Blog foto: grammofono1701     3 .   CIELI NERI

La scoperta della differenza dei sessi non turbò minimamente il prosieguo di quell'estate, avevo altro per la mente ora che la via del bosco si era aperta davanti a me.
Seguivo Marietta come un'ombra per  scoprire i suoi  "posti segreti": il bruck delle eriche dove si trovavano i migliori porcini, il piantone dei marroni più grossi , la radura delle mazze di tamburo, la lunghissima siepe di rovi carichi di more succose, i noccioli e perfino l'albero del nespolo selvatico dai  frutti  pelosi,  bronzei, aspri, da far maturare in inverno nella paglia,  immangiabili appena colti,  "legano la lingua".

Anna sempre con noi anche se spesso  quando  la nonna ed io ci inoltravamo nella boscaglia si fermava ad aspettarci all'ombra dei castagni, giocando di volta in volta con una lucertola, una lumaca, dei ricci vuoti di castagne o fingendo di cucinare piatti prelibati con foglie e sassolini colorati.
Il giorno che il cielo si oscurò per l'arrivo del temporale estivo,  quando i diavoli cominciarono a giocare a bocce tra le nuvole, cominciò a chiamarci ad alta voce e quando la raggiungemmo, grossi goccioloni si stavano già abbattendo su di noi. Marietta di corsa ci fece raggiungere un capanno nascosto tra gli alberi. Nonostante la corsa eravamo  inzuppati e tremanti per il freddo,  quel cielo nero  sembrava volesse scaricare sopra di noi tutta l'acqua dell'oceano.
Anna si  lasciò prendere dalla paura e cominciò a piangere, io  che ho sempre adorato i temporali  non ero  affatto preoccupato e  per consolarla la tenevo abbracciata. La nonna ci guardava divertita e diceva alla nipote: 

–  Il tuo cavaliere ti protegge e quando sarete grandi diventerai la sua donna.-
La bambina dai capelli neri si rasserenò,  cominciò a sorridere e darmi piccoli baci sulla guancia,  finimmo tutti e due tra le braccia della nonna che con infinita tenerezza, in preda ad una  commozione mai vista fino ad allora  come se  avesse avuto paura di perderci per sempre, non ci voleva più lasciare andare.  

Per la prima volta sentii  le morbidezze del corpo di una donna e questo mi piacque.
Il temporale passò alla svelta come tutti i temporali d'estate ma  ci attendevano altri cieli neri.

Sul viottolo di casa, dietro a noi di qualche passo, Marietta continuava a pulirsi gli occhi col fazzoletto.
 Non erano gocce di pioggia quelle che scivolavano dai suoi occhi.
Lei sapeva.
In fondo al portico di casa, appena arrivati da Milano, c'erano ad aspettarci i genitori di Anna: la Luigia e il suo uomo, il padre di Anna, del quale non  conoscevo neppure il nome visto che non lo  si nominava mai.

Mi spaventò  e non mi piacque da subito quell'uomo dalla cera gialla, la  sua faccia butterata sembrava sfregiata, probabilmente era malato, ma a me diede l'impressione di chi  é stato in prigione,  un uomo cresciuto in cattività, la pensavo proprio così. Dal suo sguardo duro capii che lì ero di troppo  ed era meglio tagliare la corda. Incrociai lo sguardo della nonna, sui suoi occhi era calato di colpo il velo di tristezza  che il tempo a venire non avrebbe più portato via. 

Lei sapeva.

 

Il giorno dopo Anna  mi comunicò che i genitori avevano deciso di portarla a vivere con loro a Milano, lontano dalla nonna che l'aveva cresciuta  libera e selvaggia.
Lontana da me.

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