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Poi il silenzio. Un lungo silenzio , quattro occhi  trasmettono parole che la bocca non  osa pronunciare. 

Renata lentamente va alla finestra e guarda la città :

 “ Il cielo era tinto di un colore spento, come se  tutte le antenne allo stesso modo dei fili di una spazzola di ferro graffiassero le nuvole di pioggia , il colore  grigio della morte silenziosa, invisibile, entra nelle case senza bussare e non fa cigolare i cardini delle porte  nascosta nella noia delle parole e dei gesti  di tutti i giorni.
 Sei arrivato tu, un fascio di luce da questa finestra ha lanciato la vita  sulla
tavolozza
dei tetti della città. Ora vedo le gradazioni del cotto, le luci e le ombre proiettate dal sole e dai lampioni delle vie sottostanti, i delicati disegni tra i camini tracciati dalla coda dei gatti,  le lunghissime ghirlande di festa  appese in cielo dal volo dei colombi e degli storni .”  

“Solo fuggendo potremmo strappare la forza che ci unisce, ma io non voglio scappare, sono pronto ad affrontare qualsiasi cosa, qualsiasi ostacolo. Ho il coraggio che mi basta, e tu?”.

Renata si gira , il suo scudiero è diventato un cavaliere solitario senza paura.

 Uno dopo l’altro si libera dagli indumenti, li lascia cadere a terra ai suoi piedi. Prende due libri dal tavolino e li sovrappone uno sull’altro sul tappeto, vi appoggia i calcagni mentre le  dita  arcuate toccano il pavimento, il corpo e diritto, la testa guarda in alto, le braccia lunghe e distese leggermente all’indietro, come un atleta  sta prendendo la rincorsa per fare il suo salto, per lanciarsi verso l’infinito azzurro:

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"Icaro è pronto per andare verso il sole, le lunghe ali  di cera mi porteranno in alto, farò attenzione a non avvicinarmi troppo, ho la consapevolezza di precipitare giù, se lo vorrà il destino”.

La donna si siede al cavalletto e  comincia a disegnare.  
Il rumore del carboncino sporca la stanza. Un foglio, poi un altro e un altro ancora. La vita scorre veloce e ti fa precipitare dal cielo al mare in un istante.Il confine  tracciato per tenersi lontana dal ragazzo la sta
s  o  f –  f  o –  c  a  n  –  d  o,
varcarlo è decisamente troppo pericoloso ma è pronta a correre il rischio e prende la decisione, si alza,  sposta piano la sedia:

 “Volerò con te, non ti lascio precipitare da solo nel vuoto, se il sole scioglierà le  nostre ali, cadremo insieme in questo mare”.  
Affianca il giovane in volo, accarezza  le lunghe ali, lo bacia sulle spalle, sul collo, un lungo fremito percorre il corpo di Stefano che abbassando lo sguardo  vede scivolare altri indumenti accanto ai suoi.
Due aquile volano vicine, quasi sperdute nello spazio, emettendo sospiri, con paurose picchiate si assalgono amorosamente, girando su se stesse e precipitandosi per terra come incredibili turbini di vento, le dita si allargano, artigli di velluto accarezzano le penne e si incrociano, poi stanchi per gli interminabili voli i due finiscono per posarsi sul divano.
Un solo corpo, un solo respiro: l’uno con l’altro, l’uno nell’altro .

Fuori è buio, sul tappeto  solo gli stivaletti neri, Stefano li infila.
Mano nella mano scendono le scale, Renata gli abbottona il cappotto gli lega la sciarpa attorno al collo , lo accompagna alla porta:

“Ci vediamo giovedì? ”.
“ A Giovedì…  un altro volo”.
“Un altro volo”.

Ogni incontro un volo.
L’arte sul foglio del cavalletto.
L’amore sul divano arabescato.

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