Fleurs per Anna Di Giovanni

Anna dice:

        La raccolta Fleurs di Franco Battiato mi ricorda un Natale molto bello con tanti amici che da anni non ritrovavamo più… bellissimo…

La cena , lo scambio dei regali, lo scambio di tutte quelle informazioni su di noi, sui nostri figli, sulla nostra vita in genere, insomma un Natale diverso, con un sapore nostalgico come le note di quelle canzoni. Vigilia magica: la neve oltre la finestra, le fiamme del camino… fuori da quel quadro osservavo tutto e pensavo: mi ricorderò di questo attimo…

Scegli tu la canzone mi fido del tuo sentire le cose”.

Ho scelto questa che conoscevo cantata dall’autore Charles Trenet -Que reste-t-il de nos amours?- la più adatta per questo post.

Chissà cosa mormora il vento


stasera col suo lamento

dietro la porta laggiù.

Di già il caminetto s’ è spento


io chiudo gli occhi e rammento

gli amori di gioventù.

Di voi che resta antichi amori


giorni di festa teneri ardori
solo una mesta
foto ingiallita fra le mie dita.


Di voi che resta sguardi innocenti,


lacrime, risa e giuramenti


solo sepolto in un cassetto qualche biglietto.


Sere d’aprile sogni incantati,


capelli al vento, baci rubati.


Che resta dunque di tutto ciò ditemi un po’.


 

Rivedo un viso, mormoro un nome


ma non ricordo quando ne come


penso a un villaggio dove non so se tornerò
.

Mai più, mano con mano nel buio


stupiti d’essere due

felici senza perché.

Mai più,fiori nascosti nel libro

il cui profumo ci inebria

ma presto evapora ahimé.


Di voi che resta antichi amori.

grandi segreti complici cuori


solo nel petto male guarita una ferita.


Di voi che resta parole audaci,

carezze caste, timide braci,

solo una cenere che più non fuma ma si consuma.


Chiari di luna dolci sentieri e tu perduta anima di ieri


perché sparisti, chi ti rubò, dimmelo un po’.

Solo un motivo risento ancora

d’un fuggitivo disco d’allora


e a un luogo penso dove non so se tornerò.

 

Que reste-t-il, è una canzone di struggente nostalgia che in questo periodo sento forte in me, nostalgico di professione.

Tra qualche giorno la mia grande casa sarà divisa in due appartamenti per fare posto al mio primo figlio Alessandro che ne abiterà una parte con la donna della sua vita.

Basterà una parete nel grande ingresso e le due parti saranno fatte, noi al pianterreno (bisogna pensare alla vecchiaia, qualche acciacco si è già annunciato) e i ragazzi al primo piano.

A noi rimarrà la cucina, quello che era lo studio dei ragazzi diventerà la nostra camera da letto, un bagno e il salone.

I ragazzi prenderanno la nostra camera, la cameretta di Ale e Matteo diventerà la camera dei loro futuri figli, un grande soppalco a due piani sarà soggiorno e sala da pranzo e infine lo studio dove ora sto scrivendo diventerà la loro cucina.

Una porta comunicherà i due appartamenti tra loro e con lo scantinato, dove fruiremo insieme di lavanderia , taverna, cantina e ripostiglio.

Quando penso a questi spostamenti e relativi cambiamenti si presentano agli occhi della memoria i momenti vissuti in ogni ambiente che sto per lasciare:

il primo pomeriggio a letto abbracciati dopo raids d’amore ad ascoltare la radio e guardare la luce di ottobre alla finestra, le ore d’amore che han dato vita ai nostri figli, le notti insonni quando i bambini erano ammalati e quando ormai grandi non rientravano dalle uscite serali, i giorni della malattia di mia moglie quando dormivo solo.

La cameretta dei ragazzi che avevo dipinto di giallo e rosso, i lettini col copriletto azzurro, i poster alle pareti realizzati da me con collages di carta da regalo, i pupazzi di peluche, l’inseparabile Gigi orsetto di Ale che da trent’anni ancora sta appoggiato accanto al suo cuscino, il letto vuoto di Matteo che se n’è andato sette anni fa proprio in questi giorni di maggio lasciando un grande vuoto, le costruzioni con i mattoncini Lego sulla mensola, il tappeto sul quale ci rotolavamo, facevamo il cavalluccio o stavamo a fantasticare.

Questo studio dove un tempo dipingevo i miei quadracci enormi ora appesi su ogni parete, la scrivania che dal 2009 è diventata la mia postazione per raggiungere voi amici che vivete oltre questo video illuminato.

I ricordi sono tantissimi e quando cominciano ad affacciarsi cerco di cambiare pensiero, voltare pagina per allentare il groppo in gola.

Quando mio figlio mi farà entrare nella sua casa, mi guarderò attorno…

cosa resterà?

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28 thoughts on “Fleurs per Anna Di Giovanni

  1. l’operazione di Battiato la trovo molto piacevole, soprattutto nella scelta dei brani riproposti. Ha sapore nostalgico, ma non piagnone, esattamente come i testi che accompagni a questi omaggi musicali.

    p.s. la mia di figlia invece ha deciso di farsi svenare da una padrona di casa molto facoltosa, vecchia milanese arricchita con la fabbrichetta; in attesa di un futuro più solido, che sembra allontanarsi ogni giorno di più

    un abbraccio Fausto

    • Sai Massimo , amo molto questo brano soprattutto nella versione francese, pensa che conoscevo la canzone ma non il titolo ne l’autore , la cercavo dappertutto con il titolo Que l’heure est il e quindi non riuscivo a trovarla, poi è apparsa sul blog di Alga Spirulina e dopo la proposta di Anna l’ho trovata anche nella traduzione di Battiato.
      Quando penso ai nostri figli e al loro futuro mi rannuvolo , si dice sempre che hanno avuto tutto ma alla fine stavamo molto meglio noi , non credi. Penso al posto di lavoro: mi ero appena diplomato e ho dovuto scartare diverse richieste e non sapevo cosa scegliere oggi è tutto l’opposto. E la casa? se penso alla miseria che è costata la mia quando l’abbiamo costruita che oggi con quei soldi riuscirei a malapena a pagare i pavimenti.

  2. Quanta ricchezza doni con i tuoi racconti pieni d’umanità, senza fronzoli, senza superfluo. E grazie per il pieno d’emozioni che si fa qui da te e per le bellissime note che m’hai portato nei commenti. Buona domenica a te, ai tuoi cari e a, ai tuoi amici virtuali

  3. Falconiere…grazie, hai interpretato a meraviglia la mia canzone sospesa.Ti ringrazio di cuore di essere stato così sollecito nel riportarmi quei ricordi, che depositano dentro di me e mi riscaldano come il mio caminetto acceso di quel Natale ,ormai lontano. Sento che anche per te c’è la stessa canzone per dei momenti che stai vivendo in questo periodo di cambiamento della tua vita….si perche trasformare la casa, e sempre qualcosa di difficile da affrontare, anche se per una causa così bella, come il condividere la vita con tuo figlio. Che posso dirti, ….inizierai nuove emozioni, vedrai, e ti porteranno nuove avventure da vivere….ciao !!!

  4. Leggo nelle tue parole quel tanto di acre che sempre lascia sulle labbra la nostalgia. Eppure la tua casa che dividi, non per separare ma per accogliere, rappresenta la stessa nostra vita che col tempo si trasforma, rami nuovi poggiano sulla forza di quelli più vecchi e tutto si rigenera ed ha un senso.
    Tanta gioia per te e la tua famiglia!

  5. Di questa tua famiglia che cresce e di questi tuoi lavori di risistemazione casalinga mi avevi raccontato già. Ma questa colonna sonora aggiunge sapore a sapore.
    Que reste- t-il è da sempre una delle mie canzoni preferite. Trenet e Mouloudji (mai sentito “Un jour tu verras” ?) son cantanti e autori intramontabili.
    L’unica cosa che mi turba è che siano stati anche “cavalli di battaglia” del Berlusconi da crociera al pianobar! Magari non fosse mai sceso da quelle navi! Come il Novecento di Baricco. Magari ci fosse affondato dentro! come il Di Caprio sul Titanic.

  6. Se resterà tuo figlio, la casa sarà sempre piena. Avrete una figlia in più e qualche nipotino, tutti vicini. Ci vuole soltanto un po’ di intelligenza per regolare la convivenza, l’amore l’avete. Auguri, amico mio. Com’è bella, mesta e vera la tua canzone che qui ci proponi.

    • Sì, Zena, allora lo chiamavano Il Colino, disegna sul soffitto una bellissima trama a seconda della lampada o della luce che il tavolo sottostante rimanda verso l’alto. Le nostra case si assomigliano, sulle mie pareti sostano quadri fatti da me su vecchie assi di pane lunghe e strette.

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