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Un racconto da: Il triangolo della casa del mais

Il quadretto sul comò La coppia di sposi in posa sul sagrato della chiesa. Colori bianco e nero in un ritratto del ’52. Un’orchidea sul vestito grigio chiaro e sulla piccola bocca il desiderio di essere baciata.

Lui in grigio scuro, la cravatta come l’abito della giovane moglie, la tiene per braccio,un sorriso da uomo con denti da operaio di officina.
Sa cosa vuole dalla vita.

Una canzone nella mia mente

Sono gli amori insondabili a rivelarci la vita
 questo cercarsi per sempre questa sorpresa infinita
 le tue lame di verità e il manto gelido d’inverno
 che ti porti sulle spalle e che ti fa scappare da un sogno così bello

La luna illumina la stanza degli sposi.
Da qualche anno, lei non c’è più, lui è steso, malato nei suoi ultimi giorni, al suo fianco veglio un sonno disturbato dai dolori che a giorni lo condurranno all’Ora. Un lungo sospiro e poi:
                                                     -Ah sei qui! Da tanto? Non ti ho lasciato dormire!
Perché non sei stato nell’altra camera come hanno fatto tutti gli altri!-.

-Non preoccuparti ho dormito abbastanza, sono le ore della sveglia per i fornai queste, non dormirei comunque e poi mi piace stare qui al posto di tua moglie!-.

-Anche tu le hai voluto bene vero?
Conosco da sempre la vostra intesa, a volte la invidiavo, ero geloso, ma sapendo quanto amassi mia figlia ne ero contento e poi Maria si serviva della tua sensibilità per far ragionare il suo rude uomo dalle mani grosse.
Son contento di aver lasciato le imposte aperte , mi piace la luce della notte proiettata sugli oggetti della stanza, guarda la fotografia, finisce sempre lì il mio sguardo-.

Anche il mio.
Ora o mai più. Forse è l’ultima occasione per parlare da solo con lui, non voglio perderlo senza avergli strappato i momenti segreti del loro amore.

-Portami la foto per favore, la voglio guardare- la bacia , la porta al petto- Non c’è nessuno in casa, vorrei in questo momento sentire la canzone che suonavi con la chitarra e cantavi con mia figlia.Maria quando rimanevamo soli me la ricantava a bassa voce-.

-Gli amori diversi?-.

-Si quella.-

Sono gli amori diversi quelli che restano dentro e che vorresti cullare
sentirli cantare e fermarli nel tempo. Sono gli amori più intensi quelli che restano dentro e non riesci a scordare e che fanno più male gli amori come te

-Che belle parole!-.

-Si belle!
Anch’io voglio chiederti una cosa ma rispondi solo se non ti senti in imbarazzo.- -Chiedi pure a te racconterei tutto- .


-Parlami della tua prima notte di nozze , vuoi?-. 


-Nei particolari?-. 


-Solo ciò che ti senti di dire-. 


-Perché mi chiedi questo?-.

-Voglio conservare qualcosa di speciale del vostro amore-.

-E’ un bel pensiero. Bene! Sarà la mia eredità per te insieme all’anello che mio suocero mi donò il giorno delle nozze, da quando Maria mi ha lasciato solo, non lo porto più. Apri il comodino, mettilo al dito medio le tue dita sono più piccole delle mie, quando batterà contro quello che porti all’anulare pensa a me, alla mia storia d’amore.

Sono gli amori improvvisi ad indicarci la strada, in quella buia tempesta di desiderio e di attesa, a farci brillare gli occhi di quella luce così vera e a sussurrare parole
al fuoco dell’intesa.

-Verso mezzanotte gli invitati se ne erano andati , i miei erano tutti a letto.

Al cancello della cascina. mentre sua madre la baciava e le parlava sottovoce, suo padre tenedomi sottobraccio, con voce spezzata mi disse :

-Sii dolce con lei, te la affido!-

Mia suocera diede un’occhiata d’intesa al marito e accarezzzandomi la guancia aggiunse:

-Fai il bravo!-

Il concerto notturno dei grilli ci accompagnò fino alla camera da letto.

– Non accendere l’abat-jour lasciamo le ante aperte, la luna illuminerà la nostra prima notte-.

Cominciai a spogliarmi, girato verso la finestra. Imbarazzato.
Le mani incespicavano nei bottoni della camicia, il fruscio dei suoi vestiti scivolava alle mie spalle. Apparve davanti a me come non l’avevo mai vista.

Splendente al chiarore della luna, il corpo fino allora sognato, immaginato, rubato da carezze e baci casti era lì velato da una trasparente sottoveste bianca di seta.
Si fece avanti aiutandomi a slacciare i bottoni della camicia e riponendo ogni indumento con cura sulla seggiola in fondo al letto. La naturalezza dei suoi gesti liberò il mio corpo dalla corteccia e mi vidi per la prima volta interamente nudo nell’uomo riflesso nello specchio-anta dell’armadio.

-Sei magro ma sei fatto bene sembri scolpito-

Sussurrai:

-Tu sei una dea-

Il piacere dritto puntava verso le stelle.

Mi trovai seduto sul bordo del letto.
Un bacio.
Le mie ginocchie fecero presa sulle sue gambe mentre le mani scivolavano sulla pelle di velluto fresca, insaziabili, un turbinio nella mia testa , il suo respiro, il mio.

Cerchi disegnati con la punta delle dita sulle nostre aureole scure acceleravano la corsa del cuore.

-E’ il momento, non so niente dell’amore e mi abbandonerò completamente a te ma desidero incarnare la vita subito, perciò rimani dentro di me, non ti fermare voglio un figlio. –

-Ti abbandoni a me… inesperto dell’amore…. sei la prima, sarai l’unica.

Ho sentito tante storie del come si fa, ma ora non so più come comportarmi.-

-Non preoccuparti faremo come han fatto tutti, come vorrai tu-

-Sai da ragazzo in vacanza dai miei zii , una notte di luna come questa ho visto l’unica scena d’amore della mia vita….

Io dormivo in camera con loro, fui svegliato dallo scricchiolio del letto, spiando da sotto il cuscino li vidi lasciare le coperte, la zia si appoggiò al davanzale della finestra e lo zio si appostò dietro lei, nudi, li sentii respirare forte e gemere e vidi ogni movimento, ero eccitato ….tantissimo.
Lasciai sulle lenzuola le mie prime gocce di piacere. Era la prima volta per me. Ero diventato uomo.-

-Non ho capito molto, ma facciamo cosi anche noi, sarà così la prima volta anche per me, per tutti e due.-

-A me piacerebbe, ma, mi sembra volgare, lo fanno gli animali così.-

-Se lo fanno gli animali non può essere volgare, dai io non resisto più, il desiderio è diventato una fiamma-.

Mi alzai e accarezzandole i fianchi le sfilai la sottana. Ci accostammo alla finestra.
Il fieno verde-blù ondeggiava al vento caldo.
Baciai gli orecchi, la nuca e le spalle rotonde, le accarezzai i seni e il ventre morbido. Le posai una mano sul fianco e con l’altra mi aiutai lentamente a scivolare dentro di lei che emise un Ah!.
Cominciò la nostra corsa….
e il fiume raggiunse il mare.
Rivolta verso la campagna silenziosa, mi cinse le reni abbracciandomi all’indietro porse le labbra :

-Baciami, rimaniamo ancora un pò così.-

Sollevandola in alto tra le braccia la portai nel letto dove continuammo la lotta di sospiri, abbracci, baci, carezze alternando cavallo e cavaliere ci addormentammo.

Al canto del gallo, un raggio di sole fece brillare la rugiada di un ultima corsa poi la finestra si chiuse contro la luce del giorno.

Gli armadi vuoti, il letto disfatto, le finestre senza tende, gli scendiletto rivoltati sulle poltroncine.

E’ tutto ciò che rimane di questo amore nella casa del mais.

Ascolto il silenzio .

Soltanto gli occhi hanno parole di giorni passati, voci di bimbi, rumori di stoviglie…
 Gli anelli d’oro battono uno contro l’altro

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