16 marzo 2003

Al di sopra della cima degli alberi

16 marzo, venerdì sera

Il fornaio, posa in fondo al letto di Neli una borsa e comincia a togliere tutto ciò che la moglie gli ha telefonato di portare elencando ad alta voce ogni cosa, poi estrae dalla borsa un foglio sul quale ha stampato col computer di casa le parole cantate in autostrada la sera precedente, lo porge alla moglie che dopo averlo letto letto gli dice con voce flebile: «Che belle parole, appendilo di fronte al letto, lo rileggerò durante la giornata e penserò di averti accanto. Cos’altro hai tra le mani. Una foto che ci ritrae tutti e quattro, bravo hai fatto bene a metterla nella cornicetta di plexigas, sta in piedi da sola, la appoggio qui sul comodino così vi bacio e mi sembrerà di avervi qui con me.  Il primo giorno di chemio mi ha distrutta, domani mi tagli i capelli, sono troppo stanca oggi, non ho nausee, nè vomito, ma un forte dolore allo stomaco. Pazienza. Non voglio sapere cosa ti ha detto il dottore, tu non sai fingere, mi diresti tutta la verità, e se mi dicessi qualcosa di grave mi abbandonerei allo sconforto, invece voglio essere forte. Non parliamo della malattia, racconta piuttosto come vanno le cose a casa».

«Tutti chiedono di te, il telefono è incandescente. Nel convento della zia a Desio e alla chiesetta del paese gli amici e i conoscenti stanno pregando lunghe catene di rosari per la tu guarigione».

Squilla il telefono: «Sono Suor Luigina, appena tornata dal Madagascar, chiamo dalla casa-madre in Francia, ma tra una settimana torno al paese così ci vediamo, mi fermerò per quattro mesi. Neli stai sicura guarirai, il mondo ha bisogno di persone generose come te. Non ti lasciamo andare. Sei una roccia e durerai ancora per tanti anni, abbi fiducia, la medicina fa miracoli. Confida nel Signo-re. Fai coraggio a Stefano, ne ha bisogno più di te ora, dovrà per un po’ tirare avanti da solo la baracca e con la sua fantasia chissà come ne uscirà da questa situazione. Saprete trasformare tutto in qualcosa di importante. Vi saluto. A presto».

La stanzetta dell’ospedale ha una linea privata e Stefano in due giorni ha distribuito il numero di telefono a tutti chiedendo di chiamarla per tenerla occupata in quella cella con la finestra sigillata.

17 marzo 2003

Il telepass ha fatto alzare la sbarra, Stefano è in autostrada. Sterzando al silenzio per evitare i pensieri che da giorni non lo lasciano dormire, pigia il tasto ON sull lettore CD dell’autoradio alzando il volume quanto basta. Il dischetto audio in policarbonato incastrato lì da anni diffonde musica e parole che conosce quasi a memoria; Bruce Springsteen lo accompagnerà fino all’uscita del casello di Bergamo. The boss canta di uomini “on the road”, vagabondi perduti per le strade, come prima di lui il giovane Dylan e prima ancora Woody Guthrie. Born to run, nato per correre, non è il suo caso, ha sempre odiato guidare ma deve fare in fretta, non vuole farla stare in pena in quel letto bianco d’ospedale. Terrà il suo piede destro incollato all’acceleratore fino al limite della velocità consentita; non ci sono segnali di stop, nessuno riuscirà a farlo rallentare. Solo con se stesso come ogni vagabondo su quel serpente d’asfalto non può tornare indietro. Seduto al volante stringe la fiducia fra i denti per cercare di imparare a camminare come gli eroi che pensava sarebbe potuto diventare dopo tutto questo tempo in cui ha scoperto di essere proprio come tutti gli altri.

Uno stormo di gabbiani reali incrociando la sua corsa, sorvola il ponte sul fiume seguendo la traccia grigiover-de dell’acqua inquinata da veleni e scarichi urbani. Un’altra triste realtà della moderna quotidianità, queste creature del mare hanno scoperto l’inesauribile risorsa alimentare rappresentata dall’immondizia prodotta dall’uomo. I pendolari del cielo, ogni giorno percorrono la stessa rotta dal lago alla discarica e ritorno. Se avesse le loro ali…

Il motore dell’anima corre sulla strada per un bacio senza fine, fino alla stanza d’isolamento, dove lei prigioniera lo aspetta. Gli sembra di sentire piangere l’intera città, incolpando la verità che li ha buttati a terra. Leucemia.

Raserà il cranio di Neli, prima della cura sezionerà il suo dolore. Come un angelo sfinito lei abbandonerà la testa sulla sua spalla, mentre in verità lui che ha estremo bisogno della moglie si aggrappa alla sua vita, è innamorato con tutta la magia che comporta.

L’autostrada prende fuoco, esplode di eroi a pezzi alla guida della loro ultima possibilità. Una trappola per topi invasori in un circuito pieno da scoppiare. Ognuno è lì che corre fuori dal suo finestrino. Evasi dalle loro tane di provincia, lanciati verso Milano, una trappola mortale, un invito al suicidio. Cerchioni cromati, motori a iniezione, diesel di muratori viaggiano a cavallo della linea di mezzeria. Ogni muscolo del suo corpo è in tensione, questa corsa gli sta strappando i tendini.

Una fila ininterrotta di forze motrici con le ruote enormi occupa la prima corsia. Non riesce a trovare spazio per muoversi velocemente, farebbero tutti meglio a scansarsi, perché sta correndo sulla corsia di emergenza. Sente il rombo del motore. Con la fede nella sua piccola utilitaria sta gridando il nome della sua donna nel freddo solitario mattino di marzo..

Lui non si è mai sentito un eroe, tutto quello che può fare è tirare il collo agli sporchi cavalli della sua vettura con la speranza di arrivare in qualche modo senza fare danni. Gli manca l’aria, abbassa il finestrino. Correrà ogni giorno, non tornerà senza di lei, camminerà con lei sul filo del rasoio perché è un viaggiatore solitario e im-paurito ma deve sapere cosa si prova.

Il sorriso è una ferita di un pallido rosa sulle labbra di Neli, la chemioterapia sta uccidendo il suo sangue malato. Vorrebbe morire con lei ma deve trovare il modo di arrivare presto all’interno del reparto di ematologia perché nel profondo della sua anima sente che andrà tutto bene, andrà tutto bene. Lo sta aspettando versando lacrime sulla città. Nel portafoto di metallo l’immagine di lei si perde tra le ultime luci della notte. Fuori la strada è in fiamme in un vero valzer di morte. Freccia a destra, la sbarra apre le porte della città. Respira veleno, rialza il vetro. Ferma la musica. Non è nato per correre.

In una stanza dell’ospedale Neli in angoscia, attende il suo uomo:

*Sembra così bizzarro questo tempo

d’attesa in una stanza

io che stavo al volante

mentre lui raccontava le sue storie

insieme ad ascoltare bella musica.

Lo immagino alla guida

distratto tra le nuvole e il paesaggio

e prego Dio che lo conduca attento

che me lo lasci accanto.

Arriverà con il suo amore intenso

principe della nostra consuetudine

azzurro che colora la speranza

e la tragedia vincerà per due.

Non sarà certamente uno qualunque

l’eroe che la sua donna vedrà bella

anche quando sarà senza capelli.

Io mi abbandonerò sulla sua spalla

alla sua forza che sorregge entrambi.

Starà correndo sull’asfalto ardente

per essermi vicino a consolare

quando intorno al mio viso

non ricadranno più le chiome bionde.

Ma lui che sa ogni cosa

della mia vita, d’ogni spina e rosa,

conosce le parole necessarie

i gesti nati dalla tenerezza

e pure nel dolore mi sa amare.

L’attesa è un orologio che va piano

ma lui chissà quanto si sente solo

vorrei che fosse già passato tutto

che mano nella mano

percorressimo ancora tanta vita

che finisse al più presto questa prova

che ci tiene lontani

a volte disperati, a volte soli

ma guarirò, per abbracciarlo ancora.

Sta correndo, lo so, starà sperando

che nessuno gli ostacoli il sorpasso.

Forse vorrebbe avere tra le mani

la cloche d’una Ferrari

o meglio ancora due potenti ali.

Ma giungerà per tempo

con lacrime nascoste nel sorriso.

Gli dirò ch’è l’eroe della mia storia

il dono più prezioso della vita.

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10 thoughts on “16 marzo 2003

  1. morire nell'acquanon ècome morire nel fuocoe te lo dice unache ha tolto la cordadal collo di un uomo.che si è salvato.e quando è stato beneè andato a buttarsi nel lago.(storia vera).i.

  2. È una storia estremamente commovente, scritta bene, vivida: vedi il cane e il padrone non solo esteriormente, ma anche nell'anima, in quel volersi bene disperato malgrado tutto.

  3. Una storia toccante che si lascia leggere fino all'ultima riga per la scorrevolezza e la bellezza espositiva. La fedeltà degli animali si rivela nei momenti tragici, mai decidere di togliersi la vita: sino all'ultimo va combattuta; nel caso di questo grande uomo era solo lo sconforto della solitudine ad annebbiargli la mente.Complimenti, di vero cuore.un caro salutoannamaria

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