imagesNeli piega accuratamente il  lenzuolo bianco e  lo appoggia sulla sedia, un raggio bianco apparentemente semplice di sole attraversa  il vetro della finestra e si scompone sulla tela  del quadro, rivelando  le meravigliose, complesse e colorate componenti della luce.

il vero è invisibile agli occhi, si vede solo con il cuore–  dice la volpe al Piccolo Principe.”

 

L’atmosfera è carica di mistero, le figure si accordano secondo la logica interna della composizione cromatica, ma si arricchiscono di una complessa simbologia sul tema della loro vita, del destino, del dolore che si placa dentro il grande abbraccio della natura.

La raffigurazione riconduce nella sua semplicità e totalità di significato, alla natura prima, alla sostanza vera delle cose. In questo insieme si trova il sentimento profondo delle cose stesse, il desiderio di comprenderle e rivelarle al di là delle loro apparenze, di restituirle ad una realtà spirituale che le nobilita e le trascende.

Presenze troppo vicine nel tempo e nello spazio, ma presto nella luce diversa della lontananza e del ricordo esse si orchestreranno in un’armoniosa visione poetica trasformando la materia prima  e informe in una realtà interiore ricca di sentimento, di forza evocativa.

 

Il colore è steso a zone nell’audace semplificazione dei piani cromatici, blù, rosso e giallo.

Nelle tonalità calde e accese  del colore si avverte un’indicazione, un messaggio.

La luce splendente irrompe con violenza sulla parte bassa a sinistra del quadro dove le case   circondano con un netto arco scuro una macchia rosso sangue ancora vivo e brillante che incalza si raggruma e urta con violenza contro i portici, definendo il contorno dell’orologio di Piazza Loggia.

Le lancette nere ferme sulle 10 e 12 si allungano a destra dove la luce gialla del sole incendia e  si diffonde quieta e confortevole sul prato verde.  Qui, le immagini che colgono gli occhi sono quelle che affiorano nell’anima: una sinfonia di motivi delicata come una fiaba dell’infanzia, vera come può essere vero il ricordo dell’amore semplice e limpido, come la verità nel cuore puro del fanciullo e del poeta.

 Due bambini giocano a palla  sul prato con  una donna vestita di bianco, come è bianco il colore del vestito della sposa. 

Dall’angolo destro un’altra figura di donna si allunga dal fondo, lunghissimi capelli neri ricadono sul  corpo  come un mantello dai  riflessi verde e giallo.Una figura di un’opulenza ancora calda che richiama un’estate che declina e presagisce l’autunno, un malinconico  ricamo di  fili esili e indistruttibili, tende le braccia verso l’alto, verso il cielo, innalzando la piccola figura di un bambino con le braccia aperte per essere accolto.

 Nell’arco blu profondo del cielo che raggiunge la sua massima intensità in ragione del contrappunto dei rossi e dei gialli  del terreno è inscritta la  grande figura dell’uomo del tempo e dello spazio. 

Una lunga fila di alberi si allunga nel cielo delimitandone la parte inferiore mentre  la notte nera che si indovina al di sopra dell’arco del cielo non desta l’oscuro sgomento, ma si pone come una meditazione sull’indissolubile rapporto tra presente e passato, sul mistero della vita e sul rapporto tra il provvisorio e l’assoluto: “il tempo non ha rive”. 

La figura di Icaro  concepita in un autentico stato di grazia, limpida e misteriosa, come doveva apparire all’artista l’immagine dell’amato.

 Sul suo corpo sono tese a pennellate delicate, tutte le sfumature della nostalgia, il dolore di un bene perduto che ha lasciato di sé solo la struggente tenerezza del ricordo, la giovinezza dell’anima.

Dall’angolo sinistro superiore si proietta  inclinato verso l’angolo destro inferiore il giovane senza ali,  non precipita nel mare come nel racconto mitologico, ma si lancia a braccia aperte, per stringere  per sempre il grande tesoro innalzato verso lui dalle braccia della madre.

 

 

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