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Di Algaspirulina conosco poco o niente, nemmeno il nome, so solo che si è appena trasferita da Torino a Milano, ascolta buona musica ed è appassionata di film; a lei devo il ritrovamento di una canzone che non mi riusciva di trovare: Que reste-t-til di Charles Trenet che contiene un ricordo molto importante per me.

Il brano scelto da lei è cantato dai Beatles, attribuito alla coppia Lennon & McCartney, scritto in realtà solo da John.

La prima ispirazione del brano risalirebbe addirittura a quando John Lennon aveva 12 anni.

Un ossessivo nonsense caratterizzato dall’accostamento di espressioni estremamente casuali.

L’ultimo minuto è fatto solo di rumori, e ovviamente si sente anche: “Oh, is really dead” riferito alla presunta morte di Paul e pare che se si ascolta la registrazione all’indietro si sente John che dice: “un indizio per tutti voi, il tricheco è Paul” ma secondo me è tutto un gioco!!

Il componimento, che si distingue per sorprendenti effetti sonori di sottofondo, è l’elevata complessità delle tecniche messe in atto in fase di registrazione, davvero strabilianti per l’epoca.

Io sono lui, come tu sei lui, come tu sei me e noi siamo tutti insieme.

Guarda come corrono, come maiali da un fucile, guarda come volano.

Sto piangendo. Seduto su un cornflake, aspetto che arrivi il camion.

Corporazione dei copriteiera, stupido maledetto uomo del martedì,

sei stato un bambino cattivo, hai fatto il muso.

Io sono 1’uomo delle uova, oh, loro sono gli uomini delle uova.

Oh, io sono il tricheco, goo goo g’joob.

Il poliziotto della City seduto con bel garbo,il piccolo poliziotto in fila.

Guarda come volano, come Lucy nel cielo, guarda come corrono.

Io sono l’uomo delle uova, oh, loro sono gli uomini delle uova.

Oh, io sono il tricheco, goo goo g’joob.

Seduto in un giardino inglese, aspetto il sole.

Se il sole non esce, mi faccio 1’abbronzatura sotto la pioggia inglese.

Sardelle di semolino che si arrampicano sulla Torre Eiffel;

pinguini elementari che cantano Hare Krishna,

uomo, avresti dovuto vederli prendere a calci Edgar Allan Poe.

Io sono l’uomo delle uova, oh, loro sono gli uomini delle uova.

Oh, io sono il tricheco goo goo goo joob

I miei due figli hanno quattro anni di differenza, il più piccolo è più alto del più grande. Alessandro è più calmo ma dorme poco, Matteo è nervoso ma quando dorme…dorme alla grande.

Li abbiamo abituati ad andare a letto presto la sera, solitamente dopo i cartoni delle 20. Prima delle nove di sera partivano impigiamati dopo averci dato il bacio, per salire al primo piano dove stanno le camere, carichi di libri come due sherpa che dovevano affrontare la scalata del K2.

Volumi dell’enciclopedia della scienza e della tecnica per Ale e degli animali per Matti.

-Vieni su dopo papi-.

Mai una volta che chiedessero a mia moglie di raggiungerli.

Il richiamo del piccolo stimolato dal fratello maggiore -papi vieni, papi papi -diventava sempre più pressante finchè se il film non era proprio così interessante cedevo allo stillicidio. Sì perchè Matteo quando ci si metteva era proprio un rompiballe.

Chiaramente il letto occupato non era quello della loro cameretta, no, come sempre si dovevano addormentare nel lettone grande trasformato in biblioteca comunale con tutti quei volumi dalle copertine verdi e rosse.

Al mio apparire sulla porta i loro occhi si illuminavano, Ale sistemava i cuscini contro le schienale e mi faceva posto in mezzo e poi proprio come sua madre, sistemava lenzuola e coperte a “pennello” stirandone le pieghe.

Subito dopo spostava i libroni e alzando il coperchio della cesta in vimini pescava il libro magico: Winnie the Pooh.

– Facci ridere papi-.

Probabilmente sapete tutto sull’orsetto di pezza; il mio dovere d’informazione mi dice di aggiornare chi non ne fosse a conoscenza:

Winnie Pooh è un orso che vive in una vecchia quercia e si occupa principalmente di mangiare miele e comporre poesie. Con lui vivono alcuni amici:

la simpatica tigre Tigro che saltella in lungo e in largo con il balzo di rimbalzo, non ama il miele e non gli piace perdere.

Pimpi un piccolo maialino rosa molto timoroso.

Tappo un coniglietto che si lamenta sempre ed in particolare dei guai procurati da Pooh.

Ih-Oh un asinello sempre triste e sconsolato perché perde continuamente la coda, attaccata da uno spillo,essendo anche lui come tutti un giocattolo di peluche.

Ci sono poi i due canguri: Mamma Kanga e il piccolo Roo che sta sempre nella tasca del marsupiale , il saggio gufo Uffa e infine Effy l’ elefante efelante lilla.

-Io sono questo. Tu sei quello. No tocca a me Winnie-

una piccola discussione sui ruoli, lo scemo di turno, il Tigro toccava sempre a me.

Guardavamo le figure e i disegni interpretando di volta in volta le voci dei pupazzi e creando all’istante nuove storie e avventure senza senso, proprio nello stile della canzone di Lennon, si arrivava a finire sulla pagina illustrata coi dolci e la frutta per la festa dove ognuno sceglieva a turno qualcosa da mangiare.

Al Tigro toccava ingozzarsi, insozzarsi , spesso vomitare e altre due cose che non scrivo.

Ridevano in modo diverso i miei figli, Ale con una risata grossa determinata, potente da uomo, quella di Matti era propria da bambino che ama cantare, sì perchè lui e la mamma cantavano a più ore del giorno per la mia felicità e la rabbia di Ale :

-Smettetela voi due che fate schifo-. Ancora adesso nonostante ami la musica quando arriva in casa corre subito ad abbassarmi il volume dicendomi che farò scoppiare i diffusori del suono, suo fratello invece sempre “volume a manetta” che quando consegnava il pane a domicilio sapevano che era nei paraggi trecento metri prima della sua apparizione.

Anguria e lamponi per Ale, fragole per Matteo, pesche gialle e succose per me. Peccato non ci fossero le nespole; mi addormentavo con quella voglia finchè mi decisi a piantarne un albero in giardino.

Il secondo figlio poco dopo si addormentava , l’altro aspettava la mamma sfogliando il libro sulle centrali idroelettriche, il principio del motore a scoppio, gli altoforni, le missioni spaziali.

Salivano in silenzio altri cinque gradini fino alla cameretta – bacio, bacio, dormi adesso che è tardi. Buonanotte!

-Mamma di’ al papi di venire su anche domani sera-.

Poi arrivarono i giorni che noi andavamo su e stavamo svegli ad aspettarli finchè rientravano in casa.

Ora si dorme…anche davanti alla televisione.

Perché il tempo passa così in fretta!.

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