La tenda  chiude gli occhi della finestra su Brescia  e poi li riapre.
Una spirale di fumo nell’aria  del vicolo sottostante, una figura guarda verso l’alto, una sigaretta viene lanciata a terra. Due occhi iniettati di sangue gli  puntano contro, sciarpa e  cappello  mascherano il resto della faccia. Il rapido sguardo del giovane falco cattura i due puntini luminosi, un piccolo dettaglio, un indizio, sulla corriera è più che certo
“ E' il nano infame, mi ha visto.
Speriamo non mi abbia conosciuto.”  

 

Domenica  fine marzo .
Gardone, Parco del Vittoriale.

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Aveva detto a sua madre:

  “Vado a fare un giro sul lago di Garda, con un amico, torno per le nove di sera .”   è una mezza verità.

“ Vai a messa e comportati bene.”

La proposta di  questa uscita accolta con entusiasmo, è il primo volo fuori dal nido, alla luce del giorno.  Renata deve fare un sopraluogo per lavori di restauro agli affreschi di una villa sul Garda è silenziosa  e sembra preoccupata, Stefano se ne accorge  e ne   chiede il motivo : 

“Non è niente, la solita discussione con mio marito, sospetta qualcosa, non allarmarti,  ieri era appostato fuori dallo studio e ti ha visto uscire, forse ti ha riconosciuto, non era mai entrato nel mio laboratorio, e quando ha visto i disegni sparsi sul tavolo devo aver capito qualcosa. Ha strappato il disegno sul cavalletto . Ho cercato di calmarlo. Prima di sbattere la porta si è voltato contro di me e mi ha detto me la pagherete”.
 

“Anch’io penso mi abbia riconosciuto, evita di  guardare verso il mio posto in  classe, non ho paura di lui, anche se dovessi affrontarlo,  io sono pronto a tutto, l’importante è che non ti faccia soffrire, non so  cosa sarei capace di fare se perdo il controllo io….” 


“Dai ti prego non correre, non fare niente, lasciami sbrigare questa faccenda, non ho paura di lui, l’ho sempre rispettato ed ho lasciato correre tutte le sue avventure facendo finta di niente. E’ tanto che non si cura  di me. Al punto in cui siamo arrivati la sua gelosia è soltanto una presa di posizione, una ferita al suo orgoglio di maschio.”


 “Di un  maledetto nano infame vorrai dire…”


 “Non pensiamo a lui oggi, prendiamoci questa magnifica giornata, ti porto al Vittoriale, la dimora del poeta Gabriele Dannunzio.” 
 

Sono le nove di mattina, alla fermata dell’autobus in Piazza Garibaldi, un colpo di clacson dal  maggiolino Volkswagen bianco,  Stefano si gira, la riconosce, attraversa la strada e sale sulla vettura che parte al volo: 

“Ciao! Hai visto che  tempo! Il sole è tiepido, ci accompagnerà tutto il giorno, ho una borsa piena di viveri, faremo un bel pic-nic tra gli ulivi, le limonaie  e i cipressi del lago, ho proprio voglia di respirare una boccata di primavera!”


“Sono felice, il pensiero di passare con te questa domenica  non mi lasciava addormentare ieri sera, allora ho provato a ricordare la mia prima visita  al Vittoriale con la mia classe terza elementare,  la nave, l’aereo, la Isotta Fraschini, il Museo, il teatro all’aperto e nel parco…mi sono perso ed addormentato come un sasso”. 


“Però, che memoria per un bambino di otto, nove anni!” 


“E’ vero , ho molti ricordi archiviati e quando apro il libro del tempo le pagine scorrono veloci come soffiate dal vento e presentano una quantità di immagini, paesaggi e volti; soprattutto le facce rimangono impresse nella mia mente. "
 

 Un ricordo  dopo  l’altro sono sul lago, fanno l’ispezione per i lavori di restauro alla villa e poi  si dirigono alla casa di Gabriele D’Annunzio. Ogni ricordo di Stefano viene ampliato come sul colore  verde di un prato, si cominciano a pennellare con piccoli tocchi i fiori, quanti particolari nuovi, quante  sensazioni nuove da riporre nell’archivio.

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 “Conosci le poesie di D’Annunzio?” 

“ No! Non so quasi niente di lui, o meglio ricordo qualche titolo, La pioggia nel pineto, la sera fiesolana, i pastori, ma non ne ho mai sentito i versi

 

“Dolci le mie parole ne la sera

  ti sien come la pioggia
  che bruiva

  trepida e fuggitiva,

  commiato lacrimoso
  de la primavera,”

 

Si ferma, la voce si spezza ha le lacrime agli occhi, 


“sul grano che non è biondo
  ancora
  
e non è verde,

  e sul fieno
  che già patì la falce

  e trasloca.”

“ Che belle parole,  cosa vorranno dire, quale è il messaggio che ci vogliono annunciare?

Perché questa commozione improvvisa?”

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