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Nudo!
Davanti a  una donna!
Non era mai successo prima.
Che impressione avrebbe avuto Renata?
E poi, l’avrebbe fatto spogliare?
Completamente ?
Sarebbe diventato rosso per la vergogna?
Grande agitazione sul pullman delle 6,30 che lo porta in città:
“Non  voglio pensarci altrimenti non ci arrivo più allo studio oggi, devo distrarmi con qualcosa d’altro, per cominciare, studio un po’ storia…”  
La mattinata passa veloce in classe, nessuna interrogazione. Pausa pranzo, solito panino al prosciutto, aranciata, due caramelle alla liquirizia  che si  è portato da casa e che stranamente gli sono durate fino a quell’ora.  E’ goloso di roba dolce, impiega  più tempo a scartare  una caramella che a  mangiarla . Quelle gommose si attaccano ai denti ed hanno una vita più lunga.
Un paio di esercizi di mate…
Le 14 e trenta via! E’  già in strada! Fa freddo!.
 “Speriamo che la stufa riscaldi bene l’ambiente!”.                                                                La volta  prima non ci aveva fatto caso, però non ricorda di avere avuto freddo.
“Non mi farà gelare, mi vengono i brividi solo al pensiero di essere nudo in quello studio”.
In effetti è molto imbarazzato per quella prova.
“Quel che sarà, sarà. C’è sempre una prima volta” .
Questi pensieri l’hanno accompagnato fino allo studio, non ha corso, ha fatto tutta la strada guardando il cielo coperto, grigio, freddo:
“Cosa nascondono quelle nuvole?”  
                                                                                         

Ciao, sono in anticipo, ti disturbo? se vuoi aspetto fuori.”                                               “Non scherzare, scaldati un po’, metti qualche pezzo di legna nella stufa, per favore e poi sali. Il cappotto e la sciarpa lasciali sulla sedia accanto alla stufa così li troverai caldi quando torni a casa.”
Un pensiero gentile, fuori fa proprio freddo.
“ Riordino questo tavolo e poi vengo su anch’io. Un altro favore, prendi anche questo pacco di fogli sui quali faremo un po’ di schizzi”.
Sono fogli bianchi, altri color carta da pacchi, li blocca con un mollettone su un asse posta sul cavalletto. In un vassoio rettangolare sono allineati parallelamente, matite, carboncini, sanguigne, pastelli.
Stefano in piedi non sa cosa fare è impacciatissimo, ma deciso:

“Dove appoggio i miei vestiti?”
“Ahahah! è veloce come sempre il mio falchetto!
No, no non ti devi spogliare!

Siediti, oggi cominciamo con qualche ritratto del tuo volto, assumi posizioni naturali possibilmente e  non preoccuparti.
Parlami un po’ di te”.
 

Lunghi silenzi interrotti .

“Nei miei sogni, non ho mai le ali.
Una forza potente mi dà lo slancio, non plano mai come le aquile o i condor, sono sempre lanciato come se dovessi ghermire una preda.
Mi sento una freccia, il desiderio di arrivare piega l’arco  e  tende la corda. Ma non so mai dove colpire, quale è il mio bersaglio.
Cerco la serenità e   non l’ho trovata  in nessun luogo,  fino ad ora.
Qui sto bene, non lo dico perché mi stai  ascoltando, ma sono davvero in pace, mi sento isolato dal mondo,  come se  fuori da qui fosse il nulla.
Da bambino pensavo che esistesse solo ciò che stava davanti ai miei occhi …tutto quello che era dietro di me ….non c’era. Io ero l’unica persona vera, esistente al mondo,  tutte le persone , gli animali, le cose erano lì soltanto per il momento che li guardavo…
E’ un po’ così anche in questo momento.” 
 

“Sei un ragazzo sensibile,  questo  dono ti accompagnerà tutta la vita, non isolarti dal mondo, prendi tutto il tempo necessario e troverai  persone vere da amare, ti stanno attorno ma non le vedi perché stai cercando troppo lontano.”
 
“Non mi ricordavo quasi di ringraziarti per l’album di musica classica.
Domenica mattina, mi sono alzato come al solito alle sei ! Sono andato alla messa , ho fatto colazione e dalle otto fino a mezzogiorno ho fatto girare il 33’ fino all’ora di pranzo. Lato A, lato B, lato A, lato B,  continuamente.C’è un pezzo che mi piace più di tutto. Ho l’impressione che la band  psichedelica americana dei Vanilla Fudge si sia ispirata a questa musica per realizzare lo stacco iniziale di Some Velvet Morning, non 
so se li hai visti in televisione al Festival di venezia…”

Due ore passano in un lampo, parecchi fogli sono stati tracciati e posati di volta in volta a terra. Stefano ha cambiato diverse posizioni: guardando in alto, in basso, di profilo, leggendo un libro, in piedi alla finestra, sdraiato sul divano con la testa  penzolante verso terra. Non si è stancato per niente.
Alla finestra  ha osservareto ancora una volta  come è bella la città vista dai tetti.
Ad ogni “Vai!” scattava immedesimandosi nel racconto del giovane alato.

“Ti dispiace se non ti accompagno, aspetto per le cinque una cara amica, deve parlarmi, ha un lavoro urgente da consegnare e vuole il mio aiuto.”
“Non disturbarti, il tempo  è volato, pensavo sarebbe stato più pesante, pensavo di annoiarmi, invece qui con te….”
Due occhi  verdi in un casco di ricci neri lo stanno fissando .
Un silenzio cala sul grande stanzone, un piccione picchia col becco sui vetri, il ragazzo approfitta del momento, due salti, ed è gia in fondo alle scale, infila il cappotto e si avvia alla porta :
“Ci vediamo giovedì… comunque… qui con te sto molto bene”.
Sbam! Ha gia chiuso  il portone dietro di sé. Il calore del cappotto lo protegge dal gelo della strada.
Dentro al cuore sente ancora più caldo. 

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