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1976. La piccola Adina davanti alla TV in bianco e nero rimase estasiata dalla forza della voce e dall’eleganza dei movimenti ampi e raffinati dell’uomo sulla scalinata bianca.

Un amore così grande”, cantata da Mario del Monaco, con voce possente e luminosa, tipica da tenore drammatico; un brano scritto appositamente per lui composto da Guido Maria Ferilli su testo di Antonella Maggio e arrangiato da Detto Mariano.

Ero convinto di averla vista anch’io quella trasmissione ma pensandoci bene, nello scrivere questo post mi sono ricordato che dal ’74 al ’80 la televisione non la guardavo quasi mai, in quel tempo, come dice una vecchia canzone di Celentano:

il problema più importante per noi e di avere una ragazza di sera”

e così con qualche amico vagavo nella zona alla ricerca del mio amore e lo trovai a metà marzo del ’77 e da allora è stato:

un amore così grande

un amore così

tanto caldo dentro e fuori intorno a noi

un silenzio breve e poi…

Ma qui non voglio parlare del mio amore, ne ho scritto in altri post e ne scriverò ancora sicuramente….e chi mi ferma!

piuttosto voglio tornare sull’immagine della bambina che cantando a voce spiegata va incontro o attende l’uomo della scalinata bianca…il principe azzurro.

Spesso il principe azzurro una bambina lo identifica nel proprio padre; dopo averlo atteso per tutta la giornata quando torna dal lavoro non vede l’ora di venire sollevata in alto dalle forti braccia.

Qualcuno il proprio padre lo ha atteso talmente tanto che ora se si facesse vivo non avrebbe più voglia di vederlo.

A mia moglie e anche a me sarebbe piaciuto mettere al mondo una bambina, tanto è vero che prima che nascessero i nostri due figli avevamo sempre e solo il nome femminile , Alessandro doveva essere Alessia e Matteo, Renata.

Così quando un paio di anni fa si è affacciata su Facebook una coetanea dei miei figli l’ho quasi adottata attratto soprattutto dalla grande passione per la musica che aveva in comune con me.

Davanti a questo video abbiamo condiviso tante ore, tanta musica, tanti momenti belli e brutti , risate e discussioni animate, arrabbiature dovute al classico scontro tra le generazioni padri e figli.

Poi come succede con i figli la porta si apre e loro prendono il largo per andare incontro alla loro vita; mi sono accorto di essere di troppo lì e per farla breve ho staccato il filo…lo dico con tanta semplicità e serenità, qui, ora…mi è dispiaciuto molto ma è stato giusto così.

Quando ho aperto questo blog ho pubblicato nelle prime pagine una sua poesia che ora voglio postare qui; non so se l’aveva scritta per me, per un suo coetaneo o per qualcuno che non è mai arrivato:

Il canto dell’angelo dalle ali accartocciate

 Perchè è lui che sa

dare ad una farfalla

ali abbastanza ampie

da spiccare salti 

a viso puntato

verso il cielo e 

farmi volare.

Per poi planare

adagio

nel bassobosco 

che Lui 

ha creato per me.

E divertirmi 

e affascinarmi

con i colori 

delle foglie 

dell’autunno..

a dipingere un paesaggio 

di immagini e suoni

per dare al vento 

un senso

e svariate direzioni,

Per alleggerire un animale

dal peso che porta 

sulle spalle

e indicargli la via dell’istinto.

Per ritrovare nelle 

foglie secche

il piacere

e la malinconia 

dell’età che 

sViene.

Per dare ad una farfalla

i colori caldi del ricordo

e dell’Amore

del nero e del rosso

del fuoco e della cenere 

dalla quale solo una fenice

può rinascere.

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