Il canto della bernarda

Riprendo dopo la pausa estiva il racconto del Canto della Bernarda.

 Blog foto: grammofono1701   6. FUOCO / FIRE

Ottobre arrivò improvviso con il vento del cambiamento che sparpagliava le foglie dei platani nei viali della città dove  frequentavo il primo anno dell'Istituto Tecnico Industriale  Statale;  grandi novità , la scuola, la città, la corriera. Partivo all'alba e ritornavo che era  già buio, un salto al mio  stile di vita, ma mi  piaceva.

 La sera  con la testa appoggiata  al finestrino  guardavo  i filari di platani scorrere lungo la statale, mi incuriosivano quelle  donne con minigonne vertiginose,  in piedi lungo i bordi della strada di periferia.
Chiesi ad un operaio seduto accanto a me : 

-Come mai sono lì tutte le sere quelle signore, non vedo  fermate di autobus?-. 
L'uomo si mise a ridere :

– Quelle sono puttane-
 e vedendo la mia faccia sempre più intontita mi spiego l'ABC di quell'arte e mestiere.
 Non sapevo niente,  ero proprio un ingenuo, rimasi piuttosto turbato  soprattutto perché quella parola "PUTTANA"  mi penetrò nella mente come una pallottola, l'avevo già sentita e mi ricordai  anche quando e dove. 

La Luigia durante una visita alla madre le aveva urlato quella parola e poi sbattendo la porta se ne era andata, lasciando Marietta  in fondo al portico ad asciugarsi gli occhi nel grembiule.

Marietta una puttana ma come era possibile!  Non l'avevo mai vista con un uomo. Perché sua figlia le aveva indirizzato  una ingiuria simile.
La nonna di Anna era sempre stata la protagonista unica dei miei pensieri e sogni erotici e adesso l'avrei dovuta dividere con altri uomini? Il solo pensiero mi faceva stare male. Dovevo dimenticarla, non pensare più a lei , non pensare più ad Anna. 

L'ondata del 68 mi sorprese con le sue  grandi novità , sopra tutte e più di tutte……. la musica.

Sì la musica entrò nella mia vita e si prese il posto principale. 
Un fuoco. 
Marietta un falò.

 

Anna era un ricordo lontano, una fiammella che si stava spegnendo, finché nel novembre del '70 una splendida ragazza mi sbarrò il passo  all'entrata del cortile.

Anna  vestita e truccata all'ultima moda era quasi irriconoscibile. 
Io avevo adottato un nuovo look, capelli alle spalle, maglioni scuri a collo alto e jeans che scendevano affusolati lungo le gambe fino a coprire gli stivaletti col tacco. 

Sì , ero un bel ragazzo anch'io. 
Mi buttò le braccia al collo: 

-Ma ti ricordi ancora di me?-.

Mi raccontò della sua vita  a Milano, il suo lavoro presso un salone di bellezza, la scuola serale per estetiste. 
-Mi fermo fino a domani, vieni stasera qui dalla nonna, ho bisogno di parlarti, organizzo una festa per noi due, se hai dei dischi portali che balliamo un po', sai ballare vero?-.

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9 thoughts on “Il canto della bernarda

  1. leggendoti, scorgo scorci già noti. Certe tappe del percorso di vita si confondono con i ricordi e li ravvivano. Molto esatto, il tuo racconto, tanto da avere parvenza di fotografia.

  2. Tempi di mangiadischi e di vinile…tempi di fuochi giovanili e di fiamme negli occhi. NOn si può ripensare alla propria giovinezza senza un po' di tenerezza e di comprensione, anche per le sciocchezze che si sono fatte e per tanti ideali perduti un po' lungo la strada.
    Incantata, continuo a leggere le puntate che verranno  buon fine settimana

  3. La sessualità è sempre un tormento e un incanto, specialmente ai tempi di cui tu parli e che sembrano assolutamente remoti, invece sono dietro l'angolo. Forse dobbiamo ancora capire che la sessualità è tutto il nostro essere, anche come sentiamo con l'anima, il gusto del colore, dei profumi, del cibo, gli amici, gli amanti, quando da neonati ciuccianmo il dito e gattoniamo, il nostro porgerci, carne ed anima.

  4. Una bella narrazione che mi ha immersa totalmente per il tuo stile fluido, tanto piacevole. Eh i famosi anni settanta! Quante conquiste in ogni campo, una vera rivoluzione che vedeva la sua nascita nel sessantotto, anno di cambiamenti positivi e non, purtroppo.

    Bentornato!

    un affettuoso saluto
    annamaria

  5. e pensare che nel '68 avevo già svezzato la mia primogenita…eppure avevo solo ventidue anni…molte cose sono andate perdute è bello ritrovarne l'eco nel tuo raccontare

    un caro saluto

    frantzisca

  6. è proprio una brutta parola, scritta in maiuscolo poi…
    è un trauma solo leggerla!
    adesso però è passata di moda…
    viene sostituita con quella che inizia per T….!
    😉

    Ciao Falco (sto ancora cercando la lavagna ;-)))
    Capucine

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