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Un altro incontro con l’arte bresciana.

Blog foto: imagesAnche Stefano ha cominciato a “sporcare la tela”. Prepara da solo i colori, terre rosse e ocra raccolte sui monti circostanti setacciate e mescolate con acqua e colla,  versate sulla tela abilmente e velocemente. Inclina in alto e in basso e destra e sinistra, raccoglie il colore liquido in esubero in una tazza e poi lo versa di nuovo sulla tela finchè appare l’idea della sua ispirazione. Quindi infila la tela nel forno del pane; operazione da effettuare il pomeriggio quando sono tutti a dormire altrimenti non lo lascerebbero fare, anche se non sporca assolutamente  la platea refrattaria. Dopo una decina di minuti sforna la sua opera, tesa ed asciutta, la lascia raffreddare e con un pennellino rifinisce a tempera  il quadro.

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E’ la volta dell’artista Ragni Enrico

Si sono conosciuti,  alla mostra di ottobre, Stefano ha chiesto al maestro d’arte Ragni il permesso di mostrargli alcune tele, hanno fissato l’appuntamento per oggi.
Lo studio del pittore, si trova nella stessa zona di quello di Fiessi e di Renata.
Con la sua tela avvolta in un foglio di carta da pacchi, entra nello stanzone, un magazzino, numerose tele allineate e coperte come una fila di soldati:

“Sono mie e di mia moglie Pierca, quella che stai osservando è sua.”

Una grande tela,  rosso e bianco imprigionano una  macchia nera sanguinante, rosso tramonto, sangue di un  cavallo incornato e  del toro trafitto dalla muleta del matador, un dramma colmo di passione denso di vibrazioni, un impulso di violenza e di passione. Rosso Spagna. Rosso come l’amore e la morte.
“Dai scarta il tuo pacco, mostrami la tua opera!  

Interessante, mi dici che è un albero. Non è importante dire cosa rappresenta, ma come si presenta, non dire mai cos’è, ma come è.L’opera d’arte ha autentici ordini di qualità e se i mezzi usati per realizzarla non sono banali, ma veri, avrà una vitalità al di fuori del soggetto più o meno rappresentato. Il vero significato di un’opera d’arte è una sintesi di espressioni riguardanti la composi-zione formale, il ritmo spaziale in una coerenza poetica con gli elementi colore e forma, plasmati mentalmente sui valori dello spirito.
Come hai realizzato questo impasto di colore?
Hai usato terre speciali?
Come le hai impastate e fissate sulla tela?
Non vuoi dirlo?
Hai ragione . E’ una tua tecnica di pittura. Mi piace!”

“Ha visto bene, è un albero di pietra, un albero che non vuole fiorire, niente più foglie né fiori tra i suoi rami, non ha più voglia di vivere”.

“Ha qualcosa a vedere con te  questo albero, stai forse passando un brutto momento ragazzo?

Fatti coraggio, guarda che ogni uomo sulla faccia della terra attraversa giorni di sconforto, giorni di tristezza, di noia, ma poi arrivano sempre le giornate di sole e ti portano la gioia che ti fa dimenticare tutti gli altri.
Io guardo il tuo quadro , questa piccola massa di colore , aspetta l’energia ne-cessaria per esplodere, per espandere un’enorme quantità di vita, spetta solo a te  liberarla, cosa aspetti!”

“Posso chiederle una informazione, conosce un’artista di nome Renata che lavorava in questa via?”

“Ho visto qualche volte una signora passare, portava con sé fogli arrotolati, ciuffi di pennelli sbucavano da una borsa a tracolla, ho capito che si trattava di schizzi e disegni, ho pensato fosse una pittrice. Non la conosco personalmente, non so chi sia, ne come si chiami, io non lavoro qui,  questo è il mio deposito, ci vengo di rado, L’ultima volta che l’ho vista, marzo o aprile, stava chiudendo il portone, aveva sottobraccio un rotolo di fogli, non so dire di più.
Perché quella espressione?”

 Non chiede  più niente, gli fa tenerezza quel ragazzo, gli da un piccolo scappellotto tra capo e collo:

“Continua a colorare, sperimenta le tue tecniche e mostramele ogni tanto, mi hai fatto una buona impressione, secondo me hai la stoffa dell’artista, vai avanti e su con la vita!”

Stefano ringrazia e scappa via, è commosso e non vuole mostrare gli occhi lucidi:

“E’ un grande,  quest’uomo, ma neanche lui mi può aiutare.”

Cammina veloce per le vie della città illuminata a festa, tra qualche giorno sarà Natale, dalla porta di una chiesa si eleva nell’aria  una musica, entra, si siede nell’oscurità della navata e ascolta le prove di un coro di voci:

 In dulci jubilo (musica di D.Buxtehude)

In dolce giubilo leviamo un lieto cantico
pien di gioia è il cuore
Egli splende come il sole
nelle braccia della Madre
Egli è l’alfa e l’omega.
Lontani dalla luce  a noi sono riservate
Le gioie del cielo.
Oh, quale carità!
Dove sono le gioie?
Ecco innalzano gli angeli, nel cielo,
nuovi canti.
Squillano le trombe nel regno dei cieli.
Oh, quale carità, quale carità.

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