Tag

Laura Costantini ha scelto il tema dell’immortalità. Le auguro di raggiungerla con la scrittura di uno o più libri che passeranno alla storia. Pochi giorni fa, la prima Elle del duo L&L ha fatto un gran bel salto sconfiggendo il suo cavaliere nero Kurgan-Rai e uscendo dal precariato.

Who wants to live forever trasmette la desolazione totale per il tempo che passa inesorabile. L’orchestra amplifica l’impatto motivo di questo brano che si muove tra pause genali per poi morire in un soffio leggero. Il primo verso della canzone è cantato dal chitarrista Brian May che dopo la pausa cede il posto a Freddie Mercury, il front man dalla voce potente, la superstar degli show dei Queen.

Non c’è tempo per noi, non c’è spazio per noi. 
Cos’è che costruisce i nostri sogni, eppure ora scorre via
. Chi vuol vivere per sempre?.

Non abbiamo scelta, il nostro destino è già stato deciso. 
Questo mondo ha un solo dolce momento messo da parte per noi. 
Chi vuol vivere per sempre?
 Chi desidera amare per sempre?…quando l’amore deve morire.

Ma tocca le mie lacrime con le tue labbra, tocca il mio mondo con la punta delle tue dita
 e potremo avere per sempre e potremo amare per sempre
 L’ eternità è il nostro presente

 Ma chi aspetta in eterno?

Val di Fassa, corso roccia estate 1974

La prima squadra di scalatori occupava la prima delle otto tende dell’accampamento, proprio di fronte a quella degli addetti ai servizi, nella quale alloggiavo anche io in qualità di furiere.

Avevo soprannominato gli Immortali, i sei splendidi esploratori, i giganti che durante il campo estivo mi avevano superato durante le ascese in vetta e gli scavalcamenti con la squadra mortaisti per tracciare le vie nella neve fresca e sul ghiacciaio del Similaun . Ho scritto sei giganti , correggo cinque perchè quello che chiamerò Gianpiero poiché non riesco a ricordarne il nome , era alto un metro e settanta come me, non era bello con quella faccia rossa da camuno del Tonale e Gavia. Capelli rossi, pelle chiara , lentiggini, il mento leggermente sporgente: un fauno vero e proprio, esteticamente era la rovina della squadra.

Certo tra le rocce era tutt’altra cosa. Un gatto o una scimmia. Volevano tutti stare legati alla corda con lui , era il più esperto, prudente e fidato. Di fatti, “il biondo di Riva del Garda” che aveva una paura tremenda e a volte arrivava a sera in lacrime, se lo era accapparrato e si rifiutava di arrampicarsi se non lo accoppiavano col montanaro.

Spesso la sera mi sedevo sulle loro brande per ascoltare il resoconto della giornata che poi mi toccava fare una relazione per l’odioso Maggiore . Il fauno mi si accollava, non riuscivo a capire il perchè destassi un tale attaccamento visto che lo scansavo e ogni volta gli facevo togliere il braccio dalla mia spalla. Ma lui era così, un sempliciotto (anch’io lo ero anche se mi davo arie da superiore) e poi gli volevano bene tutti , perchè era allegro e aveva sempre qualcosa da raccontare per tenerci allegri. Diplomato alle magistrali aveva dichiarato che il suo lavoro sarebbe stato quello, una volta congedato:- insegnerò ai bambini della mia valle che non devono abbandonarla per cercare lavoro all’estero perchè il futuro è nella valle- e ci credeva.

Mi aveva prestato un libro: Il primo cerchio di Solgenitsin, che leggevo una pagina al giorno perchè ogni sera mi interrogava. Mi chiamava Crosby e questo mi piaceva. Si era appassionato alla musica che ascoltavo, voleva esserne istruito e questo aveva contribuito a farmelo diventare meno antipatico dopo il primo mese. Sì perchè il corso doveva durare quattro settimane, invece a causa di un caso sospetto di orecchioni ci avevano tenuto in quarantena e prolungato così il corso fino alla fine di ottobre.

Di ritorno in caserma dopo la licenza premio ci ritrovammo alloggiati nella stessa camerata. Gli esploratori erano sempre impegnati in qualche missione esterna, ci si trovava di rado. Il libro lo avevo letto tutto e Giampiero era entusiasta per l’acquisto dell’LP che gli avevo consigliato, la nostra amicizia stava procedendo positivamente mentre le sere si stavano allungando.

Una notte di dicembre fui svegliato da un trambusto, quattro esploratori sorreggendo la branda del mio amico che sussultava sotto le coperte in preda a quelle che mi apparivano convulsioni, uscirono di corsa dalla camerata. Al primo momento mi diede l’impressione di uno dei soliti scherzi ma quando dopo un paio di ore fecero ritorno, Giampiero non era con i quattro a testa bassa. Mi informarono che l’ufficiale medico l’aveva inviato all’Ospedale di Bolzano per una sospetta infezione da meningococco. A sera giunse la notizia di morte per menengite fulminante.

Gli esploratori mi chiesero di far parte del picchetto per il presentat-arm, – ci avrebbe tenuto molto alla tua presenza- così mi trovai schierato nel piazzale antistante l’ospedale militare ,accanto ai quattro giganti in lacrime ad innestare la baionetta in canna. Quando lo sportello del carro funebre fu chiuso, si avvicinò una ragazza che aveva le stesse sembianze del fratello, ci strinse la mano, per ognuno una parola di conforto, si capiva che ci conosceva dalle lunghe lettere che il fratello le scriveva. Non riuscii a trattenermi dall’emozione quando abbracciandomi disse:

-Tu sei quello che gli ha fatto acquistare il disco vero? Lo ha fatto girare talmente sul piatto nei cinque giorni di licenza che ha quasi fuso lo stereo. Ora piace anche a me If I could only remenbere my name.

Da quasi quarant’anni più nessuno mi chiama Crosby, degli immortali non ne ho più saputo nulla e del mio amico camuno non ricordo il nome.

Annunci