Racconto  lungo e birichino

Agosto.Le ventitre di un afoso sabato sera. Mara nel letto della sua camera guarda il cielo tempestato di puntini luminosi : 

” Eccola.   Stella cadente cospargi di polvere magica le persone che dormono in questa casa stanotte, fa che si vogliano bene per sempre”. 
Chiude gli occhi , trattiene qualche istante il respiro e si abbandona al sonno.

Dorme in  “cameretta” nella  casa dei genitori, è incinta del loro primo figlio, ottavo mese, aveva paura a stare a casa da sola,  il marito è ad un banchetto di nozze.

“Ti lascio aperta la porta sul retro, quando arrivi fai piano, infilati nel letto vuoto di mia sorella, non svegliarmi e non fare lo scemo con tutte le donne se andate a ballare dopo la cena”.

“Certo! che voglia di ballare con questo caldo! “
Dopo il caffè   Stefano saluta tutti e nell’umidita dell’aria del lago  scivola in macchina,  in poco tempo arriva alla casa dei suoceri. 

Tutto tace  in campagna, un silenzio piatto, non si muovono le foglie del ciliegio e del fico.  Sulla soglia  sfila le scarpe,  cammina come un ladro, l’ effetto  dello spumante e l’ammazzacaffe  rendono ancora più ridicola la sua ombra proiettata sul muro dalla luna, le punte dei piedi sembrano forchette che punzecchiano i maledetti ravioli alla ricotta e erba cipollina che il suo stomaco mescola  come  malta in una  betoniera. Entra. Dormono tutti. Silenziosamente  e disordinatamente si spoglia lanciando uno dopo l’altro gli indumenti sulle poltroncine della camera,  giacca, cravatta, camicia, calzoni, calzini,  si abbandona sul letto in mutande e canottiera.

Non dorme, ha caldo, suda,  il lenzuolo  arrotolato come uno straccio attorno alle gambe, le zanzare lo tormentano, suo suocero russa e ogni mezz’ora il maledetto uccello di legno salta fuori dalla  casetta e canta il suo
cucù, cucù, cucù…..
ne ha sentito dodici tutti in una volta sola e poi tanti quante le ore sul quadrante di volta in volta. Notte di merda, ma è tranquillo, dormirà domani pomeriggio, intanto veglia sul sonno della moglie perfettamente a bolla nel suo lettino di ragazza, non c’è una piega sul suo lenzuolo, sembra ingessata , se non fosse per il leggero movimento su e giù del respiro si direbbe  sia morta. 

Pensa a tutti i discorsi della serata, tutto il pasto a parlare di sesso, sesso e solo sesso, non c’è stato verso di far cambiare argomento alla tavolata dei colleghi di lavoro, maschi e femmine, è stato più di tre ore ad ascoltare le solite domande e risposte cercando di schivarne il più possibile:
Come lo fai?
Quante volte?
Quando?
Hai mai tradito?
E poi quelle rivolte ai “vecchioni”
Voi lo fate ancora?
Cosa si prova alla vostra età?
Non ci si stufa dopo tanti anni della stessa minestra?.
Quando hanno insistito su di lui non si è potuto sottrarre ed imbarazzatissimo ha rilasciato laconiche risposte:

” Mia moglie è stata l’unica mia donna
non ho avuto altre esperienze, siamo sposati da poco, l’amo molto,
aspettiamo un bambino a breve dopo una difficile gravidanza in cui ho dovuto rispettare il suo corpo, potete immaginare quanto mi è costato ma…
cosa dite se lasciamo perdere…
no scusate continuate pure, per me si è fatto tardi, vado da lei , siamo in stato dall’erta, è il nostro primo figlio…
vado a congedarmi dagli sposi,
vi auguro una calda, calda, caldissima serata. Ciao a tutti”.

L’alcool che ha  bevuto non è evaporato del tutto, si toglie la canottiera, alcune affermazioni di quei discorsi gli bombardano la mente e creano uno stato di eccitazione continua,  il diretto interessato è in apnea con l’elastico delle mutande quindi Stefano se le toglie e le lascia cadere accanto al letto. 

Qualcuno è in bagno.
Poco dopo  sulla soglia appare la figura della suocera, la luce della luna elimina ogni profondità e assorbe ogni tono troppo vivo, la trasparenza della seta, unico indumento, mostra le forme della donna in carne, immagine della moglie con qualche chilo in più ma altrettanto desiderabile.  I soldatini chiamati dalla tromba dell’adunata mettono nuovamente il corpo d’armata  sull’attenti. 

La donna sulla porta guarda la figura composta della figlia, sembra una duna lisciata dal vento del deserto, non una piega su quella collinetta.
Come  le briciole di Pollicino, calzini,  canottiera e mutande portano il suo sguardo  al letto dove nell’oscurità riesce a distinguere l’ oggetto del desiderio, cerca di distogliere lo sguardo ma torna continuamente lì. Istanti piacevoli….. piacevoli per tutti e due.
Il ragazzo stilla sudore da tutti i pori,  fa un lungo respiro e si gira su un lato voltandole la schiena, lei lentamente in punta di piedi torna in camera sua e si corica accanto al marito che imperturbabile  procede con  il suo rrronf rrronf.
Anche per lei sarà difficile riprendere il sonno. 

E’ l’alba,  le molle del letto fanno uno scatto, qualcuno apre la porta della camera  e poi anche  quella che dà all’esterno, come ogni domenica mattina il suocero approfitta del fresco per fare la pulizia alle conigliere; meticoloso com’è ci metterà un ora e più. Anche Stefano si alza, ha deciso di salire in soffitta per curiosare tra le cose vecchie, da sempre ama quei luoghi e gli piace sognare accarezzando oggetti, carte e giocattoli abbandonati. Si perde per un pò a fantasticare e costruire un passato che non gli appartiene poi va alla piccola finestra che guarda la campagna circostante, il mais alto oltre due metri è una muraglia verde attorno alla casa,  all’orto,  al prato e al serraglio degli animali.
C’è qualcun altro sveglio a prendersi il fresco, la suocera in sottana, semi addormentata sulla sdraio a righe rosse gialle e verdi osserva l’andirivieni tranquillo e flemmatico del marito.

“Come siamo diversi, morirei se dovessi lavorare con lui, io ho un’altra mano, sono il suo opposto  loro  mi chiamano -sumelec-  fulmine” pensa il giovane dalla soffitta.

Quando il suocero fa questi lavori  nella bella stagione si toglie tutti gli indumenti indossando solo un  paio di braghe corte. Dopo aver portato la lettiera sporca nel letamaio ed averla sostitutita con quella nuova, versa dell’acqua negli appositi barattoli in alluminio e con il fieno fa delle minifascine larghe un palmo che appende in vari punti nelle gabbie perchè non lo calpestino, toglie da una vecchia madia  del pane secco e lo butta alle “mamme” che hanno sotto i coniglietti appena nati da allattare, dà un colpo di scopa tutto attorno e chiude il serraglio; ha finito. 

Tutto sudato, si avvicina alla fontanella e comincia a lavarsi le gambe, le braccia, le ascelle, il petto.   La moglie gli è già accanto con l’asciugamani in spalla,  gli lava la schiena e poi comincia ad asciugarlo,  tampona delicatamente il dorso e il torso, lui la guarda, i suoi occhi si abbassano sul taglio del seno che ondeggia lentamente, la prende per i fianchi e se la trascina contro il corpo.

 Le  lunghe braccia l’avvolgono e la stringono come le spire di un pitone, avvicina la bocca a quella di lei,  la vorrebbe ingoiare dal desiderio,  la bacia ardentemente ,  con una mano prende la mano di lei e se la infila nei calzoncini: è armato.

Gli occhi negli occhi. C’è un tavolo da giardino sotto il ciliegio, sono già lì,  velocemente si è liberato dell’ultimo indumento ed ha già alzato la  sottana  della moglie  mostrando  alla luce le cosce lisce, morbide e fresche tra le quali s’infratta energicamente. Il suo corpo è asciutto, non ha un filo di grasso, i  tendini  come  corde tirano i muscoli che pompano con energia,  qualche colpo,   la posizione non è una delle migliori, lei lo allontana e si gira con le spalle, non perdono un secondo, sono di nuovo una cosa sola, fremono di piacere,  i respiri aumentano di intensità, la gola diventa sempre più secca.  Stefano si  lascia trasportare in quell’amplesso e dal suo rifugio si sente partecipe, ogni colpo sembra partire dalle sue reni:
“Vai! vai!  Vai! “
e quando Giovanni si abbandona  delicatamente sulla schiena di Teresa,  anche lui sente sgranare le sue perle.
 “L’abbiamo fatto insieme, abbiamo goduto  in tre”.
La carne soddisfatta e l’amore corrisposto si raddrizzano;  con le mani dietro, la donna  abbraccia i fianchi del marito: 
“Ancora un attimo”      gira la testa sulla spalla per un altro bacio,  la sottana sul davanti scivola sulle gambe, lui alza il capo per un lungo respiro e incontra lo sguardo del genero ancora frastornato dall’esplosione  tra le gambe, dà un colpetto alla moglie  facendole cenno di guardare in alto.

Sei occhi fanno il girotondo, la donna mette una mano alla bocca, l’uomo accanto a lei allarga le braccia con le palme  rivolte verso il cielo come per dire -oramai quel che è fatto è fatto-, dalla soffitta  il genero sporge la mano destra con il pollice alzato verso l’alto   e poi sparisce dalla visuale. 

Scende al primo piano, sua moglie dorme ancora, la sta a guardare e si sofferma a pensare che da un atto come quello appena visto è nata lei e nascerà il loro figlio:
“E’ una cosa straordinaria il sesso,  così in natura è ancora più bello, è totalmente opposto al senso di colpa e di peccato col quale mi avevano tirato su fin da piccolo. Tra qualche mese riprenderemo anche a noi due questa piacevole attività,  voglio arrivare alla loro età e godermela allo stesso modo senza inibizioni, bravi! come mi sono piaciuti questi due”

In cucina sente il rumore delle stoviglie, la suocera sta preparando la colazione.

“Devo andare di là a risolvere questa situazione” . 

Ora si infila le braghe del pigiama leggero di tela.

Il suocero è seduto al tavolo davanti alla scodella del latte, lo guarda,  sorride e con gli occhi  fa il cenno verso lei che girata di schiena  chiede:
“Vuoi il thè  con i biscotti?” 

  ” Va bene, grazie!” si siede, apre il barattolo dei biscotti , mette due cucchiaini di zucchero nella scodella, spreme il succo di limone  schiarisce la voce con un hum: 

“Mi ha fatto piacere la scena sotto il ciliegio, ero convinto  che dopo tanti di anni non si facesse più all’amore tra coniugi, che sciocco, avete ancora un’energia che fa invidia e mi fa pensare che c’è nè  ancora molto da fare per voi e per me” .
Lei si volta, è serena,  quelle  parole in qualche modo hanno sciolto la  tensione e l’imbarazzo, gli appoggia una mano sulla spalla:
“Ti chiedo un grosso favore…non raccontarlo a tua moglie e alle sorelle” . 

“Nessun problema, avete ragione, la teniamo tra noi questa cosa, sarà il nostro piccolo segreto, voi comunque continuate a farlo che a me fa molto piacere sapervi in attività nel tempo….” 

 Il suocero con evidente segno di soddisfazione  gli dà un colpetto col piede sotto al tavolo e gli schiaccia l’occhio.
Stefano fa scivolare sul tavolo la scatola di latta :

“Prendi Gianni, dai che lo so che ti piace….

Teresa non gli lascia finire la frase, appoggia la teiera davanti al genero e gli da uno scapellotto sul coppino :
Sssshhhtt!! muti come pesci”
, e gli sussurra all’orecchio “

“Dopo portami le mutande che te le lavo”.

 

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