12 marzo 2003

Capitolo II – La corsa e l’attesa

Neli è in Ospedale. Da un po’ di tempo si sentiva stanca e spossata, faticava a sbrigare i lavori domestici, non se la sentiva più di stirare, aveva rinunciato alle passeggiate quotidiane, era convinta che il suo malessere fosse dovuto allo stress causato dalla morte improvvisa della madre, dall’infortunio alla spalla della suocera e per ultimo dall’intervento di currettaggio a un molare la cui la ferita non si asciuga e ha formato una dolorosa piaga nera. La dottoressa di stomatologia che ha eseguito le analisi del sangue in tempo record entra nella stanza portando con sè un bicchiere di latte caldo; un bel gesto di solidarietà femminile apprezzato da Stefano che incrociando lo sguardo della donna in camice bianco ha intuito immediatamente la gravità delle condizioni di salute della moglie. «I valori dell’ematocrito sono troppo bassi, ho già avvertito il reparto di ematologia, vi stanno aspettando».

Nella lenta salita fino al terzo piano Neli porta con affanno la sua croce; il marito la sorregge con un braccio, hanno con sé la borsa che contiene il necessario per il ricovero; l’avevano previsto. Antiche scale consumate dal tempo, un gradino dopo l’altro, il cuore pulsa sempre più forte, l’aria fatica ad arrivare ai polmoni, un forte ronzio nella testa annienta ogni pensiero. Il primario li accoglie nel suo studio e con garbo chiede: «Voi lo sapete cos’è la leucemia?».

Stefano non lo lascia proseguire: «Nostra nipote lo scorso inverno ha donato il midollo, anche mia moglie è iscritta a questa associazione da un anno».

Il dottore si alza di scatto dalla sedia: «Vieni cara, ora ci prendiamo noi cura di te». La cinge alle spalle con un braccio; chiama la caporeparto per eseguire all’istante un prelievo; fa disporre la camera di isolamento e rivolgendosi a Stefano aggiunge: «Mentre lei saluta sua mo-glie, le faccio compilare un permesso per oggi. Può entrare a qualsiasi ora, da domani però si atterrà all’orario delle visite».

Neli accarezza il viso del marito e gli dice: «Mi sento più tranquilla qui, tu torna a casa e parla coi ragazzi, saprai dire loro quello che è giusto, tu hai una grande sensibilità per queste cose. Dobbiamo avere fiducia qualsiasi cosa succeda, i giorni difficili passeranno come tutti gli altri. Dammi un bacio».

Via di corsa. Le lacrime sgranano dagli occhi come perle di un rosario. Nel cortile dell’ospedale infila guanti e cuffia di lana e avvolge la sciarpa attorno al collo per affrontare l’aria fredda di marzo.

«Leucemia. Tocca sempre a lei soffrire».

L’asfalto scuro corre veloce nel finestrino retrovisore. Il pensiero dei figli lo allontana dalla preoccupazione per la moglie, il loro bene viene prima di ogni altra cosa, la loro infelicità è più dolorosa della propria.

«Cosa dico ai ragazzi. Quali parole usare. Come reagiranno».

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4 thoughts on “12 marzo 2003

  1. è la prima volta che vengo qui, anche se vedo il tuo nick in quei pochi blog che frequento. mi hanno incuriosito i versi che hai scritto a cristina bove come commento ad una sua poesia e ho cliccato. ora però vorrei non averlo fatto perché ci sono rimasta male. se il racconto è vita vissuta, sappi che qui c'è un'altra persona che ci è passata e che è compagna di un uomo che a sua volta ne ha viste di belle. non si può vivere il dolore degli altri, ma sentendo qualcosa che ci ricorda il nostro siamo sicuramente tutti più vicini.

  2. bene, vedo che hai ripristinato i commenti.
    Quello che ha scritto lucy, io lo condivido in pieno.
    Anche a rileggere queste tue vicende narrate così vividamente, provo sempre la stessa emozione della prima volta che le lessi.
    Che strano, sono depositaria di entrambi, tu e lu, di vostri scritti importanti!
    ne sono fiera!
    Voi sieteil vero motivoo per cui un essere umano può affidare a un altro essere umano il proprio fardello di umanità, di dolore, di paura, di vita.
    GRAZIE!!!

  3. CARISSIMO,
    a volte il dolore può sommergere e travolgere fino alla gola,oltre la gola lasciando solo un pensiero affidato  alla scelta d'abbandonarsi a lui,al Dolore ma…arriva insieme all'onda alta che ha travolto anche  il pianto che si mescola al dolore rigenerandoci con  altra vita che tutto il nostro coraggio richiede e con il coraggio la FEDE di farcela per un nuovo che aspetta NOI quando il suo tempo arriverà.Un abbraccio forte empatico solidale.Mirka (Bianca 2007)

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