La prima domenica di ottobre 2007


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La prima domenica di ottobre,dopo aver parcheggiato la Dyane 6 in via dei Mille, Stefano manda un saluto all’e-roe dei due mondi a cavallo, passa davanti al negozio che era una volta il Liberty, ripete lo stesso tragitto di allora, quando davanti a lui camminava l’affascinante donna dai capelli ricci e neri raccolti nel foulard di seta verde.

Nelle vetrine del corso i suoi occhi stanchi mascherati da un paio di occhiali a lenti scure osservano l’immagine riflessa del cinquantenne dai capelli rasati, baffi e pizzet-to quasi bianchi, che indossa la giacca di velluto beige del figlio Daniele, una camicia azzurra, jeans a tubo e mocassini in pelle scamosciata.

Piazza Loggia si presenta come era anni prima: il lastri-cato, i portici, l’orologio. Il tempo sembra essersi ferma-to. Invece si è reso conto dal quando è sceso dalla mac-china che quel mondo è cambiato; le persone che incro-cia sono diverse, non è più una festa bresciana: le facce spente degli operai, quelle rubiconde dei montanari ca-muni, quelle dipinte a fiori dei giovani hippies dai ca-pelli lunghi, i nastri, i foulards, gli scialli, i cappotti lun-ghi e i roteanti mantelli hanno lasciato il posto a una es-plosione di etnie diverse con facce gialle, nere, rosse e bianche, uno spettacolo di costumi, colori e odori.

La facciata delle case è cambiata, molti edifici sono stati ristrutturati, i palazzi ritornano agli antichi splendori, c’è più pulizia e troppa pubblicità, troppe le insegne, le luci al neon, le vetrine, gli specchi. Lentamente da un vetro a uno specchio la polvere del tempo scivola via come la cipria sul batuffolo di cotone di un clown incapace di ricordare la propria faccia, via le rughe e i segni degli anni, i baffi spariscono lasciando una leggera ombra sot-to il naso, i capelli si allungano fino alle spalle ripren-dendo il riflesso ramato, riappare la figura agile e svelta del ragazzo che tanti anni prima camminava nelle vie della città. L’inesorabile stillicidio dei granelli di sabbia nella clessidra del tempo non ha coperto la strada, i passi della nostalgia ricalcano le impronte, riconosce ogni piccolo dettaglio, il cuore aumenta il battito, non è la fatica della salita ma la suggestione di quei luoghi.

Da una finestra aperta si diffonde la musica di una radio, la melodia calda e morbida lo prende per mano, lo tra-scina e incoraggia, lo smuove e ridesta, passo dopo passo i suoi anni scalano come se fosse solo ieri l’ultima volta che ha percorso la distanza che lo separa da lei e davanti alla porta chiusa si ritrova diciottenne; infila le mani nel vaso, rovistando tra le foglie verdi sparge un po’ di terra prima di trovare le chiavi, apre la porta con la stessa agitazione di un giorno di aprile del ’72 e chiama ad alta voce: «Renata, si può sapere dove sei stata, perché non ti sei più fatta sentire. Ogni giorno arrivo qui e trovo chiuso».

Un’eco senza risposta; le domande rimaste sospese per trentacinque anni rimbalzano per la stanza come palle elastiche lanciate a velocità vorticosa e battendo più volte sulle pareti scemano a poco a poco e si fermano alla vista di due chitarre poste sulle sedie accanto alla stufa in cotto.Tra le corde metalliche di quella nuova so-no infilati un plettro e un biglietto con la scritta Major Tom, l’altra è usata, porta la scritta Ground Control. C’è una lettera con la carta color creme appoggiata su un pacchetto,la riconosce è identica a quella che ha ricevu-to qualche giorno prima. Passa oltre fino alla scala in le-gno. Quattro salti e raggiunge il soppalco illuminato dal-la luce della finestra.

Non c’è nessuno. Una caduta nel vuoto, le ali di cera si sciolgono, si è avvicinato troppo al sole, la luce lo ha ri-portato alla realtà. Si avvicina al parapetto, guarda la na-vata sottostante, comincia ad intuire, Renata è lì in quel-la lettera sulla sedia accanto alla stufa. Scende le scale.

In una tasca della sua giacca ci sono i suoi occhiali, ap-re la custodia, li appoggia sul naso, aggiusta l’astina sul-l’orecchio destro, si siede, prende il foglio dalla busta, è un attento osservatore, la scrittura non è la stessa che lo informava dell’appuntamento, la calligrafia è identica a quella conservata nella copertina del disco. Legge: “Caro Stefano, quando leggerai queste parole, io sarò già negli spazi infiniti oltre la vita. Sono sicura che non mi hai serbato rancore, perdonami per averti lasciato senza nessuna spiegazione, ti ho chiuso fuori a bussare inces-santemente alla porta del mio studio, ma il tuo cuore ha pulsato dentro il mio tutto questo tempo, non ti ho mai dimenticato, ogni giorno qualcosa ha reso vivo e pre-sente il ricordo di te. Pensavo che bastasse andare via per farti scomparire dal fuoco dei miei occhi, ma non è stato così. Non ho mai smesso di volerti bene. Questo è il mio diario, troverai le risposte alle tue do-mande. Ti ho scritto più volte in questi anni ma quando mi trovavo davanti alla cassetta della posta la mia mano tratteneva la lettera, la rimetteva in borsa, la riportavo a casa e la trascrivevo su queste pagine. Il falconiere lancia il piccione con il messaggio arrotolato sulla zam-pina, ma poi temendo che le sue parole possano far ma-le o essere di ostacolo alla vita del destinatario dopo aver tolto il cappuccio dalla testa del falco aggrappato al suo guanto in pelle lo lancia in volo, e il piccolo rapace pre-cipitando in picchiata sulla preda la ghermisce e la ri-porta al padrone che recupera la sua missiva

La mia vita è agli sgoccioli, ho messo un filo di rossetto sulle labbra per lasciare sul fondo di questa lettera un bacio per te, per sempre. Addio, Renata”.

Stefano porta il foglio sulla bocca, le labbra sulle labbra,

attraverso il foglio un anelito di vita passa nel suo corpo inondando i polmoni e un flusso di sangue riossigenato arriva al cuore, si espande, un filo d’acqua scorre nel sol-co sotto gli occhi. La porta chiusa isola lo studio, la città è rimasta fuori, Stefano scarta il pacchetto, ritrova il suo regalo del Natale ’71. Il diario di Renata

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10 thoughts on “La prima domenica di ottobre 2007

  1. un amore senza tempo… che va oltre,
    l'emozione resta
    batte dentro il petto
    in un angolo del passato di tutti i suoi vent'anni
    anche se la vita è cambiata…
    per Stefano che come un Icaro
    non ha più ali ormai…
    grazie un abbraccio

  2. Fausto, sei superlativo … è quel tipo di lettura che apprezzo molto … semplice, scorrevole, profonda, molto molto gradevole.
    La si legge con la voglia di sapere … mi fa immedesimare (perchè quando mi piace qualcosa mi immedesimo a tal punto che a volte mentre leggo piango, perchè vengo coinvolta – forse sono sciocca , ma sono fatta così).
    Te lo ripeto, apprezzo il tuo stile.
    A presto mon ami (non vedo l'ora di sapere)
    Cristiana

  3. La storia rimbalza dal passato al presente che riporta attraverso una lettera tutto il ricordo di quell'amore. La rievocazione è struggente.
    La vicenda assume il sapore nostalgico e amorevole del primo amore, dolce emozione, e si lascia leggere con interesse per lo stile delicato e ben armonizzato.

    Complimenti per la narrazione!
    un sentito saluto
    annamaria 

  4. Lo sapevo! Sapevo che non dovevevo leggere, e che mi avresti lasciato con l'arsura…
    Quando ci sarà tutto fai un volo dalle mie parti…sino ad allora non torno..
    poi dicono che i vecchi sono pazienti, non è vero io vado di fretta, magari muoio e non so la fine.

    Per il momento ti tiro una penna della coda poi si vedrà.

    Un sorriso

    frantzisca

  5. Stai metendo tutti K.O…..O.K., intanto faccio il furbo: leggo i commenti e poi ti leggo tutto in una volta, così non crepo per l'attesa, come mi è già successo…eheheheeh
    cià

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