Blog foto: grammofono1701
9. SE MAI…

Il cartoncino bianco di partecipazione alle nozze:
-Mi sposo l’ultimo sabato di luglio e tu accanto a me sarai il testimone.
Ti aspettiamo.
Anna

Non le avevo più viste, il loro ricordo era stato sopraffatto dagli avvenimenti dell’età:  il diploma, la musica, gli amici, le ragazze.

Le ragazze, eh sì, ne avevo conosciute parecchie in quei tre anni, alcune mi avevano anche fatto perdere la testa ma non mi avevano sbloccato. Dopo il bacio di Marietta non ero più riuscito a baciare nessuna e così dopo avermi tentuto un po’ tra le braccia le ragazze mi mollavano deluse e convinte che non mi importasse molto di loro e quando miei amici mi prendevano in giro non mi preoccupavo più di tanto, le donne mi piacevano, dovevo solo trovare quella giusta, al momento mi bastava la musica per stare bene .

Fu facile anche per un autista imbranato come me arrivare alla chiesa.
Indossavo una camica di tela indiana dai toni verdi con qualche filo azzurro e bianco, un paio di calzoni di lino color avorio, mocassini morbidi come guanti,  i capelli toccavano le spalle, una leggera peluria  appena al di sopra del labbro superiore segnava i miei primi baffi.
Sul sagrato i miei occhi cercavano tra gli invitati i pochi volti conosciuti.
La Luigia -una bella mamma- dissero tutti, in effetti i suoi non ancora quarant’anni la mostravano in gran forma; non mi piacque il vestito, troppo vistoso, proprio come lei; il suo omino accanto era quasi invisibile.
-La sposa-
Incrociai i suoi occhi illuminati e commossi. Splendida. Una donna. In quel momento per me la più bella ragazza nel raggio di tutto l’interland milanese; tanto bella che non feci neanche caso al vestito bianco.
Il futuro marito si presentò:
– Mi chiamo come te, Anna vuole che l’accompagni tu all’altare.-
Sul tappeto rosso io e lei; avrei dovuto essere lo sposo invece l’accompagnavo a sposare un altro. Anna lesse nei miei occhi ciò che più di tutto occupava la mia mente in quel momento:
– La nonna ci aspetta in chiesa, sai che lei è un tipo schivo.-
Se non fosse stato per lo sguardo e un sorriso malinconico non avrei riconosciuto Marietta nell’ affascinante  poco più che cinquantenne donna seduta in un banco nelle ultime file.
Non era più lei. Senza ombra di dubbio la si poteva scambiare per la madre e non per la nonna, indossava un tubino blu con le spalle coperte da uno scialle in seta beige, le scarpe con un discreto tacco le davano un portamento elegante, un vaporoso chignon incorniciava la bellezza del viso truccato leggermente dalle mani abilissime di Anna.

Anna ci aveva assegnato i posti accanto al pranzo e così ebbi da lei tutte le informazioni sulla sua vita in città. La nipote le aveva fatto conoscere alcune clienti e così si prendeva cura del giardino di una, passeggiava con un’ altra e con un’altra ancora spesso la domenica andava in montagna per lunghe camminate.

-Tutto sommato non è male la città, vivo tra gli alberi e i fiori e ho trovato buone amicizie, mi manca il bosco dove ho vissuto gran parte della mia vita ma so di aver fatto bene a stare con Anna finché si fosse realizzata. Ora posso anche andarmene.-
-Tornerai a casa? .-
Il cuore che mi stava sobbalzando per la gioia ricevette un colpo mortale quasi una pugnalata:
-No, parto domani, raggiungo mio fratello in Francia e con lui andremo in Australia dove l’altro mio fratello ha fatto fortuna e ci vuole là. Siamo cresciuti dalle stesse radici, i nostri genitori spariti troppo presto hanno lasciato un buco nella memoria, vorrei provare a riempirlo, alimentare il lumicino dei miei ricordi con l’ossigeno dei loro . –
-Domani, l’avessi saputo …-

-Cosa avresti fatto! Dimmi piuttosto tu ce l’hai la ragazza? Sei fidanzato? Hai visto Anna che velocità! Quando penso che te la sei lasciata scappare….–
– Marietta lo sai come la penso e cosa penso di te!-
-Ancora!-
Abbassai gli occhi.
Arrivò Anna a togliermi, a  toglierci dall’imbarazzo e trascinandoci nelle danze mi chiese un favore :
-La porti tu domani mattina la nonna alla stazione? Ti fermi a dormire nel mio appartamento. Su mia madre non posso contare non so se hai visto ma non l’ha neanche guardata per  tutta la durata del pasto e poi ha deciso di tornare ancora stasera a Novi, io…. alla fine preferisco sia tu a darle l’ultimo saluto. Ho il presentimento che non la rivedrò più e questa cosa mi sta dando l’angoscia proprio in questo giorno che dovrebbe essere il più bello della mia vita .-
L’abbracciai, si unì anche Marietta ci strinse talmente forte come se volesse fonderci in una sola carne.
-Balliamo. –
Bevemmo un po’ quella sera  e facemmo festa.

Il bilocale di Anna  aveva una sola camera con tanto di letto matrimoniale.
La nonna lanciò  in aria le scarpe :

-Oooooh finalmente non ne potevo più di questa tortura.-
-Dove dormo?-
-Qui, nel letto con me hai paura?.
Dammi una mano, a tirar giù la cerniera di questo abito che mi manca il fiato. –

Si sedette a bordo letto. Inginocchiato dietro lei le abbassai lo zip sulla schiena nuda, infilai le dita nelle spalline del vestito e del reggiseno; scivolando dolcemente le mie mani arrivarono giù fino ad accarezzare le coppe del seno, mi soffermai disegnando sulle due punte .

Un sospiro di piacere contenuto.
Marietta corse in bagno ed io spegnendo la luce, in un attimo mi sbarazzai dei pochi indumenti,  m’infilai sotto il lenzuolo e affondai la testa sul cuscino.

Il pensiero e il desiderio di quell’attesa mi diedero un leggero torpore quasi un mancamento, mi sembrò che il soffitto roteasse sopra di me, toccavo il cielo, i miei piedi non erano più sulla terra.

La scala, il bosco, il ballo, il bacio, la pozza del lupo, un’immersione da sogno. 

Un raggio di luce annunciò l’arrivo del giorno; allungai la mano, Marietta non c’era. La porta del bagno era aperta. Sentendo il gorgoglìo ripetei le parole di Anna bambina:
-Senti il canto della bernarda.-
Una risata soffocata e poi una melodia ummata a bocca chiusa, la musica di Chaplin – Smile- Un delicato esercizio di intonazione, una  vibrazione sonora che colloca l’armonia del pensiero sul trono del cuore.

Marietta vestita da viaggio affacciata sulla porta. Io nudo senza un minimo di pudore, raccolsi i miei indumenti sparsi qua e là sul pavimento.
-Passata bene la notte?- 
-Un sogno.-
-Vestiti dai, il treno non aspetta.-

La commozione sulla banchina straripava dagli occhi. 
-Tornerai?…
Dammi un bacio.-Appoggiò la mano sulla mia bocca e con voce bassa mi sussurrò le parole della canzone ummata al risveglio:

Se mai ti parlassero di me chi lo

sa se in fondo a te

troverai un sorriso per me

anche se c’é da troppo tempo ormai

il silenzio tra di noi

io ti penso ancora sai

Se caso mai ti parlassero di me

spero che ricorderai

quello che sono stata per te

anche se hai sofferto quanto me

spero che ti riuscirà di sorridere per me

Se mai………….

“Ciascuno è in grado di raggiungere la conoscenza attraverso la prova della verità semplice e grandiosa che si cela dietro di essa”
F       I       N      E
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