continua….L’ultimi incontro , prima delle vacanze di Natale’71…

 

«Che belle parole, Renata, moltiplicano la dimensione del mondo su cui si affaccia questa finestra».

«Le parole di una poesia sono luci e ombre che svelano nell’oscurità di un cielo notturno la bellezza del cuore degli uomini. Hai respirato questi versi, ti sei specchiato in essi scoprendo cose che la tua anima contiene nel profondo. Ogni volta che ascolti o ripeti con attenzione una poesia puoi scoprire cose nuove, nella poesia e den-tro te stesso».

«Chi è l’autore di queste parole».

«La poesia La sera del dì di festa di Leopardi è nei pro-grammi di quinta, l’anno prossimo la studierai di sicuro, vedrai come la commenterà la tua insegnante di italiano, io la conosco, è molto in gamba, anche se a voi ragazzi può sembrare severa».

«Lo penso anch’io, il suo portamento austero mette sog-gezione, a volte penso sia una consacrata; il mio compa-gno di classe Egidio quando parla di lei dice scherzando che è stata violentata dai partigiani. Noi studenti siamo terribili quando ci mettiamo di impegno».

«Sono le cinque, il mio treno parte alle sei, devo sbrigar-mi. Percorriamo un po’ di strada assieme, ci salutiamo alla fermata del pulman e io proseguo fino alla stazione. Devo solo prendere il borsone che ho lasciato accanto alla porta».

Lo porto io. Sono io il tuo scudiero».

Renata prende un grande pennello, glielo appoggia sulle spalle e con allegra solennità proclama: «Da questo mo-mento ti nomino cavaliere della bellezza interiore».

La notte senza stelle ruba gli occhi ai due viandanti,una pallida luna si affaccia tra le nuvole, con una manciata di luce sulle strade della città. La morsa invernale attana-glia il cuore; il silenzio cala come una lama gelata.

Si devono dividere per un po’ di tempo, non sanno co-me rompere il ghiaccio, cosa dire dopo tutto ciò che si sono rivelati in questi giorni. Due parole intrappolate nelle bocche mute:

Mi mancherà”.

Mi mancherà”.

Arrivano in Piazza Garibaldi, Stefano scongela il silen-zio: «Prendo il pulman delle 7 e ti accompagno fino alla stazione, ti porto la borsa fino là» è una scusa per stare ancora un poco con lei. Lungo il tragitto alcuni pensieri martellano la sua mente: «Cosa farò senza lei tutto que-sto tempo. Cambierà qualcosa al suo ritorno. Ci rivedre-mo ancora?. E se succedesse qualcosa, qualsiasi cosa che mi impedisse di vederla. Non voglio pensarlo».

La commozione fa capolino e gli occhi si fanno lucidi.

Davanti ad un locale chiuso un filo leggero di lucine bianche illumina un ramo di vischio, Stefano si ferma, lascia cadere la borsa, prende tra le mani il viso di Rena-ta e spingendola dolcemente sotto il rametto sussurra:

«Un bacio sotto il vischio è di buon auspicio per l’anno a venire». Appoggia le labbra socchiuse su quelle profu-mate di mandarino; un bacio puro, come quello dei film che piacciono tanto a lui. Un bacio semplice e fragile che crea ed esprime una storia delicata e ricca di emo-zioni, una piccola realtà che contiene una costellazione immensa di valori.

Piace anche a lei il bacio rubato.

Il treno è già sui binari, il biglietto è nella borsa.

La voce flautata di Renata cerca invano di rendere dolce il distacco: «Ti porterò un regalo da Bologna, ci vediamo al mio ritorno il primo martedì dell’inizio della scuola, Buon Natale e Buon Anno».

Il distacco strappa il cuore, hanno bisogno di stare soli

per pensare l’una all’altro, per fissare gli ultimi attimi del giorno che sta passando. Il fischio del treno è una fucilata che corre sui binari annunciando la partenza.

La notte è lo sfondo di un quadretto romantico di forte intensità: Renata è al finestrino, il palmo della mano ap-poggiata al vetro, un sorriso sulla bocca, la sciarpa sui capelli. Stefano sulla banchina non sa come trattenere l’emozione, le lacrime non gelano sul bordo degli occhi ma in terra sono cristalli di brina, strappa di tasca un fazzoletto bianco e comincia a sventolarlo oscillando il braccio in alto, perchè lei lo veda da lontano finchè di-venterà un puntino prima di essere ingoiato dalla notte.

La malinconia batte nel petto come un martello sul fer-ro incandescente per forgiarlo in un raggio di sole, un fi-lo forte per attraversare la vita.

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20 thoughts on “continua….L’ultimi incontro , prima delle vacanze di Natale’71…

  1. .. e poi?..Banale ma è la prima cosa alla quale ho pensato dopo aver letto tutto quasi senza respirare :-).. domanda retorica.. perchè, alla fine, il proseguo, spesso, non è all'altezza.. anche se positivo..

  2. Forse sono stata interpretata..Dicevo semplicemente che questi episodi toccano corde sensibilissime e che, invece, a volte, accadimenti apparentemente più importanti non segnano così profondamente.ll  "e poi" era riferito al desiderio di sapere lo sviluppo.. come quando sei al termine di un libro o di un film.Mi spiace se si è percepito il contrario.Puoi cancellare i commenti.

  3. Sul mio "e poi" non c'è da equivocare…è solo ansia di leggere il resto lo sai,qualunque sia lo sviluppo di questa avvincente "storia"- ed ora a tavola e buonadomenica a te, la mia è cominciata bene.frantzisca

  4. @ wave puoi leggere brani di questo racconto il cui titolo è lo stesso del blog: Al di sopra della cima degli alberi.Si svolge tra il 1971 e il 2006, in questo arco di tempo racconto questa storia saltando avanti e indietro negli anni del mio vissuto.Mi fa piacere qualsiasi tipo di critica , purchè costruttiva e con simpatia.Ti aspetto ogni volta che vuoi.Se hai pazieza di leggere indietro puoi trovare qualcosa che soddisfa o meno per una  conoscenza più approfondita dell'autore degli scritti.Un caro saluto con affetto.il falconiere

  5. avevo scritto un com.to bellissimo sul mio prof d'italiano ci avevo perso tempo, mi era piaciuto perderlo per tema il com.to si è volatilizzato per l'etere, la connessione è andata via e io sono rimasta che non potuto più recuperarlo…adessso sono arrabbiatasono riuscita a salvare questo pezzetto sotto leggendolo dal com.to diventato trasparente bloccato e muto…ma ci ritorno prometto e ti racconterò del mio prof…ecco vedi falconier quante cose spesso muovono i tuoi raccontiabbiamo avuto anni buoni di lotta di speranza di poche comodità ma quanti ricordi riusciamo a tirar fuori da quell’era in cui i nostri sogni di musica concerti scuola amori avevano una grande importanza, l’età dell’impegno sociale degli ideali dell’amore libero anche se poi liberi non lo siamo mai stati, ma ora siamo qui con la libertà di un luogo, di un blog, di una piccola casa dove raccontarci le nostre vite,grazie mio caroio sono felice di averti incontratofelicissima anche perché ho trovato un amico un po’ imbranato come me, che lo sono tanto, nel guidar la macchina…scusami se ho divagato, e sono partita per la mia solita tangente, meno male che non era una tangenziale perché quella mi mette le budella sottosopra..il brano con quei pezzetti colorati con quel vischio è tenero tenero e mi piace moltissimoabbraccio

  6. sai una cosa falco?… di tutto quanto mi fa gongolare il fatto che io ho la tua storia da una parte, in un tascapane col tuo pane, le parole che ancora tintinnavano di nuovo… io ce l'ho! e ti precedo… ecco!il mio affettuoso abbracciocri

  7. ripassando di qua, ci riprovo…"Renata dell’innocenza" è un libro scritto dal mio prof d’italiano delle magistrali, che ancora sento qualche volta quando lo invito se per caso capita che vinco ai concorsi lett. nella zona di Chioggia. Lui è un grande, uno che ha perso i suoi anni migliori appresso la madre schizofrenica, che ha cercato di sistemare in istituti da dove voleva sempre scappare e per molto tempo l’ha tenuta in casa e di mattino presto gli scappava mezza nuda d’inverno e la doveva cercare prima di venire a scuola. Noi ragazze, tutte donne, della IV B, con due incinte l’ultimo anno degli esami poi anche bocciate, non abbiamo mai saputo nulla. Lui era uno che si sacrificava per la scuola, d’estate ci faceva corsi di recupero sulla materia senza esser pagato. Per farsi una casa ha messo sangue e sudore, pensa veniva a scuola con la vernice antiruggine tra i capelli e preparava il giorno prima con il ciclostile le lezioni d’italiano sui poeti, con schede e domande per farci ragionare. Lui ci portò in gita a Trieste, al tempo di Basaglia, della legge 180, e forse lo fece per capire se veramente quella legge funzionava, ma ben sappiamo che in molte provincie i malati sono stati lasciati alle famiglie che non sapevano come comportarsi. Il mio prof S. Baron ha 3 figli e una moglie deliziosa che gli è rimasta sempre accanto anche quando è stato colpito da un ictus, peggio malattia non poteva colpire la sua intelligenza, ha dovuto ricostruire il passato, ricominciare a scrivere a imparare a leggere di nuovo. È una persona dolce e carina ora sembra un bambino, l’ultima volta mi ha bisbigliato all’orecchio che il primo premio lo meritavo io, proprio io, la Finotto che aveva 4 in italiano scritto!beh! ancora si vede eh!!Ecco caro ti avevo detto che sarei ripassata..I tuoi racconti hanno questo potere di far ricordare gli anni belli, gli anni dei ragazzi semplici che vivevano alle periferie dei sogni…Grazie e scusami per tutto lo spazio di cui mi sono appropriata.Ciao e buona giornata

  8. qualcuno sta a guardare.noi.senza spiareguardiamole pianticelle nell'ortoquelle che hai piantatoquelle che hai messo nei vasettie ci regaliprima che andiamo via

  9. Siete tutte molto care, del resto nel cortile della forneria c'era una sartoria frequentata da tante ragazze , poi donne e io ci stavo un gran bene in mezzo.@Wave  e Frantzisca spero che lo sviluppo della storia non vi deluda,ma vi anticipo che ad un certo punto  farò una piccola sosta con una domanda per chi mi ha seguito… poi posterò il seguito.@cri tu hai la copia originale, fammi sapere se le piccole correzione che faccio di vota in volta migliorano la lettura.@barchedicarta prenditi tutto lo spazio che vuoi, con te mi sento compagno di gioco, scommetto che sapevi catturare le cicale (io ero mitico in questo gioco estivo..un camaleonte,  mi piaceva tenerle tra le mani , troppo bello!,ma però poi le lasciavo volare ancora)@Infra, tu hai quel qualcosa di speciale che ancora non sono riuscito ad identificare, comunque quando sono seduto al tavolo e guardo fuori dalla portafinestra , davanti a me in giardino vedo un cespuglio di una strana lavanda che mi ricorda sempre il tuo avatar. 

  10. ma sentitelo…ti piacevano le mani in pasta nella sartoria, eh? e acchiappare le cicale? pure quello… e il muro del cimitero, e il ragazzo crudele…senti, scrivi che è meglio, e poche ciance…brescia non è poi così distante!miao

  11. "UN BACIOpuro al profumo di mandarino" "La malinconia che si trasforma in un raggio di sole un filo forte per attraversare la vita".. Ecco le parole chiave per non demordere mai anche quando la notte è scesa e pare non abbia termine.Dolce e fresco come un mandarino ancora sull'albero.Bianca 2007

  12. Frammenti del passato che tornano sotto forma di vellutati pensieri in una storia dolce e tenera. E' bello lasciarsi andare e liberare i ricordi attraverso lo scritto, quando si ha il dono di saperlo fare e tu sei molto bravo: è un piacere leggerti.alla prossima con gioia.un caro salutoannamaria

  13. Ho letto solo questo capitolo pensando che fosse un racconto compiuto. E mi hanno incantato la poesia e la delicatezza delle tue parole e delle immagini.Scopro dai commenti che è solo un frammento: devo recuperare, allora.Aspettami.betta

  14. ah, avresti usato "by this river"? In effetti devo amettere di aver pensato a qualcosa di più rarefatto del brano che ho usato… tipo "music for airport" . Molto intuitivo."by this river" sarebbe stata perfetta. Ma mi è venuto lo sballo di usare "persis", non c'è niente da fare quando prende l'impulso…

  15. Sono stata "latitante" per un po'.E arrivo in ritardo qui, al seguito atteso della storia.Non posso che confermare le mie impressioni precedenti: è un piacere leggerti

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