Mr. Bojangles

Le otto squadre del corso roccia del 5°alpini montano in ordine sulle camionette centinate; lasciano il campo nel pomeriggio per rientrare nelle rispettive caserme; nella valletta oltre il ruscello rimane la squadra dei servizi per smantellare la tendopoli e far sparire ogni traccia del soggiorno in Val di Fassa. I diversi incarichi sono saltati; sono tutti impegnati negli stessi lavori: furiere, cucinieri, armiere, caldaista, trombettiere, magazziniere, con la supervisione di un sergente maggiore, giovanissimo firmaiolo, ex pastore nel Molise, una pasta d’uomo, un ragazzo, in effetti ha soltanto vent’anni. Hanno trasferito sacchi a pelo, zaini e fucili nella grande baracca in legno che durante il corso per gli scalatori era destinata alla mensa ufficiali; dormiranno sull’assito di abete, non più sul materassino posato al suolo nelle tende appena smontate. Otto tende, una per ogni squadra, nove con quella dei servizi, dieci con il tendone che fungeva da aula per il corso teorico, undici con quello della doccia, dodici la fureria.
 Si sono fatti un mazzo dalla mattina alla sera. Una nota positiva: Paul, il cuoco degli ufficiali é rimasto con loro; la dispensa è ancora ben fornita. “Tre giorni di pasti come si deve sostituiranno il rancio tremendo del cuciniere della truppa” ha assicurato l’altoatesino.
 Ci sa fare ai fornelli il traliccio. Nella pausa dopo pranzo,Valerio,lo spaccista bolognese inserisce una musicassetta nel mangianastri a batterie per proporre una nuova canzone e come sempre prima di pigiare il tasto Play impartisce la sua lezione da grande appassionato. “Chi di voi sa chi fosse Mr. Bojangles?
Son sicuro che il nome non vi dice nulla.
Ma se vi faccio il nome di Shirley Temple?”.
 Una luce si accende negli occhi di qualcuno.

Bojangles era il ballerino di tip tap famoso negli anni trenta come co-starring della bambina prodigio del cinema americano. Bill Robinson, che si esibisse in teatro di una piccola città o in una grande sala di qualche metropoli, dava sempre il meglio di sé con un grande entusiasmo per sedurre il suo pubblico. Acclamato per il suo stile personale, innovatore e complesso, impersonava la noncuranza e l’eleganza insieme. A differenza di quanto si possa ritenere, la canzone non fu ispirata a lui ma ad un vagabondo artista di strada di New Orleans, incontrato in carcere dall’autore di questa canzone, secondo il quale, un omicidio compiuto nella città della Louisiana nel luglio del 1945 portò all’arresto di numerose persone,per lo più diseredati che vivevano per strada. In una cella sovraffollata, un uomo avanti con gli anni, soprannominato poi Mr. Bojangles, iniziò a raccontare diversi episodi della sua vita e quando accennò al suo cane che era scappato via da lui, il tono della sua voce si fece particolarmente cupo e triste. Qualcuno fra i reclusi chiese allora che si facesse qualcosa per rallegrare un po’ l’ambiente e l’uomo rispose iniziando a danzare il tip tap”.

La musica, la voce di Nina Simone, la storia di questa canzone li avvolge di tristezza; accanto al fuoco nella piccola radura qualcuno propone: “Tra qualche giorno ognuno di noi tornerà al proprio battaglione, alla propria compagnia e tra qualche mese ognuno alla propria casa, al proprio destino e nonostante le promesse che si fanno non ci incontreremo più e di questa esperienza d’amicizia resterà solo un vago ricordo. Perché non cerchiamo di lasciarci qualcosa di più forte, un regalo da portare con noi nel cassetto dei ricordi preziosi. Che ne dite di organizzare una serata, dove ognuno di noi si impegna a presentare una performance, un canto, una poesia, un ballo, qualsiasi cosa con lo spirito ispirato dalla storia di Mr. Bojangles”. Un coro di sì, tutti d’accordo. L’appuntamento sarà per la sera prima della partenza; con l’impegno di stupire con qualcosa di speciale, che mostri agli amici un lato sconosciuto di ognuno di loro.

Paul e il cuoco della truppa si sono dati da fare per organizzare una splendida cena; c’è anche del vino, un buon vino imboscato dalle cene degli ufficiali. Seduti in cerchio sull’assito pulito a dovere, gli alpini hanno mangiato in silenzio. Si avverte una leggera tensione; nessuno vuole fare brutta figura;
che ricordo rimarrebbe agli amici; a vent’anni si è molto ambiziosi. Apre lo spettacolo lo spaccista con la canzone del Michè di Fabrizio de Andrè; un arpeggio perfetto accompagna la voce calda e vellutata. A sorpresa la chitarra passa nelle mani del caldaista che per tutta la durata della permanenza al corso aveva tallonato lo spaccista per farsi insegnare gli accordi fondamentali e così con un semplice giro di LA MI RE MI attacca La canzone del sole di Battisti e dopo la prima strofa, tutti in coro a cantare -O mare nero mare nero mare nè-. L’armiere li porta nell’atmosfera del circo e dopo una serie di giochi di prestigio, piroette e mele che ruotano in cerchio sopra la sua testa sorprende gli amici facendo spuntare dalla tuta mimetica una discreta quantità di buste di cordiale, il liquore a 40 volumi di gradazione alcoolica, in dotazione nella razione K dell’esercito. Il trombettiere si presenta col suo strumento, accolto da una fragorosa risata. A causa di alcune stecche nelle adunate dei primi giorni, il tenente colonnello, soprannominato ‘il bastardo’ dopo averlo umiliato davanti a tutti, lo aveva sollevato dall’incarico e sostituito da un nastro magnetico. Con grande sorpresa esegue “Tenderly”, un pezzo raffinatissimo che li lascia a bocca aperta. Il timido ragazzo della Val Ridanna ha stoffa da vendere.
Cosa si è perso quell’imbecille del colonnello. Il sergente abruzzese soffia nel suo zufolo di Pan una nostalgica aria della sua terra. Il magazziniere, grande giocatore di poker, mostra la sua abilità con un mazzetto nuovo di carte che volano da una mano all’altra e ruotano come le penne di un pavone; grande ovazione quando anche lui fa apparire la seconda serie di buste alcooli-che. Il furiere non ha nessun numero da presentare; avrebbe voluto cantare una canzone invece sta allestendo la scena della performance di Paul che lo ha contattato per chiedergli consiglio. Tra i due, durante la permanenza al campo, si è instaurata una forte intesa, una confidenza intima; il cuoco ha deciso di uscire dal silenzio durato una vita e gli ha affidato il compito di allestire la scena: “ Fai come vuoi, l’importante é che ci sia po-ca luce”. L’amico ha speso tutto ciò che aveva, per comprare candele profumate, le ha disposte in linea e con calma comincia ad accenderle una ad una dopo aver spento le luci al neon della baracca. Un colpo di tosse proviene dalla cucina, è 
il segnale: Paul è pronto. Un clic sul tasto Play avvia la musica di Mr. Bojangles. La voce di Nina, aprendo un varco imprevedibile tra le corde del cuore, introduce una splendida creatura che procede con passo elegante sulle punte dei piedi fino in centro alla stanza. La testa avvolta in un foulard di seta, un finissimo trucco agli occhi, rossetto sulle labbra; una coperta da campo lascia libera una spalla e una parte di schiena. La accoglie un ululato tra il battito di mani e voci concitate:

Bella! da dove arrivi! 
Ma dove sei stata fino ad ora! Perché non hai rallegrato le nostre notti!. Paul, esci dalla cucina e spiegaci dove l’hai tenuta nascosta!”. La pesante coperta grigio verde scivola a terra mostrando il corpo nudo, slanciato e perfetto di Paul; sul petto glabro una scritta col rossetto I’M HERE. Accordando la sua voce a quella della cantante, l’accompagna con una strofa in inglese: “He spoke with tears of fifteen year how his dog and him traveled about”. Gocce nere del trucco scivolavano sulla guance, la sua voce spezzata chiede di fermare la musica: “Parlava tra le lacrime, di come per quindici anni lui e il suo cane avevano viaggiato qua e là… Non riesco ad essere un uomo e non sarò mai una donna; sono prigioniero di questo corpo come una farfalla in una crisalide; voglio mostrarmi al sole; non voglio più vergognarmi; voglio essere accettato per quello che sono. Sto provando con voi per trovare il coraggio di comunicarlo ai miei genitori quando rientrerò dal servizio militare e Dio sa quanto sarà difficile. Statemi vicino ho bisogno della vostra solidarietà”. La commozione é servita su un piatto bianco di silenzio con contorno di sorpresa. “Io sarò con te”dice il sergente abruzzese alzandosi e mentre lentamente comincia a sfilarsi un indumento dopo l’altro la stessa frase si ripete mano a mano che ognuno dei soldati si alza e quando a terra c’è un mucchio di magliette e mutande tattiche si trovano tutti nudi in girotondo attorno al traliccio tedesco. La serata è una di quelle che finiscono all’alba, ognuno ha una storia da raccontare, tante storie raccolte in un libro mai scritto.

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Il lamento dell’albero di Yukio

*Non l’avete veduto?

Il sangue versato
 forma il nucleo delle maree

 
invano tinge i neri flutti,

sulla superficie 
nelle notti di luna ondeggia una rossa corrente

vaga intorno a queste piccole isole

ululando tristemente
 come una belva.

Il tremore della terra ha risvegliato l’anaconda,

pescherecci, automobili e case

origami di carta accartocciati

tralicci e ponti

stuzzicadenti tra le macerie.

 

*Una vita a cui basti trovarsi 
faccia a faccia con la morte


per esserne sfregiata e spezzata


forse non è altro
 che un fragile vetro.

 

Tredici corde tese
 su legno di paulownia

frecce scagliate nel cielo le note del koto.


*
Lacrime di dolore 
per la sincerità dei nostri sentimenti,


lacrime di dolore
 per la nostra morte 
rigano le guance del Volto di Drago.

Nocciolo nel guscio

 pugnale radioattivo
 pronto per l’harakiri

Lacrime contaminate

i petali di ciliegio a maggio.

Api bottinatrici impazzite

non torneranno all’alveare.

 

*Soltanto guardando in faccia
 la morte


possiamo comprendere
 la nostra autentica forza


e il grado del nostro attaccamento alla vita.

Il gallo dalla lunga coda tornerà a cantare sul torii vermiglio

chiamerà dall’isolamento Amaterasu
 la dea del sole

e il mondo sprofondato 
risorgerà dalle tenebre.







 

*Nella fervida speranza 

che possiate risorgere 
come uomini
 e come guerrieri.




* liberamente tratte dagli scritti di  Yukio Mishima

11 marzo 2011

Sul tavolo bianco della cucina questo messaggio scritto a matita su foglio bianco,  zampe di gallina….. 
la mia calligrafia.
Cos’è quella faccia delusa….
Segui le istruzioni e troverai ciò che cerchi,
lo puoi fare,
lo dici sempre anche tu che l’imbranato della famiglia sono io quindi dimostra quello che vali!!!!!

Vai nello studio e siediti alla scrivania.
Metti la mano sinistra dietro allo schermo del PC, troverai giù in basso un tasto, 
fai clic sentirai uno stacco musicale 
dopo qualche secondo il video si illuminerà 
e  ti troverai davanti la bellissima immagine di un deserto con al centro due icone,
quella con la biglia da biliardo nera di Alessandro 
e quella con una brutta faccina con  scritto falconier, 

clicca nella casellina e metti la  mia passwort, 
la conosci perché me l’hai suggerita tu.
L’immagine cambia, 
abbandoni il deserto per  una galassia con tonalità che vanno dal blu al viola.

fai clic  in alto a destra  sull’icona con la scritta 

Al di sopra della cima degli alberi:
eccoti qua nel mio blog!.
Complimenti ci sei riuscita da sola.
Non era proprio così difficile allora!

Blog foto: dente_di_caneBlog foto: dente_di_caneBlog foto: dente_di_caneBlog foto: dente_di_cane
11 marzo 2011

Buon compleanno amore!

Blog foto: dente_di_caneBlog foto: dente_di_caneBlog foto: dente_di_caneBlog foto: dente_di_cane

     fai clic sul quadratino c’è una canzone,
ricordi le volte che l’abbiamo cantata?
Lo sapevo stai già cantando
queste parole sono irresistibili per te.
Ora alzati apri la cesta in vimini,
guarda nel casco mimetico di Ale,
ecco brava quello è il tuo regalo,
non so ancora cosa sia,
lo hanno scelto ieri sera Ale e Matteo.

Nel pomeriggio stamperemo questo messaggio così lo potrai conservare  gelosamente nel tuo cassetto insieme a quelli degli altri anni.
Qualcuno dei miei amici passerà sicuramente di qua per leggere il mio post,
tu li conosci per nome e per quello che di volta in volta ti racconto di loro,
vedrai che ti lasceranno i loro auguri,la strada per arrivare qui la conosci ora.

Auguri! Auguri! Auguri!

il bacio te lo darò davanti al forno.

Il cavaliere del ramo di mandorlo

Ho ascoltato qualche brano di musica oggi…
la mia musica.
Qualche frase è rimasta impigliata fra i rami del ricordo, in una traduzione
rattle rattle
cioè da uno che di inglese ne ha masticato un gran poco ma  va benissimo così perché  posso interpretare tutto ciò che piace a me.

http://www.youtube-nocookie.com/v/GbTBasAaFpA?fs=1&hl=it_IT
C’è un momento nella vita
e può arrivare in qualsiasi momento
in cui ti fermi a ricordare
i tuoi primi anni di vita
e se puoi fissarli in quel momento
espandendoti attraverso quel ricordo
puoi invertire la tua mente in tempo
e viaggiare nuovamente.

Attraverso il cortile, un vialetto d’erba separa le due aiuole, a sinistra quella della zia Lucia con ortensie, rose e astri, a destra quella della zia Santina, viole mammole e tulipani sotto un albero di cachi.
Sosto a naso in sù in contemplazione e ascolto del ronzio dei bombi in visita ai grappoli lilla nel corridoio ombroso del pergolato del glicine.
Apro il cancelletto in legno, ecco il mio regno!
Le mani appoggiate al fusto e i piedi incastrati nelle maglie della rete metallica che divide il serraglio delle galline dall’orto dove mio padre coltiva insalate, rapanelli e l’immancabile prezzemolo, mi arrampico sul tronco del mandorlo.

Quattro grossi rami spartiti tra i quattro ragazzi della forneria.

Quello centrale è di mio fratello Ignazio, più in alto di tutti ma più facile da scalare.
A occidente il ramo di Paolo è il più grosso, praticamente mezza pianta; lo sanno tutti che lui mangia solo frutta secca.

Verso nord il ramo  di Beppe, mio cugino e coetaneo; le mandorle le mangiamo quasi sempre noi fratelli; gli alberi non fanno per lui che da sempre è interessato all’arte del teatro e della commedia.

Verso il sole nascente, verso est, si allunga inclinato come la diagonale di un quadrato il mio ramo, il più pericoloso, il migliore.

Ho imparato presto a camminare sulla sua corteccia, le prime volte abbracciandolo stretto con tutto il corpo  strisciando fino alla biforcazione che fa da sella, ora come una scimmia mi basta curvarmi con la schiena e procedere a quattro zampe per arrivare alla mia postazione.

Seduto sulla forcella o a cavalcioni su uno dei due rami  guardo il mio orizzonte: una corsa tra i campi e  subito le pendici del Monteorfano, l’isola che non c’è, il mondo sconosciuto,  la dimora del tempo sospeso come il titolo  del blog di Francesco Marotta.  

La mia mente lascia il mio corpo,
le mie preoccupazioni, le pene,
sono tornato qui in un altro tempo
dove  sono cresciuto  galleggiando
come un orso bianco sul blocco di  ghiaccio polare
in un posto chiamato casa.
Cavalco l’arcobaleno
per esercitare la mia mente
e portarla dove desidero andare.

A volte nei momenti più difficili abbraccio il mio tronco come un marinaio  abbraccia  il bompresso montato a prua  di una nave antica e cavalco la tempesta.

http://www.youtube-nocookie.com/v/_-2TNXqEP-Y?fs=1&hl=it_IT

Cavaliere nella tempesta

nato in questa casa

buttato in questo mondo

come cane senza un  osso

come un attore senza la parte

il cervello si dimena come un rospo

 mi prendo una lunga vacanza.
Se dai un passaggio a quest’uomo

i dolci ricordi spariranno.

A volte per imparare
che’c’è sempre qualcosa da imparare,
il mio ramo diventa una tigre
e io lo cavalco per correre verso il sole nascente.

http://www.youtube-nocookie.com/v/GTpuWlxO-ts?fs=1&hl=it_IT

Una lacrima nelle mani di un occidentale
è sale, carbonio , acqua
per un cinese è la tristezza,
il dolore,
l’amore di un uomo per una donna.

A volte…..
se qualcuno dei miei amici vuole raggiungermi sul ramo  di mandorlo gli farò posto qui.

Eccoli arrivano, uno alla volta,
dai che ci stiamo tutti.

DomenicaLuise
linodigianni

cristinabove
Bianca2007
barchedicarta
botonusa
esplanade
francescomarotta
francescafutura
isabel49
vallemarit
confessiogoliae
PannychisXI
Soriana
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flameonair
kalekaiagathe
cristag
rossella 53

transit
infra
notturna

sgnapisvirgola
gardenia