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ll tavolo e le sedie sono contro il muro, il piano della vecchia credenza è libero, carte, vasetti, fotografie, via tutto, li hanno fatti sparire, son rimaste le due foto incorniciate, uno accanto all’altra, i due coniugi si guardano:

-Sembra ancora più vuoto lo scantinato stasera-

-Hai ragione, fa anche più freddo, potessi mettere qualche pezzo di legna nella stufa per diffondere calore in questa stanza-

-A cosa servirebbe, oramai la vigilia di Natale la festeggeranno da qualche altra parte.-

-Mi sarebbe piaciuto vedere le bambine scartare i regali degli zii –

-Per Rachele certamente un gioco, ma Clothy, non hai visto come si è fatta grande?. Ha dodici anni, è una signorina, le zie sicuramente avranno pensato a qualche cosa di diverso da un giocattolo-

-Eh  sì, io non ci arrivo mai a queste cose, non me ne sono mai accorto che gli anni passavano mentre figli e nipoti diventavano grandi e uno alla volta se ne andavano per la loro strada; ora che me ne sono andato anch’io chi consume-rà tutta la legna che avevo accatastato?-

– Ti preoccupi per la legna, a me mancano tanto le lucine del presepe che aveva costruito  nostro figlio Guido; ogni anno illuminava a festa questo stanzone, ricordi quando rimanevamo soli noi due, spegnevamo tutto e stavamo a guardare le statuine mentre fuori soffiava il vento o fioccava-

-Sì, poi mi mandavi fuori a portare qualche briciola ai passerotti  infreddoliti che saltellavano e pigolavano alla porta-

-E’ stato tutto così bello!-

-Così breve-

-La nostra vita……


arriva qualcuno-

-Da come ha sbattuto la portiera e da questo rumore metallico credo sia nostro genero Fausto il marito di Neli.-

-Sì, è proprio lui, nessun altro scavalca il cancello, hai sentito il tonfo?. E’ già alla porta, vedo la sua figura dietro ai vetri.-

 

-Brrr che freddo! Meno male che la porta dello scantinato è sempre aperta, non c’è niente da rubare qua. Ho fatto bene a non ascoltare Neli, son venuto subito e preparo la sorpresa della vigilia. Le  tre sorelle  e il fratello Guido hanno deciso di aprire i regali  su nell’appartamento al primo piano, dalle bambine, ed io invece allestisco qui come una volta.

Ora accendo subito la stufa, non risparmio la legna, tanto c’è  n’è ancora una montagna la fuori da far sparire, poi tiro il tavolo in mezzo alla stanza, dov’era una volta, ci metto sopra il presepio che sicuramente troverò ancora nella  scatola di cartone chiusa in  ripostiglio e starò qui ad aspettare che arrivino gli altri, e quando entreranno farò partire il lettore Cd con le  cornamuse  scozzesi. Vado…

Eccoli lì al loro posto gli sposi, ora vi farò stare al caldo e poi riscalderò ancor di più i vostri e gli altri cuori.

Che bel pensiero, come mi fa star bene  pensare di vederli qui tutti, lui ha sempre qualche trovata per coinvolgere la nostra famiglia eppure non è nostro figlio-

-Per come mi ha accompagnato negli ultimi mesi per me è come lo sia stato sempre. Quando mi vegliava la notte, lui non stava nella cameretta accanto, entrava a letto con me, parlavamo invece di dormire. Mi diceva  quanto i nostri figli ci amassero e voleva sapere tutto della nostra storia, che  io e te eravamo il suo modello di amore di coppia e come genitori. Quanto mi sono aperto con lui! Gli ho raccontato momenti che nessuno ha mai ascoltato, i nostri momenti più belli, più intensi-

-Anche io ho sempre sentito questo suo affetto.

La sera prima di “andarmene”, mentre  si abbassava per darmi l’ultimo bacio, li-sciandogli  la guancia con una carezza gli ho sussurrato all’orecchio di prendersi cura di te al mio posto se non fossi tornata a casa-

-Hanno mandato lui ad avvisarmi della tua morte, Guido e le ragazze non avevano il coraggio oppure non sapevano come fare, invece lui, che grinta!. Mi  ha dato quella pugnalata ed è stato lì fermo davanti a me, si è lasciato scrollare, mi ha lasciato imprecare e poi mi ha accolto tra le braccia come un bambino.

E come un bambino mi sono affidato a lui quando con il peggiorare della malattia le mie forze non mi hanno più sostenuto. La delicatezza con la quale mi lavava, mi vestiva!. Non ero imbarazzato con lui e quando il prurito mi tormentava tutto il corpo mi abbandonavo  al sollievo e al piacere del suo massaggio con il talco mento-lato come se le sue mani fossero le tue…

-E’ vero, ero vicina a lui in quei momenti ti toccavo con le sue mani , ti ho stretto con le sue braccia e ti ho baciato con le sue labbra quella sera nella doccia quando tu  sfinito e senza forze ti sei completamente abbandonato a lui –

In quel momento  ho sentito la tua presenza , ho raccolto tutte le forze ho stretto le mani attorno ai suoi fianchi dove stavo aggrappato come un glicine al palo di soste-gno e dopo averlo baciato sulla fronte gli ho detto  a bassa voce  che gli volevo bene-.

Mi sto commuovendo, si sta facendo l’umidità sul vetro della mia cornice.

Guarda che bel fuoco, si è ricordato di mettere anche il padellino dell’acqua sui cerchi della stufa, mi dispiace non riesca a trovare il presepe, non sa che lo ha ripreso nostro figlio Guido come ricordo-

Non preoccuparti ha talmente tanto estro che non  mi stupirei se in quattro e quattr’otto inventasse dei personaggi con le pannocchie di granoturco che sono appese ancora nel pollaio o con qualche pezzo di carta, ricordi i suoi omini fatti con la tecnica giapponese dell’origami?-

-Eccolo è deluso  ma sta trafficando qui davanti a noi per cercare qualcosa nei cassetti di questa credenza .
SSSST!-

 

-Il presepe deve averlo preso qualcuno, spero non l’abbiano buttato via, dove passano quelle tre matte fanno un repulisti, mia moglie spazza via tutto con la rapidità di un tornado…qui non c’è niente….niente neanche qua….oh qui c’è una scatola di lumicini di cera,  è già qualcosa, mi sembra che ci fossero ancora delle statuine, un Gesù Bambino…. eccolo qua il Gesù è anche bellino deve essere quello del lavoretto  fatto alla scuola materna da uno dei nostri figli o di quelli di Rosa e Cele, lo prendo ….non c’è più niente….ho poco tempo per inventare qualcosa. 

Metto un pezzo di carta in centro al tavolo….

lo ricopro col muschio raccolto dietro al muro del pollaio….

faccio  una culla con la foglia secca della pannocchia…

posto il Bambino Gesù ….

metto tutto intorno i lumini e li accendo…

mi dispiace per Giuseppe e Maria a saperlo li portavo da casa ora è troppo tardi stanno arrivando vedo i fari al cancello, spengo la luce….

Giuseppe e Maria …

Giuseppe e Maria…-

Giuseppe e Maria…-

 

Le bambine sono le prime a scendere dalla macchina:

-
Clothy c’è una luce in cantina chiama la mamma-

-Mamma vieni giù anche tu, chiama le zie io ho paura ad entrare, si sente una musica come di zampogne-

– Rosa, Marina, Guido,venite a vedere, chi ha acceso la stufa?-

– C’è anche qualcosa sulla tavola…dei lumini accesi.-

 

-Guarda Maria sono qui tutti attorno i nostri figli, guardano il presepe-

– San Giuseppe e la Madonna siamo noi nelle cornicette, qui sul muschio accanto al Gesù  Bambino di gesso-

 

-Credo di sapere chi ha messo la foto dei nonni lì  sul tavolo-

-Clothy ma dov’è lo zio Fausto?-

-Rachele ci scommetti che so dov’è, apri la porta della doccia-.

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