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 Ai piedi  del Monteorfano  un gruppo di case  circonda un giardinetto di rose sempre in ombra; un lungo portico dove il vento del nord fischia passando alla pianura conduce all’orto delle sorelle Mensi, Afra e Orsolina, 88 e 87 anni, nubili come Marta e Maria le sorelle di Lazzaro, le sorelle del Vangelo innamorate del Signore.

Afra è sarta, sarta da una vita, ancora adesso senza occhiali taglia e cuce, accorcia, fa orli a gonne e  pantaloni; ogni mattina alle 7 va in chiesa e comincia il suo rosario sempre seduta al primo banco a sinistra davanti all’altare; la sera fa la barista all’oratorio, ha servito granite e gazzose ai bambini ai loro papa ai loro nonni e anche ai bisnonni quando tutti sono stati bambini.Torna a casa a notte fonda, Orsolina la sorella dorme già. E ti credo che dorme! I suoi 35 chili  di muscoli ed ossa è dall’alba che sono in movimento; colazione per la sorella, cura dei fiori e dell’orto, le galline devono beccare pane e granoturco, poi la Messa, primo banco a destra accanto al pilastro davanti all’altare, lei è la seconda colonna portante della Chiesa locale, lei non solo prega, terminate le funzione sistema l’altare, si occupa della pulizia dei candelieri e di tutti gli ottoni e argenti; un grande dispendio di olio di gomito che la sfinisce, eppure non si lamenta mai, torna a casa felice, sempre pronta a cucinare qualche piatto speciale per qualcuno, improvvisando senza dosi nè ricette, velocissima. Ha problemi di vista, non distingue i colori

Non sono le “vecchine” del locale, no!, c’è ancora qualcuna  lì dentro nel cortile dei fornai.

Anita 91 anni  non vede quasi più,  la sua mente funziona ad intermittenza  come le lucine dell’albero di Natale, ricorda tutto del passato, niente del presente, conosce tutto delle sue amiche, non riconosce i figli e il nipote.

Al mattino si lamenta perchè “Lui” non dorme nel  letto matrimoniale con lei,  mentre gli prepara la colazione lo minaccia imbronciata  e qualche volta con le lacrime agli occhi :

“Stasera lo dico a mio papà che non vuoi stare con me, lo sai che poi ti mette a posto”. 

Lui non è il marito ma il figlio cinquantenne  tornato a vivere con lei da quando la moglie se ne è andata sorride e gli dice :

” Mamma sono io, Giuseppe, il papà è morto 20 anni fa” 

Lei solleva la scodella di latte lo trangugia fino all’ultima goccia, ha sempre fame e una salute di ferro: 

“Sì, sì, è vecchia Mantova”

C’è anche Mariuccia la fornaia, vedova, cognata di Anita, coetanea di Orsolina, non vede  ne sente molto bene, si lamenta sempre:

 “Oggi fa troppo caldo, oggi fa troppo freddo, stanotte non ho chiuso occhio, è una settimana che non mi scarico, devo sempre prenderle le medicine?”.

E poi c’è la Luegia, 84 anni, fuori, molto fuori! Ha vissuto a Milano fino alla pensione poi si è ritirata al paesello natale col secondo marito anche lui “sottoterra”, ha un hobby, una dipendenza, un  bisogno assoluto  di  “far fuori più alla svelta possibile tutti i soldi della pensione” una grossa doppia pensione  del marito operaio e  becchino. La milanesa  sta male fino a che non ha dato fondo a  quei maledetti soldi e per spenderli alla svelta regala frutta e biscotti a chi si trova accanto e gli ha fatto un minimo favore, scatolette per una ventina di gatti, carne scelta per il cagnetto e brioscine da sbriciolare agli uccellini.

Rosi, sua sorella, coetanea di Orsolina e Mariuccia è al ricovero, nubile, una vita sul monte alla ricerca di funghi, castagne, fragole,more, luertis, mazze di tamburo, nocciole, radici e tutto ciò che il bosco può offrire  oltre alla meravigliosa e  inquietante solitudine. La nipote che vive a Milano, con malincuore l’ha fatta portare nella casa di riposo perchè oramai non era più indipendente e passava la notte a chiamare i carabinieri perchè  “quelli tiravano le bombe contro la sua casa ” , quelli nessuno sa chi sono, li sente solo lei.

L’orto di Orsolina si trova dove una volta suo padre aveva il letamaio delle mucche; il terreno è molto fertile, in quel rettangolo cresce  tutto rigogliosamente, insalata, rosmarino, pomodori, salvia, basilico, e molti fiori strani, semi che arrivano da chissà dove, hanno foglie grandi con lamina ovale e margine dentato frastagliato, il fiore a calice allungato composto da sepali da cui si sviluppa una corolla bianca a forma tubolare, invadono l’orto intrecciandosi con i fiori gialli delle zucchine.

La sera d’estate le donne si trovano al fresco sotto il portico e aspettando  il richiamo di Morfeo, i pettegolezzi  si alternano alle  vite dei santi, cosa hai mangiato oggi ?.Cosa cucini domani?”

” Che bei fiori di zucchine perchè non ce li prepari Orsolina , li mangiamo domani, qualche pezzetto ciascuna?”

Per la 35 chili, olio di gomito e amore per il prossimo è un invito a festa .

All’alba passa in rassegna l’orto per guardare i fiori più belli, va nella sua cucina e controlla gli ingredienti: mozzarella c’è, latte sì, sardine sì, farina sale, olio, le uova le ha appena raccolte ancora calde dal culo delle galline, dopo messa raccoglierà i fiori gialli e preparerà i suoi manicaretti per le amiche del locale.

Anita è impaziente sono due ore che aspetta sull’uscio l’arrivo di qualcuno ma non si ricorda più chi, ecco Orsolina sotto il portone, passo lesto, occhio sveglio.

” Cosa fai lì vieni con me che andiamo a raccogliere i fiori delle zucchine!” 

“Perché?”

 “Ma dai Anita non ti ricordi che le donne hanno espresso il desiderio di assaggiarli? Dai scendi da quei tre scalini e vieni nell’orto che mi aiuti” .

È  proprio una piccola santa questa Orsolina, vuole bene all’Anita e cerca di distrarla di farle passare un pò di tempo mentre aspetta l’arrivo dei figli. 

Le due ragazze sono nell’orto, Orsolina velocemente stacca i fiori gialli e li posa nel recipiente di plastica , Anita fa del suo meglio ma fatica ad orientarsi in quel mondo di erbe che ormai non appartiene più alla sua mente, si blocca incantata davanti ai grossi calici bianchi, li osserva, li accarezza “Che belli!” ne coglie qualcuno e lo mette nel recipiente dell’amica che già ne ha raccolta una quantità sufficiente .

“Basta così Anita, dai andiamo a cucinarli.”

Anita seduta guarda Orsolina sciacquare e asciugare i fiori gialli e quelli bianchi,  dopo aver tolto il pistillo  li farcisce con l’acciuga e la mozzarella, li accomoda su un piatto e prepare la pastella con farina, acqua tiepida, sale e un cucchiaio di olio, mescola velocemente. Mentre l’impasto riposa monta le chiare a neve ferma poi  le incorpora nell’impasto,  immerge i fiori  e li deposita a friggere nella padella dove abbondante olio caldo  frigge e scoppietta.

Soddisfatte per l’impresa le due amiche passano di casa in casa a fare la loro consegna, un piatto a Mariuccia ed uno alla Luegia, gli altri due sono uno per Anita ed uno per le due sorelle Mensi.

È sera , è stata una giornata movimentata nel  locale,  un andirivieni di auto della croce rossa, le nonnine una alla volta sono state tutte male, forti dolori allo stomaco, vaneggiamenti, crisi di respirazione, sono tutte all’ospedale, tranne Mariuccia

La fornaia è preoccupata: “Toccherà anche a me, vedrete che stanotte dovrete portarmi all’ospedale” 

“Stai tranquilla nonna  se non ti è successo ancora niente vuol dire che ……ma nonna hai mangiato le zucchine di Orsolina oggi?”

 La nonna abbassa gli occhi si vergogna un pò e poi confessa:

 “Le ho buttate nella pattumiera, non ne avevo voglia ma non volevo che Orsolina se ne accorgesse, le ho detto che le avrei mangiate stasera.”

Il ragazzo ha un sospetto apre il contenitore dell’immondizia, i fiori sono lì, li afferra e comincia rimuovere la pastella,:

“Questo è giallo, questo è giallo, questo è  bianco….Dio Santo hanno fritto anche i fiorii dello stramonio”.

 Stramonio comune, (Datura stramonium)L’erba del diavolo, da wikipedia sul personal computer:

pianta altamente velenosa a causa dell’elevata concentrazione di potenti alcaloidi presenti in tutti i distretti della pianta che ha proprietà narcotiche sedative ed allucinogene.

“Nonna , forse è meglio farla sparire dall’orto dei Mensi quella pianta dai bei fiori bianchi!”

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