Il primo martedì del dicembre 1971

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Nudo!
Davanti a  una donna!
Non era mai successo prima.
Che impressione avrebbe avuto Renata?
E poi, l’avrebbe fatto spogliare?
Completamente ?
Sarebbe diventato rosso per la vergogna?
Grande agitazione sul pullman delle 6,30 che lo porta in città:
“Non  voglio pensarci altrimenti non ci arrivo più allo studio oggi, devo distrarmi con qualcosa d’altro, per cominciare, studio un po’ storia…”  
La mattinata passa veloce in classe, nessuna interrogazione. Pausa pranzo, solito panino al prosciutto, aranciata, due caramelle alla liquirizia  che si  è portato da casa e che stranamente gli sono durate fino a quell’ora.  E’ goloso di roba dolce, impiega  più tempo a scartare  una caramella che a  mangiarla . Quelle gommose si attaccano ai denti ed hanno una vita più lunga.
Un paio di esercizi di mate…
Le 14 e trenta via! E’  già in strada! Fa freddo!.
 “Speriamo che la stufa riscaldi bene l’ambiente!”.                                                                La volta  prima non ci aveva fatto caso, però non ricorda di avere avuto freddo.
“Non mi farà gelare, mi vengono i brividi solo al pensiero di essere nudo in quello studio”.
In effetti è molto imbarazzato per quella prova.
“Quel che sarà, sarà. C’è sempre una prima volta” .
Questi pensieri l’hanno accompagnato fino allo studio, non ha corso, ha fatto tutta la strada guardando il cielo coperto, grigio, freddo:
“Cosa nascondono quelle nuvole?”  
                                                                                         

Ciao, sono in anticipo, ti disturbo? se vuoi aspetto fuori.”                                               “Non scherzare, scaldati un po’, metti qualche pezzo di legna nella stufa, per favore e poi sali. Il cappotto e la sciarpa lasciali sulla sedia accanto alla stufa così li troverai caldi quando torni a casa.”
Un pensiero gentile, fuori fa proprio freddo.
“ Riordino questo tavolo e poi vengo su anch’io. Un altro favore, prendi anche questo pacco di fogli sui quali faremo un po’ di schizzi”.
Sono fogli bianchi, altri color carta da pacchi, li blocca con un mollettone su un asse posta sul cavalletto. In un vassoio rettangolare sono allineati parallelamente, matite, carboncini, sanguigne, pastelli.
Stefano in piedi non sa cosa fare è impacciatissimo, ma deciso:

“Dove appoggio i miei vestiti?”
“Ahahah! è veloce come sempre il mio falchetto!
No, no non ti devi spogliare!

Siediti, oggi cominciamo con qualche ritratto del tuo volto, assumi posizioni naturali possibilmente e  non preoccuparti.
Parlami un po’ di te”.
 

Lunghi silenzi interrotti .

“Nei miei sogni, non ho mai le ali.
Una forza potente mi dà lo slancio, non plano mai come le aquile o i condor, sono sempre lanciato come se dovessi ghermire una preda.
Mi sento una freccia, il desiderio di arrivare piega l’arco  e  tende la corda. Ma non so mai dove colpire, quale è il mio bersaglio.
Cerco la serenità e   non l’ho trovata  in nessun luogo,  fino ad ora.
Qui sto bene, non lo dico perché mi stai  ascoltando, ma sono davvero in pace, mi sento isolato dal mondo,  come se  fuori da qui fosse il nulla.
Da bambino pensavo che esistesse solo ciò che stava davanti ai miei occhi …tutto quello che era dietro di me ….non c’era. Io ero l’unica persona vera, esistente al mondo,  tutte le persone , gli animali, le cose erano lì soltanto per il momento che li guardavo…
E’ un po’ così anche in questo momento.” 
 

“Sei un ragazzo sensibile,  questo  dono ti accompagnerà tutta la vita, non isolarti dal mondo, prendi tutto il tempo necessario e troverai  persone vere da amare, ti stanno attorno ma non le vedi perché stai cercando troppo lontano.”
 
“Non mi ricordavo quasi di ringraziarti per l’album di musica classica.
Domenica mattina, mi sono alzato come al solito alle sei ! Sono andato alla messa , ho fatto colazione e dalle otto fino a mezzogiorno ho fatto girare il 33’ fino all’ora di pranzo. Lato A, lato B, lato A, lato B,  continuamente.C’è un pezzo che mi piace più di tutto. Ho l’impressione che la band  psichedelica americana dei Vanilla Fudge si sia ispirata a questa musica per realizzare lo stacco iniziale di Some Velvet Morning, non 
so se li hai visti in televisione al Festival di venezia…”

Due ore passano in un lampo, parecchi fogli sono stati tracciati e posati di volta in volta a terra. Stefano ha cambiato diverse posizioni: guardando in alto, in basso, di profilo, leggendo un libro, in piedi alla finestra, sdraiato sul divano con la testa  penzolante verso terra. Non si è stancato per niente.
Alla finestra  ha osservareto ancora una volta  come è bella la città vista dai tetti.
Ad ogni “Vai!” scattava immedesimandosi nel racconto del giovane alato.

“Ti dispiace se non ti accompagno, aspetto per le cinque una cara amica, deve parlarmi, ha un lavoro urgente da consegnare e vuole il mio aiuto.”
“Non disturbarti, il tempo  è volato, pensavo sarebbe stato più pesante, pensavo di annoiarmi, invece qui con te….”
Due occhi  verdi in un casco di ricci neri lo stanno fissando .
Un silenzio cala sul grande stanzone, un piccione picchia col becco sui vetri, il ragazzo approfitta del momento, due salti, ed è gia in fondo alle scale, infila il cappotto e si avvia alla porta :
“Ci vediamo giovedì… comunque… qui con te sto molto bene”.
Sbam! Ha gia chiuso  il portone dietro di sé. Il calore del cappotto lo protegge dal gelo della strada.
Dentro al cuore sente ancora più caldo. 

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14 thoughts on “Il primo martedì del dicembre 1971

  1. talvolta aliripegate e messe in un cassettoali inadatte al voloangeli o pipistrellicosa importasenza piumesenza coloresenza vento

  2. Di Some Velvet Morning ricordo anche la  prima versione, quella  di Hazlewood e Nancy Sinatra.Interessante l'accostamento tra questa musica, una sorta di educazione sentimentale, e il primo giorno da "modello".Belli i silenzi interrotti. Bello il racconto dell'evolversi della visione del mondo, l'allargarsi degli orizzonti e la tensione verso la felicità, la ricerca senza meta precisa.E bella la conclusione, col calore che dall'interno si proietta all'esterno, nonostante il freddo.

  3. Sensazioni di passate emozioni rivivono in questo episodio fluido e tenero, sensazioni palpitanti e piacevoli per il lettore.Alla prossima con molto piacere.cordialmenteannamaria 

  4. Bravissimo come sempre. Ho sentito anch'io il calore della stufa. Riesci a far sentire a suo agio chi entra da te, oltre che offrirgli bellissime letture.Ti avessi letto prima, avrei messo come brano Some velvet morning dopo la poesia. A volte si dimenticano i brani che hanno allietato i nostri anni più belli, ma è bellissimo riascoltarli. Il cuore non invecchia.Grazie Falconiere, un abbraccioRossella

  5. [nuda!]Impiega più tempo a scartare una caramella che a mangiarla..c'è sempre una prima volta, dietro ogni nuvola.Sanguigna, sanguigna, sanguigna!Lunghi silenzi interrotti..nei miei sogni..[…]fuori da qui il nullae qui? e.Da bambina pensavo alle lucertole e alle ciliegie, certo.Lampi, cieli..Un silenzio cala: …comunque qui con te sto molto bene!Meravigliata dal tuo racconto…con affetto sinceroun abbraccio al falchetto!

  6. un grazie a tutti per il passaggio e i commenti e un benvenuto a Dusca.Son passato sul tuo blog e l'ho trovato molto interessante, a volte ho l'impressione che scriviate in due soprattutto in Madreperla nera.Il falconiere

  7. Sempre più interessante,rimango sempre un po' delusa ho l'impressione che siano troppo corti i tuoi inserimenti, mentre sei generoso nel dire e raccontare…diventi avaro nel postare…dai Falco allunga un po' …gli stuzzichini non sono il mio forte,dammi un bel piatto da portata ben colmo…Sono un più avanti negli anni, ma ai miei tempi lo stacco generazionale non era breve come ora…molto mi fai rivivere con il tuo raccontare.Devo comunque ri-dirtelo, scrivi in modo eccezionale e inconfondibile.Buonadomenica, un abbracciofrantzisca

  8. chissà perché ero convinta di averti lasciato il commento… boh.a questo punto posso solo unirmi al coro delle approvazioni e ripeterti che vali, ecco.Che la tua scrittura mi piaccia è ormai assodato.ciao falcoun abbraccio

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