Al di sopra della cima degli alberi

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Capitolo V. La canzone del passato

Novembre 1971

Le vetrine dei negozi affacciati sui marciapiedi sono fotogrammi del film quotidiano del ragazzo che cammina a passo svelto dalla scuola alla fermata dell’autobus. Passando sotto la banda verticale dei tendoni parasole tiene la testa diritta per fare la riga in mezzo alla chioma ramata e arruffata dei suoi capelli lunghi, lo sguardo invece è puntato verso il basso, attento a non calpestare le fughe nel cemento e le strisce pedonali.

Diciassette novembre, diciassette è il suo numero nell’e-lenco sul registro; la sfortuna lo ha colpito tutta la mattinata, 4 in meccanica, 4 in elettrotecnica, 4 nel tema di italiano. Il primo votaccio non lo preoccupa, il compa-gno Egidio interrogato dopo di lui ha risolto l’esercizio con facilità applicando le formule imparate a memoria, il profe è comprensivo e gli darà un’altra possibilità per ri-mediare la stangata.

Non sopporta invece l’insegnante di elettrotecnica, le sue spiegazioni sono peggio dell’arabo, ha una voce aci-da che disorienta. Il soprannominato “ vecchio nano” sembra uscito da un fil dell’orrore per rubare il respiro agli allievi. “Questo picio mi metterà in crisi, lo sento”.

Sul viale dei platani lo scricchiolio delle foglie secche sotto i piedi è carta da musica per Stefano che continua la sua meditazione: “La professoressa di italiano ha letto una frase e un’altra ancora e poi il resto del tema; dal tono di voce ero convinto gli piacesse invece ha detto che ho messo lì sette pennellate di un quadro astratto, senza un collegamento logico, prive di senso compiuto. Mi ha chiesto se avevo letto il titolo del tema e ha con-cluso dicendo che scrivo in modo corretto ma non ha capito cosa intendevo dire. Questa donna è severa, vuole farci crescere, ci vuole uomini a diciott’anni, ma io ho ancora tanta voglia di sognare, di stare tra le nubi, voglio scivolare in una barca sui laghi della Scozia, voglio cantare alle stelle nelle notti californiane. La Friulana l’anno scorso adorava i miei scritti ma mi aveva messo in guardia consigliandomi di leggere bene il titolo del te-ma, di tenere i piedi a terra perchè un’altra insegnante mi avrebbe potuto inchiodare alla prima prova e aveva ragione”.

Stefano ha perso tempo scricchiolando i suoi pensieri sulle le foglie di platano e quando giunge davanti al mo-numento dell’eroe dei due mondi a cavallo, vede sfilare la corriera davanti a sé. La prossima coincidenza parte alle sei di sera.

All’inizio di Corso Garibaldi l’altoparlante del Liberty è il pifferaio magico che incanta gli amanti della musica; le note di Something la splendida canzone dei Beatles dif-fuse nell’aria catturano l’attenzione dello studente dai jeans a tubo e dolcevita blu che con 2.300 lire in tasca, varca la soglia del negozio di dischi. Dopo aver salutato la commessa si dirige con decisione nel settore della musica straniera, comincia a scartabellare le invitanti co-pertine patinate e si ferma su quella col titolo ricamato in bianco azzurro su fondo blue jeans: Madman across the Water di Elton John sarà il secondo Long Playing a ruotare sullo stereo della Reader’s Digest. La commessa acconsente di farglielo ascoltare e lo invita ad accomo-darsi nella cabina fonica. –Blue jeans baby…– la prima canzone gli piace subito, si sta abbandonando all’ascolto quando la sua attenzione è disturbata dalla vista di un poncho coloratissimo indossato da una donna appena entrata nel negozio. Il bel profilo di una signora non più ragazza è messo in risalto dalla perla dell’orecchino e dal foulard di seta verde smeraldo messo lì per catturare la cascata di riccioli neri.

Il ragazzo curioso di conoscere i gusti musicali dell’af-fascinante donna esce dalla cabina e finge di guardare altri dischi per ascoltare la sua richiesta alla commessa: «Vorrei un disco di Nina Simone. Avete qualcosa qui?».

Siefano non ha mai sentito quel nome, immagina sia una pianista classica o una cantante lirica.

«Ciao Renata, come va è un po’ che non passi da noi. No, Nina la puoi trovare nei negozi specializzati in dischi di importazione. È un’interprete jazz, anche se il suo stile varia tra diversi generi, dal blues, al folk, al soul; non ho avuto alcuna richiesta dei suoi dischi. Dimmi di te, stai lavorando a qualcosa di nuovo? Dimmi, sono curiosa».

«Non so. L’ispirazione spesso nasce proprio da questa piccola affermazione negativa. Troppo spesso siamo cur-vi sulle reltà quotidiane, assorbiti dalle cose materiali, protesi verso atti picoli e modesti e diventiamo incapaci di guardare in alto perdendo ogni sapore per la bellezza e la spiritualità che risuona nel silenzio della sublime in-valicabilità dell’infinito e dell’eterno.Vorrei spargere sul-la tela la percezione dello spazio, del colore, del suono. Vorrei rappresentare un mito, ma mi manca l’ispira-zione, anzi più che l’ispirazione mi manca l’impulso per cominciare; sto cercando un modello, devo partire da lì, da lui».

« Non hai nessun contatto? Come deve essere questo ti-po? Cosa deve avere di speciale?»

«Niente di speciale, lascio aperta la porta a qualcuno che non sto aspettando, non deve avere le sembianze di nes-suno in particolare, ma quando apparirà saprò che era lui che stavo aspettando da tempo, sarà così vicino che potrò toccarlo e mi catturerà senza che gli opponga re-sistenza, e quando avrò sentito la sua voce saprò che è lui, lo raccoglierò come un sasso da terra e sentirò il pe-so della sua esistenza, non ho fretta, sento che il mo-mento non è lontano».

Renata ha un tono di voce basso ma Stefano ha sentito, consegna il disco alla commessa, attende che glielo met-ta in una busta di plastica, paga ed esce; muore dalla vo-glia di arrivare a casa e metterlo sul piatto, per farlo gira-re per ore ed ore, cantando i testi in inglese, traducendo-li in un italiano quasi incomprensibile, non importa; gli piace capire qualcosa di quello che ascolta e diventare il protagonista delle songs ma le due sillabe “non so” hanno avvolto nel mistero la donna col poncho. Il messaggio sull’ispirazione lo ha incuriosito, gli ha messo le ali; si ferma davanti alla vetrina, fingendo di guardare i dischi esposti e aspetta che la signora Renata -così l’ha chiamata la negoziante– esca dal negozio; la lascia pas-sare, la segue tra la gente, le vetrine, le luci, gli odori e i profumi lungo il Corso Garibaldi fino alla Pallata e poi nel Corso Mameli. Girano a sinistra, arrivano in piazza Loggia, l’orologio segna le diciassette e trenta. “ Ma dove sta andando? Se la seguo ancora, perdo anche il pulman delle sei».

Renata si ferma, si è accorta di essere seguita e si sta di-vertendo; con la coda dell’occhio nota lo stop improvvi-so del ragazzo, si gira di scatto e lo provoca: « Perché ti sei fermato, non mi vuoi più seguire? Stai cercando qualcosa? La mia borsa? Toh vieni a prenderla».

«Mi sono fatto pescare come un fesso, non sono un la-druncolo di strada, ho ascoltato involontariamente il suo colloquio con la commessa del Liberty e mi sono incu-riosito. Lei dipinge? Lo cerca davvero un modello? Po-trei andare bene io? Mi piacerebbe tanto che qualcuno disegnasse la mia figura, che bello essere raffigurato in un quadro!. È tardi, devo prendere la corriera, oggi ho preso tre canate a scuola».

Quando le emozioni si liberano e combattono, le parole gli escono di un fiato, è il suo modo di nascondere l’im-barazzo, quando è colto sul fatto parla a raffica lasciando l’interlocutore senza possibilità di replica.

La donna blocca il fiume di parole, scruta il viso del gio-vane sconosciuto, capisce che non ha nulla da temere specchiandosi negli occhi sinceri che mostrano i sogni e parlano della vita come un’eterna primavera, gli posa con delicatezza una mano sulla spalla e gli dice:« Calma, non mi hai fatto paura, non devi perdere il pulman, se ti interessa ci ritroviamo e ne parliamo con calma ».

«Domani ho il pomeriggio libero, non ho lezione, posso fermarmi in città. Dove ci vediamo, a che ora».

Renata ride: «Vai sempre di corsa tu. Va bene, domani pomeriggio alle due, se non è troppa per te la strada per arrivare fino qua in Piazza Loggia. Adesso vai, altrimenti non torni a casa stasera».

«C’è ancora un pulman alle otto, quello degli operai».

La semplicità spavalda del ragazzo provoca un moto im-provviso nel cuore della donna, vorrebbe prendergli la faccia tra le mani per dargli un bacio in fronte ma si trattiene limitandosi ad una carezza sulla guancia.

«Ci vediamo domani. Ciao».

Lui la guarda confuso, si gira di scatto e via al volo; un falco non ha fughe di cemento da evitare. Non è mai stato sfiorato da una donna, non ne ha mai toccata una come un uomo tocca una donna, era convinto non gli piacesse, invece l’orma della carezza gli brucia la pelle del viso. “Domani, domani,domani. Finalmente qualcosa di nuovo, un’avventura importante”.

Lei lo guarda volare via e pensa” ha qualcosa di speciale questo ragazzo. Non mi ha detto il suo nome”.

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21 thoughts on “Al di sopra della cima degli alberi

  1. Mi piace come scrivi. Inoltre mi ha colpito molto il commento che hai lasciato alla mia poesia. Che tu abbia dedicato le parole del brano "La cura" di Bennato a tuo figlio è una cosa semplicemente splendida. Sono infatti espressione di protezione, oltre che di amore e chi più di un bambino più sentirne bisogno?Hai sicuramente un animo molto sensibile, si evince dal tuo bellissimo racconto.Grazie per il commento e complimenti a te.Un abbraccioRossella

  2. @Infra , si. procede tutto così,con salti avanti e indietro nel tempo.Inizia con la prima domenica di novembre 2007( la puoi leggere in data 4-5-6 dicembre 2009)Grazie per il passaggio.@Rossella grazie!

  3. ciao, capo!, che mi piace moltissimo come scrivi già lo sai, ma questi avvenimenti, poi…eh sì, mi colpiscono…hai capito il falco! eri appena un falchetto e già facevi di questi voli…bravo capo, sei bravissimo!

  4. quante cose mi sono passate per la testa leggendoti,mi sono rivista a scuolai 4 in italiano i long playing ascoltati a casa di Gabriella che aveva vinto un concorso con ciao2001 e ogni mese per un anno gli mandarono gratis un LPho rivisto anche mio figlio che fa le professionali, ipsia, elettrico,ieri ha finito gli esami di qualifica, pare sia andata bene eoggi se n'è andato al mare con gli amici e io sono in crisi non ha ancora 17 anni e so che devo lasciarlo andare ma è durissima, caro fausto..bello questo ragazzo anche se ho tremato sentendo il nome di piazza della Loggia che citi…sei davvero bravoio questo tema lo leggerei a voce alta ai ragazzi di scuola…e scusami se sono uscita dal seminato con storie personali ma è quanto mi ha mosso il tuo racconto…questi luoghi mi parevano per un attimo Padova quando ho frequentato per un anno psicologia anno 1978, vetrine e vie e strade e palazzi che non avevo mai visto per me che venivo in fondo dalla campagna…ti lascio nina (in uno dei suoi più famosi concerti dove non ricorda le parole…grande)ti abbraccio



  5. @cataldo, grazie , posterò anche il resto, un pò alla volta, sarà più facile conoscermi.@Barchedicarta grazie per le songs di Nina sono sempre stato affascinato da questa artista. Ciao 2001 lo leggevo anche io e ne troverai notizia più avanti nel racconto se lo vorrai ancora seguire. Hai fatto bene a parlarmi di tuo figlio,ne ho due anche io uno di 29 e uno di 25….crisi, ne ho passati di momenti e che momenti, ora va un pò meglio ( ne parleremo ancora se lo vorrai magari in pvt).Per la piazza Loggia penso che hai già letto i post di domenica 16 e martedì 18 maggio ( fanno parte sempre dello stesso racconto).Un caro saluto dal falconiere

  6. falcoconoscendo il resto, ho paura di commentare…il tuo narrare è così ben calibrato, che non vorrei per una mia svista, renderlo meno interessante.Però, falco, ti stai scoprendo parecchio, eh? attento al piumaggio!!! come certi pensieri che si amano                              soltanto                                  perchè non si sono mai pensati

  7. falcoconoscendo il resto, ho paura di commentare…il tuo narrare è così ben calibrato, che non vorrei per una mia svista, renderlo meno interessante.Però, falco, ti stai scoprendo parecchio, eh? attento al piumaggio!!! scusa, Fausto, quello che viene dopo era rimasto impigliato nel mouse…sono di una poetessa che volevo commentare sulla base di questi versi.e che, incollando l'emoticon, si sono incollati anche loro…ciaograzie.

  8. La scuola sa uccidere, spesso e volentieri. Anche rovinare mezzo noi quando non si incontrano le persone giuste tra i banchi e sulla cattedra. La scuola è un terno al lotto che si vince o che si perde. Preferisco scordarla, per quanto mi riguarda. Molto fluido il tuo raccontare; brevemente sei stato capace di mostrare un periodo storico, un luogo, i rumori, la bellezza di una donna, il coraggio di un ragazzo che non sa piegare il capo. Hai portato la musica, e ti ho compreso molto.Grazie.

  9. Complimenti! Mi piace come scrivi, sei incisivo e dalla scrittura fluida che cattura, davvero un andare a ritroso molto piacevole per il lettore. Quella professoressa ti aveva dato quattro? Certi prof non se ne intendono.alla prossima, un saluto.annamaria

  10. Stasera mi son fermata a "Non avete niente di Nina Simone?” e ho riletto.Un mosaico tessuto di passati momenti, emozioni attraversate da ragazzo e presente, quando quel ragazzo vive ancora dentro di te.Io l'ho interpretata così, poi se sbaglio, non volermene.

  11. @Marzia , grazie, hai un carisma speciale per la scelta delle immagini.La tua interpretazione? ….Sei sul viale del falconiere.Buona domenica.@ Un grazie anche a te Mimma, sono stato allegro tutta mattina pensando alla tua dieta ( io ho sgobbato dalle tre a fare panini, torte dolci , salate e pizzette, ci fosse stata Crì, mi avrebbe dato una mano?).Buona domenica anche a te.il falconiere

  12. Sapevo che la mia domenica avrebbe avuto un sapore più dolce iniziando le mie visite agli amici qui da te; e non sbagliavo no.Io lo adoro questo ragazzo.frantzisca

  13. Oh, mio tentatore! Ho voglia di pizza da un po', ho una porzione di pasta già pronta surgelata, appena gli operai mi mettono a posto la cucina sgarro alla dieta in tuo onore…forse. Tanto i quattordici chili di sovrappeso li ho già debellati ed un peccatuccio una tantum non mi farà niente, forse!

  14. Non ho barato, leggendo prima la fine…. Ho solo commentato al contrario.E a questo punto "anticipo" quanto già detto ieri: è davvero un piacere leggerti. E questo salto all'indietro (avevo 16 anni nel 1971) mi ha riportato profumi e suoni (Elton John, Joe Cocker) che fanno ancora parte della mia colonna sonora.Tornerò a leggere il resto, a poco a pocoPatrizia

  15. A volte in commento da me, altre in commento su scritti altrui, ti ho incrociato spesso.Stamani mi sono decisa a venire a trovarti. Ho cercato l'inizio e l'ho letto, tornerò a leggere il resto. Mi piace come scrivi.A presto.clelia

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