Cari amici , sono in pausa-scrittura.
In questo periodo non riesco a stare, al di sopra della cima degli alberi
,
ma direttamente sugli alberi, a cavalcioni o su una scala metallica con tanto di motosega in mano, roncola, cesoie, seghetto.
Avete capito… sto potando.
Da noi qui nel bresciano si usa spesso la parola
pota
come intercalare che non significa assolutamente pota nel senso taglia un ramo ma piuttosto “cosa vuoi farci” o qualcosa di simile.
Questa settimana ho iniziato con la potatura delle tre querce poi vedrò il da farsi anche perché il tempo a mia disposizione non è molto, più o meno un paio d’ore dalle 16 alle 18 del pomeriggio.

Ecco il mio lavoro
Parto sempre dalla sommità dell’albero, ognuno segue una propria dinamica questa è la mia se qualcuno a qualcosa da dire me lo dica o taccia per sempre, quando sono in equilibrio instabile non c’è molto da farmi girare  le scatole.
ZZZZEEEN
taglio il ramo con la motosega, mi afferro al tronco perché la caduta del ramo molto pesante potrebbe sbilanciarmi e attendo un attimo che il ramo si inclini e si spezzi
CRRRECH
lentamente o velocemente a secondo che i rami sottostanti frenino la caduta il ramo cade in terra
TONF
Un ramo dopo l’altro sul terreno si accumula una fitta boscaglia che poi con la roncola andrò a fare a pezzetti
ZAC ZAC
Intanto sotto gli alberi, sul lastricato mia moglie
SWISH
SWISH

scopa ogni singolo rametto mentre io dall’alto di volta in volta le grido,

SPOSTATI DA LI’

Lei  guarda in sù tra una preghiera perchè il mio angelo custode mi tenga stretto e un
ATTENTO
intervellato da tanti  
TAGLIA ANCHE QUEL RAMO.
Il buio mi viene incontro a lavoro finito.
Rimetto a posto gli attrezzi da lavoro, piego la scala, mi giro verso le piante completamente nude ma per niente eccitanti, guardo  tutto il lavoro che dovrò fare nei giorni a venire per  fare a pezzi sistemare e riporre la legna per il camino ,  un colpetto ai pantaloni e alla berretta per togliermi la segatura, tolgo e scarpe e via a farmi una bella doccia.

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