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Blog foto: mais1

Sono le quattro del mattino.


E’ buio,
in pochi silenziosi secondi sono sceso
 ad incontrarlo.
 
Il bagliore della luna attraverso i vetri dell’ingresso

guidano i miei passi fino in fondo alla scala.


 
Apro la finestra dello studio,
la brezza che anticipa
 l’alba mi rinfresca,
un manto di luce soffusa risplende nella stanza.
 
Suoni notturni discordanti
 cantano.
Sono le canzoni stonate delle automobili

lanciate in corsa sull’autostrada.
 
Il canto modulato del merlo chiama la sua compagna
sul ramo 

più alto del pino marittimo.


 
Sento chiara la sua voce nelle mie orecchie:


“Scendi che è l’ora”


è il messaggio che mi ha dato nel sonno.


“Scendi che è l’ora ed io ti incontrerò a metà strada”.



 
Non so se avrei dovuto ascoltarlo,
ma un’amicizia
 come la sua è difficile da trovare
ed io ho camminato
 per la maggior parte del sentiero da solo
fino a che
 ho cominciato a stargli vicino,
ad occuparmi di lui.


Allora, solo allora ho conosciuto il valore della parola amico. 


 
Ho ascoltato la voce nel sonno,
sto cominciando
 a pensare che lui non verrà,
provo a pensare che
 le sue magre e lunghe braccia mi stringano
mentre

 mi lascia da solo a contare le stelle nella notte.

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