il canto della bernarda

Blog foto: grammofono1701  7 .A WHITER SHADE OF PALE

Gli occhi del ragazzo che si stava asciugando i  lunghi capelli  dai riflessi color miele nello specchio di fronte mi fissavano interrogativi:

-Cosa dovrà  dirmi di tanto importante Anna?

E’ venuta apposta da Milano per parlare con me…
da tanto tempo non penso più a lei, no, non l’ho scordata, come potrei.
Una grande amicizia ci ha legati nella nostra infanzia, un rapporto speciale…
sarebbe dovuto diventare qualcosa di più grande ma non è stato così, almeno  per me. 
Se è vero che sono attratto da Anna  proprio per  il buon tempo che ci ha uniti negli anni passati  è altrettanto vero che mi sento respingere, anzi che il mio corpo respinge l’idea di toccarla come un  uomo tocca una donna….

Vuoi vedere che mi vuol chiedere di diventare il suo ragazzo?
Avrà continuato a pensare a me come all’uomo della sua vita?

Nooo, io non voglio perderla ma non voglio incrociare il mio corpo con quello di questa bellissima ragazza. Sbucando dallo stretto collo della dolcevita blù  il mio volto serio incorniciato da una vaporosa criniera leonina disse allo specchio:

-Anna ti prego non dirmi che sei innamorata di me –

 

Le  fiamme crepitanti del camino duellavano come lame nel buio della cucina; la fragranza d’ aroma d’alloro in vapore acqueo  rivelava all’olfatto la presenza delle castagne lesse..

-Ciao, siediti qui davanti al fuoco, ti sbuccio alcuni pelacc ancora bollenti che la nonna ha raccolto nel bosco,  lei sa quanto ci piacciono, ti ricordi?-.

-Sempre le  più grosse per noi, non ci ha mai svelato  il posto dove si trova il castagno magico -.

-Le hai sempre voluto bene anche tu vero?-.

-Non puoi immaginare quanto….-.

-Mia mamma, la Luegia ha conosciuto un uomo; in primavera si sposano, andranno a vivere in Liguria. La nonna ha preso male questa notizia soprattutto per il fatto che rimmarrei sola a Milano – piuttosto- ha detto- vengo io da te, finchè trovi qualcuno che ti ami …- 

  Ieri sera a letto abbiamo parlato anche di te, ha detto che sei proprio un bel ragazzo, ed ha aggiunto -fatti avanti Anna-. 
Maaa …
nooon…proprio di questo volevo parlare con te.-
 

Il marrone  appena ingoiato mi si bloccò in gola, mi sentivo soffocare e mi alzai di scatto. Anna dietro di me mi diede un colpetto sulla schiena:

-Dai, ti  apro una bottiglia di moscato, stai tranquillo non ti ho chiesto di sposarmi. Ahahah! Metto un disco.La conosci questa musica? Balliamo dai!-
..

Una melodia rubata a Bach,
un meraviglioso Hammond suonato da Matthew Fisher,
il testo onirico ed ermetico di Keith Reid,
la voce potentissima e languida di Gary Brooker:


A whiter shade of pale, la storia di un ragazzo e una ragazza che si stanno lasciando.

Non era ancora arrivato per me il tempo delle discoteche, ero impacciato,  non sapevo dove mettere le mani. Fece tutto lei, portando le mie sui suoi fianchi e appoggiando le sue sulle mie spalle mi tirava sempre più vicino. Ma più i nostri corpi si avvicinavano più sentivo come se il mio volesse respingerla. I ricordi dei bei momenti erano  linee di flusso di  due campi magnetici della stessa polarità. 

-Anna io non…-

– Prova a darmi un bacio.

Hai mai baciato una ragazza?-

Una fiamma  mi bruciò lo stomaco e  un’altra le guance,  sentii il sudore colare dalle ascelle. Non avevo affatto il desiderio di baciarla. Proprio come pensavo davanti allo specchio, non mi sentivo attratto fisicamente da lei.

 Quando appoggiai le labbra sulle sue, dalla stanza vicina apparve Marietta. Uno scialle con lunghe frange l’avvolgeva nella sua camicia da notte; probabilmente il mio sguardo si illuminò alla sua vista.
Anna disse: – Esco un attimo a fare una chiamata importante al telefono pubblico. Nonna prova a scaldarlo tu,  fallo ballare e prova a stringerlo, è freddo come il marmo. Vi abbasso la luce così al buio puoi pensare che sia io al posto della nonna, vi rimetto questo ellepì per creare l’atmosfera-. Marietta fedele ai comandi della nipote si liberò dallo scialle-mantello che copriva  il film inesistente della camicia da notte sulla sua pelle e allungò  le  braccia sulle mie spalle. L’effetto calamita che aveva provocato l’allontanamento da  Anna  scambiò una delle polarità; il corpo di Marietta  mi attirava a sè,  mentre il rumore dei nostri piedi cominciò a  strisciare  sul pavimento…

 

Una voce calda e venata di blues per un’atmosfera suggestiva e romantica.

Noi ignorammo il leggero Fandango
come carrelli ruotanti per tutto il pavimento.

La stanza stava canticchiando così forte
che il tetto stava per volare via. Lei disse che non c’era ragione
e la verità è facile da vedere

E anche se i miei occhi erano aperti
  potevano benissimo anche essere chiusi”

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Il canto della bernarda

Riprendo dopo la pausa estiva il racconto del Canto della Bernarda.

 Blog foto: grammofono1701   6. FUOCO / FIRE

Ottobre arrivò improvviso con il vento del cambiamento che sparpagliava le foglie dei platani nei viali della città dove  frequentavo il primo anno dell'Istituto Tecnico Industriale  Statale;  grandi novità , la scuola, la città, la corriera. Partivo all'alba e ritornavo che era  già buio, un salto al mio  stile di vita, ma mi  piaceva.

 La sera  con la testa appoggiata  al finestrino  guardavo  i filari di platani scorrere lungo la statale, mi incuriosivano quelle  donne con minigonne vertiginose,  in piedi lungo i bordi della strada di periferia.
Chiesi ad un operaio seduto accanto a me : 

-Come mai sono lì tutte le sere quelle signore, non vedo  fermate di autobus?-. 
L'uomo si mise a ridere :

– Quelle sono puttane-
 e vedendo la mia faccia sempre più intontita mi spiego l'ABC di quell'arte e mestiere.
 Non sapevo niente,  ero proprio un ingenuo, rimasi piuttosto turbato  soprattutto perché quella parola "PUTTANA"  mi penetrò nella mente come una pallottola, l'avevo già sentita e mi ricordai  anche quando e dove. 

La Luigia durante una visita alla madre le aveva urlato quella parola e poi sbattendo la porta se ne era andata, lasciando Marietta  in fondo al portico ad asciugarsi gli occhi nel grembiule.

Marietta una puttana ma come era possibile!  Non l'avevo mai vista con un uomo. Perché sua figlia le aveva indirizzato  una ingiuria simile.
La nonna di Anna era sempre stata la protagonista unica dei miei pensieri e sogni erotici e adesso l'avrei dovuta dividere con altri uomini? Il solo pensiero mi faceva stare male. Dovevo dimenticarla, non pensare più a lei , non pensare più ad Anna. 

L'ondata del 68 mi sorprese con le sue  grandi novità , sopra tutte e più di tutte……. la musica.

Sì la musica entrò nella mia vita e si prese il posto principale. 
Un fuoco. 
Marietta un falò.

 

Anna era un ricordo lontano, una fiammella che si stava spegnendo, finché nel novembre del '70 una splendida ragazza mi sbarrò il passo  all'entrata del cortile.

Anna  vestita e truccata all'ultima moda era quasi irriconoscibile. 
Io avevo adottato un nuovo look, capelli alle spalle, maglioni scuri a collo alto e jeans che scendevano affusolati lungo le gambe fino a coprire gli stivaletti col tacco. 

Sì , ero un bel ragazzo anch'io. 
Mi buttò le braccia al collo: 

-Ma ti ricordi ancora di me?-.

Mi raccontò della sua vita  a Milano, il suo lavoro presso un salone di bellezza, la scuola serale per estetiste. 
-Mi fermo fino a domani, vieni stasera qui dalla nonna, ho bisogno di parlarti, organizzo una festa per noi due, se hai dei dischi portali che balliamo un po', sai ballare vero?-.