12 marzo 2003, il giovane medico

Blog foto: images

La biblioteca del reparto è una stanza con una parete di volumi, faldoni e cartelle cliniche; Stefano alla finestra del terzo piano al di sopra della cima degli alberi sta osservando il giardino sottostante quando sente una voce dietro di sé: «Buonasera. Lei è il marito della signora della stanza nu-mero 3?»

«Sono io, buonasera dottore» gli stringe la mano.

«L’esame del midollo ha dato come esito una leucemia Promielocitica acuta. Questa parola fa sempre paura, le consiglio di non andare su Internet a fare inutili ricerche, non vale la pena preoccuparsi ulteriormente. Fino a pochi anni fa per questo tipo di malattia c’era poco da fare ma ora è stato sperimentato un nuovo protocollo di cura a base del farmaco Vesanoid che in una buona per-centuale di casi porta alla remissione completa.

«Cioè?»

«Alla guarigione».

Gli occhi di Stefano si illuminano. Il giovane medico lo fissa in volto come se lo conoscesse da sempre e aggiunge: «Sarò franco con lei. Prima che vi lasciate prendere da facili entusiasmi devo informarvi che il ciclo di terapia è molto forte, durerà quattro settimane qui in ospedale e se tutto procede bene, seguiranno sei cicli mensili di chemioterapia e poi due anni di cure di mantenimento. Non lo dica a sua moglie ma è necessario superare queste due prime settimane altrimenti non ce la farà. È arrivata qui in situazioni estreme, i valori del sangue sono al minimo, avreste potuto trovarla morta in casa». Stefano ha una leggera vertigine, per un momento tutto gli ruota attorno, il medico lo sorregge con delicatezza:  «Su, su, ho dovuto essere franco, preferisco non illudere le persone. Quando si conosce la gravità si affrontano meglio le battaglie. Sua moglie ha una carica e una fiducia che meritano tutte le nostre energie. Coraggio ce la faremo. Avete due figli a casa che stanno diventando uomini, hanno bisogno di voi, di tutti e due, una mamma e un papà».

Il padre nel sentire nominare i figli si lascia andare nelle forti braccia del giovane medico sciogliendo in lacrime la tensione della lunga giornata.

«Si sieda un momento, si sfoghi senza vergogna, non sempre si può stare a muso duro quando la vita ci sommerge e vorremmo fuggire via. Lei è un buon padre».

«Il buon padre dovrebbe dare un buon esempio. Ce l’ho messa tutta, ma quanti sbagli. Non ho capito che i figli hanno personalità autonome; li ho soffocati con la mia presenza, la mia esuberanza, mi sono infiltrato troppo nella loro vita. Non sempre sono riuscito a comprendere che gli spazi che si ritagliavano dovevano essere esclusivi per loro, ho proiettato su loro i miei sogni, i desideri, le paure, le frustrazioni, le mancate realizzazioni. Ho sempre cercato di mostrare loro la parte migliore di me e forse cercando di emularmi si sentivano perdenti, umi-liati e si sono sottratti agli impegni accontentandosi di vivere. Non sempre i padri riescono ad essere di buon esempio, spesso sono solo piccoli uomini, ragazzi adulti costretti a giocare in un ruolo più grande di loro».

Il dottore coinvolto dalla confidenza di Stefano gli risponde con trasporto emotivo: «Quello che più conta è il gesto d’amore, e non mi dica che si è risparmiato Stefano, scusi se la chiamo per nome. Un figlio accetta gli errori del padre, senza giudicarli perché un giorno si troverà nella stessa difficile situazione. Un buon padre è colui che continua la sua missione nonostante le risposte dei figli, è un tetto che ti protegge e continua ad esserci anche quando sei lontano e non sai trovare la strada di casa».

«Lei deve essere un bravo figlio, sarà orgoglioso di lei suo padre».

«Mio padre…—il dottore fa una lunga pausa, poi con discrezione e pudore le parole escono dalle sue labbra centellinate, pensate e pesate— mio padre è uno sconosciuto, non ho vissuto con lui, l’ho perso ancora prima di nascere, lui non è al corrente della mia esistenza ma per lui il mio cuore è pieno di nostalgia. L’ho aspettato tanto, non si è mai spento in me il desiderio di trovarlo per saper cosa vuol dire avere un padre che ti accompagni ti dia consigli e speranze e condivida con te il viaggio alla scoperta della vita. Quand’ero piccolo ogni anno in attesa della festa del papà, preparavo il mio regalo coltivando la speranza di incontrarlo sulla porta di casa o all’uscita di scuola, sognavo di corrergli in-contro e buttargli le braccia al collo ma ogni volta la sua assenza era una tenaglia che stringeva il cuore. Sulla mia guancia ha sempre bruciato la mancanza di una sua carezza».

La confidenza lascia spazi ancora bianchi che ammettono affrofondimenti in chi le ascolta, Stefano con una forza più grande del rispetto umano allunga una mano e accarezza il volto del giovane dottore e gli parla con familiarità dandogli del tu forse perchè lo vede come un figlio appena più grande dei suoi due: «Coltivi la speranza e l’amore per lui, lo troverà; le sue fattezze sul suo volto rischiareranno i momenti bui della sua vita, le paure e le incertezze che anche gli adulti provano dentro. La seguirà nel tempo che gli rimane da vivere. L’ascolterà,  rispetterà,  difenderà, cercherà di essere migliore affinchè il dono della sua vita renda migliore e più degna anche la propria».

Il dottore non è facile alle lacrime, ma è commosso, va in fondo alla stanza, prende un pacchetto, lo porta sul tavolo e scartandolo esclama: «Arance, bellissime e succose. A volte si cerca negli altri il senso della nostra vita e non sempre si riesce, a volte manca l’amore, non perché non ci sia, ma non si riesce a comunicarlo. Ho conservato nel cuore per anni queste parole e confidandole a lei è come se lo avessi aperto con una lama affilata; la ferita sanguina, rimarginiamola con il succo della dolcezza. Tra qualche giorno sarà la festa del papà, il mio regalo lo offro a lei, prenda queste arance e le mangi con i suoi figli». Sbuccia un’arancia e ne porge metà a Stefano che accoglie il dono senza proferire parola. Il sapore dell’arancia disseta l’arsura come la pioggia sul deserto dopo un lungo periodo di siccità; ogni seme sparso sulla sabbia arida trova il suo momento per fiorire. Il momento in cui i due si sono messi consapevolmente l’uno di fronte all’altro ha permesso loro di avere una buona immagine l’uno dell’altro che non li rende più estranei, ma li avvicina. Ci sono molti modi di essere presenti, le distanze sembrano sparire, la carezza del fornaio lascia una scia di profumo di pane sulla guancia del giovane.

Il dottore lo accompagna fino alle scale, poi corre alla finestra e lo osserva mentre attraversa il cortile:

«Stai tornando a casa dai tuoi due figli. Chi sei tu che colmi il mio cuore dell’assenza di un padre?. La tua presenza mi ha scosso, mi ha fatto vibrare e permesso di sperare in una rivelazione, in un abbraccio».

Scende la notte, sale la luna. Sull’autostrada la Polo blu corre verso est in fila con tutte le auto e i camion di coloro che stanno tornando a casa.

Per un momento Stefano vorrebbe dimenticare tutto, preoccupazioni, difficoltà, disagi, incomprensioni, e andare lontano e comincia a cantare: «Improvvisamente sento che, nei miei pensieri per te, c’è una grande nostalgia, una gran voglia di andare via, vorrei trovarmi dove vivi tu». La canzone gli ricorda il passato, una fitta al cuore, ma non vuole rivangare i giorni andati, si concentra su qualcosa d’altro, pensa al colloquio col giovane dottore: la sua faccia seria gli sembra di averla già vista, ma nella sua testa c’è una grande confusione, ha bisogno di riposo. Rientrato in casa, parla un attimo coi ragazzi, sbuccia un’ arancia, separa gli spicchi succosi e li offre ai suoi due figli, poi per la prima volta nella sua vita mette sulla lingua tre gocce di Lexotan, appoggia la testa sul cuscino, un attimo e…suona la sveglia, sono le quattro del mattino deve andare a fare il pane.

Annunci

6 thoughts on “12 marzo 2003, il giovane medico

  1. mio caro amicola delicatezza dei tuoi sentimenti è la ricchezza tua e dei tuoi figli.tua moglie ha avuto un grande dono in questo suo patire, te, che le sei stato e le rimani a fianco, che non cedi al dolore e che prosegui con tutti i tuoi dubbi, e proprio per questo un ottimo marito, un ottimo padre.La tragedia sfiorata ti ha reso anche migliore, ti ha fatto scoprire il mondo della parola e della poesia.l'amore lo avevi già.

  2. Non c'è una scuola dove insegnano ad essere genitori, noi ce la mettiamo tutta, certo a volte sbagliamo, ma è umano. Sai che poi lo stesso sistema non funziona alla stessa maniera con tutti i figli, ognuno di loro è diverso e necessita di cure differenti. L'unica cosa che salva tutto è l'amore e di quello ne hai in surplus. I figli maturano e prendono coscienza  che non siamo infallibili e sempre per amore ci capiscono.Un abbraccio.frantzisca

  3. Bellissima quell'arancia divisa a metà e mangiata insieme al giovane medico sconosciuto. Sì, l'amore: non abbiamo altro e non lasciamo altro. Ieri sera ho rivisto alcune fotografie di quando, una volta, fummo così felici insieme io, la mamma, mia sorella Iole e zia Maria, quando vennero a trovarmi in Calabria dove insegnavo. Quanto amore scambiato, la nostra unica eternità.

  4. Una testimonianza di vita toccante, una storia vissuta dalle riflessioni intense che s'imprime per la bellezza dello scritto. Quando ci troviamo dinanzi alle sofferenze crollano le nostre certezze e ci s'interroga come non mai avremmo pensato. La perfezione non è nella natura umana e gli errori sono imprescindibili, restano indelebili i sentimenti e le buone azioni.E' un piacere leggerti.con amiciziaannamaria 

  5. Grazie ancora per la tua visita. Il tuo post: chi ci è passato sa e si riconosce in tutto quello che tu hai raccontato con la tua bella, limpida, e fresca scrittura.Mi auguro che anche molti altri possano meditare sulle tue parole e magari dividere idealmente un'arancia con te.Franco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...