primo martedì di gennaio ’72

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Il ritmo del cuore è simile al tu-tum sulle rotaie di un treno in velocità ;sulle labbra il sapore di mandarino è diventato sale e la sete si è fatta più forte, ogni giorno il deserto della lontananza ha fatto screpolare le labbra per l’arsura. Stefano bussa alla porta della casa dove ha trovato il suo tesoro. La porta è aperta, entra, lancia cap-potto, zaino, berretto e sciarpa sulla sedia accanto alla stufa e corre sul ballatoio in legno, si butta tra le braccia aperte di Renata, seduta dietro al cavalletto.

«Quanto mi sei mancata».

Sente la morbidezza del corpo, comincia a stringerla più forte, le labbra sono di fronte alle labbra ma la mano di lei si fa diga di sbarramento per interrompere il flusso del fiume in piena: «Aspetta, devi controllarti, potresti innamorarti di me».Parole inutili, è troppo tardi. La lon-tananza ha alimentato il piccolo fuoco acceso prima del-le feste ed ora ogni gesto può diventare ossigeno per ali-mentare la fiamma, invece di acqua che la spegne.

«Ti ho portato un regalo».

«Anch’io».

Si consegnano i due pacchi, assieme li scartano:

«All things must pass, il triplo album di Harrison, grazie. È troppo. Grande, grande, grande» la abbraccia e le da un bacio sulla guancia.

Basta un po’ di musica per fargli passare tutto, forse è la via d’uscita da questa storia, Renata non vuole crederlo. Possibile si sia ingannata sul suo conto. Lei ha tra le ma-ni una finissima confezione di carta da lettere color cre-ma e un quaderno. Apre la pagina e legge le parole della dedica:Improvvisamente sento che, nei miei pensieri per te, c’è una grande nostalgia, una gran voglia di andare via, vorrei trovarmi dove vivi tu” .

«È il ritornello di una canzone di Patty Pravo, ho pensa-to che potresti scrivere qualcosa sulla nostra storia, sulla bella amicizia o forse qualcosa di più se vogliamo farla proseguire. Se per qualche motivo ci dovessimo allonta-nare userai quelle lettere per tenermi informato» .

Gli prende le mani, la faccia di lei è seria, le parole fati-cano ad uscire dalla bocca: «Stefano, cosa ha significato quel bacio per te».

«E per te?. Ho l’impressione che abbia un solo signifi-cato per tutti i due».Doveva parlare lei, ma lo sta ad ascoltare, forse è meglio così.«Ho pensato tanto in questi giorni a te, a me, a noi due. Spero e credo di non sba-gliare, ho un forte intuito e non sbaglio quasi mai. Ci sta accadendo qualcosa ed è la stessa per tutti e due: ci stiamo, ci siamo innamorati. Tutto quello che pensi o hai pensato ha risuonato nella mia mente in questi giorni, magari in maniera diversa, le stesse preoccupazioni per una storia d’amore tra due persone di età diverse. Lo so, potresti essere mia madre, ma non è la stessa cosa, a me non importa dell’età, non mi importa del dopo, né di quello che penserà la gente. Lo capisco se ti fa paura. Non dobbiamo per forza sbandierarlo al vento per mo-strarlo alla luce del giorno; il nostro segreto lo terremo nascosto all’interno di questa stanza per ora, e poi ve-dremo».

«Stefano, sei consapevole che saremmo condannati ad un’esistenza ristretta, relegati a questa cella, prigionieri in questo studio, due pesci rossi nella palla di vetro…

«Sì, ma due pesci che nuotano con slancio in un piccolo spazio quasi fossero nell’immenso oceano. Saremo pri-gionieri come dici tu, ma porteremo dentro il respiro la libertà delle distese infinite, le nostre anime potranno li-brarsi oltre cavalcando la fantasia verso gli orizzonti of-ferti di volta in volta dalla lettura, dall’arte e dall’ascolto di buona musica».

Renata è stupita, affascinata dalle parole del ragazzo, ma replica: «Fuori da queste mura qualcuno comincerà a sospettare, ci metteranno il bastone tra le ruote, ci cre-eranno difficoltà come hanno fatto con altre storie simili alla nostra».

«Non me ne importa. Io sto bene con te, sono egoista ma è questo che voglio più di tutto. Al futuro non voglio pensare, viviamo troppo spesso con un piede incastrato nel passato e uno proiettato nel futuro e quasi sempre dimentichiamo di camminare nell’oggi, un passo dopo l’altro».

«Non so cosa fare Stefano, comprendo le tue parole, non voglio interrompere la nostra amicizia o quello che po-trebbe diventare, ma siamo ancora in tempo a fermarci, ci farebbe meno male separarci ora, è stato solo un bacio innocente».Sta mentendo, ci vuole poco a capirlo.

Il ladro si fa avanti, non fa giri ampi come la poiana nel cielo, si lancia in picchiata come il falco. a piombo sulla tortora in volo.

«Un bacio innocente come questo».

Il secondo bacio è un urlo in una grande vallata, rimbal-za tra le pareti della montagna ripetendo “Amami”.

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13 thoughts on “primo martedì di gennaio ’72

  1. …E LA STORIA DI VIOLETTA VALERISI RIPETE NEI TEMPI. E SEMPRE SI RIPETERA',(forse).Le camelie sono dure a morire,vero Falconiere?…Ciao.Bianca 2007

  2. L'amore non conosce barriere e l'età non conta. Forse il ragazzo sta vivendo un'infatuazione, di quelle che durano una stagione.Bellissima scrittura.a prestoaffettuosamenteannamaria

  3. bravo fausto!n.b. ti ho scritto privatamente su gmail, perché ho avuto problemi con splinder ma non vedo che tu abbia letto. quando vuoi.ciao!

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