fine ottobre 2007

A metà del mese di Ottobre, Stefano ha sentito al telefo-no quattro o cinque volte il figlio, non vuole disturbarlo più di tanto; l’invadenza non fa parte del suo carattere, però è curioso di sapere come ha passato la giornata, cosa mangia, come si diverte, le solite cose che i genitori chiedono ai figli.

Ha parlato con la moglie, con lei ha letto il diario di Re-nata, le ha riferito anche del resoconto di Max.

Neli si è commossa, ha un bel ricordo e tanta ricono-scenza per il giovane dottore gentile e premuroso cono-sciuto nei giorni del suo ricovero all’ospedale di Berga-mo, ma ciò che più l’ha stupita è la casualità più o meno voluta dei loro incontri. Quello che più la fa sorridere è coincidenza nella data di nascita dei ragazzi: Daniele il 31 ottobre, Max l’1 novembre e Mario il 2 novembre.

«Il destino si è divertito, ha fatto la sua parte non lo si può negare. Stefano, tra un paio di settimana, tutti e tre i ragazzi compiono gli anni, festeggiamo l’anniversario in un’unica volta, è l’occasione giusta per farli incontrare, anche i nostri figli devono essere messi al corrente di questa presenza nella tua vita».

«Mi fai felice Neli. Organizziamo per il sabato sera del 3 novembre. Avviso Max. Ai ragazzi diciamo solo che ci sarà una grande sorpresa».

Sabato sera

Sulla grande tovaglia bianca stesa sul tavolo del salone, piatti, bicchieri e posate sono al loro posto. Stefano ha preparato il centrotavola immergendo in un vasetto d’acqua nascosto in una dorata ciambella di pane dei crocus gialli incorniciati dal verde lucente delle foglie.

Daniele e Mario seduti sui divani blù aspettano con la mamma l’arrivo del padre con la sorpresa.

«Mamma, non ci vuoi proprio dire cosa è andato a pren-dere per noi quel pazzoide di tuo marito» dice Daniele, che mantiene fin da quando era bambino la frenesia di aprire i pacchi dei regali.

Mario seduto accanto alla mamma fa le fusa come un gatto, accarezzando il maglione di Neli con la sua guan-cia da ventitreenne senza barba esclama sorridendo:

«Vuoi vedere che il papi ha vinto al superenalotto».

«Senza la schedina? Lo sai che ha le braccine corte. Il papi ha sempre detto che sono soldi sprecati quelli spesi in quel modo».

Dall’esterno arriva il rumore di una portiera che sbatte. «Arriva, vediamo cosa ha escogitato stavolta».

La porta si apre, il padre introduce l’ospite: «Daniele e Mario, ecco la sorpresa. Max vieni, accomodati, questi sono i miei due figli mia moglie la conosci già».

Si stringono la mano, sono tutti molto sorpresi. Neli lo ha riconosciuto, sono passati solo quattro anni dall’ulti-ma volta che l’ha visto in ospedale. I ragazzi si chiedono perché il papi abbia invitato questa persona, finora gli invitati alla festa sono sempre stati i nonni.

«Ragazzi, fate uno sforzo di memoria, non vi ricordate di lui? L’avete già incontrato un paio di volte, in occasioni eccezionali.Portava capelli più lunghi, era abbronzato…».

Max sorride, è impacciato ma regge il gioco del padre. Mario non gli toglie gli occhi di dosso, poi guarda il fra-tello e sussurra: «Ho capito chi è, io lo so. L’ho ricono-sciuto, sforzati, a Cala Mesquida ti ha tratto in salvo dalle onde del mare in burrasca».

I due fratelli escalmano all’unisono: «Max?».

«Si. Sono io».

Daniele si schiarisce la voce per l’emozione:«Io ricordo due mani che mi spingevano fuori dal mare, quando sono arrivato alla spiaggia sono corso in bagno, in effetti non l’ho guardato in faccia, anzi non ho neanche avuto il tempo di ringraziarlo perché quando sono tornato all’ombrellone lui se ne era già andato. Colgo questa occasione per farlo ora. Grazie. Ma ancora non capisco il perché della sua presenza qui questa sera».

Interviene Mario con l’irruenza di sempre, quando co-mincia a parlare non bisogna interromperlo:«Daniele, se il papi lo ha portato qui proprio in questa occasione è perché un motivo c’è, e sono sicuro che non c’entra con la malattia della mamma, lei è guarita ormai, e poi non vedi come è felice, pende dalle sue labbra come quando ci faceva gli show durante la cena. Ricordi?. Mi stuzzica-vi perchè sapevi che il papi non sarebbe riuscito a regge-re alle mie insistenti richieste e mentre ripetevo senza sosta “ Papi facci ridere” tu correvi in cameretta a pren-dere le giraffine di gomma e lui cominciava a farle salta-re; la grande superava sempre tutti gli ostacoli mentre le due piccole cadevano, una volta nel piatto, una volta nel bicchiere, nel paniere, sulla frutta. Noi due ci sbellicava-mo dalle risate e la mamma al settimo cielo gioiva anche perchè alla fine avevamo mangiato tutta la pappa».

Stefano non sa da che parte cominciare, sono così alle-gri, ha quasi paura di rovinare l’atmosfera che si è crea-ta. Neli intuisce il suo stato d’animo e fa la mossa giusta, si fa avanti, prende Max per mano e lo fa sedere accanto a sé sul divano.

«Questo signore ha fatto tanto per la nostra famiglia, proprio nei momenti in cui avevamo bisogno di un aiuto al di sopra delle nostre forze lui è stato presente, ora è qui con noi per festeggiare non solo il vostro complean-no, ma anche il suo che cade proprio in mezzo alle vo-stre date, lui è nato il 1 novembre. Tre scorpioni. Una strana combinazione vi accomuna».

Il padre rivolgendosi ai due fratelli rompe il silenzio:

«I vostri compleanni sono sempre stati una occasione di grande allegria, alle sue feste invece c’era sempre un posto vuoto…quello del suo papà».

Max abbassa la testa, Mario guarda il padre, gli occhi so-no lucidi. Daniele ha un colpo di tosse, è agitato, ma si trattiene più che può, nessuno deve vederlo piangere. Stefano prosegue: «Il suo papà non sapeva di avere un figlio, non conosceva la sua esistenza. Un figlio che tutte le sere si addormentava col desiderio di svegliarsi un mattino tra le sue braccia. Sono io il suo papà. Sono suo padre, e gli voglio tanto bene, e anche voi imparerete ad amarlo perché ha rispettato la volontà della sua mamma ed ha aspettato tanti anni questo momento. E ora se vo-lete piangere, fatelo subito con me, le mie sono lacrime di gioia, spero lo siano anche le vostre».

Neli interviene al momento giusto, come sempre con semplicità e naturalezza che la contraddistingue e scio-glie il pathos del momento:

«Vi chiedo un favore: sediamoci a tavola così le vostre la-crime cadono sulla tovaglia e non bagnano il pavimento, perché poi sono sempre io a sgobbare, qui nessuno mi aiuta, però non ho perso la speranza, ora c’è Max, un uo-mo in più, speriamo che non sia come gli altri tre. Che ne dite, cominciamo a mangiare».

Durante la cena è Max a dare le risposte alle domande dei fratelli e quando racconta della partenza a razzo di Stefano in via Garibaldi, in retromarcia, senza freccia, a fari spenti, comincia lo show; ognuno ha parecchi episo-di da raccontare sui disastri del padre automobilista. In testa alla hit parade sono i racconti della mamma, testi-mone in prima persona delle avventure dello sciagurato guidatore.

Daniele ride da uomo, come faceva anche da piccolo, i suoi profondi Ha!Ha!Ha! esplodono soffocati come i massi trascinati da un torrente di montagna.

La risata di Mario è uno sparo, veloce ed intensa.

Le spalle di Stefano sussultano, fa uno sforzo per conte-nere l’allegria nella gabbia toracica, nasconde la faccia nelle mani finchè l’ilarità trova una breccia e scoppia all’esterno trascinando tutta la famiglia nella liberatoria risata collettiva.

Dopo cena, Stefano felice e provato dalla serata intensa di emozioni, dopo aver augurato la buona notte si ritira per il riposo notturno.

A mezzanotte i tre ragazzi sono ancora seduti a chiac-chierare. Neli li interrompe e interpella Max con la dolce insistenza alla quale nessuno riesce a resistere: «Ti fermi qui a dormire domani mattina torni a Bologna, io e mio marito ti accompagnamo. È desiderio di tuo padre fare visita alla tomba della tua mamma e poi passiamo a casa tua per ritirare il quadro che lei gli ha donato. Vado su nella camera dei ragazzi a preparare il tuo letto».

Mario avanza una richiesta: «Mamma ti dispiace se mi fermo anch’io, tiro fuori l’altro lettino, così stanotte noi tre fratelli dormiamo insieme».

Neli è d’accordo, è contenta che il figlio voglia dormire ancora nella sua cameretta, vola al piano di sopra, la gioia non gli fa vedere i gradini delle scale.

C’è ancora la luce accesa quando entra nella camera ma-trimoniale: «Non riesci ad addormentarti. Ho preparato i lettini, anche Mario vuole dormire nella sua cameretta, ora li chiamo tutti e tre e li mando a nanna. Arrivo subi-to anch’io, sono stanca, è stata una serata abbastanza…»

«Abbastanza. Hai ragione, vieni a letto, finisco di leggere le ultime pagine del diario».

Blog foto: images

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9 thoughts on “fine ottobre 2007

  1. anche mio padre era uno scorpione
    era nato il 4 di nov.
    quasi ogni estate qui in casa trovo questi animaletti
    non mi fanno paura
    credo siano mandati da lui chissà…

    bella la storia sono felice per i ragazzi per il padre e la madre che ha saputo accettare questo giovane amore…questo fiore venuto da lontano…

    ciao fausto complimenti
    a leggerti ci si commuove attorno al tavolo di questa bella e numerosa famiglia…
    un abbraccio

  2. Oh finalmente si legge qualcosa che rallegra il cuore! Non parlo di Splinder, ma tutto il resto è un cimitero di guerra, pare si divertano a buttarci nello sconforto, massmedia in pool position!!!!!!

    Molto gradita questa lettura, mi ha messo di buon umore. Grazie.

    Sereno fine settimana

    Rossella

  3. Tutto come dovrebbe essere quando ci si ama, non c'è posto per rancori gelosie e recriminazioni e poi…poi mi hai fatto piangere dalla commozione, ormai lo so vengo a leggere e comincio a piangere…e tu non sai quanto lavano le lacrime…

    un caro abbraccio

    frantzisca

  4. Bellissima lettura, commovente e ben scritta. Mi piace il tuo modo di raccontare: sai coinvolgere il lettore. Finalmente una storia che si risolve bene, una famiglia che si ama.
    Alla prossima, un caro saluto.

    annamaria

  5. La realtà supera sempre la fantasia,
    si dice.
    Vero.
    Un fantastico, entusiasmante viaggio!
    (e stavolta… niente video, eh eh, per vendicarmi di Baglioni, Falco l'hai proprio detta giusta )

  6. viene quasi imbarazzo a "spiare" questa vita quotidiana, che potrebbe essere quella di tutti, di tanti almeno.
    E' sempre la persona il centro delle tue prose, la loro essenza, e non è da tutti questa capacità.
    Un abbraccio

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