Il cavaliere del ramo di mandorlo

Ho ascoltato qualche brano di musica oggi…
la mia musica.
Qualche frase è rimasta impigliata fra i rami del ricordo, in una traduzione
rattle rattle
cioè da uno che di inglese ne ha masticato un gran poco ma  va benissimo così perché  posso interpretare tutto ciò che piace a me.

http://www.youtube-nocookie.com/v/GbTBasAaFpA?fs=1&hl=it_IT
C’è un momento nella vita
e può arrivare in qualsiasi momento
in cui ti fermi a ricordare
i tuoi primi anni di vita
e se puoi fissarli in quel momento
espandendoti attraverso quel ricordo
puoi invertire la tua mente in tempo
e viaggiare nuovamente.

Attraverso il cortile, un vialetto d’erba separa le due aiuole, a sinistra quella della zia Lucia con ortensie, rose e astri, a destra quella della zia Santina, viole mammole e tulipani sotto un albero di cachi.
Sosto a naso in sù in contemplazione e ascolto del ronzio dei bombi in visita ai grappoli lilla nel corridoio ombroso del pergolato del glicine.
Apro il cancelletto in legno, ecco il mio regno!
Le mani appoggiate al fusto e i piedi incastrati nelle maglie della rete metallica che divide il serraglio delle galline dall’orto dove mio padre coltiva insalate, rapanelli e l’immancabile prezzemolo, mi arrampico sul tronco del mandorlo.

Quattro grossi rami spartiti tra i quattro ragazzi della forneria.

Quello centrale è di mio fratello Ignazio, più in alto di tutti ma più facile da scalare.
A occidente il ramo di Paolo è il più grosso, praticamente mezza pianta; lo sanno tutti che lui mangia solo frutta secca.

Verso nord il ramo  di Beppe, mio cugino e coetaneo; le mandorle le mangiamo quasi sempre noi fratelli; gli alberi non fanno per lui che da sempre è interessato all’arte del teatro e della commedia.

Verso il sole nascente, verso est, si allunga inclinato come la diagonale di un quadrato il mio ramo, il più pericoloso, il migliore.

Ho imparato presto a camminare sulla sua corteccia, le prime volte abbracciandolo stretto con tutto il corpo  strisciando fino alla biforcazione che fa da sella, ora come una scimmia mi basta curvarmi con la schiena e procedere a quattro zampe per arrivare alla mia postazione.

Seduto sulla forcella o a cavalcioni su uno dei due rami  guardo il mio orizzonte: una corsa tra i campi e  subito le pendici del Monteorfano, l’isola che non c’è, il mondo sconosciuto,  la dimora del tempo sospeso come il titolo  del blog di Francesco Marotta.  

La mia mente lascia il mio corpo,
le mie preoccupazioni, le pene,
sono tornato qui in un altro tempo
dove  sono cresciuto  galleggiando
come un orso bianco sul blocco di  ghiaccio polare
in un posto chiamato casa.
Cavalco l’arcobaleno
per esercitare la mia mente
e portarla dove desidero andare.

A volte nei momenti più difficili abbraccio il mio tronco come un marinaio  abbraccia  il bompresso montato a prua  di una nave antica e cavalco la tempesta.

http://www.youtube-nocookie.com/v/_-2TNXqEP-Y?fs=1&hl=it_IT

Cavaliere nella tempesta

nato in questa casa

buttato in questo mondo

come cane senza un  osso

come un attore senza la parte

il cervello si dimena come un rospo

 mi prendo una lunga vacanza.
Se dai un passaggio a quest’uomo

i dolci ricordi spariranno.

A volte per imparare
che’c’è sempre qualcosa da imparare,
il mio ramo diventa una tigre
e io lo cavalco per correre verso il sole nascente.

http://www.youtube-nocookie.com/v/GTpuWlxO-ts?fs=1&hl=it_IT

Una lacrima nelle mani di un occidentale
è sale, carbonio , acqua
per un cinese è la tristezza,
il dolore,
l’amore di un uomo per una donna.

A volte…..
se qualcuno dei miei amici vuole raggiungermi sul ramo  di mandorlo gli farò posto qui.

Eccoli arrivano, uno alla volta,
dai che ci stiamo tutti.

DomenicaLuise
linodigianni

cristinabove
Bianca2007
barchedicarta
botonusa
esplanade
francescomarotta
francescafutura
isabel49
vallemarit
confessiogoliae
PannychisXI
Soriana
* * * * * * *
flameonair
kalekaiagathe
cristag
rossella 53

transit
infra
notturna

sgnapisvirgola
gardenia

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26 thoughts on “Il cavaliere del ramo di mandorlo

  1. Sei particolarmente vivido nei tuoi ricordi, porti l'atmosfera di allora con un gran tocco di innocenza: l'orgoglio del ramo più pericoloso, la difficoltà di raggiungerlo dapprima a stento, poi sempre più agilmente e, finalmente, sei accomodato in posizione, padrone dello spazio. Hai annullato tempo e spazio e mi sono seduta accanto a te come una bambina felice e contenta, con le gote arrossate dalla corsa.

  2. che bellissimo post, Falco!
    me lo sono gustato tutto , hai questa capacità tu di far entrare chi legge in ogni scena che descrivi.
    e poi mi hai fatto posto sul ramo, sai quella bambina con le treccine, quella pesa poco, può starci, con le gambe donolanti all'aria, lei che non ha avuto mai fratelli a proteggerla.
    grazie, caro amico, di questo dono di pezzi di te, della tua vita.

  3. FALCONIER
    carissimo,sei riuscito a fermare il tempo nelle visioni più belle.Quello che anch'io amo trattenere e in festa, avvolta da bruma o da nebbia, dà senso ai miei passi anche quando sono pesi e vorrebbero pigri e "indifferenti" arenare.Grazie.Bianca 2007

  4. mi gò le scarsee piene de marinee e amoli e podemo divedersele insieme

    ciao fausto grazie

    il tuo raccontare mi porta all'età bella in fiore
    grazie ancora

  5. Rendi preziosi i ricordi ….In silenzio all'ombra delle foglie degli alberi, i raggi del sole ,filtrando tra i rami del mandorlo creano ombre ,ah sei tu Falconier …Mi fai posto? 

  6. prendo coraggio, e ti raggiungo (soffro terribilmente di vertigini)

    io li carezzavo solo i mandorli, gli facevo il solletico
    lontano dagli occhi vigili di mio zio, gelosissimo delle sue madorle

    è festa qui da te, sempre
    grazie

  7. eccomi, presente anch'io, che sia robusto eh?
    Mi hai fatto tornare in mente quando da maschiaccio mi arrampicavo anch'io, ma era un vecchio noce, poco romantico certo, ma solido e robusto, un amico su cui contare, un posto per sentirsi un po' più "grandi"
    Affascinante seguirti nei ricordi, un modo per recuperare anche i propri, oltre a conoscerci meglio.
    Grande Fausto, racconta, racconta…

    Un abbraccio

  8. Mi sono immersa nella scena, nella tenerezza dei ricordi che scaldano il cuore per la bellezza espositiva. Mi è parso di essere tornata bambina, mi sarebbe piaciuto salire sull'albero, ero una bimba timida e timorosa, la mia mamma mi inculcava le paure ed io ne ero avviluppata, ma avrei voluto trasgredire con te, sento che mi avresti incoraggiata a guardare l'orizzonte dall'alto del ramo, chissà che emozione!
    E' stato bello anche il pensiero, ho chiuso gli occhi e ho fantasticato.

    Grazie, caro amico, un abbraccio.
    annamaria

  9. Ciao Falco!
    Sai, anche il mio ramo è sempre stato il più pericoloso. Ma io mi ci sono arrampicata solo con la fantasia. In compenso riesco a vedere benissimo il tuo mandorlo e, ora che ho trovato la strada, ti leggerò spesso e volentieri.

  10. mentre ti leggevo sul ramo, andava la mia musica (Turkish march di Mozart), e salivo, salivo in alto sui rami…sono appena tornato dall'orticello, ho dato una fresatina al terreno a smuoverlo dal grigiore invernale; ho controllato la salute dei noci, dei mandorli e del castagno…alberi giovani che, ahimè, ancora non reggono il peso di questo riccio di terra….
    sono sul tuo albero e mi gusto la tua porzione di vita con l'allegra compagnia…
    ho maturato negli anni una grande capacità di spostare, con sapienza, il mio peso sui rami così che la raccolta sui secolari ulivi fosse agevole ed insicura ma….che bellezza il contatto ed il profumo….

  11. È tutto un incanto: il ricordo, la scrittura, e quel ramo, difficile da raggiungere e proprio per questo il più incantevole…

    Milvia

  12. Complimenti sinceri a te, Fausto, per il tuo blog e per la capcità di comunicare in modo diretto pur evocando  risonanze individuali..
    Ti leggo, in questo post assolutamente originale, e colgo profumi, voci ormai perdute scaturite dai miei ricordi infantili, sensazioni tattili carezzando la corteccia e sperdendo lo sguardo verso un mio infinito personale.
    A rileggerti con infinito piacere.
    paola

  13. fatti più in là, che a me di posto ultimamente ne serve un po' di più!
    (chissà se il ramo regge?) posso stare anche ai piedi dell'albero, ci sento lo stesso, intanto tu racconti, e io ascolto…

    lucy

  14. Che meraviglia ci salgo volentieri su quel ramo … adoro le piante con quelle loro rugosità che sanno di saggezza.

    Mio suocero ha una casa in campagna ed anche lui ha alberi da frutto: mandorli, peschi … che quando sono in fiore sono un incanto … aveva anche due alberi di fico, ad uno ero affezionata particolarmente … mi piaccioni i tronchi contorti che sembrano avere anni di esperienza … purtroppo li ha tagliati … non gli piacciono i fichi: LASCIAMO PERDERE !!!!
    Il contatto con la natura dà molta energia … anch'io quando andavo a trovare il mio fico (si fa per dire, di mio non c'è nulla lì) lo abbracciavo … sarà sciocco … ma sentivo che mi riconosceva…

    Fatemi posto … mi ci metto anch'io seduta con voi a vedere il sole che sorge e a perdersi nell'azzurro del cielo.
    Grazie
    Un abbraccio
    Cristiana

  15. Che bel post, Falco, e poi sai che amo la stessa musica che tu ami. Io sono piccolina, sto in un  angolo. Grazie.
    Rossella

  16. Eh, ma qui c'è puzza di bruciato. Sotto c'è o 'un imbroglio, o è la preparazione di una trappola … per attentare alla vita di una mappatella di poetesse e poeti con la testa tra le nuvole e la bocca e la lingua nello stipo delle parole.

    Finchè sopra l'albero sale e si appollaia solo Falco, il ramo regge. Ma ci si chiede: L'albero reggerà due, tre, quattro, cinque, sei, sette forse otto, nove e anche fino a dieci poetesse e poeti?
    La storia a questo punto sta diventando seria, forse preoccupante.

    Ecco che alla spicciolata stanno arrivando il resto della combriccola. certo, ci stanno anche quelli che se la fanno addosso e d'improvviso presi dalla nostalgia canaglia e da visoni di panorami secondo loro poetici si mettono a piangere come bambini capricciosi. la faccenda incomincia a farsi pericolosa, e comica, ma forse, anche, tragica.

    Falco, senza ascoltare i consigli di nessuno, ha già piazzato un bigliettaio di fianco all'albero, una quercia ultra centenaria, dall'aria direi bellissima, ma anche sinistra.

    Il bigliettaio con il cappello in testa e il mozzicone in bocca e il fiume perennemente nell'occhio controvento, non appena vede l'avvicinarsi dei poeti, uommene alicante e femmene pittate, si dimena e grida:Biglietti! Signori biglietti. Avanti un altro. Signora lei sarà anche una bella donna, ma pe' saglì avita pavà 'o biglietto. E anche voi, signor sorriso, avita pavà.
    Non fate il furbo. Ma io ho capito bene di dove siete, ma a mme nun mi faceto fesso.

    Ecco, siamoo arrivati in tanti. Ci sono delle auto. Sta parcheggiando un bus turistico.è pieno. Insomma c'è un sacco di gente. Falco di certo ha una sua strategia ben precisa, ma non è chiara a tutti. I poeti saranno anche dei poeti, ma di gialli e assassini non capiscono un tubo.

    Eccoli che si stanno muovendo, sembra un corteo non autorizzato. Porca misria, dove sono quei poliziotti e carbinieri di una volta che senza perdere tempo e con facce feroci le suonavano di santa ragione, specie ai vecchi e ai bambibi e ai poeti.

    – Vulimmo saglì ncopp'a st'albero  d'e poeti – ritma in coro la marea umana.

    Falco ha preso un megafono e arringa la folla come un invasato. esordisce dicendo: Chiamatemi Capitano Achab e ficcatevelo bene in testa.  Salite sull'albero. Il biglietto da pagare è solo un piccolo contributo per la nostra Cara Causa, cioè la Poesia.

    Capitano Achab, – urla in preda alla gioia Domenica Luise – l'albero reggerà? Domy è da tempo che ti aspettavo, sali! e stai zitta. Tra se e sè Achab pensa: Si chesta dice n'ata cosa la faccio carne pe' purpetta.

    Capitano Achab, – sbraita Rossella53 – ma io ho la cevicale e con tutta sta gente starò davvero stretta e ogni tanto devo sdraiarmi. non sarà pericoloso?

    Bella Rossellina, vieni a me, ti indicherò il ramo giusto per te. è quello lassù, quello più alto. Rossella sbinaca in volto e dice: Achab ma nun è ca me vulisse fa carè a llà cnoppe, facennemo spezzà ll'uosso d'o cuollo? Rossellì, le dice Falco, cioè Achab, sei sempre spiritosa tu.

    Ma tutte/i i convenuti pensano che aleggi il pericolo, ma i poeti sono sempre leggeri e enstusiasti nel loro pensare come cadono le folgie e si lasciano andare. insomma la paura forte è che una volta saliti tutti sopra l'Albero Centenario d'improvviso e con schianto di scricchilìì si spezzino i rami. – E accussì, dicono Savina e Gino, jammo a fernì cu 'o musso e 'a capa 'n terra, scassannece ll'uosso d'o cuollo –

    – Certo, siamo poeti e i poeti sono sempre giovani …- dice barchedicarta.

    – Ma perchè camminate reggendovi e appoggiandovi l'uno l'altro, e, per giunta, dandovi la mano come bambini timidi e paurosi, il dito in bocca,  le ginocchia graffiate, i capelli spettinati e sudati dalla corsa, dalle marachelle, dalle risate di bocche scugnate e sporche di gelato al cioccolato. Dovreste farvi accompagnare dai vostri … genitori … o dagli agenti delle vostre arcane, misteriose invisibile case editrici –
    aggiunge d'un fiato Soriana.

                                                                                                                             
                                                                                                   
    PS: Dovrebbero fare il loro ingresso, dopo ripetuti richiami da ramo a ramo, anche i seguenti attori e personaggi, nonchè, nella solita lotta della vita quotidiana, donne e uomini in carne ed ossa, appellatesi: linodigianni, cristinabove, bianca2007, botonusa, esplanade, francescomarotta, frabcescafutura, isabel49,vallemarit, confessiogoliae, pannychisXI, flameonair, kalekaiagathe, cristag …

    ognuno potrebbe aggiungere qualcosa da sopra l'albero o stando giù, nell'impossiblità di salirci o semmai darsi il cambio.                                    

                                                                                                                                 %

  17. bravo transit bella idea!
    intanto ti metto sul ramo, non preoccuparti regge, le  sue radici affondano nella terra  di mio padre fornaio, questo basta come garanzia no?
    Tutto gratis qui non preoccuparti anzi chi resiste di più ha in premio qualche biscotto dei miei nostrani e ti assicuro non ne avete mai mangiati di così buoni. 
    Un grazie a te per questo lungo scritto, così ad occhio visto che ti conosco poco ti metterei tra i cavalieri dell'arcobaleno, cosa dici?
    falconier

  18. Falco fà accussì, però se insieme ai biscotti ci possiamo pure bere qualcosa alla maniera dei volatili, beccandoci dentro e pulendosi anche le punte delle ali, non sarebbe male. e scusami per la lungaggine. quello che ho scritto erano le cose che mi sono venute dentro.e ho duvuto anche mantenere una certa concentrazione nello scrivere, ma è una pratica che ho svolto volentieri e con il cuore. e poi quando una cosa mi interessa e mi intriga è sempre un ottima occasione per scrivere.

    diceva un grande scrittore: Scrivere, scrivere, (ri)scrivere. quindi, se qualche volta mi dilungo la colpa non è mia. scherzo. certo, spesso bisogna tagliare, limare fino all'osso. editing, in pratica.

    saluto tutti gli appollaiati.

    ciao

     

  19. azz…. in ritardo anche stavolta…
    ma se mi fate un po' di posto…
    per farmi perdonare…
    gurdate un po' cos'ho portato !!!!!
    SORPRESAAAAAAA …
    (cos'è? s'è capito?)

  20. che bell'albero Falco:) Quando voglio fuggire dalla vita irritante, parto e ritorno in Via Veneri 6. Una bambina semi nuda coi capelli fini e pieni di sole, cominciava a pensare del mondo raccontandolo ad una gallina. Se la guardo riesco a sorridere e basta e ascolto la sua storia, molto più bella della mia. A me un ramo sul quale poter attaccare un'altalena. Se possibile:) Grazie, è molto bello.

  21. Signore poetesse e Signori poeti,
    insomma mappatella di poeti che non siete altro … vi chiedo un momento di attenzione. Donatemi un po' di ascolto. Siete lì, su ogni ramo a pulirvi le ali e cantare e a donarvi mosche, moscerini, farfalle, vermiciattoli e prelibattezze varie di boschi di collina, di fiume e di mare. Non voglio prendervi altro tempo, anche se quando iniziate a cantare rompete abbastanza, ascoltate il qui presente cha ha da recitare quanto segue:

    Note domenicali a margine, dopo il lavoro.

    Prima parte.
     

    L’anima è un corpo brutto e cadente.
    L’anima è la poesia.
    Il corpo impostore, affascinato, esaltato da Metamorfosi.

    Più l’anima è sporca più essa risplende.

    L’anima è uno specchio.
    L’anima gioca a guardarsi. L’anima è il passaporto che non costa nulla.

    Chi più ha dato carne all’anima e ha vestito il corpo velato dell’anima?

    Giacumino, chillo d’a ginestra ‘e ncopp”o Vesuvio.
    Isso, ‘o poeta di Recanati ca cammenava pe’ dint’e viche tra s, Teresa e ‘a Sanità. Teneva e cosce chiatte e pesante e ‘o piezzo di sopra sicco, comme si fosse stato ‘nu Tbc.

    L’anima è il corpo nudo.
    L’anima è il corpo bello e armonioso; di certo non di Giacomo.
    L’anima è il corpo brutto e sgraziato; di sicuro di Leo.
    L’anima è il tentativo di staccarsi dal corpo.
    Quando si mette a tacere il corpo, l’anima è del diavolo, umano.
    L’anima è la recita a teatro.
    Più si recita più l’anima si materializza nell’occhio di bue.
    L’anima è l’armonia invisibile dopo ogni delitto.
    L’anima è il baro che sa di barare e imbrogliare.
    L’anima, come la razza umana, non ha confine.
    La differenza tra anima e corpo è nella visuale ristretta e vasta.
    L’anima è il tempo che passa.
    Inseguirla per catturarla e farne farfalla da teca è da circo equestre.
    L’anima è la varietà degli animali.
    Il corpo degli animali non ha bisogno di vestiti.
    Gli animali sono l’agnello sacrificale.
    L’uomo ha vergogna delle propri nudità.
    Gli animali che non hanno l’anima no. Si acccoppiano senza girare film porno.
    L’anima è sempre nuda; ed è per questo assillo che si nasconde e fugge.
    L’anima è terra estrema.
    L’anima è l’ascensore vuoto dell’uomo.
    L’anima è il desrto del corpo.
    L’anima è la voce afasica disumana del corpo.
    L’anima è come la morte; silenzio di polvere che non si può comprare.

    L’anima depositata a fermentare nel corpo inatletico e di scorfano, ranavuottolo e scartellatiello di Giacomo. Isso si è sobbarcato il peso dell’anima e della poesia, come Giuda quella del tradimento più famoso sulla faccia dela terra. Cosa doveva soffrire stu povero maronna? Achi aveva acciso? Eppure, ‘a mamma era si sevara, ma era ‘na bella femmena. Il padre, anche se chiacchierone, pur’isso nun era mica ‘nu cachisso. ‘Nzomma, esteticamente, nisciuno penzava ca avesseno mis’o munno stu scuorfano di nome Giacomo.

    Ma Giacumino ‘o Ranavuottolo l’hanno visto ncopp’e Quartieri Spagnoli.
    Forse nun ce credite, ma ‘a gente dei vicoli è uscita dai bassi e in corteo ha partecipato alla festa di matrimonio tra ‘o Scartellatiello e ‘a ‘nnammurata soia. E doppo tutti a festeggiare abballanno, cantanno e mangianno. E si vulite vedè comme se chiammava ‘a sposa ‘e Giacumino, basta ca jate ‘a sezione d’o municipio di piazza Dante e cercate dint’e documenti addò sta scritto: si certifica dell’avvenuto matrimonio tra il signor Giacomo Leopardi di Recanati e la signorina Poesia Figliola.

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