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Carloesse al secolo Carlo Sirotti lo conosco poco, ho letto qualche suo racconto pubblicato da Gaja Cenciarelli, LauraetLory, Morena Fanti, inutile dire che le sue storie mi hanno coinvolto. I nostri gusti musicali coincidono su molti fronti, ne avrebbe tante di canzoni sospese; ha scelto questa di Joni Mitchell, la mia cantautrice preferita.

Joni è considerata la massima esponente del folk confessionale, la bionda canadese ha tradotto in versi e musica le proprie sensazioni creando dei capolavori; ogni album è una scoperta, un ‘egira, con testimonianze su dolore, ricerca della felicità, lotte sociali; il tutto in compagnia di grandi musicisti .

Non aggiungo altro, in questi casi meglio lasciare subito spazio alla musica.

Posterò qui la prima versione di Both sides now dal suo secondo album Clouds,  voce e chitarra in accordatura aperta in Re ad accompagnare il racconto il cui protagonista si chiama proprio Carlo, un grande amico che non vedo da quasi quarant’anni del quale ho perso le tracce subito dopo la naja.

Il ricordo è rimasto intatto.

Battaglione Edolo, Merano, 1974.

Al corso di telefonista non ho imparato niente se non aspettare l’ora del rancio e della libera uscita. Mi hanno assegnato alla compagnia comando, pulirò i gabinetti fino alla partenza per la scuola tiri con la Centodecima Compagnia Mortaisti. Con la mia squadra tenderemo i fili per le comunicazioni tra il campo base e le squadre in azione; un lavoro completamente inutile dicono i veci visto che abbiamo in dotazione le radio da campo. Ma, lasciamo perdere, bisogna obbedire, rispondere signorsì con tanto di saluto al cappello.

E’ un mattino di pazzo maggio, il sole scotta come a luglio; col getto potente della canna di gomma sto lavando la lunga fila di lavandini, poi toccherà ai cessi; con questo sistema si pulisce energicamente e alla svelta, non rimane traccia dei bisogni degli alpini delle nostre cinque camerate.

Un ragazzo in mutande e canottiera spalanca la porta, non mi lascia neanche il tempo di dire che l’accesso è vietato, in un attimo è completamente nudo davanti al lavandino nel quale ha gettato rapidamente e con aria schifata i due indumenti bianchi e gli altri grigioverde sui quali versa un’abbondante manciata di detersivo. Tappa lo scarico con una calza e giù acqua.

Poi comincia ad insaponarsi con un energia come se volesse strapparsi la pelle di dosso.

-Sei una delle nuove troje vero?

Insaponami la schiena e poi sparami addosso il getto d’acqua che non ne posso più di questo odore-.

Eseguo l’ordine. Incute rispetto questo alpino, meglio non sgarrare, rischierei un gavettone notturno che non potrebber essere solo d’ acqua fredda: ci sono i muli nelle scuderie.

Il ragazzo dalla pelle olivastra prosegue il suo discorso rivolto al rubinetto:

-Campo invernale, corso sci, raid notturni e dieci giorni di manovre sulla neve…

non ne posso piùùùùùùùù,

è ora che comincino a sostituirci con voi.

Voglio andare in licenzaaa!

Invece continuano a tenermi qui per fare bella figura quei bastardi.

Possibile che non ci sia più nessun altro da fargli fare il Thoeni nei loro stupidi giochi di guerra-.

Sono imbarazzato e comincio a fischiare una canzone di Joni Mitchell, l’avevo registrata sul magnetofono Castelli dalla trasmissione Per Voi giovani che ascoltavo ogni giorno alla radio prima di arrivare in questo posto.

Lui si gira di scatto, sguardo raggiante dagli occhi scuri e profondi di taglio mediorientale:

-Both sides now?

Da entrambe le parti. Prego! -.

e mi mostra la sua nudità al completo.

Non mi ero mai soffermato a guardare il corpo nudo degi altri. Tutta la mia conoscenza si basa sulla mia immagine nello specchio e sulle figure dei libri d’arte. Sono cresciuto in una famiglia dove nudo è tabù. Qui in caserma la doccia la faccio per ultimo, quando se ne stanno andando via tutti, il mio senso del pudore è talmente forte che quasi ho vergogna ad ammetterlo.

Nel vigore con quale si sbraccia per insaponarsi e sciacquarsi, questo coetaneo trasmette una notevole sensazione di potenza: un guerriero. Così nudo lo immagino con scudo e lancia, come gli eroi dell’ Iliade mentre in realtà ha passato inverno e primavera a correre su e giù per i monti dell’AltoAdige armato di Fal con tanto di scarponi, tuta invernale e sci.

Ora comprendo la sua resistenza al getto freddo che lo sta investendo.

Abbassando gli occhi noto qualcosa di diverso nel suo attributo maschile.

Con disivoltura l’alpino sguaina un paio di volte la sua baionetta ben innestata nel bassoventre e mostrandomi un sorriso d’avorio brillante esclama :

– Mai visto un uomo circonciso ?.

Sono ebreo , l’ebreo errante toscano mi chiamano qui in caserma, il mio nome è Carlo.

Grazie!.

Vado a infilarmi la tuta mimetica pulita e ti aspetto allo spaccio che ti offro da bere.

Chi canta Joni Mitchell gli porto lo zaino fin sulla cima del Cevedale-.

Ascolta la mia musica questo matto dal corpo scolpito che sembra un bronzo di Riace.

Lo sento diverremo amici.

Ma ora i vecchi amici si comportano in modo strano

scuotono la testa e dicono:

– Sono cambiato-.

Qualcosa è perduto

ma qualcosa si è guadagnato

vivendo ogni giorno

 

P.S. nel prossimo post il seguito di questo racconto e un’altra versione della song di Joni.

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