Bombe di petali per Elena

Il diciassettesimo festival della canzone italiana che si tenne a Sanremo nel 1967, ricco di nomi prestigiosi stranieri come Sonny e Cher, Dionne Warnick (zia di Whitney Houston), Los Bravos, The Hollies di Graham Nash, Marianne Faithfull compagna di Mick Jagger dei Rolling Stones e altri ancora fu funestato dalla morte di Luigi Tenco.

Vinse la canzone Non pensare a me cantata da Villa e Zanicchi.

“Proposta “ dei Giganti classificata al terzo posto canta il disagio giovanile di quegli anni : un operaio , un pittore, un figlio di papà.

La cantavo coi miei amici tredicenni insieme all’altra canzone -Bisogna saper perdere- sognando di indossare il nuovo look di allora : camicie a fiori e stivaletti coi tacchi alti.

Il ritornello “mettete dei fiori nei vostri cannoni” che riprende uno slogan proveniente dagli U.S.A. divenne uno dei motti più sfruttati dal movimento pacifista di quegli anni.

Certo il ritornello a me sembra abbia poco a che fare col testo della canzone, piuttosto mi riporta alla mente una canzone di Dylan -A hard rain ‘s a-gonna fall –scritta nel 1962 poco prima che John F. Kennedy annunciasse in TV la scoperta dei missili sovietici a Cuba.

La greve pioggia dylaniana venne intepretata come una metafora del fall-out, la pioggia radioattiva che fa seguito all’esplosione nucleare. Una canzone di disperazione, di terrore:

Che cosa hai udito, figlio mio dagli occhi azzurri?


Che cosa hai udito, mio caro ragazzo?


Ho udito il rombo d’un tuono che ruggiva un allarme.

Il boato d’un’ondata che avrebbe sommerso il mondo intero.


Ho udito cento tamburini con le mani in fiamme.

Ho udito cento che sussurravano e nessuno che ascoltava.


Ho udito una persona morire di fame, e molti che ridevano.

Ho udito il canto di un poeta che moriva nelle fogne.

Ho udito il rumore di un clown che piangeva nel vicolo.


E 
una dura pioggia cadrà.


Da una quarantina di anni non seguo il festival di Sanremo perchè orientato verso altra musica ma soprattutto perchè non sono mai riuscito a tollerare che in una gara canora di musica leggera taliana si dia più importanza al presentatore e agli ospiti stranieri fuori concorso. Non continuo la polemica perchè se ne parla già troppo soprattutto di questi tempi che di problemi ne abbiamo fin sopra i capelli e avremmo bisogno invece di parole di speranza come queste cantate a Sanremo da Ricky Maiocchi nel 1966.

Il mondo volta le spalle al bene

e lottano tutti come iene

ma quando finisce il giorno e si fà sera

c’è chi spera.

Ognuno pensa a sé stesso e tace

e tace perché non ha più un cuore

ma forse una nuova voce sta cantando

per chi spera.

la pioggia che cade è ancora pura

così come il rosso della sera

quel rosso dove si specchia il vero pianto di chi spera.

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10 thoughts on “Bombe di petali per Elena

  1. I tuoi scritti si leggono con piacevolezza assoluta e, questi ricordi, mi sono assai vicini.
    Splendido il Ricky Maiocchi di C’è chi spera, ed anche l’emozione che regalava Uno in più…

  2. “Addio sogni di gloria” che le guerre ce saranno sempre,purtroppo,caro Falconierdelbosco che immagino a sfornare pane di quello bbono davvero e,che,purtroppo troppo lontani per magnarlo in buona compagnia.Ma…buon di al fornaro poeta e alla sua gentile consorte.Mirka

  3. “La pioggia che cade è ancora pura così come il rosso della sera quel rosso dove si specchia il vero pianto di chi spera”. Perchè c’è ancora, sempre, chi spera. Ed è questa la forza e la benedizione di un mondo che pare sprofondare sempre più in un baratro. Ma c’è chi spera: impastando pane e parole. scrivendo versi, prendendosi cura dei più piccoli, amando e mantenendo viva la fiamma dell’amore ogni giorno, con piccoli grandi gesti. Tutto questo, per fortuna o purtroppo, accade al di fuori delle luci di qualche palco o delle pagine lucide di qualche giornale. Ma accade, da sempre e per sempre. E ci fa vivere, e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto. Grazie Fausto.

  4. Elena sono contento ti sia piaciuto il post sulla tua canzone.
    E’ importante continuare a sperare e soprattutto cercare ogni giorno di fare “quel di più” , piccole cose che a guardare ben non ci costano quasi niente ma chi le riceve ne trova un grande conforto.
    Seminare chicchi di speranza anche se non abbiamo l’abile mano del contadino e il nostro gesto appare goffo, non importa, non tiriamo indietro la mano.
    Oggi siamo molto felici perché con due tazzine di caffé e molto latte abbiamo illuminato lo sguardo di un nigeriano che passa da noi ogni due settimane, il suo nome è Lekke (molto più lungo di così ma è quello che ho capito e comunque nella difficile spiegazione significa -Dio calma i problemi-) il suo nome inglese invece è Emanuel – Dio con noi, questo spiega la gioia che abbiamo provato mentre mangiava il mio pane e ne portava a casa un altro come fosse la cosa più preziosa in suo possesso. Mi fermo qui ma per raccontare di oggi ci vorrebbe una pagina lunga come dieci post!. Un caro saluto da falconier.

  5. “Torte paradiso e ravioli”?…Ma quelle so Faccenne Der Papa pe merità l’onore der cappello! Me sa che uno di questi tempi faccio na scappata lì che,il gusto non me manca e pure l’appetito,caro messèr FalconierDelBosco che omaggio per tutte ste chicche regalate.Mirka (Bianca 2007)

  6. scusa, domanda molto concreta e poco filosofica…ma voi dove lo sfornate questo pane et altre maraviglie? che magari non sono così lontana da non potermene meravigliare anche io!!!

  7. Uh! Bellisimo il post e belli altrettanto i commenti… stamattina faccio una full immersion negli anni sessanta, praticamente ricordi d’infanzia, peggio di Proust coi biscottini (magari fatti da te anche quelli) pocciati nel the…
    Doppio uh!

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