Il ghepardo e la mela

 

Blog foto: farfalle da   "Sostanzialmente gay"
 

Quest'anno non vado in ferie fisicamente, quindi ho pensato di mandare in ferie almeno il mio cervello(che si è già portato avanti con le valigie) per questo ho sospeso la continuazione del racconto del canto della bernarda che dovrebbe proseguire in settembre. 
Posto qui un paio di racconti scritti per il gioco di Morena Fanti apparso sul suo blog "Solo io e il silenzio" un paio di mesi fa del quale è stato fatto un e-book dal titolo un incipit per tutti.
Morena ha fornito 5 incipit e i partecipanti al gioco hanno continuato il racconto (max 6000 battute).
Questo stesso incipit è stato scelto da altre persone a me sono piaciuti tantissimo quello di Cristina Bove e Carlo Sirotti.
Ecco il primo racconto preceduto dall'incipit n° 2

                Il ghepardo e la mela

L’8 gennaio 2011 l’ascensore mi sputò all’ultimo piano del grattacielo Pirelli.La finestra in fondo all’atrio mi risucchiò come fosse l’oblò di un aereo.Lontano, molto lontano, c’era la città.Non pensai neanche che avrei dovuto presentarmi in segreteria. A dire la verità, per la testa non mi passava nessun pensiero, nient’altro che l’attrazione per il vuoto, per quella vetrata.

Il naso incollato ai vetri ammiravo le guglie della Madonnina e poi la Torre Velasca e lo Stadio di San Siro, tutto ciò che conosco di Milano oltre alla torre di trentuno piani.

Quella mattina avevo un colloquio con il responsabile dell'azienda, a quanto pare i disegni che avevo inviato insieme al curriculum erano piaciuti a qualcuno.
Forse avrei avuto l’opportunità di lavorare nel posto che domina la più grande metropoli del nord Italia.
La segretaria mi invitò gentilmente ad accomodarmi, il direttore sarebbe arrivato a momenti.
Sulla scrivania una mela verde in un piatto.
Come un sasso scagliato da una fionda mi ritrovai di colpo in una scena vissuta una quindicina di anni prima, i giochi sportivi studenteschi.

Al mattino si erano svolte le eliminatorie nel campo sportivo dell'istituto dei Salesiani che offriva, come sempre, anche il pranzo ai giovani atleti.
Mi ero incantato a parlare con una delle ragazze che erano lì per fare il tifo, quando arrivai nel refettorio fui accolto da un brusio: il ghepardo, il ghepardo! L'anno precedente avevo stracciato gli avversari, tre giri nell'ultima posizione e, al suono della campanella, uno scatto fulminante come il felino della savana.

Non trovavo un posto libero nella sala da pranzo e un ragazzo mi fece posto al suo tavolo. Con modi da rozzo bifolco di campagna abbassai la testa nel piatto finché della pastasciutta rimase solo una scia sbiadita color pomodoro. Mi trovai la mela verde sul piatto con due posate e cominciai a sudare; osservai gli altri ragazzi che  discorrendo del più e del meno tornivano il loro frutto coi ferri del mestiere ricavandone un unico truciolo, quasi un nastro verde.
Io non sapevo come maneggiare le posate, il pomo mi stava ipnotizzando, il ragazzo capì al volo il mio disagio, afferrò la mela con le mani, le diede un morso e schiacciando l'occhio me la porse dicendo:

Sul podio uno di noi due-.

 

Il mio avversario diretto era il rampollo di una delle famiglie più facoltose della città. –

Ci sarà mio padre oggi, ha detto che vuole applaudire la mia vittoria, lui é stato campione ai suoi tempi in questa specialità e io non posso rompere la tradizione di famiglia, non devo deluderlo, in verità il nonno mi ha confidato che suo figlio pagava gli avversari perché lo lasciassero vincere-.

Alle 17 iniziò la gara, in coda al gruppo dei fondisti avevo sotto controllo la corsa, alla fine del terzo giro al passaggio davanti ai miei compagni sentii il grido: Vai ghepardo, allunga la tua zampata. Partii come un fulmine, superando uno ad uno tutti i concorrenti, davanti a me a cento metri dal traguardo solo il figlio di papà, lo affiancai, teneva duro con la disperazione della sconfitta negli occhi, una potenza esplodeva nelle mie gambe, lo avrei stracciato, umiliato davanti a suo padre.
Il mio guardava dal cielo, non avevo niente da perdere. A venti metri dal traguardo alzai la punta del piede destro incrociandola sul polpaccio sinistro, una carambola, la faccia nella polvere seguita da un “Oooh” di delusione dei miei compagni e il grido di trionfo dei liceali.
L'allenatore mi accolse con un “l'hai fatto apposta”, seguito da qualche fischio e, mentre a testa bassa mi avviavo negli spogliatoi, qualcuno urlò una frase che mi fece male:

Atalanta ha raccolto le mele d'oro di Ippomene-.

Sotto lo scroscio della doccia incrociai lo sguardo del nuovo campione:

Ti sanguina un ginocchio… aspetta che ti sciacquo la ferita… mi hai lasciato vincere… ti ha pagato mio padre?

Sono caduto, tutto qui, può capitare a tutti no? Tuo padre non l'ho mai incontrato anche se il mio ha perso la vita nella vostra azienda.-

Le sue mani lisciavano il mio corpo, non mi stava solo sciacquando, erano carezze di un adolescente ad un altro, in piena tempesta ormonale.

-Fermati, ma cosa stai facendo, non sarai mica…

Gay?… può darsi.

Non volevo dire questo, scusa, comunque a me piacciono le ragazze… dopo questa gara non mi faranno più correre i 1500 metri…. machissenefrega.

Ti ho lasciato vincere e questo tu lo sai! Mi basta! Sei stato gentile durante il pranzo, il sapore di quella mela ha fatto perdere la gara al ghepardo. Probabilmente non ci incontreremo più, qua la mano, sono Marco Faustini, il tuo nome lo conosco.

*“Come saprò chi sei, se non consumando il tempo della gara?
E sarebbe vittoria. Sconfitta è questa corsa incatenata che ad ogni passo mi fa sempre più schiavo della distanza”

L'8 gennaio 2011, il giovane direttore dal volto déjà-vu stringendomi la mano sorrise dicendo:

Ho il piacere di annunciarle che lei farà parte del nostro team, congratulazioni!

E ora, Ghepardo fammi vedere come addenti la mela, correremo insieme, vieni, ti mostro in anteprima il Belvedere, il sogno di Giò Ponti finalmente coronato, una piazza aperta sulla città al 31°piano.

Mi voltò la mano e disse:

Brilla una vera sul tuo anulare. Io invece sono rimasto quello che sono-.

 

 

*da Atalanta e Ippomene di Lucetta Frisa

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12 thoughts on “Il ghepardo e la mela

  1. (che bel gioco è il racconto, neh? Quello dell'incipit, proposto come predellino di lancio per la narrazione, mi è sempre piaciuto molto: consente l'innesto e toglie la paura della pagina bianca)
    Saluti.
    z.

  2. volevo dirti che lunedì mattina andrò all'antico forno del Borgo farò delle foto per documentare i vecchi mestieri del mio Polesine…

    ti penserò…
    ciao poeta del pane…

  3. Interessante. Hai il dono di catturare il lettore nei tuoi stati d'animo e ricordi. Pare di sentire scrocchiare quella benedetta mela, sempre segno di contraddizione.Come sono strani generosi imprevedibili e fragili gli adolescenti.

  4. Un racconto scorrevole che si legge con interesse. L'incipit per alcuni versi è un valido aiuto per altri vincola nella narrazione.
    Ma questo racconto è stato scritto da Lucetta Frisa o da te?

    buon tutto
    un caro saluto
    annamaria

  5. Aspetterò il seguito del Canto…
    Mi è piaciuto scoprire che sei bravissimo anche nel raccontare con l'incipit imposto, non è da tutti, e tu ne hai tratto un racconto molto valido e ben strutturato. Bravo Fausto, i miei complimenti.

    Grazie

    frantzisca

  6. ah! E la vacanza del tuo cervello come si manifesta? A parte tenere in sospeso la bernarda, il che è una vera cattivera, dico io…
    Il mio cervello in vacanza non ci va. Ci è già tutto l'anno

    (complimenti per il racconto)

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