Settembre 1972, l’esame di riparazione di elettrotecnica.

 

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Un’estate da cani, un pensiero fisso.

“Renata, dove sei?”.
  Nel mese di agosto ha frequentato  le lezioni di ripetizione con tutti i suoi compagni, in un’istituto  nei pressi del Carmine, dalle 8 alle 10 di mattina. Prima di tornare a casa, ogni giorno è passato allo studio. Tutto chiuso. Nessuno!

 “A chi posso chiedere informazioni, chi può sapere qualcosa, eravamo solo noi due in questa storia, isolati dal resto del mondo, l’antiquaria non sa niente, non l’ha più vista. Non posso certo chiederlo al nano, già mi ha inchiodato, ho paura ad affrontarlo per questo esame, anche se sono ben preparato.
Ho deciso, dopo l’esame lo affronto e gli chiedo informazioni, a costo di irritarlo e tirarmelo addosso, semmai faccio domanda di cambiare sezione, perderò i miei due grandi amici, Bernie e Neil, ma nell’altra classe conosco qualche elemento simpatico. Sì, farò così. ”

I compagni di classe lo aspettano al bar della scuola, insieme ricontrollano il programma e scelgono gli argomenti nel  caso il nano fosse così buono da lasciare scegliere a loro la prima domanda. Di solito fanno così.
Tutti hanno scartato “accenni al motore sincrono trifase” sia perché spiegato negli ultimi giorni, sia perché fa parte del programma di quinta assieme al motore asincrono e al trasformatore trifasi; forse  è proprio  per questo  che  l’insegnante che li ha preparati per questo esame ha saltato il ripasso di questo argomento.
Stefano  comincia ad agitarsi, quella parola “ motore sincrono trifase”  gli sta riempiendo la testa.
Comincia l’interrogazione, si va in ordine alfabetico, una domanda per ogni allievo, seguendo il programma.

Stefano è il tredicesimo, gli argomenti sono tredici, a lui toccherebbe proprio “accenni al motore sincrono”, l’agitazione si fa sempre pù forte, come i battiti del suo cuore.

E’ il suo turno, non sente quasi la domanda, è proprio quella, non riesce a partire, strascica le parole, il professore se ne accorge e comincia ad infierire, è il momento della vendetta:

“Non hai studiato eh!
Come hai passato le vacanze?
Ancora in giro per la città?
Vai, vai”.

L’assistente di laboratorio presente all’esame  va in aiuto del ragazzo:
“Parlami delle misure, con i metodi Righi e Barbagelata”.
E’ il suo argomento preferito, potrebbe ancora farcela, ma ha troppa confusione in testa, le lacrime sono all’orlo, cominciano a traboccare.
Abbandona l’aula.
L’assistente lo insegue fuori dall’aula:

“Fermati! Non buttare via un anno di scuola,prendi fiato, abbiamo quasi finito , ti richiamo, ce la farai di sicuro.”

“Grazie, ma il professore ha già deciso , non c’è più niente da fare per me .”

E’ vero! Il nano ha già deciso. Bocciato!

Stefano è già fuori, corre alla tangenziale, farà autostop per tornare a casa.

Si ferma una Renault 4:
“Salta su ragazzo!”. 
Parlano, il ragazzo si sfoga, racconta tutto, le pene della scuola e quelle dell’amore.
Il vecchio lo sta ad ascoltare e cerca di confortarlo come può. Nella vita saranno tante le difficoltà e le cose ingiuste da affrontare e combattere.

“Vai sempre incontro al  tuo giorno, e ogni tanto scuotiti la polvere dai vestiti. Non lasciarti andare mai, tieni duro e va avanti, vedrai, c’è una soluzione a tutto”.
Il vecchio è un anziano pittore di Palazzolo, che fa mostre in tutta Italia con un gruppo di artisti poco famosi come lui, di mestiere è imbianchino.
“Sempre a che fare con i pennelli ed i colori, lavoro e mi diverto. Il lavoro mi ha aiutato a crescere la famiglia e con l’arte ho passato i miei momenti di serenità. La vita va avanti così. Abbi fiducia nel domani. Promettimelo, e asciugati le lacrime. Sei un ragazzo in gamba , troverai la strada giusta, troverai l’amore .”

Stefano non ritornerà più all’istituto tecnico, ma frequenterà una scuola per recupero anni, l’anno seguente a luglio nell’ Istituto tecnico di Monza si  diplomerà perito industriale capotecnico specializzazione elettrotecnico con
38/60
un voto piuttosto basso, ma è fatta :

“Alla faccia del nano infame!”.

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Aprile 1972

Blog foto: imagesLo studio è sempre chiuso, nessuna notizia, nessuno a cui chiedere informazioni, Renata è sparita, Stefano è  in tensione: 

“Si  è fermata dai genitori anziani,  forse  sono ammalati, a Natale il padre non era in buone condizioni, oppure è  partita per quel lavoro sul lago, ma è strano che non mi abbia informato. Il prof non alza lo sguardo su di me, è teso, deve essere successo qualcosa di grave, no, forse sto correndo troppo come sempre, devo imparare ad aspettare, ripasserò domani.” 

La tensione  si è trasformata in sconforto, poi disperazione, neanche l’antiquaria non sa niente :

“ E’ sparita,  il giorno dopo il sopraluogo alla villa mi ha chiamato dicendo che non se la sentiva di fare quel lavoro,  impegni famigliari, tutto qui, ma come fai a conoscerla? Se la rintracci dille di chiamarmi, mi faresti un grosso favore .”

Sono fioriti  i peschi, i ciliegi, i mandorli,  poi volando nell’aria i petali  cadono lasciando al loro posto i frutti a maturare . 

 

 

Maggio  1972
Blog foto: images  Le ciliegie  sono rosse.

 Maggio, le ciliegie sono rosse, si arrampica tra i rami ne raccoglie una borsa e le porta in città:
“Sentirà il profumo, gusteremo il sapore dei cinquecento cavalieri con la testa insanguinata e la spada sguainata” .
Non c’è nessuno. Lascia il sacchetto alla porta, e quando ritorna, non c’è più. Spinge il battente , è chiuso, sbarrato, qualcun altro ha gustato i frutti rossi. Non è rimasto niente, non ha niente di lei, qualche disco, girerà, girerà per tanto tempo. Da una copertina scivola la lettera, l’ultimo ricordo, la poesia, se l’era dimenticata. Spiega il foglio e legge, una, dieci, cento volte:
“Queste parole non le ha scritte a caso, voleva dirmi qualcosa, ma non sapeva come, la pioggia fuggitiva nella sera , su di noi , io  sono il grano  non  ancora verde, lei il fieno che patìsce la falce e trasloca. Un presentimento che si fa certezza. Non la rivedrò più”.

 

 

Giugno 1972, i tre giorni.
Blog foto: images In caserma.Stefano  è seduto di fronte all’ufficiale per il colloquio finale.

“In seguito alla visita medica, sei risultato idoneo per il corso paracadutisti se ti interessa compila questo modulo di ammissione”.
“No, grazie”.

“Hai ottenuto  un elevato punteggio al test attitudinale, puoi accedere al corso ufficiali di complemento che si fa ad Aosta, oltretutto ti risulterà utile anche per la tua carriera lavorativa, hai attitudini al comando? Ai sottotenenti viene affidato un plotone di soldati di leva, li devono istruire e comandare”.
“Mi piace comandare, ma non mi interessa , non ho ancora considerato il tempo del servizio militare, devo ancora finire l’istituto tecnico e  forse mi iscrivo all’università.  Queste decisioni le affronterò più avanti. Per cortesia non mi chieda anche del servizio A.C.S, il corso per diventare sergenti mi interessa ancora meno.Sono informato su tutto, ma è troppo presto”.

L’ufficiale un po’ seccato mette un timbro sulla carta davanti a lui :
“ Abile, arruolato, buongiorno!”.
Stefano ricambia il saluto, e scappa via di corsa; è il penultimo giorno di scuola, l’ultima ora di elettrotecnica, l’unica possibilità ancora di rimediare l’insufficienza.


L’insegnante  sta scrivendo sul registro, non alza neanche la testa, gli porge un foglio :

“Troppo tardi per rimediare, ci vediamo a settembre, questo è il programma per gli esami di riparazione” 

  “Ma, non posso sperare nel voto di consiglio? Ho appena la sua materia.”


“Col 4 non si va in consiglio”.

“Come 4! Lei mi ha dato 5  più  nell’unica interrogazione del trimestre”.


“Guarda qui, c’è un  bel 2 dell’altro ieri”.
"Ma ero alla visita militare".


“Avete sempre una scusa valida voi. Comunque non sei  il solo, anche quelli che ho interrogato questi giorni ti faranno compagnia a settembre, siete in 18”. 

“Ma profes…”

 
“Basta, vai, ho già parlato troppo con te.
   Fuori!   

Perché questa commozione improvvisa?”

Renata apre la borsa, toglie una busta da lettere, una di quelle che Stefano le ha regalato:

“Questo è il mio primo messaggio per te, amore,  sono le  parole della poesia che ho appena pronunciato,  non aprirla non ho scritto niente altro, tienila stretta e conservala nel cuore.”

Si incamminano, nell’aria un canto allegro, forse un’allodola, un richiamo per la compagna, c’è un nido da costruire insieme. Dai fatti avanti!

Un plaid scozzese steso sull’erba color inverno tra gli ulivi, una bella vista tutta attorno, qualche barca sul lago.
Hanno mangiato in silenzio, non c’è stata l’allegria del pranzo di nozze.

“Le parole della poesia  hanno fatto calare una malinconia su tutti e due,
      cosa c’è,
vuoi dirmi qualcosa?”

Allungata sull’erba,il capo appoggiato sul  petto del ragazzo che le accarezza i ricci neri ,guarda le strisce bianche dell’aereo  solcare l’azzurro:

“Se per un qualsiasi motivo, la nostra storia si dovesse interrompere diresti che ne è valsa la pena?”

Non la lascia continuare:
“Sapevo che prima o poi un discorso di questo tipo  l’avremmo dovuto affrontare. Spero che la tua sia solo una supposizione, mi sei piaciuta dal primo momento che ti ho conosciuta ma  mi sono detto non farti illusioni, non cominciare subito a costruire i tuoi castelli di carta, tra le nuvole,  se questo é l’ amore, il miglior modo per amarla è pensare di perderla.  Così ogni volta che ci   incontravamo mi sono comportato come se quella fosse l’ultima .

Ce l’ho messa tutta, sono stato me stesso, attimo dopo attimo, senza maschere né travestimenti. Sincero, sempre sincero. Lo so che tra noi si interporranno ostacoli difficili da superare, ma è meglio avere amato e perduto che non avere amato. 

Se fossi stato più grande e tu più giovane, ti avrei amata così?

Se fosse stato tutto più semplice, se la nostra storia non avesse dovuto stare nascosta all’interno di uno studio, ti avrei amata così?

Se la catena tra noi non fosse così tenace, ti avrei amata così?  

Ti ricordi il primo bacio sotto il vischio. Pensavo che non sarei mai riuscito a baciare una donna, perfino i miei amici mi prendevano in giro ,sempre ciao, sempre ciao, e i baci quando dicevano, ed invece è stato facilissimo, in quel preciso istante, era scritto così nel nostro libro. Il bacio  rimarrà per sempre sulle pagine della nostra storia, come dimenticarlo! Ora siamo qui, insieme, se sei felice  come lo sono io in questo momento non pensare al domani, non pensiamo a niente, dammi un bacio!”

Il sole scalda quell’anfratto, le due allodole hanno il loro nido nell’erba.
 

Lo accompagna fino a casa, fino all’inizio del paese :

 “Non preoccuparti, se mi vede qualcuno dirò che ho fatto autostop, ci vediamo martedì”.

 “Ecco cosa avevo scordato, per una settimana sono a Bologna, è da Natale che  i miei non si fanno sentire, vado da loro, ci vediamo alla prossima, ciao!”


 "Ciao, ti voglio bene” 

Si stringono la mano,
lei non la vuole lasciare,
la stringe forte e la bacia,
un ultimo sguardo.

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“E’ solo una settimana, mi sembrerà una vita intera, a presto Renata”.

L’auto corre verso l’ombra nera  dei monti della Maddalena, una nuvola scura copre ad una ad una le stelle del cielo, solo un punto brilla

              lontanissimo,             

             irraggiungibile,          

           una lunga distanza      

                 incolmabile,            

                    nel vuoto.              

Domenica fine marzo

 La tenda  chiude gli occhi della finestra su Brescia  e poi li riapre.
Una spirale di fumo nell’aria  del vicolo sottostante, una figura guarda verso l’alto, una sigaretta viene lanciata a terra. Due occhi iniettati di sangue gli  puntano contro, sciarpa e  cappello  mascherano il resto della faccia. Il rapido sguardo del giovane falco cattura i due puntini luminosi, un piccolo dettaglio, un indizio, sulla corriera è più che certo
“ E' il nano infame, mi ha visto.
Speriamo non mi abbia conosciuto.”  

 

Domenica  fine marzo .
Gardone, Parco del Vittoriale.

Blog foto: GardoneRivieraIlVittorialeBlog foto: GardoneRivieraIlVittorialeBlog foto: GardoneRivieraIlVittorialeBlog foto: GardoneRivieraIlVittoriale

Aveva detto a sua madre:

  “Vado a fare un giro sul lago di Garda, con un amico, torno per le nove di sera .”   è una mezza verità.

“ Vai a messa e comportati bene.”

La proposta di  questa uscita accolta con entusiasmo, è il primo volo fuori dal nido, alla luce del giorno.  Renata deve fare un sopraluogo per lavori di restauro agli affreschi di una villa sul Garda è silenziosa  e sembra preoccupata, Stefano se ne accorge  e ne   chiede il motivo : 

“Non è niente, la solita discussione con mio marito, sospetta qualcosa, non allarmarti,  ieri era appostato fuori dallo studio e ti ha visto uscire, forse ti ha riconosciuto, non era mai entrato nel mio laboratorio, e quando ha visto i disegni sparsi sul tavolo devo aver capito qualcosa. Ha strappato il disegno sul cavalletto . Ho cercato di calmarlo. Prima di sbattere la porta si è voltato contro di me e mi ha detto me la pagherete”.
 

“Anch’io penso mi abbia riconosciuto, evita di  guardare verso il mio posto in  classe, non ho paura di lui, anche se dovessi affrontarlo,  io sono pronto a tutto, l’importante è che non ti faccia soffrire, non so  cosa sarei capace di fare se perdo il controllo io….” 


“Dai ti prego non correre, non fare niente, lasciami sbrigare questa faccenda, non ho paura di lui, l’ho sempre rispettato ed ho lasciato correre tutte le sue avventure facendo finta di niente. E’ tanto che non si cura  di me. Al punto in cui siamo arrivati la sua gelosia è soltanto una presa di posizione, una ferita al suo orgoglio di maschio.”


 “Di un  maledetto nano infame vorrai dire…”


 “Non pensiamo a lui oggi, prendiamoci questa magnifica giornata, ti porto al Vittoriale, la dimora del poeta Gabriele Dannunzio.” 
 

Sono le nove di mattina, alla fermata dell’autobus in Piazza Garibaldi, un colpo di clacson dal  maggiolino Volkswagen bianco,  Stefano si gira, la riconosce, attraversa la strada e sale sulla vettura che parte al volo: 

“Ciao! Hai visto che  tempo! Il sole è tiepido, ci accompagnerà tutto il giorno, ho una borsa piena di viveri, faremo un bel pic-nic tra gli ulivi, le limonaie  e i cipressi del lago, ho proprio voglia di respirare una boccata di primavera!”


“Sono felice, il pensiero di passare con te questa domenica  non mi lasciava addormentare ieri sera, allora ho provato a ricordare la mia prima visita  al Vittoriale con la mia classe terza elementare,  la nave, l’aereo, la Isotta Fraschini, il Museo, il teatro all’aperto e nel parco…mi sono perso ed addormentato come un sasso”. 


“Però, che memoria per un bambino di otto, nove anni!” 


“E’ vero , ho molti ricordi archiviati e quando apro il libro del tempo le pagine scorrono veloci come soffiate dal vento e presentano una quantità di immagini, paesaggi e volti; soprattutto le facce rimangono impresse nella mia mente. "
 

 Un ricordo  dopo  l’altro sono sul lago, fanno l’ispezione per i lavori di restauro alla villa e poi  si dirigono alla casa di Gabriele D’Annunzio. Ogni ricordo di Stefano viene ampliato come sul colore  verde di un prato, si cominciano a pennellare con piccoli tocchi i fiori, quanti particolari nuovi, quante  sensazioni nuove da riporre nell’archivio.

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 “Conosci le poesie di D’Annunzio?” 

“ No! Non so quasi niente di lui, o meglio ricordo qualche titolo, La pioggia nel pineto, la sera fiesolana, i pastori, ma non ne ho mai sentito i versi

 

“Dolci le mie parole ne la sera

  ti sien come la pioggia
  che bruiva

  trepida e fuggitiva,

  commiato lacrimoso
  de la primavera,”

 

Si ferma, la voce si spezza ha le lacrime agli occhi, 


“sul grano che non è biondo
  ancora
  
e non è verde,

  e sul fieno
  che già patì la falce

  e trasloca.”

“ Che belle parole,  cosa vorranno dire, quale è il messaggio che ci vogliono annunciare?

Perché questa commozione improvvisa?”