Blood makes noise per MAV Telefunken

Lui dice: “ Blood makes noise di Susanne Vega è un album che da quando è uscito mi suona in testa anche se non l’ho mai comprato” e… mi mette in crisi.

Suzanne Vega è un’ artista che pur avendo e mantenendo un’identità pop folk, non manca di saper trasmettere gradevolezza sonora attraverso uno stile elettronico e strumentale in canzoni spesso brevi di stile complesso come in Blood make noise del 1992 , suoni mettallici, distorti, dark per far brillare d’intensità dolce e nello stesso tempo energica .

Di quest’artista conoscevo il nome e niente più, e allora sotto con gli ascolti per un tot di tempo…mah , so già che Mav non ne avrà a male se gli dico che questa donna non è entrata nelle mie vene.

“Il frastuono nella mia testa è troppo e non va bene.

Sono in piedi in un tunnel ventoso e sto gridando attraverso il rombo.

Vorrei darti le informazioni che stai chiedendo,

ma il sangue fa rumore, è un ronzio nelle orecchie.

Il sangue fa rumore

e non riesco a sentire nell’ispessimento della paura.

Penso che si potrebbe desiderare di conoscere i dettagli e i fatti

ma qualcosa nel mio sangue nega la memoria degli atti.”

Qualcosa ve lo dico subito io , perchè di ciò che vuol dire Susanne ho capito un gran poco:

Mav Telefunken è il mio anda, nel linguaggio delle tribù mongole questo termine sta per fratello di sangue come il grande Temucin Khan e il fedele Bogorku che dopo aver inciso col coltello le rispettive carni han mescolato il sangue e lo han bevuto.

Noi non abbiamo fatto proprio così: niente sangue, ma nelle nostre vene abbiamo mischiato la musica che beviamo quotidianamente.

Mav, al secolo Mirco Veljovic è uno splendido esemplare serbotedesco, quarantenne, lui si definisce commesso viaggiatore (aggiungo, di quelli con i controcazzi, sia per l’importanza del suo lavoro che per i viaggi  intorno al mondo-praticamente l’ha girato tutto e ancora non si ferma!). Siamo parenti per vie delle mogli-cugine, ci incontravamo un paio di volte l’anno in occasione del Natale e della Pasqua finchè tre anni fa col mio ingresso su Facebook è iniziata la nostra splendida amicizia telematica.

Una delle sue passione più grandi oltre alla famiglia e ai viaggi, è la musica … e ti credo sennò come saremmo potuti diventare così “anda” come siamo.

Ha da poco formato una band, un duo: The TWO, suona la chitarra alla grande.

Per la mole non solo fisica ma in tutto quello che fa, per la gentilezza non solo nell’aspetto ma in tutto quello che fa, il nome che ho imposto al mio anda è GENTLE GIANT, gigante gentile.

Come siamo diversi l’uno dall’altro potrebbe spiegarlo bene, se potesse parlare, un cioccolatino incartato posto in una luccicante carta stagnola.

Il suddetto cubetto di cacao e ingredienti vari se potesse scegliere a chi sacrificare la propria vita si butterebbe in bocca a Mirco:

Io strappo la carta e dopo averlo ghigliottinato con gli incisivi, lo ribalto con la lingua un paio di volte per assaporarne alla velocità della luce tutti gli aromi prima di inghiottirlo. Tempo totalizzato 10 secondi

Mirco apre piano l’involucro metallizzato, contempla il pezzo mangereccio, lo avvicina alla bocca lentamente, sporge le labbra come da un balcone per baciarlo e quando finalmente è in bocca, dal movimento delle guance del serbotedesco si può comprendere la delicatezza con la quale lo scioglie prima di mandarlo nel laboratorio digestivo con qualche schiocco di piacere. Tempo totalizzato 5 minuti.

Nel 1973 ho visto dal vivo i Gentle Giant; l’eclettica band dei fratelli Shulman caratterizzata da uno stile Jazz e hard rock mescolate ad atmosfere medioevali e barocche, in occasione della presentazione del loro quarto album In a glass house.

La cara amica Marilena mi disse che ci avrebbe dato un passaggio il fidanzato straniero di un’ amica che puntualmente arrivò con un maggiolone Volkswagen arancio sfavillante. In vettura oltre al guidatore, strano personaggio vestito in modo sgargiante, con barba e capelli lunghi e incolti, erano già appollaiate quattro ragazze in stile hippy. Con noi due il conto saliva a sette. Senza scomporsi il tedesco che non sapeva una parola di italiano (non so ancora come lui e la ragazza comunicassero, anche se poi l’ho capito al volo) smontò i sedili del passeggero e quello posteriore e quando ingranando la marcia mollò la frizione mi trovai avvolto da braccia e gambe di cinque odalische dell ‘harem ambulante.

In quegli anni anche i miei capelli erano abbastanza lunghi e con la mia camicia di seta indiana e jeans sdruciti ero abbastanza in linea coi tempi.

Il fatto sta che quando arrivammo a destinazione, dopo un tragitto interminabile e scomodissimo, la folla che accalcava il piazzale del Superdancing Tivoli col grido -eccoli sono loro- assediò la nostra vettura. L’uomo al volante ed io apparivamo come due elementi della band col loro cargo di Groupies assatanate. Non fu facile convincerli che non eravamo quelli che pensavano loro anche perchè il tedesco non sapeva cosa dire. Alla fine entrammo e prendemmo posto al concerto che fu strabiliante. Ma mi fermo qui perchè dovessi descrivere la performance dei Gentle Giant … facciamo notte.

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21 thoughts on “Blood makes noise per MAV Telefunken

  1. mi piace molto la descrizione che fai di Mav, uno splendido esemplare serbotedesco ,quarantenne viaggiatore….(una razza canina moloto rara!:-))
    p.s., per curiosità, è ancora tempo di potare?
    la mia vite sul balcone potata circa due sttimane fa sta spurgando la sua linfa…
    spero che quest’anno faccia uva buona americana, l’anno scorso è stata scarsa.

    buona domenica Falco 🙂

  2. molto raro, Mirko è una persona stupenda che auguro a tutti di incontrare.
    ti auguro anche di sentirlo suonare, è meticoloso, preciso, una macchina da guerra con il volto di pace, calma e tranquillità.

    non si dovrebbe potare più in questa stagione, io l’ho fatto con l’ippocastano malato, per vedere se riesce a riprendersi altrimenti Kaput

    la vite avresti dovuto potarla già da un bel pezzo, non sono viticoltore ma in giro qui è tutto un vigneto, spero che tu possa mangiare una buona uva, però dovresti chiedere consigli a chi lo fa di mestiere prima di fare danni non credi?

  3. non credo di aver fatto danni dal momento che tutti gli anni lo faccio fare a una persona fidata.
    ti chiedevo consiglio semplicemente perchè mi ricordavo un tuo post intitolato: POTA!
    😉

  4. i tuoi racconti di vita sono sempre così intensi, così ricchi di sentimento che sembrano appartenere ad un tempo del cuore che raramente appare sulla terra…
    baci

    • Carla 🙂 mi piace che ricordi quell’episodio, però di devo dire che poto solo alberi non da frutto come le querce, gli ippocastani, i pini marittimi e i cedri (proprio questi in autunno ha subito da parte mia una “tosatura di quelle talmente energiche che ci sono voluti 4 carri per trasportare i rami potati in discarica).
      In giardino gli unici alberi da frutto sono un melograno e un nespolo , avveo uno splendido ciliegio e un mandorlo ma li ho fatti fuori perchè ogni anno erano infestati dai bruchi ed io sono contrario alle disinfestazioni così ho scelto una via “radicalmente estrema”.
      per la tua vite, se hai fatto eseguire i lavori a una mano esperta sicuramente ha fatto la cosa giusta, io i sono limitato a dirti quello che ho visto fare qui in giri dalle squadre di vignaioli che tra l’altro arrivano dall ‘Europa dell’est con dei pullman e a vederli all’opera sono frenetici e laboriosi come formiche.

      • Grazie Fausto, per avermi messo in guardia…
        (dai bruchi infestanti!)
        anche io sono per i rimedi estremi, quando necessitano.
        una buona domenica
        c.

    • bravo Massimo, è tutta da ascoltare la loro musica, superano di molto altre band più conosciute e poi per me sono importanti perchè a loro è legata una grande amicizia sempre ai tempi della naja con un ragazzo col nome come il tuo: Massimo, che noi chiamavamo semplicemente Max, grande appassionato di musica come il sottoscritto.

  5. Ciao Fausto,
    bella musica è anche leggere come ti racconti…come ci fai vivere i tuoi momenti, i tuoi amici, le tue “storie”
    ti lascio qui il mio link su wordpress dove preferirei riunire tutti i miei amici del web
    http://frantzisca.wordpress.com/
    io non ho una favouritesong, purtroppo non ci sono periodi felici, ma la musica è stata ed è tuttora linimento ai momenti infelici, quindi vado ad umore, nonostante ciò
    i miei gusti spaziano in tutti i generi purchè il pezzo sia veramente bello con una sola eccezione proprio il metalrock e i suoi derivati.

  6. “http://youtu.be/EC6BS8WqtNs”… Gentle Giant preziosi come un merletto in Octopus
    Non capisco nulla di potature e credo di avere il pollice viola visto i miei miseri risultati con le piante che, proprio perché amo, ormai mi limito a guardarle…
    Finalmente oggi, dopo una settimana di lavoro troppo intenso per stancare gli occhi malandati ancora sul pc a sera, posso ripassare qui da te e recuperare il tempo perduto dei tuoi racconti.
    Incantevoli e magici, sempre.
    Sembra di guardarli più che di leggerli!
    Buona domenica.

  7. Di Suzanne Vega mi ricordo il primo album e una canzone che mi piaceva molto: “Marlene on the wall”. Quella canzone per me è legata a un’altra di quello stesso periodo: “Fast car” di Tracy Chapman, ed entrambe alla rincorsa di una ragazza che mi piaceva molto e che era andata in California. La raggiunsi a La Jolla (con un volo disatrato che rischiò di cadere) e lei si era fidanzata con un altro. Beh! cose che succedono. E io mi consolavo ascoltando queste due canzoni e leggendo Kundera.
    Comunque… niente di più distante dalla canzone in questo post! (è da quei tempi che della Vega avevo perso le tracce).
    I Gentle Giant li vidi dal vivo qui a Roma, aprivano i concerti di una famosa tournnè dei Jethro Tull, che promuoveva l’appena uscito Thik as a Brick. Forse era proprio il 73. Ma in questo caso nessun ricordo “sentimentale”.
    Però non ci hai spigato la genesi del nome del tuo amico: perchè MAV? E perchè TELEFUNKEN?

    • @Carlo, sto ascoltando Marlene on the wall ( per me la prima volta) e siccome modestia a parte non sbaglio mai , ti dico subito che è una gran bella song e che Mirko aveva ragione perciò mi dedicherò all’ascolto della produzione di questa lady della musica, Però con Marilena ci sono andato vicino senza saperlo!!!
      Fast car la conosco da allora , un’altra grande, Tracy.
      Nell’85 io avevo già due figli e ti in giro a cercare l’amore, però….niente male .
      Due belle band Jetrhro Tull e Gentle Giant mi piacciono molto i primi ma preferisco i secondi.
      Mav sono le iniziali del nome e cognome del mio anda e Telefunken non saprei, no ho mai pensato di chiederglielo ma mipiace, chissa se passerà a darcene una spiegazione sono fermo che lui era a Dubai da suo fratello.
      Ti dissi che non sapevo se avrei completato il racconto con la fine della serata il fatto è che arrivati a casa, la mamma di Marilena non c’era più ad aspettarla. A quattordici anni è troppo presto per continuare senza una guida e difatti lei si è persa.

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