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Luigi Tenco sorrideva di rado ma cantava quello che aveva dentro.

Le note malinconiche di un valzer lento accompagnano la nostalgia struggente di un amore finito.

Lontano lontano nel tempo

qualche cosa negli occhi di un altro…

Zena col favore delle nebbie ha il potere di portarmi lontano, lontano nel tempo:

trotta trotta cavallo di legno

col tuo gran cavalier sulla groppa

e se un giorno tu arrivi a quel segno

alla corsa ti voglio portar

su galoppa galoppa galoppa…

in arcione sulle ginocchia della zia Lucia, autunno del ’57

nella nebbia un ricordo del passato…

Pino il mio padrino abitava nel mio stesso cortile e mi aveva portato sul monte a “fare le foglie” per la stalla; non avevano molta paglia per fare la lettiera alle mucche perciò coi rastrelli pettinavano il bosco raccogliendo in grosse reti le scure foglie di castagno a punta di lancia e margine seghettato.

L’aria pungente novembrina mi faceva battere i denti mentre me ne stavo ad ammirare nel cielo gli stormi degli uccelli migratori. Pino scavò un nido tra le foglie, mi collocò dentro come un uccellino poi tirò fuori la sua tromba d’ottone dallo zaino e cominciò a suonare gonfiando le guance che era più rosso di un tacchino, finché suo padre gliela tolse di bocca prima che scoppiasse ( questo verbo funziona per la tromba , per Pino e per la testa dello zio Mario, a me quel suono non dava affatto fastidio).

A Pino non riuscì di allargare la famiglia per una decina di anni ma quella sera del ’67 davanti all’unico televisore del nostro cortile notai la pancia gonfia di Mary.

Nel nostro piccolo e caldo laboratorio di fornai quasi tutte le persone del locale assistevano al festival di Sanremo. C’era anche Beppe, mio cugino, primo anno di ragioneria; appena scappato dal convento dei carmelitani scalzi dove si era ritirato qualche anno  con la vocazione di diventare papa. Tante belle canzoni compresa quella di Luigi Tenco. Era piaciuta a pochi la sua canzone invece a fine trasmissione quando ognuno con la propria sedia tornava a casa, la voce a squarciagola di Beppe rimbalzava tra le case del cortile :

ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao.

Chel scét lè ‘l dihegna ‘l tèp

(quel ragazzo sta preannunciando qualcosa)

o se vogliamo usare una frase di Jim Morrison:

All the children are insane waiting for he summer rain.

Il fatto sta che quella notte il cantautore della scuola genovese si tolse la vita e qualche settimana dopo venne alla luce Giovanna mentre il corpo senza vita di sua madre rimaneva sul lettino. Il mio padrino non suonò più la tromba e divenne padre e madre.

Mille violini suonati dal vento sono i Qui come altrove di Zena , essi trasportano tutti i colori dell’arcobaleno ma la pioggia d’argento più che farla fermare la provocano nelle persone che trovano sulle labbra di un altro la propria timidezza.

Signori benpensanti,

spero non vi dispiaccia
 se in cielo,

in mezzo ai Santi,

Dio, fra le sue braccia,


soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte,

che all’odio e all’ignoranza preferirono la morte.

(Fabrizio de Andrè-Preghiera di gennaio- in ricordo dell’amico scomparso)

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