Aprile,maggio, giugno

È passata una settimana dalla gita sul lago ma lo studio è chiuso. Stefano torna ogni giorno, ma nulla cambia, lei non c’è, sparita, nessuna notizia, nessuno a cui chiedere informazioni, Cerca di convincersi che si sia fermata dai genitori anziani, forse sono ammalati; prima di Natale il padre non era in buone condizioni. Forse invece potreb-be essere partita per quel lavoro sul lago, ma è strano che non lo abbia informato.

In classe il prof non alza lo sguardo su di lui.

Comincia a pensare che deve essere successo qualcosa di grave, ma forse sta correndo troppo come sempre; cerca di convincersi che deve imparare ad aspettare ma non riesce a mantenere la tranquillità necessaria. Dopo qualche giorno la tensione diventa sconforto, poi dispe-razione. L’amica antiquaria alla quale ha chiesto infor-mazioni gli dice che il giorno dopo il sopraluogo alla vil-la sul Garda, Renata ha chiamato dicendo che non se la sentiva di fare quel lavoro per impegni famigliari.

Quando l’uccello è volato via non hai nessun posto da chiamare nido. È triste per Stefano tornare ogni giorno dove tutto è cominciato, si rammarica di non aver detto e fatto tutte le cose che avrebbe voluto, ha perso, molto prima delle sue aspettative, vorrebbe sedersi a terra da-vanti al portone e aspettare per riuscire a vederla arri-vare, porgerle una mano e portarla con lui lassù nella nuvola dello studio.

I giorni passano, l’abitudine verde della primavera veste a festa peschi, ciliegi e mandorli, e quando i petali dis-persi nell’aria hanno lasciato sui rami il posto ai frutti che dovranno maturare Renata non è ancora tornata.

Maggio 1972

Stefano tra i rami del ciliegio raccoglie una borsa di frutti rossi da portare in città e per ingannare la tristezza ripete a sottovoce una filastrocca imparata da bambino: «I cinquecento cavalieri con la testa insanguinata e la spada sguainata indovina che cos’è. E sono, sono le cilie-gie che maturan nel giardin».

Davanti al portone dello studio prova a cantarla ancora ma non c’è niente da fare. Chiuso.

Lascia il regalo appeso al battente della porta, e quando torna il giorno seguente non c’è più. Forse è un indizio positivo, spinge inutilmente, chiuso, qualcun altro ha gu-stato i frutti rossi. Non sa niente, non ha niente di lei, solo qualche disco che gira e gira sul piatto dello stereo. Durante l’ascolto, da una copertina patinata scivola la lettera, l’ultimo ricordo, la poesia; l’aveva dimenticata. Dispiega il foglio e legge, una, dieci, cento volte. Le pa-role non sono state scritte a caso, è un messaggio da de-cifrare. La pioggia fuggitiva nella sera su di loro, il grano non ancora verde è lui, lei invece è il fieno che patisce la falce e trasloca. Un presentimento si fa certezza: “Non la rivedrò più”.

Giugno 1972

Al Distretto Militare, Stefano seduto di fronte all’uffi-ciale ascolta il risutltato della visita di leva: «In seguito alla visita medica sei idoneo per il corso paracadutisti se ti interessa compila questo modulo di ammissione. Nel test attitudinale hai ottenuto il punteggio per accedere al corso ufficiali di complemento che si fa ad Aosta. È un’esperienza che sarà utile anche per la tua carriera lavorativa. Hai attitudini al comando?».

«Mi piace comandare, ma non mi interessa, lo steso vale per il corso di paracadustista e quello per diventare ser-gente mi interessa ancora meno. Sono informato su tut-to, ma è troppo presto, non ho ancora preso in conside-razione il tempo del servizio militare, devo ancora finire l’istituto tecnico e forse mi iscriverò all’università. Que-ste decisioni le affronterò più avanti».

L’ufficiale visibilmente contrariato appone con un colpo secco il timbro sulla carta urlando: «Abile, arruolato, buongiorno».

Stefano ricambia il saluto e scappa via di corsa; è il pe-nultimo giorno di scuola, l’ultima ora di elettrotecnica, l’unica possibilità ancora di rimediare l’insufficienza.

In classe l’insegnante sta scrivendo sul registro, non alza neanche la testa, gli porge un foglio: «Troppo tardi per rimediare, ci vediamo a settembre, questo è il program-ma per gli esami di riparazione».

«Non posso sperare nel voto di consiglio? Ho giù appena la sua materia».

«Col 4 non si va in consiglio».

«Come 4. Lei mi ha dato 5 più nell’unica interrogazione del trimestre».

«Guarda qui sul registro, c’è un bel 2, l’altro ieri non ti sei presentato, come al solito sarai andato in giro per la città».

«Ero alla visita di leva».

«Avete sempre una scusa valida voi. Comunque non sei il solo, anche quelli che ho interrogato in questi giorni ti faranno compagnia a settembre, sareti in tanti».

«Ma profess…».

«Basta, va al tuo posto, ho già parlato troppo con te».

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8 thoughts on “Aprile,maggio, giugno

  1. non c'è Renata quie oggi sono un po' tristequella ragazza mette felicità e speranza all'amore sognatospero la prossima volta di trovarlaspero per domenica 29.08 Fausto..un abbraccio /Sono fioriti  i peschi, i ciliegi, i mandorli,  poi volando nell’aria i petali  cadono lasciando al loro posto i frutti a maturare…/come in un giardino di ciliegicome un battito rossoe tutto intorno profumo di amarena

  2. spero che questa storia non finisca con un vuotonon un altro vuoto, no!(amo molto Cirkus. Molto scura. L'avevo già usata in un precedente blog cancellato. Hai una grande sensibilità poetica.Chiedo scusa, ma due lutti in un giorno sono troppo troppo troppo…)

  3. Perdona il mio silenzio, Falco.Sono stata presenza muta in questi ultimi tempi per cause di forza maggiore.Ti lascio un segno qui, anche per le piacevoli letture precedenti.Un sorriso

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