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Novembre 1971 L’inizio della storia

Le vetrine dei negozi affacciati sul marciapiede, fotogrammi di una pellicola,  film quotidiano di un ragazzo a passo svelto, testa china  per non calpestare le fughe nel cemento e saltare le strisce pedonali.

Testa alta e dritta. La chioma ramata che tocca  le spalle si fa la “riga”   con la banda verticale dei tendoni parasole  dei negozi .

 Cancello della scuola -fermata autobus:
un chilometro- a piedi per risparmiare i soldi da destinare  all’acquisto di un LP.

” Diciassette novembre, diciassette come il mio numero nell’elenco sul registro.
Han chiamato tutti me stamattina, 4 in Macchine, 4 in elettrotecnica, 4 nel tema di italiano letto ad alta voce per giunta!

Il primo non mi preoccupa.
Egidio dopo di me ha risolto l’esercizio facilmente applicando le formule imparate a memoria, il profe è simpatico e mi darà un’altra possibilità per rimediare questa stangata.

L’insegnante di elettro, quella  faccia da vecchio nano non la sopporto! Sembra uscito da un libro di fiabe per rubare il respiro ai bambini. Spiega in modo distaccato, la sua  voce acida mi confonde. L’anno scorso con la corrente continua ero un genio, quest’anno la corrente alternata è peggio dell’arabo, non ci capisco niente.
Questo picio mi metterà in crisi, lo sento.”

Il viale dei platani finalmente!
Lo scricchiolio  sotto i piedi delle foglie secche è carta da musica, carasau, il pane sardo. Ogni crasch è un passo nel passato, un ritorno nel cortile della scuola elementare; lo stesso tappeto autunnale.
Ora cemento e asfalto.

“Dal tono col quale leggeva il mio tema avrei detto  gli piacesse molto; una frase, poi un’altra ancora e poi tutte e sette  – 

“Sette pennellate di un quadro astratto, senza un collegamento logico, prive di senso compiuto! Ma l’hai letto il titolo del tema? Scrivi bene, ma cosa vuoi dire con queste parole!”

“Questa donna  mi piace , è seria e vuole farci crescere, ci vuole uomini a diciott’anni, ma io ho ancora tanta voglia di sognare di stare tra le nubi, voglio scivolare  in una barca sui  laghi della Scozia, voglio cantare alle stelle nelle notti californiane! 

La Friulana l’anno scorso adorava i  miei temi ma mi aveva messo in guardia:

-Leggi il titolo, tieni i piedi in terra, un’altra  insegnante  ti inchioda-

Ha  perso  tempo sulle foglie e sui pensieri;  la corriera  gli  sfila veloce davanti
alla statua di Garibaldi a cavallo, ora deve aspettare la coincidenza delle 18.

All’inizio di Corso Garibaldi sulla sinistra c’è il Liberty, un negozio di dischi. L’altoparlante  in alto sulla vetrina diffonde nell’aria la musica  e la voce di Joe Cocker, una graffiante “Something” di George Harrison, quel disco è l’unico che gira sul suo nuovo stereo della Reader’s Digest.
Jeans a tubo,  dolcevita blu ,  giaccone  al ginocchio dello stesso colore, duemila e trecento lire  in tasca varcano  la soglia dell’eden delle note .

Copertine  invitanti,  i nomi li conosce tutti; con decisione si sposta nel  settore della musica straniera; in quel periodo ascoltare la musica italiana lo fa star male. L’occhio  cade sulla copertina  blue-jeans, titolo  ricamato in  bianco azzurro e blu
–Madman across the Water- Elton John. Conosce solo  “Your song”  di quel musicista    e  decide, quello sarà  il  suo  secondo Long Playing.

“Accomodati in cabina ,  te lo faccio ascoltare, ci sono le cuffie se vuoi”.

 Le cuffie non le mette, deve essere libero da ogni vincolo,  anche dal   cappotto, se potesse si spoglierebbe  tutto  per  volare con la  sua musica.

-Blue jeans baby….. -la canzone parte, gli  piace. Era sicuro su Elton.

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Davanti al banco c’è una donna,  è appena entrata, indossa un poncho coloratissimo; dal profilo sembra molto bella, un foulard di seta verde smeraldo  raccoglie la cascata di riccioli neri, non è giovane, porta ai lobi due perle, è una signora,  si vede dal portamento!

Chissà che musica ascolta!
Il ragazzo esce dalla cabina e finge di guardare altri dischi.

“Non avete niente di Nina Simone?”

 Non ha  ai sentito quel  nome,  forse questa Nina e una pianista classica o una cantante lirica.

“Ciao Renata, come va è un po’ che non ti vedo. No! questa  la puoi trovare nei negozi  specializzati in  dischi di importazione. L’ho sentita anch’io, è  nera,  molto brava,   non ho avuto nessuna richiesta dei suoi dischi, forse più avanti. 

Stai lavorando a qualcosa di nuovo? Dimmi, sono curiosa”

“Sto lavorando su figure mitologiche ma mi manca l’ispirazione, anzi più che l’ispirazione mi manca una figura che mi dia l’impulso per cominciare, insomma sto cercando un modello,  devo partire da lì , da lui .”

“Non hai  nessun contatto? Come deve essere questo tipo? Cosa deve avere di speciale?”

“Niente di speciale, devo solo trovarlo, parlare con lui, vedere se mi ispira. Non ho fretta”.

Renata ha un tono  basso di voce ma  Stefano ha sentito :

“Quanto costa questo  di Elton John? 

1950 lire?

Va bene lo prendo “.

Paga ed esce, muore dalla voglia di  arrivare a casa e metterlo sul piatto, lo farà girare e girare per tante ore cantando i testi in inglese e traducendoli in un italiano quasi incomprensibile; non importa!  A lui piace sapere qualcosa di quello che ascolta, diventare il protagonista delle songs!

Le parole della donna in poncho lo hanno incuriosito.

Si ferma davanti alla vetrina  fingendo di guardare i dischi esposti  aspetta che la signora Renata, così l’ha chiamata la commessa, esca dal negozio, la lascia passare, la segue.

Percorrono tutto il Corso Garibaldi  fino alla Pallata e poi il Corso Mameli.
Quanta gente  e quante vetrine, luci, odori e profumi.
Gira a sinistra, arriva in piazza Loggia , l’orologio segna le 17 e trenta, Stefano si ferma
Ma dove va? Se la seguo  ancora , perdo anche il pulman delle sei!”

 Renata ha visto con la coda dell’occhio lo stop improvviso del ragazzo, si è accorta  subito di essere seguita e si sta divertendo, ora si gira e lo provoca:

“Perché ti sei fermato, non mi vuoi seguire più?
Stai cercando qualcosa?….
La mia borsa?   Toh! “

“Mi sono fatto pescare come un fesso!
Non sono un ladruncolo di strada sono curioso.
Chi è Nina Simone?
Lei dipinge? Lo cerca davvero un modello?
Potrei andare bene? Mi piacerebbe tanto che qualcuno disegnasse la mia figura.
Che bello! Il protagonista di un quadro!
E’ tardi e devo prendere la corriera.
Oggi ho preso tre canate a scuola.”

Quelle parole gli sono uscite tutte di un fiato, è il suo modo di nascondere l’imbarazzo, fa sempre così quando è colto inaspettatamente come un frutto rubato dall’albero, parla a raffica, lasciando l’interlocutore senza parole, senza una possibilità di replica. 

La donna  lo ferma subito,  non lo lascia proseguire, blocca il fiume in piena, lo prende per le spalle e si mette a ridere:

“Calma, non mi hai fatto paura,  non devi  perdere il pulman, se ti interessa la cosa ci troviamo un pomeriggio quando vuoi e ne parliamo con calma.”.

“Domani ho il pomeriggio libero, non ho lezione, mi fermo in città , dove ci vediamo, a che ora?”

 Renata ride di nuovo :
“ Vai sempre così di corsa  tu, eh!
Va bene, facciamo domani pomeriggio alle due.
E’ troppa  per te la strada per arrivare fin qua?
No? Allora alle due, qui, in Piazza Loggia.
Vai adesso, altrimenti non torni a casa stasera:”

“C’è ancora un  pulman alle otto, quello degli operai, se è per quello”

  Le labbra si allargano per un sorriso
“Che tipo questo qua!”

Lo accarezza sulla guancia  e gli da un bacio in fronte:
Ciao! Ci vediamo domani”

Lui la guarda, è confuso, si gira di scatto e via al volo . 

Finalmente qualcosa di nuovo, un’avventura importante. Ora è un’aquila, non ci sono righe da calpestare. Non ha mai sfiorato una donna, ha sempre pensato non gli piacessero, sente il calore di quel bacio sulla fronte, il  suo profumo: 

“Domani ,domani, domani! ”

Lei lo guarda volare via rapido come un falco:
“Ha qualcosa di speciale questo ragazzo. Non mi ha detto neanche il suo nome!”

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