Capodanno 1971 sull’appennino emiliano

La mezzanotte è passata da poco. La pittrice ha atteso il cambio di calendario con i genitori e li ha a ccompagnati a letto con l’augurio di un buon 1972. Si è resa conto che il tempo ha lasciato sui due il peso della vecchiaia,

in quelle condizioni non saranno molti i tappi da far saltare a fine anno per loro; ripone i bicchieri nel la-vandino, toglie le briciole dalla tovaglia, si siede. Il si-lenzio è padrone della stanza; appoggia le braccia sul ta-volo abbandonando la testa tra le mani. I pensieri co-minciano a turbinare come le foglie secche in un vortice d’autunno.

«Cosa sto facendo della mia vita, quarant’anni e non ho niente tra le mani, non riesco a pensare ad altro che al bacio rubato sotto il vischio, il bacio di un ragazzo non ancora ventenne. Potrebbe innamorarsi, se non lo è già, come lo sono io, è assurdo. L’affetto per un figlio che non ho mai avuto si è trasformato in pochi giorni in qualcosa che potrebbe diventare pericoloso per tutti e due. Forse sto correndo troppo ma traspare una assurda verità: ci siamo innamorati; con quel bacio ha alitato in me il soffio della sua vita, sento dentro il suo respiro e non voglio soffiarlo via come il fumo di una sigaretta. Con la mente lucida potrei dire –mi basta–sarei felice al solo vederlo, per stare in sua compagnia, per sentirlo parlare. Le poche ore con lui riempiono la mia giornata, la mia settimana, mi sembra di essere rinata con a fianco il mio scudiero».

L’immagine di lui in ginocchio la fa sorridere, ma il film prosegue, lui si alza e l’abbraccia, la stringe forte, forte come vorrebbe essere stretta, come ha sempre sognato di essere abbracciata.

È consapevole che per lui non può essere la stessa cosa, non si fermerà, quello non era il bacio di un bambino alla madre, è molto di più. La prima ciliegia rubata nel mese di maggio non sazia. Se continueranno non sa-pranno più fermarsi, sta perdendo la testa, altro che madre e figlio, è innamorata come una ragazzina.

Le foglie staccate dai rami ruotano sempre più finchè la velocità le proietta lontano dal vortice, lasciando il po-sto ad altre foglie, altri pensieri.

Immagina la donna adulta e il ragazzo a passeggio tra la gente per le strade della città, mano nella mano.

Immagina i due che si baciano sotto il vischio e attorno una folla ammutolita li sta guardando.

Immagina i due innamorati seduti al tavolo di un risto-

rante affollato.

Immagina, immagina, immagina, foglie lanciate lontano, calpestate e sbriciolate dalle persone che stanno intorno.

Immagina i due amanti fuggire in cerca di luoghi appar-tati e solitari, lontani dal mondo, lontani da tutti. Alla fi-ne della corsa rimane un solo posto per loro: lo studio, due sedie accanto alla stufa.

Un gatto selvatico lancia un urlo in lontananza nel buio. Due cavalieri si avvicinano mentre si alza il vento. Due soldati di ventura, soli nel mondo, soli contro il mondo. Molto più di una battaglia persa. Nessuno sarà dalla loro parte, saranno tutti contro lei: –una quarantenne con un ragazzino–gli rovinerà l’esistenza–lo ha circuito, ingan-nato–si è presa gioco di lui e del suo giovane corpo–. Quel giovane corpo non lo ha ancora visto completa-mente, ma ora il solo pensiero la mette in subbuglio. Forse è meglio fermarsi, dare un taglio netto, è ancora in tempo, prenderà una scusa qualsiasi, un lavoro urgente, la malattia dei genitori è un’ottima scusa per non farsi trovare; non si devono più frequentare; gli farà un bel regalo, si dimenticherà in fretta di lei.

Non ci crede, non riesce a crederlo, non vuole crederlo,

deve trovare un motivo per staccarsi da lui, per non pen-sarlo di continuo, per toglierselo dalla mente.

Più pensa e più sente le braccia di lui attorno alla vita, attorno alle spalle, le sue labbra sulle soppracciglia, le sue dita tra i capelli. I pensieri corrono, corrono, la por-tano a ciò che non è ancora avvenuto: se qualcuno li scoprisse, scoppierebbe uno scandalo, potrebbe finire sui giornali, come quell’insegnante e il suo studente qualche anno prima, la cui storia è stata immortalata in un film. Cosa penserebbe la gente di lei, cosa pensereb-bero i suoi amici, i suoi genitori.

Fuori sta nevicando, grossi fiocchi scivolano sui vetri e coprono il davanzale, lentamente. Lentamente le palpe-bre si abbassano, i pensieri si fanno sempre più traspa-renti, fino a che il vuoto accoglie la sua testa abbando-nata sul tavolo il primo giorno di gennaio.

Il velo scuro della notte rimuove la distanza; lontano qualche centinaio di chilometri c’è un ragazzo che la guarda e la vede, le parla, l’ascolta piange e ride per lei.

Lontano qualche centinaio di chilometri, Stefano la as-petta carico di fiori e di parole dolci; conta sul calenda-rio i giorni che lo separano dal primo martedì di uno splendido anno nuovo e pensa: “Ho trovato quello che da tempo cercavo, avanza 1972, sono pronto”.

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10 thoughts on “Capodanno 1971 sull’appennino emiliano

  1. ti voglio bene falconierè bellissimo quello che scrivicome racconticon lo sguardo del ragazzo innamoratocon la voglia di staccarsi da tuttoe trovare la felicità per i due protagonistiio tifo per il loro amore,quele foglioline mettono delicatezza al tuo raccontoe andiamo avanti…grazie carobuona domenica

  2. falcostai andando di bene in meglio!Mi piace anche come stai frammentando il tutto in puntate.Rileggo ancora con molto piacere.un abbracciocri

  3. la capacità di non ripetersi, di avvincere, di non deludere. E' scritta molto bene la tua prosa, e parla di ciò che sentiamo in corpo e in cuore davvero.Un abbraccio

  4. Nostalgiche rimembranze narrate con dolcezza amorevole. L'amore non ha età e fra l'artista e l'alunno nasce una malia speciale. Vedremo come evolverà la storia.a prestoannamaria 

  5. non aggiungo nulla, ti guardo e magari prima o poi ti parlo;credo di essere molto stanco, non abbastanza da non leggerti, ma abbastanza da dovermene rendere conto;ciao

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