcuno che sa come divertirsi.

Un gruppetto di giovani in boxer hawaiani scarica dal fuoristrada i bodyboards, tavole piccole e tozze in poliuretano dalla forma squadrata, lunghe circa un metro; le portano sottobraccio fino in riva al mare, spalmano la paraffina per aumentare l’attrito e consentire una maggiore manovrabilità, le lanciano nell’acqua, vi si buttano sopra con il ventre e nuotano fino ad un centinaio di metri dalla riva. Il leash, bracciale con guinzaglio elastico collega la caviglia alla tavola. Raggiunto il punto in cui l’onda comincia a frangere i ragazzi con un balzo montano il loro destriero, si posizionano mantenendo l’equilibrio con le braccia aperte e le ginocchia leggermente piegate e cavalcano le onde fino a riva dove la cresta diventa schiuma.

Con il tredicenne Ale osservo lo spettacolo divertente. Sembra tutto così facile. Uno sguardo d’intesa e padre e figlio decidono di provare la cavalcata col materassino bianco e blù.

– Non c’è bisogno di alzarsi in piedi, basta afferrarsi saldamente al gonfiabile, abbandonarsi all’energia e al gioco delle onde che ti scaraventano sulla spiaggia-.

Ci alterniamo nel divertimento, una corsa a testa. La sensazione dell’onda che frigge sotto il corpo e ti lancia in velocità fino sulle conchiglie e sulla sabbia del bagnasciuga è piacevolissima.

E’ il turno di Alessandro, un’ondata energica capovolge il materassino che in un attimo raggiunge la riva, lui rimane in mezzo alle onde sempre più minacciose.

Mi tuffo in soccorso, lo raggiungo a fatica perché il mare si è fatto grosso, lo aiuto a prendere fiato, è in difficoltà a rimanere a galla, sul suo volto è stampata la paura.

Cerco di fargli coraggio ma nuotiamo a vuoto, l’agitazione non ci fa avanzare di un metro. Panico. Il cuore batte forte, non so cosa fare, più delle braccia e delle gambe è il mio cervello che si dibatte:

– Dio mio, sono venuto in ferie per perdere un figlio. Come mi presento a Neli, come faccio a tornare a riva da solo, senza Alessandro-.

La disperazione mi avvolge, sconvolge e travolge come le onde che sembra arrivino da tutte le direzioni.

– Non lo lascio qui, vado giù con lui!-.

Guardo in cielo, uno squarcio tra le nuvole. Stella del mare aiutami!.

-State calmi, vi porto a riva io-.

Un surfista poco distante ha capito subito la situazione e si è precipitato in soccorso, afferra Ale, lo fa appoggiare con il busto sulla tavola :

-Tienila stretta e quando arriva l’onda di ritorno dalla spiaggia ti aiuto a superarla, rilassati e batti forte i piedi, in breve saremo dove si tocca e raggiungerai  la riva con le tua gambe-.

Poi si rivolge a me:

– Lei ce la fa da solo? Sì! Allora mentre noi scavalchiamo l’onda che arriva lei si infili sotto acqua, le sarà più facile superarla. Nell’intervallo nuoti con energia prima che arrivi quella successiva, in questo modo sarà più facile arrivare alla spiaggia. O.K. Andiamo!-.

E’ un esperto. Tutto come previsto, è stata dura ma tutti e tre siamo in salvo.

Alessandro sparisce in bagno, il suo intestino ne ha avuto quanto basta per farlo correre a tutta velocità prima di sporcare il suo costume.

Non so come ringraziare il giovane soccorritore che umilmente cerca di defilarsi. Arriva anche mia moglie. Neli non si è accorta di nulla, stava leggendo La valle dell’Eden di Steinbeck.

Ascolta l’avventura con trepidazione; con una carezza cerca di cancellare sul mio volto i segni dello spavento.

Il piccolo Matteo di nove anni ha assistito con trepidazione tutta la scena, da quando siamo a riva non ha staccato per un solo momento gli occhi dal ragazzo in boxer hawaiani. Gli appoggia la mano sulla spalla morbida e vellutata e gli sussurra:

-Tu sei il salvatore-.

Il giovane cavaliere accarezza la testolina del mio secondogenito e portando l’indice davanti al naso sussurra :

– Ssst, non dirlo a nessuno!-.

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low sparks of high-heeled boys di Sermide

Per questa canzone sospesa non c’è stata richiesta o meglio la richiesta c’è, eccola.

La nostra cara amica Zena Roncada scrive:

“Sermide è all’incrocio di ondeggiamenti e pensieri, in questo periodo.
Ha abdicato alla sua tranquillità geo-fisica e si sta muovendo, in tutti i sensi, in un’area piuttosto delicata. Eppure le idee e la voglia di fare non si fermano.
Faccio parte di un gruppo: Alla luce del sole.
E’ un gruppo di volontariato politico: ama il vivere insieme, nel segno della condivisione e dell’assunzione di responsabilità.
Per il 17 giugno abbiamo pensato di far rivivere una vecchia strada, in cui tanti negozi hanno gradualmente chiuso i battenti.
Vorremmo organizzare una esposizione di fotografie e possibilmente di ‘tranci’ di scrittura.
L’iniziativa ha nome ‘la Sermide che piace’. Per questo stiamo raccogliendo le immagini e le testimonianze anche di chi è passato di qui e ne ha visto il bello, magari in un vecchio muro, o nel Po, o in un giardino, o in un tetto…
Vi chiedo un aiuto.
Tanti di voi conoscono Sermide, per amicizia.
Ne avete scattato qualche fotografia? Volete scrivere alcune parole per fissare, grazie allo sguardo di chi non ci vive, un elemento di bellezza?
La bellezza è negli occhi cuore di chi guarda. E noi abbiamo bisogno di bellezza.
Potete spedire a me o qui: http://sermideallalucedelsole.wordpress.com/
Tante volte grazie.

Conosco l’esistenza di Sermide dai racconti usciti col favore delle nebbie , non me ne perdo uno, io che amo le soffitte e le storie nascoste nei bauli e nei cassettoni di una volta, ma non so niente di questa cittadina o paese della Bassa ( noi di qua chiamiamo bassa la zona di pianura che si estende a sud del nostro paese).

Ho cliccato sul google-maps ed ho cominciato a viaggiare : da Erbusco a Sermide 150 km circa, tempo due ore percorrendo l’autostrada A4 Brescia Verona e poi la statale SS12 fino a destinazione. Ho navigato col mouse sulla cittadina ho visualizzato tutte le foto e mi sono fatto una minima idea dei luoghi, in particolare mi sono soffermato sulle immagini del fiume e soprattutto sui resti dello zuccherificio e sul murale all’interno del fabbricato che raffigura degli uccelli notturni (stranamente ho appena inviato un racconto per un concorso dove parlo di un barbagianni).

Ma quale potrebbe essere il mio contributo?

Non so fotografare e non so se potrei raggiungere in macchina i luoghi visto che sono uno che guida da cani e evita il più possibile il volante…

ah ecco una canzone! In questo sono abbastanza bravo , o perlomeno è la mia passione e mi porta in qualunque destinazione, in cielo, sulla terra e sottoterra

E quale argomento scegliere?

La Zena degli ultimi post mi da una mano parlando dei ragazzi del suo paese:

Ci sono giovani bellissimi, che scaldano la vita, riannodano fili e trovano anche nel micro le ragioni per impegnarsi.

In questo percorso proprio i più giovani hanno insegnato tanto e ciascuno ha avuto l’umiltà di imparare e speranze da coltivare ed i sogni da realizzare, tanti obiettivi da raggiungere, tanto lavoro per consentire ai ragazzi di mantenere l’entusiasmo ed il sorriso”.

 

Si sono messi sul tavolo alcuni valori. Per condividerli e riempirli di senso abbiamo impiegato mesi e mesi, ma intanto abbiamo imparato a conoscerci e a lavorare insieme, aprendoci continuamente, senza chiedere credenziali a nessuno: soltanto la congruenza”.

OK grazie Zena, ho capito, la canzone l’ho trovata al volo, suona già nella mia mente. Penso alla strada da percorrere, penso ai piedi, alle scarpe, alla polvere, alle macerie, alla ricostruzione, penso ai ragazzi che riscoprono i valori che sembravano perduti e rispolverano il loro bel paese per farlo luccicare.

Questi ragazzi di Sermide portano le scarpe da tennis che radono il suolo ma la musica che diffondono li alza di una spanna da terra perché la loro è l’umile scintilla dei ragazzi dai tacchi alti

Se vedi qualcosa che sembra una stella sparata dalla terra
 e la tua testa gira per il suono forte di una chitarra 
 e non puoi scappare dalla musica,
non preoccuparti troppo, succedeva anche
quando da bambini ci divertivamo coi giocattoli e la cosa che senti è solo la musica
dell’umile scintilla dei ragazzi dai tacchi alti.

Il prezzo che paghi è troppo alto
mentre vivi al di sopra delle tue possibilità
e l’uomo col vestito ha comprato una macchina nuova
con i profitti dei tuoi sogni
ma oggi hai appena letto che è stato fatto fuori
da una pistola che non ha fatto rumore
ma non è stata la pallottola a stenderlo
è stata l’umile scintilla dei ragazzi dai tacchi alti.

Se hai un minuto per respirare
e ti hanno concesso un ultimo desiderio
chiedi un’altra chance
o qualcosa di simile non preoccuparti, succede quando sei sicuro di un dispiacere o una gioia. E la cosa che ti disturba è soltanto il suono
dell’umile scintilla dei ragazzi dai tacchi alti.

Se ti dessi tutto ciò che possiedo
senza chiederti niente in cambio
 faresti lo stesso per me
 o mi prenderesti in giro per spogliarmi di tutto, compreso il mio orgoglio.
 Ma lo spirito è qualcosa che nessuno può distruggere e il suono che senti è solo la musica
dell’umile scintilla dei ragazzi dai tacchi alti.

piccolo infortunio

Ieri 31 maggio ho rischiato di perdere un dito nella spezzatrice del pane.

Ho fatto proprio un’azione imprudente infilando l’indice della mano destra nell’ingranaggio per togliere un pezzetto di pasta.

ZAC uno dei coltelli mi ha beccato.

Per fortuna sono stato veloce e la ferita riguarda solo l’unghia anche se ho sanguinato parecchio.

Mi sono medicato, fasciato  e incerottato velocemente perché avevo ancora parecchio da fare e con il mio indice puntato verso l’altro ho continuato a lavorare fino a mezzogiorno facendo anche le torte.

Probabilmente ho la carne buona e non ho sentito dolore.

Devo stare attento e non fare più schiocchezze come questa, non può andare sempre liscia.

Riprenderò la scrittura al più presto , perché con questo dito sospeso in aria continuo a fare errori di battitura.