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 I rami fioriti di calicanto annunciano l’inverno, inebriando  terrazzi e  giardini con profumo sensuale mentre la natura riposa.
Da un muro di cinta, una miriade di minuscoli fiori gialli dal cuore translucido, piccole gelatine attaccate ai lunghi fusti degli arbusti spogli.
Stefano si guarda intorno per scoprire da dove a
rrivi quell’essenza che gli ha afferrato i sensi. Li scorge. Si arrampica sul muro e strappa qualche rametto con delicatezza; i fiori si staccano facilmente.

 

“Ciao! Metto il cappotto accanto alla stufa e un po’ di legna sulle fiamme. Faccio in un momento e vengo su.” 

“Che profumo inebriante, dove hai preso quei rametti?.Prendi un vasetto e riempilo d’acqua, adoro i fiori dell’inverno”.

“Oggi abbiamo fatto la prima lezione di nuoto, ho già fatto un grande progresso…”

Sale al soppalco :
“Sei già al lavoro? Già sulla tela? ”

“Ma no! Vieni a vedere, questo è un quadro vecchio. Non ho saputo dire di no alla mia amica dell’altra sera. Ha una bottega  di antiquariato, e mi ha chiesto di sistemare questa tela, non è un gran chè artisticamente ma ha un grande valore affettivo per il proprietario, quindi devo fare prima un lavoro di pulizia e poi qualche ritocco coi pennelli, poca roba, ma sarò occupata parecchie ore. Sai io  ho frequentato un laboratorio di restauro quando studiavo all’accademia di Brera. Come restauratrice sono piuttosto in gamba, lo dico con una punta di orgoglio. Per questa mia amica ho fatto diversi lavori. Nella bella stagione, all’aperto mi sono occupata di piccoli dipinti, affreschi nelle santelle, li hai visti ancora no?”

“Sì ce ne sono alcune anche al mio paese”.

“Mi fa guadagnare molto bene, non lo nego, ha sempre fretta, vuole per ieri quel che gli serve oggi. E’ una trafficona si occupa  un po’ di tutto, conosce persone importanti nel campo dell’arte. Non riesco quasi mai a dirle di no. Riesce sempre a coinvolgermi. Quindi oggi  Icaro riposa”.

“Posso fermarmi lo stesso?.Non ti disturbo, mi metto qui sul divano e guardo un libro, in silenzio”

“Ma no, ma no, non mi disturbi affatto, mi piace la tua compagnia, resta qui,  ti faccio fare un lavoretto. Giù sul tavolo c’è una borsa, aprila c’è una teiera, delle buste di thè, limoni, zucchero, biscotti. Metti l’acqua …”

“Lo so fare il thè, ci penso io, preparo una bella merenda!”

Bim bum, bim bam! E’ sensibile, sì,  ma  casinista come tutti i maschi della sua età, comunque  alla velocità del suono, il thè  è pronto. Due bei cucchiai di zucchero, una spremuta di limone,  le tazze colme fino all’orlo, i biscotti  sparsi sul vassoio.  Tre sedie accanto alla stufa, due per loro, sulla terza il vassoio imbandito.

“Signora. Si accomodi al piano inferiore. Il  thè è pronto.”.

Si affaccia : “Arrivo subito” . Ride . Ha seguito la  preparazione fin dall’inizio, senza farsi notare. Si siede accanto alla stufa e non smette di ridere. Gli infila  dolcemente una mano nei capelli spargendo  riflessi di rame. Lui non sa che fare, è un po’ imbarazzato.

“Quando prepari il thè per qualcuno, devi chiedere : 

-Quanto zucchero? Limone? Latte?-.
Lascialo nella teiera  fino al momento di servirlo,  oppure lascia che l’ospite faccia da solo, se vuoi metterlo a suo agio. I biscotti servili su un piattino.

Hmm!   è buono , limone e zucchero come piace a me. Bravo. Sai io guardo soprattutto alla sostanza delle cose, però tieni presente sempre di aver cura  anche della forma.”

“A casa ho sempre fatto così, però hai ragione, non devo pensare sempre e solo a me stesso, forse sulla faccia della terra c’è qualcun altro. Tu per esempio, mi sa che se mi giro esisti lo stesso”

“Mi stavi raccontando quando sei arrivato della tua prima lezione di nuoto, continua.

 Stiamo un po’ qui a parlare .”

La sera cala sull’avventura in piscina. 

La settimana successiva allo studio Renata ha da fare ancora con i restauri per l’amica, ma insiste perché il ragazzo rimanga a fargli compagnia, le fa piacere.  Aspetta  impaziente  quei due giorni l’arrivo del suo Icaro. E’ serena con lui. Le parla  della scuola, della sua musica, degli amici, delle sue passeggiate solitarie, delle sue malinconie, dei suoi sogni ad occhi aperti; è un libro parlante, uno scrigno spalancato che  mostra il suo tesoro.
Come il delicato pennino del cardiografo, trasmette gli impulsi del cuore e traccia i minimi movimenti della sua anima sensibile.
Il tempo passa velocemente, lui parla parla, lei in silenzio lavora e ascolta, qualche volta lo interrompe con delle domande, si sente partecipe delle sue avventure e vuole conoscerne ogni dettaglio.  Stefano risponde a tutto, non le nasconde niente, non si vergogna . Non ha mai avuto un’avventura  con una ragazza, solo tante cottarelle platoniche, mai un bacio o una carezza .

Si infastidisce quando vede gli amici al cinema mettere le mani addosso o sotto la gonna alle ragazze. Per lui l’amore è quello romantico che si vede nei film . I baci della Bergman, Greta Garbo, Catherine Hepburn. L’amore  non è ancorato in terra per lui, è un sentimento etereo; non è il sole d’agosto che brucia, è la brezza tiepida  che  scalda  nei primi giorni di primavera.

“L’amore è sacrificio”  si lascia sfuggire  Renata.

“Cosa vuoi dire, questa parola mi richiama la sofferenza, il dolore, la tristezza”

Renata si è gia pentita delle sue poche parole, non vorrebbe  riportare sulla terra la giovane aquila, ma qualcosa la spinge a continuare:

“Per conoscere l’amore devi farne prima esperienza, sai non devi illuderti , l’amore vero non è quello dello schermo, è quello che si vive giorno per giorno, nelle gioie e nelle difficoltà, nel vento, nel sole, nella bufera, nella monotonia…”

“Tu sei innamorata? Lo sei stata? Lo sei ancora? ”

 Non  gli ha mai parlato della sua vita privata, non sà come vive , con chi , è sola?

È sposata? Non ha mai pensato  qualcuno accanto  a Renata. Per lui  esiste solamente l’artista, la sua amica dello studio, una piacevole compagna con la quale passare divertenti pomeriggi in città, parlare d’arte, di musica, non ha  mai pensato alla  loro differenza di età,  anche se aveva capito che era più matura di lui,  più  ricca dell’ esperienza del vivere; non sapeva assolu-tamente niente di lei.

Il silenzio scende come nebbia nello studio, attutisce i rumori, i colori, la luce; la distanza  aumenta,  sembra tutto più
lontano,
irraggiungibile,
sconosciuto,
misterioso,
pericoloso.

“Scusami, non ho alcun diritto di farti domande personali, io parlo parlo e poi rischio di dire cose che provocano e possono fare male agli altri; spesso esigo che gli altri buttino fuori tutto come faccio io. Cambiamo argomento dai!”

“ No! Non sei stato invadente, hai solo reagito ad una mia considerazione personale sull’amore.

Non ti ho mai raccontato niente di me solo perché quando siamo insieme, riesco a non pensare alla mia vita privata. Sono sposata, e non sono felice. Il mio matrimonio è stato una fuga .

Una fuga da una famiglia, da un padre severo che non comprendevo più;  non  lo sopportavo,  non riuscivamo  più a comunicare.E’ un po’ la storia di tutti . Quando si è presentato il primo tram l’ho preso al volo, avrebbe dovuto portarmi fuori dalla foresta buia, invece sono precipitata nel vuoto. La mia vita è una interminabile caduta nel vuoto,   mi manca l’aria,  ho una sensazione continua di inutilità, non c’è colore, nè dolore  nè gioia, senza insulti  o gratificazioni, non dovrebbe mancarmi nulla ed invece  mi manca tutto.”

Ha lasciato cadere il pennello, guarda  la  finestra, dicembre ha già velato di nero il cielo di Brescia, non c’è un raggio di luce nella sua vita, si abbandona a un delirio straziante : 

“ Il buio  si chiude intorno a me, il freddo attraversa tutto il mio corpo.
Grido nella speranza che qualcuno ascolti questa  disperata voce solitaria e mi dica esattamente dove sono.
Tutte le promesse sono state infrante, tutte le buone intenzioni non hanno raggiunto un fine. Mi rendo conto quanto è accaduto, quanti momenti sprecati, quante  cose  volevo fare nella vita, ora è troppo tardi per realizzare qualcosa di importante per me. La cosa che mi è più cara,  sempre  presente nel mio cuore, poteva essere realizzata e  invece mi è stata  negata, strappata .

Come sembrano diverse le cose quando  ti fermi a pensare a te stesso e vedi le tenebre che  si chiudono attorno .
Qualcuno mi ascolti!”

Sente un calore in basso, davanti a lei, tutto il sogno della sua vita…un figlio.
Abbassa la testa, Stefano è li, abbracciato alle sue gambe,  la testa appoggiata sulle sue ginocchia, con voce spezzata dalla commozione supplica :

Basta adesso, hai urlato il tuo canto disperato, ci sono io qui, starò con te finchè lo vorrai, non ti lascerò mai sola”.

 Gli accarezza i capelli e lo bacia sulla testa, s’ è lasciata andare, lo ha spaventato, non era mai successo prima, in pochi attimi ha scaricato dal basto, il peso di tanti anni, è più serena. 

In ogni istante, in un qualsiasi posto sulla terra, qualcuno urla forte il suo dolore  per farsi sentire e  c’è sempre  qualcuno che dall’altra parte del mondo  sta in  ascolto e ti viene in aiuto.
Due  perle di rugiada  tracimate dai suoi occhi scivolano sul collo del ragazzo  che ruota verticalmente la testa portandola di fronte alla sua . Gli occhi guardano gli occhi. La bocca  bacia  le palpebre chiuse e umide, due labbra socchiuse sfiorano le sopracciglia della donna, in un movimento oscillante, delicato come per soffiare nelle canne di uno zufolo. Asciuga le sue lacrime. Renata, seduta sulla sedia, ha portato le braccia attorno alla vita del ragazzo e lo stringe, avvolge quel corpo, come una madre  incontra il figlio che non arrivava più, il figlio negato.

Toc ,toc, tc, il piccione picchia ai vetri della finestra  e infrange il silenzio   sulla città :  “Si è fatto tardi, ci beviamo ancora un tè e poi ti accompagno al pulman, tu intanto spezza qualche biscotto e posalo sul davanzale, dobbiamo sfamare il nostro messaggero”.

Tutto si svolge  senza parlare, ascoltano  il gorgoglio del thè versato nella tazzina e il din din del cucchiaino.

“Andiamo” . Le lucine del Natale colorano le vie della Leonessa, i due camminano fianco a fianco, lei ha  un braccio  appoggiato sulla spalla di lui , ogni tanto lo tira  verso di sé;  teste vicine di una strana specie di amore; è serena, uno spiraglio  di luce si è aperto nella sua vita, non si aspetta niente di più; è tanto, dopo tanto.

Si salutano. Dall’altoparlante del Liberty Jimi Hendrix canta:

 “Cammina tra le nuvole non pensare ad altro. Cavalca il vento. 

Quando sono triste,  vieni da me con mille sorrisi e raggi di luna e  mi regali fiabe. Prendi ciò che vuoi da me. Qualunque cosa.Vola piccola ala”.

 Quando ascolti la  sua musica  non esiste più niente del mondo esterno al di fuori di quei suoni che vengono a colpirti nel profondo del cuore. Jimi Hendrix,il meticcio mancino  e la sua chitarra sanno strappare grandi emozioni.

La testa del ragazzo è perduta in mille pensieri, sa di aver aperto una porta, ma cosa lo aspetta al di là della soglia? Una cosa è certa , il suo cuore batteva come i tamburi dei Santana, quando la baciava sugli occhi stretto alla vita dalle sue braccia morbide: “Come On Black Magic Woman”.

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