Local Hero per Iraida 2

Iraida 2 dice: – Non è una canzone, è Knopfler che suona la colonna sonora del film Hero.

Mi ricorda un periodo felice della mia vita che associo sempre al suono di questa chitarra meravigliosa- .

L’abilità tecnica è una delle qualità che hanno permesso a Mark Knopfler di affermarsi.

Grande virtuoso della chitarra, il musicista britannico leader dei Dire Straits suona quasi esclusivamente in fingerpicking ovvero senza l’ausilio del plettro.

“Mark ha la straordinaria capacità di far emettere alla sua Schecter Custom Stratocaster dei suoni che paiono prodotti da angeli il sabato sera, quando sono esausti per il fatto di essere stati buoni tutta la settimana e sentono il bisogno di una birra forte”  Douglas Adams

Chi sono gli eroi?

Il mio primo eroe è stato Buffon, portiere dell’Inter negli anni ’50 ma poi sono diventato juventino e mi piaceva Sivori, in quinta elementare son passato a Garibaldi, alle medie Aiace, Sigfrido e il Cid Campeador, alle superiori diverse Rockstar; son rimasto senza eroi quando mi sono reso conto cominciando a lavorare che gli eroi sono di tutt’altra specie, sono gente comune che frequentiamo ogni giorno senza renderci conto del loro valore perché non fanno cose eclatanti ma procedono nella loro vita con dignità, qualunque sia la strada che stanno percorrendo.

La domenica pomeriggio con mia moglie solitamente facciamo una passeggiata circumnavigando il nostro piccolo paese. Un giro di sei chilometri nel verde dei campi passando accanto al camposanto dove ogni tanto entriamo per una visita a parenti e amici che sono andati oltre.

Mia moglie trova sempre qualche conoscente per far due chiacchiere ed io mi perdo nella memoria girovagando tra le tombe incrostate di licheni.

Un paio di anni fa , tra colonne spezzate e lapidi in marmo, un fanciullino inseguiva una farfalla cavolaia di quelle bianche con la lunetta nera sul bordo delle ali. Il lepidottero gli sfuggiva continuamente perciò avvicinandomi al bambino gli insegnai il trucco: bastava lasciare che l’insetto si posasse, chiudesse le ali e con pollice e indice come pinza afferrarlo per le ali da dietro .

Facilissimo. La consegnai al piccolo che tenendolo bene in alto mostrò il trofeo a un giovane uomo, il padre supposi, che nel frattempo ci stava osservando.

-Il signor Marchetti ha sempre qualcosa da insegnare-.

Incrociai il suo sguardo, occhi grigio azzurro propri del cielo d’aprile quando il tempo è indeciso su cosa fare, occhi d’acqua impressi nella mia memoria, un flash:

-Claudio sei tu?

E’ tuo figlio questo?

Quanti anni sono passati?

Trenta?

Non pensavo così tanto. Che fine hai fatto?

Non ti ho più incontrato da quando ho lasciato la direzione della fonderia. Lavori ancora là?-.

Nello scantinato della portinaia della ditta dove lavoravo come direttore responsabile alla produzione di orologi da tavolo in stile in ottone antichizzato vidi la prima volta Claudio,

a testa bassa, concentrato, stava assemblando moschettoni in zama nichelata, accessori che collegano i manici alle borse; lavoro nero.

Gli chiesi qualcosa.

-Alzi la voce -disse la signora – da bambino ha avuto un incidente col trattore del nonno e non sente bene-.

-E non si può fare niente?-.

-Non hanno mezzi , tirano la cinghia -.

-Quanti anni hai -gli urlai a due dita dagli orecchi- quasi quindici, verresti a lavorare di là in fonderia con me?-.

Gli occhi plumbei scintillarono.

-Mi serve un ragazzo sveglio che impari alla svelta ad eseguire lavori meccanici, forare, filettare montare, e quando sarai più grande anche saldare e verniciare-.

-Sì tutto quello che vuole signore a me piacerebbe imparare a saldare, dicono che si guadagna bene-.

-OK parlane con i tuoi e fammi sapere-.

-Saranno sicuramente d’accordo.-

Nessun problema con questo ragazzino che imparò velocemente anche saldare a filo, mi fidavo talmente da lasciargli già dopo un mese la lista delle priorità da svolgere; quando gli avanzava tempo veniva immediatamente da me e si metteva a disposizione per qualsiasi altro lavoro, così gli insegnai in due anni praticamente tutte le operazioni richieste nel ciclo di lavorazione del reparto, compreso il montaggio del movimento sull’orologio e la confezione.

Lo convinsi a mettere da parte la somma necessaria per l’apparecchio acustico e cominciai a fargli capire che per lui sarebbe stata una buona cosa un corso serale all’Esperia. Certo erano sacrifici ma con la sua volontà e la buona testolina poteva nel tempo richiesto ottenere il diploma di perito che gli avrebbe aperto sicuramente altre strade.

Nell’81 a 28 anni, era da poco nato il mio primo figlio e mio padre cominciò a non stare bene, mi licenziai dalla fabbrica per tornare a svolgere il lavoro di famiglia mettendo fine alla mia carriera di direttore – un peccato mi dissero tutti.

-E io cosa faccio adesso senza il mio eroe- disse Claudio stringendomi la mano l’ultimo giorno.

-Non perdere tempo,tentala tu la carriera ne hai tutte le possibilità – e ci perdemmo di vista.

-No ho cambiato lavoro, l’anno stesso della tua partenza mi iscrissi all’Esperia e mi diplomai in cinque anni, perito meccanico, nel frattempo avevo lasciato anch’io la fonderia per un posto nella grande industria per macchine tessili M. dove lavoravo nel reparto delle frese. In questi anni grazie al diploma sono sono diventato il caporeparto e tutto questo lo devo in gran parte a te per la fiducia che hai sempre riposto in me, l’autostima indotta da te ha trasformato il ragazzino che tutti ritenevano semi-handicappato in un uomo che sa fare egregiamente il suo lavoro-.

-Allora sei tu il mio eroe adesso!-.

Col sorriso colmo di tutto il ben che aveva in cuore prese tra le braccia il figlio e gli disse di darmi un bacio che in quel momento avrebbe voluto darmi; fu l’espressione di gratitudine che colsi nei suoi occhi d’acqua.

-Dai un bel bacio al signor Marchetti che ha sempre qualcosa da insegnare, anche come si catturano le farfalle-.

Signor Marchetti, da trent’anni non mi aveva chiamato più nessuno così.

Annunci

30 thoughts on “Local Hero per Iraida 2

  1. …e Claudio lo sa che il signor Marchetti sa anche toccare le corde più sottili dell’anima e farle vibrare come fa Knopfler con la sua Schecter Custom Stratocaster?
    Erano i primi anni 80 e Knopfler suonava una delle musiche di Local Hero, film in cui si intrecciano temi come l’ambientalismo, il capitalismo disumano che priva l’uomo della sua identità, il mito del “ritorno a casa” e del villaggio come unica realtà a dimensione umana, le cose semplici che hanno la meglio su potere, successo, danaro… le cose semplici, Fausto, quelle di cui siamo impastati noi e di cui tu parli con la sensibilità di un poeta.
    Grazie!

  2. il mondo è pieno di eroi mai premiati, mai riconosciuti, se non dalle persone sensibili e gentili

    signor Marchetti, sai che “suona” proprio bene?

    🙂

    p.s. io ero un ragazzaccio che preferiva il distorsore di Blackmore, mi piaceva il più casino possibile, allora

      • sono andato avanti ancora un po’ col casino, e ancora oggi, nei momenti di depressione Made in Japan mi da la carica
        🙂
        poi ho paerto le vewdute e amato tutta la musica
        oddio, magari con qualche eccezione

        🙂

  3. Caro il mio Signor Marchetti, lei è un maestro di miniature, come i miniaturisti del medio evo. Miniature letterarie, miniature di ricordi, piccoli quadretti di vita ma di grande sapore. Quanto alla musica, molto bella. Per un un film bellissimo, che ricordo con enorme piacere.
    E ricordo una battuta in particolare, quando i due protagonisti si trovano cucinato e propinato nei loro piatti dall’albergatore presso cui alloggiavano un coniglio con una zampa rotta, che loro stessi avevano avevano raccolto (dopo averlo investito) per curarlo, e tenevano in camera. E al quale avevano messo un nome, come un qualsiasi animale domestico
    All’inizio non sanno cosa stanno mangiando ed apprezzano il piatto. Poi piano piano realizzano “chi” (e non un “cosa”) stanno mangiando. E tra improvvisi conati di vomito esclamano che “non si può mangiare qualunque cosa a cui è stato dato un nome”.
    Solo una piccola scena di un film molto bello nel suo insieme (musiche comprese). Che mi piacerebbe rivedere.

    • grazie Carlo, non vedo l’ora di trovare questo film , la scena del pranzo col coniglio mi ricorda qualcosa , forse me l’hanno raccontato degli amici oppure, anch’io ho visto il film in TV (anche se è difficile che mi possa dimenticare una scena del genere soprattutto con una a colonna sonore come questa. Domani cerco su YouTube. Oggi è venuta la mia dolcissima nipote Clothy e anche lei mi ha lasciato la sua canzone sospesa.” piccola stella senza cielo” di Ligabue, ho già qualche idea, prima però deve prendere un bel voto nel compito sulle equazioni e in quello di geometria e per questo faremo ancora un paio di pomeriggi esercitandoci sulla materia.

  4. …e questa è la scena finale, non voglio svelarti nulla, ma se guarderai il film, ti resterà un bel pò nelle orecchie la musica di Knopfler e lo squillo del telefono in sottofondo.

    • ero l’esperto per le cavolaie, le altre non le catturavo (anche perché sono più sveglie e ci vorrebbe il retino).
      un’altra mia specialità anzi due : la cattura delle cicale e quella dei grilli….un maestro (prima o poi ci scriverò un post).
      il gioco crudele del mulinello coi maggiolini lo hai letto la primavera scorsa .
      e poi mi piaceva tantissimo scovare le cetonie o scarabeo dorato ubriaco di polline di rosa….che meraviglia!

  5. Già. C’è sempre da imparare da questo Signore. Adesso non per vantarmi ma anch’io me n’ero già accorta da un pezzo … 🙂
    Fin’ora sono arrivati tutti brani bellissimi. E se ti proponessi una canzone “brutta”? Così, giusto per vedere che succede. Al momento non me ne viene in mente nessuna, ma appena l’avrò scovata ti getterò il guanto di sfida. Si fa per dire. Tanto si sa già chi vince..
    baci!

      • ok. Più che canzoni brutte le definirei canzoni inutili. Un esempio? La canzone vincitrice a Sanremo di quest’anno Emma Marrone “non è l’inferno”. Almeno credo che abbia vinto sanremo ma non sono sicurissima. C’era bisogno di questa canzone? No. Ce ne sono già un tot di pressocchè uguali e altrettanto già scritte, già sentite, noiose fino allo sfinimento se non, talvolta, irritanti… insomma, appunto, inutili.
        Ho scelto questa perchè, essendo recente, non offenderà nessuno non essendo legata a ricordi. Son curiosa di vedere cosa riesci a imbastirci sopra … eh eh eh
        baci baci

      • ps : volendo ne ho altre. Moooolte altre. Dipende da quanto vogliamo essere cattivelli…
        a ri-baci

      • non è l’inferno…sei sicura che sia questa che ha vinto Sanremo?
        hai scritto: inutile.
        aggiungerei la motivazione di partenza….è brutta forte. Se mi dici che ha vinto il festival ci credo , lì vincono sempre le peggiori.
        Mi è venuta una prima idea al volo, non so se la cavalcherò , comunque guarda bene il viso di questa Emma. sostituisci al nome le due emme con una elle e una esse, invecchiala di una quarantina d’anni e prova a pensare all’attuale ministro del lavoro. altro che non è l’inferno ci siamo dentro fino al collo!

  6. Bella storia, Fausto. Io, come soundtrack, ci vedrei ancora meglio “Working Class Hero” del John Lennon solista.
    (Sai che nel mio piccolo, nel mio piccolissimo, suono anch’io la chitarra in stile fingerpicking, ma molto all’aitana… 🙂

  7. Mi hai tanto commosso con questo episodio della tua vita, forse perché* ho visto i miei alunni in quel ragazzino che hai guidato così bene e amorosamente. Sono queste le cose che restano. Per quanto riguarda la musica, ne sono pazza, ma me la sento tutta rimescolata dentro di tutti i generi simultaneamente, ogni tipo si introduce nell’altra, vi entra, vi esce, vi ritorna, si assimila e cambia per riprendersi. È come la varietà delle stirpi, religioni e razze umane: una grande armonia dove ognuno è un assolo.

  8. magic -finger, magic “Signor Marchetti” c’è proprio magia nei tuoi posts caro Fausto
    amo tanto i revival sarà che sono alquanto datata, oops forse è meglio vintage.
    Un abbraccio.
    p.s. quanto mi piace come si lasciano andare i tuoi ospiti, vedi che bel salotto?

  9. Al cimitero acattolico (o detto degli Inglesi) a Roma, accanto alla Piramide Cestia, ci andavo a studiare con un amico al liceo, anche se ancora non andavano di moda i film di vampiri alla Twilight, egregio Sig. Marchetti 🙂
    Knopfler è un mito inarrivabile…
    Buon fine settimana

    • per me il cimitero ero un posto per meditare, mi è sempre piaciuto il silenzio tra i cipressi e le tombe antiche, ora lo hanno ammodernato un po’ troppo, troppi fiori a marcire nei vasi preferivo quelli semplici piantati in terra.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...