Ho sete, lasciatemi bere, lasciatemi sorridere, lasciatemi andare.
Il sangue scorre dalla sacca appesa al di sopra della mia testa attraversando l’ago infilato nel mio braccio. In questa parte di vita i problemi e i sogni da realizzare sono diversi da quelli che vivevo prima, mi accontenterei di ritrovare la forza necessaria per alzarmi da questo letto bianco e raggiungere la finestra che si affaccia sull’ignoto.
Il trattamento previsto dall’ associazione dell’acido retinoico alla chemioterapia ha modificato la prognosi della mia malattia che era fino a poco tempo fa considerata come la forma più temibile tra le leucemie e che è invece oggi la più curabile e guaribile. Ho fiducia, lo sento, guarirò. Mi sono fatta rasare i capelli per non vederli cadere, mio marito accarezzandomi la testa ha detto che così sono ancora più bella, proprio come mia madre.
Mamma!
Se ci fossi qui tu ora, sarebbe tutto più facile per me, come quando da bambina ti alzavi di notte per tirarmi fuori dal letto perchè non mi bagnassi dopo quella terribile operazione che ci ha tenute in ospedale per più di un mese. Ti ricordo con la testa sempre curva a cucire per noi gonne e camicette, il vestito della comunione, la prima minigonna e l’abito da sposa, anche quello hai voluto confezionarmelo tu; incontrai la luce gioiosa dei tuoi occhi quando scendendo dall’automobile davanti alla chiesa fui accolta da quell -oooh!- degli invitati.

Il lento stillicidio di piastrine e plasma mi dà vigore e sonnolenza; la mia mente sta lasciando il mio corpo, vorrei lanciarla nel luogo dove si sta bene, come la calotta polare per l’ orso bianco o la sabbia per la volpe del deserto.
Stanno uccidendo il fiume malato delle mie vene per riportarmi alla vita.
Il ghiaccio sta avanzando e il mondo dentro me ha già iniziato a gelare, la luce del sole è smorzata dalle nuvole grige, la mente vaga, il corpo insensibile, morirò per cominciare a vivere. Come un’ombra galleggio su questo stagno. C’è pace tra le montagne. Oltre le nubi il chiarore lunare è un sorriso alle mie lacrime.
Beati sono coloro che sorridono in corpi liberi.
Ci sono momenti nella vita in cui si vorrebbe fissare i ricordi più importanti ed espanderli per invertire la mente e viaggiare indietro nel tempo…

Sto correndo, è interminabile questo corridoio d’ospedale, non ricordo più il numero dell’interno, il piano , qual’è la scala? Ho sbagliato reparto, devo tornare indietro.
La rimozione dell’ematoma al cervello è andata bene, la riporteremo a casa presto, in aprile festeggeremo il 50° anniversario del suo matrimonio. Chissà se l’hanno spostata dalla stanza sterile.
Ecco sto arrivando, non c’è nessun infermiere in giro. Mamma?…
Ha gli occhi sbarrati, suono il campanello, urlo, la scuoto chiamo gli infermieri, accorrono anche i medici.
Rincantucciata dietro il tendone verde assisto all’inutile corsa per riportare in vita il corpo nudo di mia madre; il fiume inarrestabile che straripa dai miei occhi lo inonda.
La vedo galleggiare nel suo vestito di carne.
Una leggera brezza increspa la superficie dello specchio d’acqua tra le montagne.
Abbandonando l’ombra la figura emerge, si stacca dallo stagno; la linea simmetrica che separa la morte dalla vita la porta a mezz’aria nel cielo proprio di fronte a me, al di sopra della mia testa, eccola lì, nuda coi capelli e il suo corpo di ragazza.
Allargo le braccia, mi accoglierà tra le sue, spiegate come ali, si curerà di nuovo di me, percorreremo il sentiero che ci riporterà a casa e lasceremo fuori la tormenta ad urlare come un lupo nella notte.

-Hai lasciato il tuo corpo, ritorna quando vuoi, un altro giorno, per me.-

Annunci