Blog foto: imagesGennaio  ‘74

Anche la mamma ci ha lasciati per sempre, siamo soli!.
Massimiliano è curioso, attento, ha la passione per le immagini, le filastrocche ed i racconti; sfoglia e punta l’indice, io leggo e lui memorizza  poesie,  nomi,  aggettivi, poi ripete molte volte  o canta con la sua vocina stridula.

La sua pagina preferita è quella dell’astronauta sul missile in volo verso le stelle  che  dall’oblò con un sorriso e la mano aperta  manda un saluto. Il piccolo Max gli soffia  baci  dicendo: “papà”. Per lui sei tu quella figurina sperduta nell’azzurro e lo sei anche per me. Finchè le domande non si faranno più difficili e insistenti quella sarà la spiegazione per la tua assenza dalla sua vita; un padre che non riesce a tornare a casa perché la sua navicella  spaziale ha perso il controllo.

Te la ricordi la canzone di David Bowie?. Tu  la cantavi e  io  memorizzavo le parole in inglese; è la preferita di Max, tutte le sere prima di addormentarsi vuole  ascoltare il conto alla rovescia:

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“Ground control to major Tom

Torre di controllo al Maggiore Tom

Prendi le tue pillole di proteine
e metti il casco.

Comincia il conto alla rovescia,
Dio sia con te

Ten, nine, eight, seven, six, five, four, three, two, one.”
 

Ripete più volte con me il count-down finchè stringendo il suo orsacchiotto varca la soglia del mondo nei sogni.

 

Ho trovato un lavoro, ora che la mamma non c’è più e il piccolo è più grandicello, posso dedicarmi al restauro di quadri antichi, lo faccio in casa così posso accudire al piccolo.

L’antiquario  mi porta i  lavori con molto anticipo così non sono troppo tirata; è molto soddisfatto  e confida in un mio pieno impegno nella sua bottega in città. Viene spesso suo figlio per le consegne, un ragazzo più o meno della tua età che  si ferma spesso a chiacchierare, mi fa compagnia e si intrattiene a giocare con Massimiliano,  è appassionato di musica, nomina spesso gli stessi  tuoi personaggi del mondo rock. Ti sento un po’ più vicino quando lui è qui. E' sempre alla ricerca di testi e traduzioni di canzoni e suona  l'organo elettrico in una band di coetanei.

 

Aprile ’74 

Si è aperta una finestra sulla primavera, ho una grande gioia nel cuore e una stupenda sorpresa.

Oggi è arrivato Mario, per gli amici Pico, si fa chiamare così il figlio dell’ antiquario, aveva tra le mani la rivista Ciao 2001 che leggevi  anche tu. Mi legge spesso le pagine di inserzione dei lettori che  cercano  oppure  offrono strumenti, dischi, spartiti musicali, testi, traduzioni. Uno di questi messaggi  dice:
“ Sono appena partito per il servizio militare,  cerco  amici con cui scambiare opinioni sul mondo musicale e testi, ecco il mio elenco…”
 
Quando ho letto il tuo nome e l'indirizzo  sono stata travolta da una vertigine, non riuscivo a crederci, avevo trovato la strada per arrivare a te.  Attraverso quel ragazzo posso mantenermi in contatto con te senza che tu lo sappia, posso avere informazioni sulla tua vita, sono felice non so dirti quanto. Con una scusa, mi sono fatta lasciare la rivista, assumerò i suoi connotati e con il fermoposta manterrò i contatti con te, sarò Pico della Mirandola, saremo ancora vicini. Un altro inganno per amore .

 

Settembre ‘74

Sei in Val di Fassa, è un bellissimo posto, sono contenta che ti trovi bene. Nelle tue lettere a Pico si nota un velo di tristezza e malinconia, non hai infranto il silenzio sulla nostra storia, non mi nomini mai, lo so, non ti sei scordato di me, le parole che scrivi al tuo amico bolognese sono cariche di nostalgia, sicuramente influisce la lontananza da casa, dai tuoi amici del paese, sei troppo solo, devi trovare qualcuno che ti voglia bene. Spero che quando tornerai a casa e comincerai  la tua  professione inserendoti  nel mondo del lavoro  tu possa trovare le motivazioni per una apertura alla vita. Devi trovare una ragazza giovane come te  per cominciare  il cammino verso il futuro. E’ un augurio sincero, anche se non riesco a staccarmi da te. 

Mio fratello è convinto di averti incontrato nel mese di maggio in val Sarrentino proprio il giorno della strage di Brescia. Mi ha descritto la scena divertente a cui ha assistito di nascosto, più guardava il tuo corpo e più ricordava i disegni che mi aveva portato da Brescia l’anno scorso, poi quando vi siete incontrati faccia a faccia era quasi sicuro, io  gli ho confermato la tua presenza nell’accampamento per le esercitazioni con la squadra dei mortaisti, gli sei piaciuto, ha solo aggiunto : “Ma come hai potuto pensare di fare un figlio con un ragazzo che poteva essere tuo figlio.” E chi lo sapeva! In quei momenti non ci pensavo certo a quella eventualità, era l’ultima cosa,  poi è successo tutto così all’improvviso. Certo, ti ho lasciato andare, ma in cambio il dono che mi sono trattenuta è talmente grande. Mi perdonerai? O mi maledirai quando verrai a sapere il mio segreto? .

 

 

Ottobre ‘78

Al marinaio dello spazio.
Quanto tempo senza  tue notizie, dal 75  dopo il servizio militare hai scritto una sola volta a Pico per informarlo del tuo primo lavoro in una fonderia artistica e poi più niente. Sono stata sempre in attesa di  notizie, non ero preoccupata ma temevo di averti perso per sempre, invece oggi  è arrivata la partecipazione al tuo matrimonio. La mia felicità è alle stelle, non sono gelosa devi crederlo, con tutta sincerità era questo che speravo, l’ inizio della tua vita adulta, un rapporto normale con una compagna : un grande amore.

 Ti perdo per sempre. Sono contenta di pagare questa penale, adesso sei libero dalle mie catene, apriti alla vita, un mondo di auguri, mia gioia, sei libero! Per me ora è più facile amarti, ho la certezza di non  farti più male.

Come Pico ti ho mandato le mie congratulazioni, ma il regalo più bello è incollato sulla prossima pagina. Gira il foglio, tuo figlio ha fatto questo disegno il primo giorno di scuola. Ha disegnato te, pensavo di essere  solo io il centro della sua vita, invece ha dedicato a te il suo primo pensiero dai banchi di scuola.

Stefano gira il foglio. Nella prima pagina, un cielo nero, punteggiato da stelline gialle, dall’oblò dell’astronave  una faccina  triste guarda fuori nel vuoto. Nella pagina di fronte, sulla striscia verde del prato, un minuscolo bambino con la mano alzata lo chiama ad alta voce, nel cielo azzurro,  un  pastello rosso  ha  tracciato alcune lettere tremolanti : 

T O R N A 

Il passaggio alla gola si stringe, l’aria fatica ad arrivare ai polmoni, il cuore vorrebbe fermarsi ma batte il suo tum-tum-tum-tum negli orecchi. Stefano bacia   il diario e lo chiude, non vuole bagnare il disegno del suo bambino, se lo stringe al cuore come lo avrebbe stretto  per tutti quegli anni. Il suo piccolo Max non è mai andato a cavallo sulla schiena del papà, non ha mai ascoltato le sue fiabe ne fatto un tuffo  insieme in mare o  giocato a nascondino. A  quante cosa ha dovuto rinunciare il bambino rubato.

L'uomo piange ad alta voce, qui nessuno lo sente,  ha ricevuto tanto amore dalla vita, tanto calore,  mentre  fuori al freddo, in attesa del  suo ritorno, pronto a  saltargli al collo per baciarlo e stringerlo ha lasciato il suo piccolo.
Il suo primo figlio  è diventato uomo da solo.


Rispondi maggior Tom!

Allunga la mano prende la dodici corde, l’accomoda sulla  gamba accavallata, appoggia  le dita  della mano sinistra sulle corde e con la mano destra le  pizzica… è accordata.

Comincia a suonare
do maggiore, mi minore, la minore, la minore settima/sol, re maggiore settima. 

 Canta :

“Qui è il Maggiore Tom alla Torre di controllo, 

  sto uscendo dal portello

  e sto galleggiando nello spazio in modo strano

  le stelle sembrano molto diverse oggi.

  perché sto seduto in un barattolo di latta, 

  lontano sopra il mondo.

  Il pianeta Terra è triste

  e non c’è niente che io possa fare.

  Malgrado sia lontano più di centomila miglia, 

  mi sento  molto tranquillo 

  e penso che la mia astronave sappia dove andare. 

  Dite a mia moglie che la amo tanto, lei lo sa.”

 

L’atmosfera di quella canzone  è coinvolgente, Stefano alza la testa, davanti a lui  un giovane sta suonando l’altra chitarra, le stesse pennate sugli stessi accordi. 

Due voci, quella bassa del padre e quella alta del figlio continuano l’impasto canoro: 


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“Torredi controllo a Maggiore Tom

 Il tuo circuito si è spento, c’è qualcosa che non va

 Mi senti, Maggiore Tom?

 Mi senti..”

 “Sono qui che galleggio

 attorno al mio barattolo di latta,

 lontano sopra la Luna, 

 il pianeta Terra è triste

 e non c’è niente che possa fare.”

 

Stefano ha capito, appoggia la mano sulle corde e mostra i suoi occhi, mentre Max continua a pennare sempre più vigorosamente, cantando : 


“Can you hear me  Major Tom?
 Can you hear me Major Tom?

 Mi puoi sentire maggiore Tom?

 

In quelle parole c'è la disperazione di chi ha atteso per tutta la vita questo momento.

Il padre stoppa le corde  con un abbraccio:

“Sono qui ora, sono tornato!
Il tuo papà ora  non ti lascerà più solo”

 Lo guarda bene in viso:
“ Ma tu sei il dottore del reparto ematologia dell’ospedale di Bergamo.”

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